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Disturbi Bipolari e Correlati con Altra Specificazione o Senza Specificazione
(ex Disturbo Bipolare NAS)

Le categorie disturbo bipolare e correlati con altra specificazione e disturbo bipolare e correlati senza specificazione vengono utilizzate nel DSM-5-TR quando predominano manifestazioni caratteristiche dello spettro bipolare che determinano sofferenza clinicamente significativa o compromissione del funzionamento, ma non sono soddisfatti tutti i requisiti per un disturbo bipolare I, un disturbo bipolare II, un disturbo ciclotimico o un’altra categoria bipolare definita.

Queste diagnosi hanno sostituito parte dell’ampia categoria DSM-IV di disturbo bipolare non altrimenti specificato, spesso abbreviata in bipolare NAS. La nuova distinzione aumenta la precisione: nella categoria con altra specificazione il clinico indica esplicitamente perché non siano soddisfatti i criteri di un disturbo bipolare più definito; nella categoria senza specificazione il motivo non viene dichiarato, per esempio perché le informazioni sono insufficienti o il contesto non consente una valutazione diagnostica completa.

Non si tratta di una forma unica di malattia con un proprio decorso biologico. Le categorie comprendono presentazioni eterogenee accomunate dalla rilevanza clinica di sintomi bipolari sottosoglia o incompletamente caratterizzati. Per questo la diagnosi non autorizza a presumere che tutti i pazienti abbiano la stessa prognosi, lo stesso rischio di evoluzione o la stessa risposta farmacologica.

L’ICD-11 prevede categorie concettualmente analoghe, tra cui altri disturbi bipolari o correlati specificati, codice 6A6Y, e disturbi bipolari o correlati non specificati, codice 6A6Z. La corrispondenza tra DSM-5-TR e ICD-11 non è necessariamente uno a uno e la codifica deve seguire il sistema classificativo effettivamente utilizzato.

Non esiste una prevalenza epidemiologica contemporanea unica e direttamente confrontabile per queste categorie. Le stime storiche del cosiddetto spettro bipolare sottosoglia dipendono fortemente dai criteri impiegati; nella World Mental Health Survey Initiative le presentazioni bipolari sottosoglia erano più frequenti del disturbo bipolare I o II presi singolarmente, ma tali dati non equivalgono automaticamente alla prevalenza delle attuali categorie DSM-5-TR con altra specificazione o senza specificazione.

La rilevanza clinica consiste soprattutto nel riconoscere un quadro che non deve essere né ignorato né forzato dentro una diagnosi più specifica senza prove sufficienti. Un periodo di euforia breve, irritabilità, instabilità emotiva o riduzione del sonno non rappresenta automaticamente bipolarità. Sono necessari cambiamento rispetto al funzionamento abituale, costellazione sindromica, durata, andamento episodico e diagnosi differenziale.

Eziologia, Patogenesi e Fisiopatologia

Le categorie residuali bipolari non possiedono una eziologia autonoma dimostrata. Poiché comprendono fenotipi differenti, sarebbe improprio attribuire loro una specifica alterazione neurochimica, genetica o anatomica. I meccanismi biologici vengono interpretati alla luce delle conoscenze sui disturbi bipolari complessivi e della specifica presentazione del paziente.

La familiarità per disturbo bipolare aumenta la probabilità che sintomi affettivi sottosoglia appartengano a uno spettro bipolare, ma non è diagnostica. Il disturbo bipolare presenta una forte componente poligenica, con centinaia di loci associati identificati dagli studi genome-wide; tuttavia, nessun punteggio genetico consente di classificare un individuo con sintomi incompleti come bipolare.

La condivisione genetica con schizofrenia, depressione maggiore e altri fenotipi psichiatrici mostra che i confini biologici non coincidono perfettamente con quelli diagnostici. Questa sovrapposizione rende ancora più importante evitare inferenze del tipo “familiarità uguale diagnosi” e basare la classificazione sul decorso clinico documentato.

Neurotrasmissione dopaminergica, glutamatergica, serotoninergica e noradrenergica, plasticità sinaptica, funzione mitocondriale e vie intracellulari sono state implicate nella fisiopatologia dei disturbi bipolari. Queste associazioni provengono però prevalentemente da studi su disturbo bipolare I o II e non permettono di definire un meccanismo specifico delle categorie con altra specificazione o senza specificazione.

La regolazione del sonno e dei ritmi circadiani può essere particolarmente informativa. Ridotto bisogno di sonno associato ad aumento dell’energia ha maggiore significato bipolare rispetto alla semplice insonnia con stanchezza. Turni, privazione di sonno e irregolarità circadiane possono precipitare sintomi in soggetti vulnerabili, ma non costituiscono da soli prova di malattia bipolare.

Eventi stressanti, trauma precoce, conflitti relazionali e variazioni delle routine possono precedere oscillazioni dell’umore. Tali fattori agiscono come modificatori di rischio e non come cause sufficienti. La reattività affettiva immediata agli eventi interpersonali, per esempio, può anche orientare verso diagnosi differenti e deve essere analizzata nel contesto dell’intero pattern temporale.

Farmaci e sostanze rappresentano un elemento eziologico particolarmente importante nella diagnosi differenziale. Stimolanti, corticosteroidi e altre esposizioni possono produrre attivazione, insonnia o sindromi maniacali; sostanze ricreative possono imitare o precipitare sintomi bipolari. Quando esiste un rapporto eziologico con l’esposizione, la classificazione può ricadere nel disturbo bipolare e correlati indotto da sostanze o farmaci anziché in una categoria residuale.

Anche condizioni neurologiche ed endocrine possono produrre sintomi simili. Un esordio tardivo, una variazione improvvisa della personalità, segni neurologici o un decorso atipico aumentano la necessità di ricercare una condizione medica sottostante. Se il disturbo dell’umore è una conseguenza fisiopatologica diretta della condizione medica, la diagnosi deve riflettere tale rapporto.

Neuroimaging e studi elettrofisiologici hanno identificato nei disturbi bipolari differenze medie nei circuiti prefrontali e limbici, ma la sovrapposizione tra pazienti e controlli è ampia. Nessuna configurazione di risonanza magnetica o di EEG distingue un paziente con presentazione bipolare sottosoglia da una persona senza disturbo.

Le categorie residuali possono comprendere soggetti in fasi diagnostiche differenti: alcuni mantengono nel tempo un quadro sottosoglia, altri vengono successivamente riclassificati quando emergono episodi completi, altri ancora ricevono una diagnosi differente dopo un’anamnesi più completa. Questa eterogeneità non deve essere interpretata come una sequenza obbligatoria di progressione verso il disturbo bipolare I o II.

Il concetto di spettro bipolare è utile nella ricerca e nella formulazione clinica, ma non autorizza ad abbassare indiscriminatamente le soglie diagnostiche. Un’eccessiva estensione del concetto rischia di classificare come bipolari normali variazioni temperamentali, ADHD, disturbi di personalità, effetti di sostanze o altre condizioni.

In assenza di biomarcatori validati, la fisiopatologia non può essere utilizzata per risolvere l’incertezza diagnostica. Il criterio operativo rimane la fenomenologia longitudinale: qualità dell’alterazione dell’umore, aumento dell’energia e dell’attività, sintomi associati, durata, periodicità, compromissione e cause alternative.

Manifestazioni Cliniche

Le manifestazioni cliniche sono per definizione eterogenee. Il paziente può presentare episodi depressivi maggiori accompagnati da periodi di attivazione troppo brevi o con un numero insufficiente di sintomi per soddisfare i criteri completi di ipomania, oppure può manifestare pattern ciclotimici di durata inferiore alla soglia temporale richiesta.

Il DSM-5-TR descrive alcune presentazioni esemplificative della categoria con altra specificazione. Queste non esauriscono tutti i casi possibili e devono essere applicate insieme ai requisiti generali di significatività clinica ed esclusione delle diagnosi alternative.


Nei quadri con episodi simil-ipomaniacali di breve durata, la qualità dei sintomi deve essere convincente: aumento dell’energia e dell’attività, ridotto bisogno di sonno, maggiore loquacità, accelerazione del pensiero, grandiosità, distraibilità o condotte impulsive devono rappresentare un cambiamento netto rispetto al basale. La sola insonnia o una giornata di buon umore non sono sufficienti.

Quando il problema è il numero insufficiente di sintomi, la durata può essere compatibile con l’ipomania ma la costellazione sindromica non raggiunge la soglia completa. Questa presentazione deve essere distinta da temperamento ipertimico, tratti di personalità, assunzione di stimolanti e variazioni fisiologiche di energia.

L’eventuale presenza di un episodio ipomaniacale senza una storia di depressione maggiore richiede particolare cautela. Un episodio ipomaniacale isolato non soddisfa i criteri del disturbo bipolare II e non equivale a mania. Il follow-up può chiarire il decorso, ma non è possibile prevedere con certezza se comparirà in futuro un episodio depressivo maggiore.

Il disturbo simil-ciclotimico di durata insufficiente presenta numerosi periodi di sintomi ipomaniacali e depressivi che ricordano il disturbo ciclotimico ma non raggiungono la soglia temporale richiesta. È essenziale distinguere un pattern affettivo persistente da oscillazioni momentanee e contestuali.

La categoria senza specificazione può essere utilizzata quando i sintomi sono chiaramente compatibili con il dominio bipolare e clinicamente significativi, ma il clinico non dispone delle informazioni necessarie per indicare perché non siano soddisfatti i criteri di una diagnosi più precisa. Contesti di pronto soccorso o valutazioni iniziali incomplete sono esempi tipici, ma la categoria non è limitata a essi.

Il paziente può presentarsi durante una depressione, rendendo i periodi di attivazione il principale elemento anamnestico da ricercare. Episodi brevi possono essere facilmente dimenticati o ricordati positivamente; la ricostruzione con persone vicine, quando appropriata, può migliorare l’accuratezza.

Il sonno è particolarmente utile nella caratterizzazione. Nell’ipomania il paziente dorme meno senza sentirsi stanco e continua ad avere energia; nell’insonnia ansiosa o depressiva, invece, il sonno ridotto è generalmente accompagnato da affaticamento e desiderio di dormire. Questa distinzione non è assoluta ma contribuisce alla formulazione clinica.

Devono essere ricercati comportamenti impulsivi, spese, sessualità a rischio, aumento della progettualità, irritabilità e conflitti. Anche quando non è soddisfatta la soglia di un episodio completo, tali manifestazioni possono determinare conseguenze clinicamente significative.

La presenza di psicosi durante un periodo di elevazione dell’umore modifica radicalmente l’inquadramento: nel DSM la psicosi rende l’episodio maniacale, se il quadro soddisfa gli altri requisiti, e orienta quindi verso disturbo bipolare I piuttosto che verso un’ipomania sottosoglia.

Comorbilità ansiose, ADHD, disturbi da uso di sostanze e disturbi di personalità sono frequenti nelle popolazioni con sintomi affettivi e possono produrre sovrapposizioni fenomenologiche. La diagnosi residuale non deve diventare un contenitore per ogni forma di instabilità emotiva.

La valutazione del rischio suicidario è necessaria indipendentemente dal fatto che il paziente soddisfi o meno una diagnosi bipolare piena. Depressione, caratteristiche miste, agitazione, uso di sostanze e precedenti tentativi possono essere presenti anche nei quadri sottosoglia.

Accertamenti e Diagnosi

La diagnosi richiede innanzitutto di dimostrare che i sintomi appartengano al dominio bipolare e siano clinicamente significativi. Non è sufficiente constatare oscillazioni dell’umore. Devono essere ricostruiti episodi distinti, variazioni dell’energia e dell’attività, sonno, sintomi associati, durata, funzionamento e rapporto con sostanze o condizioni mediche.

Il passaggio successivo è verificare sistematicamente se siano soddisfatti i criteri per disturbo bipolare I, disturbo bipolare II o disturbo ciclotimico. La categoria residuale viene utilizzata soltanto dopo avere stabilito che una diagnosi più specifica non descriva adeguatamente il quadro.

Per la categoria con altra specificazione, il clinico deve registrare la ragione per cui la presentazione non raggiunge i requisiti completi. Il motivo diventa parte della formulazione diagnostica, come nella definizione di episodi simil-ipomaniacali di breve durata o di disturbo simil-ciclotimico di durata insufficiente. Non esiste quindi un unico elenco di criteri sintomatologici autonomo equivalente a quello della mania o dell’ipomania.

Nella categoria senza specificazione, invece, il motivo non viene indicato. Ciò può dipendere da informazioni insufficienti, impossibilità di ottenere una storia attendibile o scelta clinica di non precisare ulteriormente in quella fase. La diagnosi deve essere rivalutata quando diventano disponibili nuovi dati.

L’anamnesi longitudinale deve ricercare precedenti depressioni maggiori, durata e intensità dei periodi di attivazione, ricoveri, psicosi, familiarità e risposta ai trattamenti. È utile chiedere specificamente di ridotto bisogno di sonno e aumento dell’attività, perché una domanda generica sull’euforia ha sensibilità limitata.

Le informazioni da familiari o conviventi possono essere particolarmente utili quando l’insight durante l’attivazione era ridotto. Questo materiale non deve sostituire il colloquio con il paziente, ma può chiarire se il cambiamento fosse osservabile e inequivocabile.

Scale di screening come il Mood Disorder Questionnaire possono suggerire la necessità di approfondimento ma non stabiliscono la diagnosi. Un punteggio positivo può comparire in altre condizioni e non permette di decidere se la presentazione sia bipolare I, II, ciclotimica o residuale.

La diagnosi differenziale comprende depressione unipolare, ADHD, disturbo borderline di personalità, disturbi d’ansia, disturbi psicotici e disturbi correlati a sostanze. Il carattere episodico e autonomo delle variazioni, l’aumento dell’energia e la riduzione del bisogno di sonno sono elementi particolarmente importanti, ma nessuno deve essere interpretato isolatamente.

Sostanze e farmaci devono essere valutati in relazione temporale ai sintomi. Stimolanti, corticosteroidi e altre esposizioni possono produrre attivazione; se il quadro è attribuibile a tali effetti, deve essere considerata una diagnosi indotta da sostanze o farmaci piuttosto che una categoria residuale primaria.

Gli accertamenti medici sono orientati da anamnesi e obiettività. TSH, emocromo, elettroliti, funzione renale ed epatica, test tossicologici e altri esami possono essere appropriati in base al caso. Non esiste un esame di laboratorio che confermi la diagnosi.

Neuroimaging o EEG vengono richiesti soltanto quando segni neurologici, esordio atipico, crisi, stato confusionale o altre caratteristiche suggeriscano una possibile patologia cerebrale. La risonanza magnetica non identifica una firma diagnostica della bipolarità sottosoglia.

Il follow-up è parte dell’accertamento diagnostico. L’emergere di un episodio maniacale, ipomaniacale completo o di un pattern ciclotimico sufficientemente prolungato può consentire una riclassificazione; al contrario, ulteriori informazioni possono orientare verso un disturbo non bipolare. La diagnosi residuale non deve essere considerata necessariamente definitiva né necessariamente transitoria.

Trattamento e Prognosi

Non esiste una terapia farmacologica validata specificamente per l’etichetta con altra specificazione o senza specificazione indipendentemente dalla presentazione clinica. Gli studi terapeutici sui disturbi bipolari arruolano prevalentemente pazienti con disturbo bipolare I o II e non consentono di trasferire automaticamente le stesse gerarchie di trattamento a tutti i quadri sottosoglia.

Il primo principio è trattare la sindrome effettivamente presente e il rischio immediato. Un paziente con depressione clinicamente significativa, agitazione, insonnia o comportamento suicidario necessita di interventi rivolti a tali problemi, mantenendo contemporaneamente prudenza rispetto alla possibile bipolarità.

Quando il quadro presenta caratteristiche fortemente bipolari, la scelta dei farmaci può essere guidata dalle evidenze per i disturbi bipolari maggiori, ma deve essere individualizzata e preferibilmente specialistica. Il semplice fatto di avere una diagnosi residuale non giustifica automaticamente l’impiego di litio, valproato o antipsicotici.

Gli antidepressivi richiedono cautela quando esiste un sospetto significativo di bipolarità, soprattutto in presenza di caratteristiche miste, attivazione precedente o storia familiare suggestiva. La monoterapia antidepressiva non deve essere utilizzata come automatismo diagnostico-terapeutico in un paziente la cui polarità non sia stata adeguatamente valutata.

Psicoeducazione, regolarità del sonno, riconoscimento dei segnali precoci e riduzione dell’uso di sostanze possono essere utili indipendentemente dal trattamento farmacologico. Le psicoterapie impiegate nei disturbi bipolari, comprese strategie cognitive, familiari e focalizzate sui ritmi sociali, possono essere considerate in base ai bisogni del paziente.

Quando una terapia farmacologica viene iniziata, devono essere rispettati gli stessi standard di monitoraggio della sicurezza applicati al farmaco utilizzato: funzione renale e tiroidea per il litio, parametri metabolici per molti antipsicotici, valutazione del rischio riproduttivo per farmaci teratogeni e controllo delle interazioni.

Il follow-up dovrebbe documentare durata e frequenza delle oscillazioni, sonno, funzionamento, sintomi depressivi, eventuali segni maniacali e risposta al trattamento. Un diario dell’umore può essere utile come supporto alla ricostruzione, pur non sostituendo la valutazione clinica.

La prognosi non può essere descritta come inevitabile evoluzione verso disturbo bipolare I o II. Alcuni pazienti sviluppano in seguito episodi completi e vengono riclassificati; altri mantengono un quadro sottosoglia; in altri ancora una diagnosi alternativa diventa più appropriata. Il significato prognostico dipende dal fenotipo specifico.

Familiarità bipolare, esordio precoce, sintomi ipomaniacali convincenti, episodi depressivi ricorrenti e caratteristiche miste possono aumentare il sospetto di un decorso bipolare, ma non consentono di predire con certezza la traiettoria del singolo paziente.

L’obiettivo è evitare due errori opposti: sottodiagnosticare una bipolarità clinicamente significativa e sovradiagnosticare come bipolare ogni instabilità emotiva. Una rivalutazione longitudinale accurata è spesso più utile di un’immediata assegnazione forzata a una categoria più specifica.

Complicanze

Le complicanze dipendono dalla presentazione e possono includere quelle osservate nei disturbi bipolari più definiti, soprattutto quando sono presenti depressione significativa, caratteristiche miste o impulsività. Il rischio suicidario deve essere valutato direttamente e non può essere considerato trascurabile perché i criteri di bipolarità piena non sono soddisfatti.

Periodi di attivazione possono determinare spese, conflitti, sessualità a rischio e decisioni impulsive anche quando durata o numero dei sintomi sono sottosoglia. L’entità delle conseguenze funzionali contribuisce a stabilire la significatività clinica del quadro.

La depressione ricorrente può produrre isolamento, riduzione della produttività, perdita di lavoro e deterioramento della qualità di vita. L’incertezza diagnostica non riduce il carico effettivo dei sintomi e non deve ritardare gli interventi necessari.

L’uso di alcol o altre sostanze può aggravare instabilità, impulsività, sonno e rischio suicidario, oltre a rendere più difficile distinguere episodi spontanei da sintomi indotti. La gestione delle sostanze è quindi parte integrante del follow-up.

Una possibile complicanza clinica è il trattamento non appropriato derivante da una diagnosi incompleta. Attribuire una depressione bipolare sottostante a depressione unipolare, oppure diagnosticare bipolarità in presenza di un altro disturbo, può esporre il paziente a strategie meno efficaci o a effetti indesiderati evitabili.

La frammentazione assistenziale può impedire di riconoscere il decorso: episodi brevi documentati da professionisti diversi rischiano di non essere collegati tra loro. Una storia longitudinale condivisa migliora la capacità di identificare eventuali pattern ricorrenti.

Quando il quadro viene successivamente riclassificato come disturbo bipolare I, II o ciclotimico, non si tratta necessariamente di un “peggioramento” causato dalla diagnosi precedente; può riflettere la naturale disponibilità progressiva di informazioni diagnostiche nel tempo.

La prevenzione delle complicanze richiede quindi monitoraggio di umore, sonno, suicidarietà, sostanze, funzionamento e risposta terapeutica, mantenendo apertura alla revisione della diagnosi senza trasformare l’incertezza in inerzia clinica.

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