
Nel DSM-5-TR le presentazioni bipolari clinicamente significative che non soddisfano i criteri completi vengono distinte in disturbo bipolare e correlati con altra specificazione e senza specificazione. Nella prima categoria il clinico indica il motivo specifico; nella seconda non lo indica o dispone di informazioni insufficienti.
Oscillazioni dell’umore brevi o reattive non costituiscono automaticamente episodi bipolari. La diagnosi richiede di valutare durata, sintomi associati, cambiamento rispetto al funzionamento abituale, compromissione, cause da sostanze e diagnosi differenziale.
Le categorie con altra specificazione o senza specificazione non hanno una causa o una fisiopatologia proprie. La valutazione considera familiarità, decorso, sonno, sostanze, farmaci, condizioni mediche e fattori psicosociali, senza attribuire automaticamente specifiche alterazioni neurochimiche o tratti di personalità alla categoria residuale.
Nel DSM-5-TR, esempi di disturbo bipolare e correlati con altra specificazione comprendono: episodi ipomaniacali di 2–3 giorni con episodi depressivi maggiori; episodi ipomaniacali con numero insufficiente di sintomi e depressione maggiore; episodi ipomaniacali senza precedente episodio depressivo maggiore; ciclotimia di durata inferiore alle soglie diagnostiche. La categoria senza specificazione si usa quando il clinico non precisa il motivo o dispone di informazioni insufficienti, come può accadere in urgenza.
La categoria disturbo bipolare e correlati senza specificazione è utilizzata quando sono presenti sintomi bipolari clinicamente significativi ma il clinico non specifica, o non dispone di informazioni sufficienti per specificare, perché non sono soddisfatti i criteri di un disturbo bipolare definito.
La diagnosi richiede:
Secondo la classificazione del DSM-IV-TR, questa condizione era denominata Disturbo Bipolare Non Altrimenti Specificato (NAS), una dizione ancora comunemente utilizzata nella pratica clinica, soprattutto nei sistemi informativi e nella documentazione sanitaria in uso in Italia.
HCL-32, MOODS-SR e altri questionari possono contribuire allo screening o alla ricostruzione anamnestica, ma non diagnosticano un disturbo bipolare e possono produrre falsi positivi.
Il trattamento non è determinato dalla sola categoria residuale. Va scelto in base alla sindrome effettivamente presente, alla fase, alla gravità, al rischio, alle comorbilità e alla diagnosi differenziale, evitando di attribuire automaticamente un’indicazione a litio, valproato o antipsicotici.
Farmaci stabilizzanti o antipsicotici possono essere indicati solo quando la sindrome effettiva, la fase e le evidenze per quella presentazione lo giustificano; non sono trattamenti automatici della categoria residuale.
Gli antidepressivi richiedono cautela. L’eventuale uso dipende dalla sindrome effettiva, dalla presenza di caratteristiche miste o di un disturbo bipolare I, dal rischio di attivazione e dal trattamento concomitante; non esiste una regola universale valida per ogni categoria residuale.
La psicoterapia cognitivo-comportamentale e la psicoeducazione sono spesso di supporto, specialmente nei casi con scarsa consapevolezza di malattia.
L’evoluzione clinica è eterogenea: alcune persone possono successivamente soddisfare i criteri per un disturbo bipolare definito, mentre altre mantengono una presentazione diversa. Non è dimostrato che la maggior parte evolva necessariamente verso il tipo I, II o la ciclotimia.
Il rischio suicidario può essere presente e non va sottovalutato. L’aderenza terapeutica è spesso compromessa dalla natura instabile del disturbo e da uno scarso insight.
Le complicanze più frequenti includono:
Una valutazione accurata e il follow-up possono ridurre l’impatto clinico e consentire una diagnosi più precisa; non garantiscono la prevenzione di un successivo episodio o cambiamento diagnostico.