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Neoplasie mastocitarie

Le neoplasie mastocitarie (mastocitosi) sono disordini clonali dei mastociti, caratterizzati da accumulo patologico in cute e/o organi emopoietici ed extramidollari. La gran parte dei casi dell’adulto presenta mutazioni attivanti di KIT (soprattutto D816V), che conferiscono segnale di crescita autonomo e specifiche impronte immunofenotipiche (CD117/tryptasi positivi con espressione aberrante di CD25, CD2 e talora CD30). La variabilità clinica è ampia: dalle forme cutanee dell’infanzia, spesso autolimitanti, alle varianti sistemiche indolenti o “smoldering”, fino alle forme avanzate con danno d’organo (ASM, SM-AHN, mast cell leukemia) a prognosi sfavorevole.

Dal punto di vista epidemiologico, si tratta di patologie rare: nell’adulto predomina la mastocitosi sistemica, mentre in età pediatrica sono più frequenti le forme cutanee. La severità dei sintomi mediati dai mastociti (prurito, flushing, ipotensione/anafilassi, sintomi gastrointestinali, osteopatie) non sempre correla con il carico di malattia tissutale, ma riflette l’interazione fra genetica della clonalità, comorbilità allergiche e co-mutazioni mieloidi (in particolare SRSF2, ASXL1, RUNX1 nelle forme avanzate).

Elemento cardine è la classificazione nosologica della WHO-HAEM5, che inquadra la mastocitosi tra le neoplasie mieloidi e integra morfologia, immunofenotipo e biologia molecolare con criteri clinici (B- e C-findings) e risposta ai trattamenti. Le soglie e i criteri diagnostici aggiornati (inclusa l’enfasi su KIT D816V con metodiche ad alta sensibilità e sull’interpretazione della triptasi alla luce della hereditary alpha-tryptasemia) rendono la classificazione uno strumento operativo per stratificazione prognostica e decisioni terapeutiche.

L’approccio integrato ha consentito di affinare la tassonomia e di distinguere entità con andamento e terapia profondamente differenti, riducendo l’ambiguità diagnostica delle sole caratteristiche istologiche o cliniche.



Le terapie hanno compiuto un salto di qualità: nelle forme indolenti la gestione è mirata al controllo dei sintomi mediati dai mastociti (antistaminici H1/H2, antagonisti dei leucotrieni, cromoglicato/antiacidi pro-kinetici selezionati), profilassi dell’anafilassi con adrenalina autoiniettabile e prevenzione/terapia dell’osteopatia (vitamina D/calcio, farmaci anti-riassorbitivi).

Nelle forme avanzate, i TKI anti-KIT rappresentano lo standard: midostaurin ha dimostrato risposte clinicamente significative; avapritinib (selettivo per KIT D816V) induce risposte bio-molecolari profonde e miglioramenti delle lesioni d’organo. Cladribina e interferone-α restano opzioni citoreducenti in contesti selezionati; il trapianto allogenico è riservato a casi molto avanzati e selezionati.

Sul piano biologico, il carico allelico di KIT D816V e la sua quantificazione tissutale emergono come marcatori prognostici e di monitoraggio della risposta; co-mutazioni in SRSF2/ASXL1/RUNX1 identificano sottogruppi a rischio elevato. In pazienti con anafilassi ricorrente o sintomi refrattari, omalizumab può ridurre in modo rilevante la reattività mediata dai mastociti.

Questa sezione del sito è organizzata per guidare il lettore attraverso tutte le entità della mastocitosi secondo la logica WHO-HAEM5. Ogni pagina segue una struttura sistematica (eziologia, manifestazioni cliniche, diagnostica, trattamento, complicanze e prognosi) ed è corredata da una bibliografia scientifica aggiornata.

    Bibliografia
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