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Allergie alimentari – indice

Le allergie alimentari rappresentano una delle forme più frequenti di ipersensibilità, soprattutto in età pediatrica, ma sempre più spesso diagnosticate anche nell’adulto. Sono caratterizzate da una risposta immunitaria anomala nei confronti di proteine alimentari normalmente innocue, con quadri clinici che spaziano da sintomi cutanei e gastrointestinali fino all’anafilassi. L’epidemiologia varia secondo età, area geografica e abitudini dietetiche. Questa sezione raccoglie le principali entità cliniche, con collegamenti alle voci di approfondimento specifiche.


Allergia al latte
È la più comune allergia alimentare nella prima infanzia, dovuta alla sensibilizzazione alle proteine del latte vaccino (caseine e sieroproteine). Può esordire con manifestazioni cutanee, respiratorie e gastrointestinali, talora severe. La diagnosi si basa su anamnesi, test cutanei o sierologici e, se necessario, oral food challenge. La gestione prevede la completa eliminazione del latte e derivati, con sostituti ipoallergenici, e monitoraggi periodici per valutare l’acquisizione di tolleranza.


Allergia all’uovo
Tipica dei bambini nei primi anni di vita, riguarda le proteine dell’albume e in misura minore quelle del tuorlo. Può manifestarsi con orticaria, sintomi gastrointestinali o reazioni anafilattiche dopo ingestione o contatto. La diagnosi richiede test allergologici mirati e, in alcuni casi, test di provocazione. Molti bambini sviluppano tolleranza con l’età, soprattutto nei confronti dell’uovo cotto; questo ha portato all’impiego di strategie di reintroduzione graduale sotto controllo specialistico.


Allergia alla frutta secca
Una delle allergie più persistenti e a rischio di anafilassi, coinvolge noci, nocciole, mandorle, pistacchi e altre varietà. Spesso è associata a sindrome orale allergica in pazienti sensibilizzati a pollini, per la presenza di proteine cross-reattive (PR-10, profiline, LTP). La diagnosi si avvale di test cutanei, IgE specifiche e diagnostica molecolare (component-resolved diagnosis) per stratificare il rischio clinico. La gestione richiede evitamento rigoroso, prescrizione di adrenalina autoiniettabile e counselling nutrizionale.


Allergia al pesce e crostacei
Causata da proteine termostabili come la parvalbumina (nei pesci) e la tropomiosina (nei crostacei), può provocare reazioni severe anche con minime tracce. La prevalenza varia geograficamente, con maggior impatto nelle popolazioni a elevato consumo di pesce. Le manifestazioni comprendono orticaria, angioedema, sintomi respiratori e anafilassi. L’evitamento è complesso per la diffusione degli allergeni nelle filiere alimentari, rendendo indispensabile un’attenta educazione del paziente e dei familiari.


Allergia al grano e farine
Diversa dalla celiachia e dall’intolleranza al glutine, l’allergia al grano è dovuta a proteine come gliadine e omega-5 gliadina. Può manifestarsi con sintomi immediati dopo ingestione, con sindrome orale allergica, orticaria o anafilassi, oppure come anafilassi da sforzo indotta dal grano (WDEIA). La diagnosi si basa su anamnesi, test cutanei, IgE specifiche e provocazioni in ambiente protetto. La gestione implica l’eliminazione del grano e farine derivate e, nei casi WDEIA, l’evitamento di esercizio fisico dopo ingestione.


Allergia alla soia
Relativamente meno frequente in Europa, ma significativa in aree a elevato consumo, l’allergia alla soia coinvolge proteine di riserva come la Gly m 5 e Gly m 6. Spesso si associa a cross-reattività con arachide, betulla e altri legumi. I sintomi spaziano da manifestazioni cutanee e gastrointestinali a reazioni sistemiche. La diagnosi include test cutanei, IgE specifiche e CRD, mentre la gestione prevede una dieta di esclusione e counselling nutrizionale personalizzato.


Allergia al nichel alimentare
Forma particolare di allergia sistemica, legata all’ingestione di cibi ricchi di nichel (cacao, legumi, pomodoro, frutta secca). Può indurre dermatite diffusa, orticaria e sintomi gastrointestinali, soprattutto nei soggetti con pregressa sensibilizzazione cutanea. La diagnosi è complessa e richiede spesso dieta di eliminazione e reintroduzione controllata. La gestione si basa su regimi dietetici a basso contenuto di nichel e su monitoraggi clinici per modulare l’intensità delle restrizioni.


La sezione dedicata alle allergie alimentari fornisce una mappa completa per orientarsi tra i principali allergeni, le modalità di presentazione clinica e le strategie diagnostico-terapeutiche. Ogni voce di approfondimento esplora eziologia, fisiopatologia, diagnosi e trattamento, con riferimento alle più recenti linee guida internazionali.


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