AdBlock rilevato
Abbiamo rilevato un AdBlock attivo!

Per favore disattiva AdBlock o aggiungi il sito alle eccezioni.

La nostra pubblicità non è molesta e non ti arrecherà alcun disturbo
consente al sito di mantenersi, crescere e fornirti nuovi contenuti..

Non potrai accedere ai contenuti finché AdBlock rimane attivo.
Dopo averlo disattivato, questa finestra si chiuderà automaticamente.

Sfondo Header
L'angolo del dottorino
Indice
Cerca nel sito... Ricerca avanzata

Anafilassi

L’anafilassi è una reazione di ipersensibilità sistemica acuta, potenzialmente fatale, caratterizzata da esordio rapido di manifestazioni cutanee, respiratorie, cardiovascolari e gastrointestinali, conseguenti al rilascio massivo di mediatori da mastociti e basofili. Rappresenta l’emergenza allergologica per eccellenza, con necessità di riconoscimento e trattamento immediato per prevenire l’evoluzione verso lo shock anafilattico.

Dal punto di vista epidemiologico, l’incidenza dell’anafilassi è stimata tra 50 e 100 casi per 100.000 persone-anno, con un trend in aumento negli ultimi decenni, soprattutto nei Paesi industrializzati. Le cause più comuni variano in base all’età: alimenti nei bambini e adolescenti, farmaci e punture di imenotteri negli adulti. La mortalità, pur rara (0,5–2% degli episodi), è correlata a ritardo diagnostico-terapeutico, età avanzata, comorbilità cardiovascolari e asma non controllata. L’anafilassi può verificarsi a qualsiasi età, con picchi nella popolazione pediatrica e nei giovani adulti, e comporta un notevole impatto in termini di accessi ospedalieri e qualità di vita dei pazienti a rischio.

Secondo le linee guida internazionali (EAACI/WAO), l’anafilassi è definita come una reazione grave, a rapida insorgenza, che comporta rischio di vita per compromissione delle vie aeree, della respirazione e/o della circolazione, di solito associata a sintomi cutanei e mucosi.

Eziologia, patogenesi e fisiopatologia

Le cause eziologiche dell’anafilassi comprendono principalmente alimenti (arachidi, frutta a guscio, latte, uova, crostacei), farmaci (antibiotici beta-lattamici, FANS, mezzi di contrasto iodati, anestetici), punture di imenotteri (vespe, api, calabroni) e lattice. In alcuni casi, soprattutto nell’adulto, la reazione è idiopatica, senza un trigger identificabile. Sono descritti inoltre quadri particolari come l’anafilassi indotta da sforzo, talora dipendente dall’assunzione concomitante di specifici alimenti o farmaci.

I fattori di rischio includono età avanzata, asma non controllata, malattie cardiovascolari, terapia con beta-bloccanti o ACE-inibitori, mastocitosi sistemica, precedente episodio di anafilassi e storia familiare di reazioni gravi. Alcune condizioni, come l’associazione tra esercizio fisico e determinati alimenti o l’assunzione contemporanea di alcol e FANS, possono abbassare la soglia di attivazione dei mastociti e aumentare la gravità della reazione.

Dal punto di vista patogenetico, la forma classica è l’anafilassi IgE-mediata (ipersensibilità di tipo I). L’esposizione all’allergene in un soggetto previamente sensibilizzato determina il cross-linking delle IgE legate al recettore ad alta affinità FcεRI su mastociti e basofili, con rilascio immediato di istamina, triptasi, prostaglandine e leucotrieni. Questi mediatori inducono vasodilatazione, aumento della permeabilità capillare, broncospasmo, ipotensione e attivazione delle terminazioni nervose sensoriali.

Esistono però forme non IgE-mediate, in cui l’attivazione mastocitaria avviene attraverso vie alternative: attivazione diretta da farmaci (via MRGPRX2), attivazione del complemento con generazione di anafilatossine (C3a, C5a), o meccanismi immunocomplessi (ipersensibilità di tipo III) innescati da alcuni farmaci biologici e mezzi di contrasto. Nelle reazioni associate a trasfusioni o a farmaci citotossici, può essere coinvolta anche l’ipersensibilità di tipo II mediata da anticorpi IgG o IgM.

La fisiopatologia dell’anafilassi riflette una cascata sistemica di eventi: la vasodilatazione diffusa e l’aumento della permeabilità vascolare causano ipovolemia relativa e ipotensione; il broncospasmo e l’edema laringeo determinano ostruzione delle vie aeree; l’attivazione gastrointestinale si traduce in nausea, vomito, dolore addominale e diarrea; il cuore può andare incontro a ischemia miocardica o aritmie. In presenza di degranulazione mastocitaria massiva, la compromissione multi-organo evolve rapidamente nello shock anafilattico.

Manifestazioni cliniche

Dal punto di vista anamnestico, l’anafilassi esordisce in genere in modo improvviso, nell’arco di minuti (talora fino a poche ore) dall’esposizione a un probabile allergene o a un cofattore, con una costellazione di sintomi che coinvolge contemporaneamente apparati diversi. I trigger più comuni sono alimenti (arachide, frutta a guscio, latte, uovo, crostacei), farmaci (in particolare antibiotici beta-lattamici e FANS), veleni di imenotteri e lattice; in alcune forme l’episodio è cofattore-dipendente (esercizio fisico, alcol, stress termico, FANS) o apparentemente idiopatico.

Il quadro clinico è dominato da manifestazioni cutaneo-mucose (pomfi e/o angioedema, eritema, prurito diffuso, flushing), respiratorie (rinorrea, senso di costrizione faringea, disfonia, stridore, sibilo/broncospasmo, dispnea), cardiovascolari (ipotensione, tachicardia, lipotimia/sincope, collasso) e gastrointestinali (crampi addominali, nausea, vomito, diarrea). Nei bambini i sintomi gastrointestinali possono essere prominenti, mentre negli adulti sono più frequenti l’ipotensione e la compromissione respiratoria. Un senso di “catastrofe imminente” è descritto non raramente dal paziente. È cruciale ricordare che i segni cutanei possono essere assenti in una quota non trascurabile di episodi, soprattutto nelle forme più gravi, senza che ciò escluda l’anafilassi.

All’esame obiettivo si possono rilevare ipotensione con polso filiforme, pallore e sudorazione fredda, alterazioni del sensorio fino al collasso, respiro rumoroso con wheezing o stridore, desaturazione, pomfi ed angioedema (in particolare a labbra, lingua e regione laringea). La progressione verso shock con ipoperfusione d’organo definisce un quadro di massima gravità. Dopo la risoluzione iniziale, una quota di pazienti può sviluppare una reazione bifasica con ricomparsa dei sintomi a distanza di ore; il rischio aumenta in caso di presentazione severa e ritardo nella terapia iniziale.

In sintesi, l’anafilassi è un’emergenza sistemica a rapida evoluzione in cui la combinazione di sintomi cutaneo-mucosi, respiratori, cardiovascolari e/o gastrointestinali dopo un’esposizione plausibile, anche in assenza di manifestazioni cutanee, orienta fortemente la diagnosi clinica.

Accertamenti e diagnosi

La diagnosi di anafilassi è eminentemente clinica e si basa su criteri validati che privilegiano il riconoscimento tempestivo rispetto a qualunque conferma laboratoristica. In fase acuta, quando il quadro è compatibile, la priorità è identificare l’evento e trattarlo immediatamente; gli accertamenti servono a documentare l’attivazione mastocitaria, identificare il trigger e prevenire recidive.

Sul piano laboratoristico, è indicato il prelievo per triptasi sierica durante o poco dopo l’episodio (idealmente entro 1–2 ore dall’esordio) e un dosaggio basale a distanza (≥ 24–48 ore dopo completa risoluzione), interpretando l’aumento secondo la formula consenso per attivazione mastocitaria (picco > 1,2 × basale + 2). Un valore basale elevato può suggerire una condizione di mastocitosi o un disordine di attivazione mastocitaria e guida la valutazione differita.

L’iter allergologico differito (in genere a 2–6 settimane dall’evento, in ambiente specialistico) è mirato al sospetto clinico: il prick test e le IgE specifiche sieriche documentano la sensibilizzazione a alimenti, inalanti e lattice; la diagnostica molecolare (CRD) distingue componenti “genuine” da panallergeni con ricadute prognostiche e di counseling; l’intradermotest trova impiego selettivo per veleni di imenotteri e alcune reazioni da farmaco in centri esperti; nelle sospette allergie alimentari, la conferma della rilevanza clinica avviene con test di provocazione orale (OFC) in ambiente controllato. Quando i test convenzionali non sono dirimenti o si desidera una valutazione funzionale dell’ipersensibilità IgE-mediata, il BAT (Basophil Activation Test) può essere considerato in laboratori dedicati come supporto decisionale. A completamento, in presenza di co-morbilità respiratoria si impiegano spirometria e, quando indicato, FeNO per caratterizzare l’infiammazione bronchiale e ottimizzare il controllo dell’asma.

La diagnosi si fonda sulla convergenza tra criteri clinici e documentazione di attivazione mastocitaria e/o sensibilizzazione IgE pertinenti al sospetto; è essenziale distinguere l’anafilassi da condizioni che la imitano (sincope vasovagale, crisi d’asma non allergica, scombroid poisoning, sepsi, crisi d’ansia), nonché separarla dallo shock anafilattico quando prevale la componente emodinamica. L’assenza di segni cutanei non esclude la diagnosi se sono presenti compromissione respiratoria e/o cardiovascolare dopo esposizione compatibile.


Gli accertamenti complementari comprendono la valutazione di fattori predisponenti (basale di triptasi, eventuale inquadramento per mastocitosi se elevata), l’analisi dei cofattori (esercizio, alcol, FANS), e l’educazione del paziente al riconoscimento dei segni precoci e alla prevenzione delle riesposizioni. La successiva definizione eziologica indirizza le scelte terapeutiche e la prevenzione a lungo termine.

Trattamento e prognosi

La gestione dell’anafilassi è un’emergenza medica tempo-dipendente e si fonda sul riconoscimento precoce e sulla somministrazione immediata di terapia salvavita. Le linee guida internazionali (EAACI/WAO/AAAAI/ACAAI) indicano come cardine del trattamento l’uso tempestivo dell’adrenalina intramuscolare, la rimozione del trigger quando possibile e il supporto delle funzioni vitali. L’obiettivo primario è interrompere rapidamente la cascata di eventi fisiopatologici e prevenire l’evoluzione verso lo shock e l’arresto cardiorespiratorio.

Il primo intervento consiste nella somministrazione di adrenalina intramuscolare (0,3–0,5 mg nell’adulto, 0,01 mg/kg nel bambino, max 0,3 mg), preferibilmente nella faccia antero-laterale della coscia, ripetibile ogni 5–15 minuti se necessario. L’adrenalina agisce come agonista α- e β-adrenergico riducendo l’edema delle vie aeree, migliorando la pressione arteriosa, aumentando la gittata cardiaca e contrastando il broncospasmo. La rapidità di somministrazione è direttamente correlata alla sopravvivenza. Il paziente deve essere posizionato supino con arti inferiori sollevati, salvo compromissioni respiratorie che richiedano posizione seduta.

A supporto si somministrano ossigeno ad alti flussi, liquidi cristalloidi endovena in caso di ipotensione persistente, e si mantiene un monitoraggio continuo dei parametri vitali. Nei casi resistenti a più dosi di adrenalina possono rendersi necessarie infusioni endovenose di adrenalina o vasopressori in ambiente intensivo.

La farmacoterapia aggiuntiva include antistaminici H1 per il controllo dei sintomi cutanei e corticosteroidi sistemici per ridurre il rischio di recidiva tardiva, sebbene la loro efficacia nell’immediato non sia dimostrata. I β2-agonisti inalatori possono essere utili nei pazienti con broncospasmo persistente. L’intubazione precoce è raccomandata nei casi con edema laringeo progressivo o grave distress respiratorio.

Dopo la stabilizzazione, tutti i pazienti devono essere osservati per almeno 6–12 ore (fino a 24 ore nelle forme severe o bifasiche). Alla dimissione è indispensabile la prescrizione e l’addestramento all’uso di un autoiniettore di adrenalina, insieme a un piano d’azione scritto per la gestione di eventuali recidive. È cruciale l’invio allo specialista allergologo per l’identificazione del trigger e la definizione di strategie preventive.

La prognosi dell’anafilassi dipende dalla rapidità e adeguatezza della terapia. La maggior parte dei pazienti trattati tempestivamente con adrenalina ha una completa risoluzione senza esiti. La prognosi peggiora in caso di ritardo nella somministrazione, comorbilità (asma non controllata, malattie cardiovascolari), uso concomitante di β-bloccanti o ACE-inibitori, e nei pazienti anziani. L’educazione del paziente e l’accesso tempestivo all’adrenalina autoiniettabile sono i fattori determinanti per prevenire episodi fatali.

Complicanze

Le complicanze dell’anafilassi possono derivare sia dalla gravità della reazione stessa sia dalle terapie utilizzate. Le complicanze immediate più temibili sono l’arresto cardiorespiratorio, l’ipossia cerebrale e il collasso emodinamico, che possono condurre a esiti fatali in assenza di trattamento tempestivo. La reazione bifasica, con ricomparsa dei sintomi dopo 6–12 ore dalla risoluzione iniziale, rappresenta un rischio importante e giustifica la necessità di osservazione prolungata.

Tra le complicanze sistemiche si annoverano il bronchospasmo persistente con peggioramento dell’asma sottostante, l’edema laringeo con rischio di ostruzione completa delle vie aeree, l’ischemia miocardica e le aritmie, soprattutto nei pazienti con cardiopatia preesistente o in terapia con β-bloccanti. Nei bambini possono essere più frequenti le complicanze gastrointestinali (vomito incoercibile, disidratazione).

Sul piano iatrogeno, l’uso inappropriato o ritardato di adrenalina rappresenta il principale determinante prognostico negativo. Sebbene l’adrenalina intramuscolare sia sicura, la somministrazione endovenosa impropria può causare tachiaritmie, ipertensione severa e ischemia miocardica. I corticosteroidi sistemici, se usati ripetutamente o a lungo termine, possono determinare effetti collaterali metabolici e infettivi. Gli antistaminici di prima generazione possono indurre sedazione e ridurre la vigilanza.


La prevenzione delle complicanze si basa su tre pilastri: riconoscimento precoce e trattamento tempestivo con adrenalina, osservazione ospedaliera adeguata per prevenire e intercettare le reazioni bifasiche, e pianificazione a lungo termine con prescrizione di autoiniettori, educazione del paziente e inquadramento allergologico specialistico. Questo approccio multidimensionale ha ridotto drasticamente la mortalità e migliorato la qualità di vita dei pazienti con rischio di anafilassi.

    Bibliografia
  1. Muraro A., et al. EAACI Guidelines: Anaphylaxis (2021 update). Allergy. 77(2), 2022, 357–377.
  2. Cardona V., et al. World Allergy Organization Anaphylaxis Guidance 2020. World Allergy Organization Journal. 13(10), 2020, 100472.
  3. Shaker M.S., et al. Anaphylaxis: A 2020 Practice Parameter Update. Journal of Allergy and Clinical Immunology. 145(4), 2020, 1082–1123.
  4. Krishna M.T., et al. Emergency treatment of anaphylaxis: concise clinical guidance. Clinical & Experimental Allergy. 51(11), 2021, 1360–1367.
  5. Sampson H.A., et al. Second symposium on the definition and management of anaphylaxis: Summary report—NIAID/FAAN. Journal of Allergy and Clinical Immunology. 117(2), 2006, 391–397.
  6. Panesar S.S., et al. The epidemiology of anaphylaxis in Europe: a systematic review. Allergy. 68(11), 2013, 1353–1361.
  7. Turner P.J., et al. Global trends in anaphylaxis epidemiology and clinical implications. JACI: In Practice. 8(4), 2020, 1169–1180.
  8. Valent P., et al. Why the 20%+2 tryptase formula is a diagnostic gold standard for severe systemic mast cell activation and MCAS. International Archives of Allergy and Immunology. 180(1), 2019, 44–51.
  9. Kühn H., et al. Mas-related G protein–coupled receptor X2 and its activators in dermatologic allergies and chronic pruritus. Journal of Allergy and Clinical Immunology. 147(3), 2021, 771–773.
  10. Porebski G., et al. Mas-Related G Protein-Coupled Receptor-X2 (MRGPRX2) in drug hypersensitivity. Frontiers in Immunology. 9, 2018, 3027.
  11. Szebeni J. Complement activation-related pseudoallergy: current understanding and clinical implications. Allergy, Asthma & Clinical Immunology. 14(1), 2018, 45–56.
  12. Santos A.F., et al. Basophil activation test: food challenge in a test tube or specialist research tool? Clinical & Translational Allergy. 6(1), 2016, 10.
  13. Santos A.F., et al. Basophil activation test reduces oral food challenges in children with nut allergy. JACI: In Practice. 9(5), 2021, 1908–1920.
  14. Brockow K., et al. Using a gluten oral food challenge protocol to improve diagnosis of wheat-dependent exercise-induced anaphylaxis. Journal of Allergy and Clinical Immunology. 135(4), 2015, 977–984.e4.
  15. Du Toit G., et al. Identifying patients at risk of anaphylaxis. World Allergy Organization Journal. 17(7), 2024, 100864.
  16. Resuscitation Council UK. Emergency treatment of anaphylaxis: Guidelines. Resuscitation. 163, 2021, 14–23.
  17. Simons F.E.R., et al. World Allergy Organization anaphylaxis guidelines: 2013 update. World Allergy Organization Journal. 6(1), 2013, 1–19.
  18. Geller M., et al. Clinical management of exercise-induced anaphylaxis and food-dependent exercise-induced anaphylaxis. JACI: In Practice. 8(2), 2020, 283–290.
  19. Akin C., et al. Dilemma of mast cell activation syndrome: overdiagnosed or overlooked? JACI: In Practice. 12(6), 2024, 1525–1534.
  20. Castells M., et al. Mast cell activation syndrome: current understanding and controversies. Journal of Allergy and Clinical Immunology. 153(2), 2024, 309–321.

Nota informativa: le informazioni contenute in questa pagina hanno esclusivamente finalità informative e divulgative e non sostituiscono il parere, la diagnosi o il trattamento di un medico. In caso di necessità, rivolgersi sempre a un professionista sanitario qualificato.

Trasparenza sull'intelligenza artificiale: questa pagina è stata realizzata con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale, utilizzati come ausilio nella produzione e nell'elaborazione dei contenuti.