
Il disturbo depressivo persistente, storicamente denominato distimia, è una forma cronica di depressione caratterizzata da umore depresso persistente e sintomi associati per almeno due anni negli adulti o un anno nei bambini e negli adolescenti. Nel DSM-5-TR la categoria comprende presentazioni precedentemente classificate come distimia e depressione maggiore cronica.
Il termine distimia, o disturbo distimico, è presente nei DSM fino alla versione IV-TR ed è tuttora usato in ambito clinico. Nel DSM-5 la categoria disturbo depressivo persistente ha riunito la distimia e il disturbo depressivo maggiore cronico; non si tratta quindi di una semplice rinominazione con criteri clinici invariati.La sua caratteristica principale è la presenza di un umore depresso per la maggior parte del giorno, quasi ogni giorno, per almeno due anni consecutivi negli adulti (umore depresso o irritabile per un anno nei bambini e negli adolescenti), accompagnato da almeno due dei seguenti sintomi:
Durante il periodo diagnostico, la persona non deve essere rimasta senza i sintomi richiesti per più di due mesi consecutivi.
Per la diagnosi non devono essere mai stati soddisfatti i criteri per un episodio maniacale o ipomaniacale e il quadro non deve essere meglio spiegato da un disturbo ciclotimico o psicotico. Devono inoltre essere escluse cause dovute a sostanze, farmaci o altre condizioni mediche.
Nel disturbo depressivo persistente possono essere presenti, in modo continuo o intermittente, criteri completi per un episodio depressivo maggiore. Il DSM-5-TR specifica il decorso in base alla presenza e alla persistenza degli episodi maggiori, senza utilizzare la precedente regola della “doppia depressione”.
La distimia ha un decorso insidioso e persistente, spesso esordisce nell’infanzia, adolescenza o prima età adulta, e può durare per decenni. Il soggetto tende a considerare il proprio umore disforico come parte integrante della propria personalità, sviluppando un “stile depressivo abituale”. Questo comporta una significativa compromissione delle relazioni sociali, della vita affettiva e della realizzazione professionale, pur non determinando necessariamente un’invalidità acuta come nel disturbo depressivo maggiore.
Il disturbo distimico è associato frequentemente ad altri disturbi psichiatrici, soprattutto disturbi d’ansia, disturbi da uso di sostanze e disturbi della personalità (in particolare borderline ed evitante). Questa comorbilità aggrava la prognosi e rende più complessa la risposta al trattamento.
Il decorso viene specificato come a esordio precoce, se prima dei 21 anni, o tardivo, se a 21 anni o dopo; possono inoltre essere precisati remissione, persistenza degli episodi depressivi maggiori e gravità.
Gli specificatori applicabili devono essere quelli previsti dal DSM-5-TR per il disturbo depressivo persistente e per l’eventuale episodio depressivo maggiore concomitante; la precedente formulazione basata sulle sole “manifestazioni atipiche negli ultimi due anni” non costituisce un criterio diagnostico autonomo.
Il disturbo depressivo persistente ha una gravità variabile e può includere periodi che soddisfano i criteri completi per episodio depressivo maggiore; la cronicità può compromettere profondamente la qualità di vita e il funzionamento globale. Spesso misconosciuto o scambiato per un tratto caratteriale, richiede valutazione clinica e trattamento appropriato.