AdBlock rilevato
Abbiamo rilevato un AdBlock attivo!

Per favore disattiva AdBlock o aggiungi il sito alle eccezioni.

La nostra pubblicità non è molesta e non ti arrecherà alcun disturbo
consente al sito di mantenersi, crescere e fornirti nuovi contenuti..

Non potrai accedere ai contenuti finché AdBlock rimane attivo.
Dopo averlo disattivato, questa finestra si chiuderà automaticamente.

Sfondo Header
L'angolo del dottorino
Indice
Cerca nel sito... Ricerca avanzata

Sarcoma Mieloide

Il sarcoma mieloide (anche detto granulocitoma o chloroma) è una rara neoplasia ematologica caratterizzata dalla proliferazione di blasti mieloidi al di fuori del midollo osseo, con formazione di masse tumorali solide a localizzazione extramidollare. Può presentarsi in concomitanza con una leucemia mieloide acuta (LAM), precedere la sua comparsa, associarsi a sindromi mielodisplastiche o mieloproliferative croniche, oppure manifestarsi come entità isolata senza coinvolgimento midollare evidente al momento della diagnosi.

Macroscopicamente le lesioni appaiono come masse di colore verde-grigiastro per l’elevata concentrazione di mieloperossidasi, da cui il termine storico chloroma. Microscopicamente sono costituite da blasti mieloidi con variabile grado di differenziazione granulocitica o monocitica.

Il sarcoma mieloide rappresenta circa il 2–8% dei casi di leucemia mieloide acuta, ma la sua incidenza reale è probabilmente sottostimata per difficoltà diagnostiche. Può insorgere in qualsiasi sede extramidollare: i siti più comuni comprendono cute e tessuti molli, linfonodi, osso, sistema nervoso centrale, testicolo e tratto gastrointestinale. Colpisce pazienti di tutte le età, con una leggera prevalenza nel sesso maschile. La prognosi è fortemente correlata al contesto clinico (de novo, associato a LAM o sindrome mielodisplastica) e alla risposta al trattamento sistemico che deve essere assimilato a quello della leucemia mieloide acuta.

Il riconoscimento tempestivo è cruciale: il sarcoma mieloide non trattato evolve invariabilmente verso una leucemia mieloide acuta franca o la accompagna nella sua progressione, rappresentando quindi un marcatore clinico di malattia sistemica.

Eziologia, patogenesi e fisiopatologia

Il sarcoma mieloide rappresenta un’espressione particolare della biologia della leucemia mieloide, caratterizzata dalla capacità del clone blastoide di localizzarsi e proliferare in sedi extramidollari. La sua eziologia è pertanto strettamente correlata ai meccanismi genetici e molecolari alla base delle leucemie mieloidi acute e delle sindromi mielodisplastiche/mieloproliferative da cui può originare.

L’evento eziologico primario è costituito dall’acquisizione di riarrangiamenti cromosomici e mutazioni somatiche tipiche delle neoplasie mieloidi. Tra le anomalie citogenetiche maggiormente associate vi sono t(8;21)(q22;q22) con fusione RUNX1–RUNX1T1, inv(16)(p13q22)/t(16;16)(p13;q22) con fusione CBFB–MYH11, riarrangiamenti di KMT2A, mutazioni di NPM1 e FLT3. Alcune di queste, in particolare le anomalie del core-binding factor, sono fortemente correlate alla comparsa di sarcoma mieloide extramidollare. L’incidenza aumenta nei pazienti pediatrici e nei giovani adulti.

Tra i fattori di rischio clinici rientrano l’età giovane, la presenza di LAM con anomalie genetiche favorevoli all’infiltrazione tissutale, l’associazione a sindrome di Down e a pregressi disordini mielodisplastici o mieloproliferativi. L’insorgenza può essere favorita da un microambiente tissutale permissivo, caratterizzato da molecole di adesione, chemochine e citochine che consentono il reclutamento e la sopravvivenza dei blasti.

Dal punto di vista patogenetico, i meccanismi di localizzazione extramidollare derivano dall’alterata espressione di molecole di adesione (CD56/NCAM, integrine), recettori chemokinici (CXCR4, CCR5) e metalloproteinasi della matrice (MMP2, MMP9), che permettono ai blasti leucemici di migrare al di fuori del midollo e colonizzare i tessuti. Parallelamente, l’interazione con fibroblasti e cellule endoteliali locali crea un microambiente protettivo che sostiene la proliferazione e resistenza ai farmaci. L’infiltrazione tissutale si accompagna spesso a necrosi locale, compressione delle strutture circostanti e compromissione funzionale dell’organo sede di malattia.

A livello molecolare, mutazioni che attivano le vie RAS/MAPK, PI3K/AKT e JAK/STAT contribuiscono alla crescita incontrollata e alla sopravvivenza dei blasti, analogamente a quanto avviene nella LAM. L’instabilità genomica, l’aumentata produzione di specie reattive dell’ossigeno e le alterazioni epigenetiche (DNMT3A, TET2, ASXL1) partecipano alla progressione clonale.

Dal punto di vista fisiopatologico, il sarcoma mieloide si manifesta come massa solida che invade tessuti e organi. Le cellule blastiche determinano disorganizzazione strutturale, compressione delle strutture vicine e disfunzione d’organo: ad esempio, in sede ossea possono causare lesioni litiche, dolore e fratture patologiche; a livello meningeo provocano sintomi neurologici; nel tratto gastrointestinale occlusione e sanguinamento; nel testicolo gonfiore e dolore locale. Nella cute, le lesioni si presentano come noduli o placche eritemato-verdi.

La comparsa di sarcoma mieloide rappresenta quasi sempre un indicatore di malattia sistemica. Nei pazienti senza LAM manifesta, l’evoluzione naturale porta nella maggior parte dei casi alla comparsa di leucemia acuta franca entro settimane o pochi mesi. Pertanto, la sua individuazione precoce è cruciale per anticipare la diagnosi e avviare trattamenti sistemici adeguati.

Manifestazioni cliniche

Il quadro clinico del sarcoma mieloide è eterogeneo e dipende dalla sede di localizzazione extramidollare, dall’estensione della malattia sistemica e dal contesto biologico in cui insorge (de novo, concomitante o recidivante in corso di leucemia mieloide acuta o sindromi mielodisplastiche/mieloproliferative). La malattia può manifestarsi in modo isolato, senza coinvolgimento midollare evidente, oppure più frequentemente in associazione a una leucemia mieloide sistemica.

L’anamnesi iniziale deve indagare la comparsa di tumefazioni localizzate, spesso rapidamente progressive, dolorose o meno, a carico di linfonodi, cute, orbita, apparato muscoloscheletrico, sistema nervoso centrale, apparato genitourinario o tratto gastrointestinale. Sintomi compressivi locali (disfagia, dispnea, dolore toracico, deficit neurologici focali, disturbi visivi o oculari) derivano dall’infiltrazione di masse tumorali in sedi critiche. Nei pazienti già affetti da leucemia mieloide acuta, la comparsa di lesioni extramidollari rappresenta un indice di progressione o recidiva, spesso con decorso più aggressivo. È importante rilevare sintomi sistemici quali febbre, sudorazioni notturne, calo ponderale e astenia, che possono riflettere attività leucemica sistemica concomitante.

All’esame obiettivo, i reperti più frequenti comprendono masse palpabili sottocutanee o linfonodali, tumefazioni a livello gengivale o palatino, esoftalmo con proptosi se interessata la regione orbitale, o deficit neurologici focali in caso di localizzazioni intracraniche o paraspinali. Manifestazioni cutanee, note come leucemia cutis, si presentano con noduli eritematosi-violacei o placche infiltrative. L’epatosplenomegalia è meno comune rispetto alla leucemia sistemica, ma può coesistere se vi è concomitante coinvolgimento midollare. Nei pazienti con sarcoma mieloide isolato, gli esami ematologici possono essere inizialmente normali o mostrare solo alterazioni lievi, ritardando la diagnosi.

La presentazione clinica varia anche in base alla sede: nell’apparato gastrointestinale si osservano sintomi occlusivi, dolore addominale o sanguinamento; nell’apparato genitourinario disturbi urinari o masse pelviche; a livello osseo o paravertebrale dolore locale, limitazione funzionale e compressioni midollari con rischio di paraplegia. L’interessamento del sistema nervoso centrale può mimare meningite o presentarsi con crisi epilettiche, cefalea ingravescente e deficit sensitivo-motori.

Nei pazienti con leucemia mieloide acuta, la valutazione anamnestica deve includere episodi precedenti di localizzazioni extramidollari, che sono fattori di rischio per recidiva. Nel sarcoma mieloide isolato, invece, è cruciale indagare eventuali sintomi ematologici sistemici che possano anticipare l’emergere di una leucemia midollare.

In sintesi, la sintomatologia del sarcoma mieloide riflette l’equilibrio tra estensione extramidollare, eventuale coinvolgimento midollare e sede d’infiltrazione. Una raccolta anamnestica accurata e un esame obiettivo sistematico, con attenzione a masse, deficit neurologici e segni compressivi, sono fondamentali per inquadrare il paziente e orientare gli accertamenti successivi.

Accertamenti e diagnosi

Il sospetto di sarcoma mieloide nasce in presenza di una massa extramidollare, spesso in pazienti già noti per leucemia mieloide acuta o sindrome mielodisplastica/mieloproliferativa, ma talvolta come manifestazione isolata. L’anamnesi deve documentare sintomi compressivi, dolori locali, deficit neurologici o oculari, episodi di recidiva o progressione ematologica, nonché eventuali fattori predisponenti come storia di LAM o trapianto.

Gli accertamenti di primo livello includono esami ematochimici di base (emocromo, LDH, funzionalità epatica e renale) e imaging (ecografia, TC o risonanza magnetica in base alla sede) che documentano la massa. La PET con FDG può essere utile per definire estensione di malattia e sedi occulte.

Il passo cruciale è la biopsia della massa con esame istologico e immunoistochimico. Morfologicamente il sarcoma mieloide è costituito da blasti immaturi a disposizione diffusa, talora con pattern a foglietti, che possono mimare linfomi o altre neoplasie maligne. L’immunoistochimica è indispensabile: i blasti esprimono marker mieloidi (CD33, MPO, CD117), possono mostrare co-espressione di CD68, CD43 e variabilmente antigeni linfoidi, il che complica la diagnosi differenziale con linfoma non Hodgkin. La positività per mieloperossidasi (MPO) e per CD117 è fortemente indicativa.

Parallelamente si esegue aspirato midollare e biopsia osteomidollare per verificare la presenza di leucemia sistemica. Nei casi di sarcoma mieloide isolato, il midollo può risultare normale, ma sono raccomandati studi citogenetici e molecolari per identificare anomalie ricorrenti (es. t(8;21), inv(16), mutazioni di NPM1, FLT3). Questi dati hanno valore sia diagnostico che prognostico.

La citogenetica convenzionale e la FISH consentono di rilevare anomalie ricorrenti, come il riarrangiamento CBFB-MYH11 o RUNX1-RUNX1T1, che rafforzano la diagnosi. L’analisi molecolare con RT-PCR o NGS è oggi fondamentale per definire la malattia e per il monitoraggio.

Quando il quadro è atipico, la diagnosi differenziale comprende linfomi a grandi cellule, linfoma linfoblastico, sarcomi a piccole cellule, carcinoma scarsamente differenziato o melanoma. In questi contesti l’immunoistochimica orienta la diagnosi e la conferma definitiva deriva dall’identificazione di marcatori mieloidi e anomalie genetiche caratteristiche.



Gli accertamenti complementari includono PET/TC per la stadiazione completa, profilo biochimico esteso, valutazione molecolare di mutazioni driver (FLT3, NPM1, CEBPA, TP53), e monitoraggio midollare per identificare precoce evoluzione verso leucemia acuta sistemica. Nei casi di recidiva o resistenza, il sequenziamento NGS può guidare scelte terapeutiche mirate.

Trattamento e prognosi

La strategia terapeutica nel sarcoma mieloide si fonda sul principio che esso rappresenti una variante extramidollare della leucemia mieloide acuta, anche quando il midollo non appare coinvolto all’esordio. Per questo motivo, gli approcci esclusivamente locali (chirurgia o radioterapia) non sono sufficienti e il trattamento deve includere sin dall’inizio una chemioterapia sistemica AML-like, integrata quando possibile con terapie mirate basate sul profilo molecolare e, in casi selezionati, con trapianto allogenico. La radioterapia ha invece un ruolo di supporto nel controllo di masse sintomatiche o in sedi critiche.

In prima linea lo schema di riferimento resta l’induzione con citarabina continua e un’antraciclina (7+3), oppure CPX-351 nei contesti therapy-related o con caratteristiche AML myelodysplasia-related. Nei pazienti con mutazione di FLT3 si associa un inibitore (midostaurin in induzione/consolidamento; gilteritinib nelle recidive), mentre nei sottotipi core binding factor CD33-positivi si può impiegare gemtuzumab ozogamicin. Nei soggetti non candidabili a regimi intensivi, l’associazione ipometilante + venetoclax rappresenta l’opzione preferibile con documentata efficacia anche sulle localizzazioni extramidollari. In presenza di bersagli specifici si considerano inibitori IDH1/IDH2 o, nei riarrangiamenti KMT2A/NPM1, gli inibitori di menin nell’ambito di protocolli di salvataggio o sperimentali.

Il monitoraggio si basa su valutazione midollare morfologica, citofluorimetria e citogenetica, affiancate dalla valutazione della malattia minima residua molecolare quando applicabile, insieme a FDG-PET/TC per la risposta delle localizzazioni extramidollari. La clearance metabolica associata a MRD negativa è correlata a prognosi favorevole.

Il trapianto allogenico è indicato nei pazienti giovani e idonei con fattori di rischio avverso (biologia sfavorevole, refrattarietà, recidiva precoce o recidiva extramidollare). Nei profili a rischio intermedio o favorevole con risposta completa profonda e remissione metabolica si può valutare la prosecuzione con consolidamenti chemioterapici ad alte dosi.

In scenari particolari, l’interessamento SNC richiede profilassi/trattamento intratecale e, spesso, radioterapia. In gravidanza si privilegiano regimi compatibili con l’epoca gestazionale dopo il primo trimestre; la chemioterapia intensiva resta controindicata nel primo trimestre e molte terapie mirate non sono utilizzabili.

La prognosi dipende dal profilo molecolare, dall’estensione della malattia e dalla profondità della risposta. Un trattamento AML-like precoce nelle forme isolate riduce il rischio di evoluzione a leucemia sistemica e può portare a esiti sovrapponibili a quelli delle LMA con analogo rischio biologico. Al contrario, terapie locali isolate si associano a progressione rapida. La recidiva extramidollare è associata a esiti sfavorevoli e impone strategie integrate (chemioterapia di salvataggio, terapia mirata, radioterapia e rivalutazione della candidabilità al trapianto).

Complicanze

Le complicanze legate alla malattia dipendono dalla sede coinvolta: masse epidurali con compressione midollare, localizzazioni orbitarie con proptosi e disturbi visivi, interessamento enterico con occlusione o sanguinamento, interessamento epato-biliare con colestasi, localizzazioni cutanee ulcerate e infiltrazione testicolare. Sono possibili una sindrome da lisi tumorale all’induzione e un interessamento SNC con cefalea, vomito e segni di ipertensione endocranica. Le urgenze compressive richiedono steroidi ad azione rapida, radioterapia tempestiva e avvio della terapia sistemica.

Le complicanze correlate ai trattamenti sono quelle tipiche delle strategie AML-like e delle terapie mirate:


La mielosoppressione con neutropenia febbrile è la complicanza trasversale più comune e richiede percorsi codificati di profilassi e terapia empirica. Nelle sedi critiche il tempo di risposta è cruciale: l’integrazione precoce di radioterapia e steroidi limita il rischio di sequele permanenti. Il rischio di recidiva extramidollare impone follow-up strutturato con clinica, imaging (FDG-PET/TC) e MRD molecolare quando disponibile. Un approccio proattivo e integrato riduce l’incidenza delle complicanze e consolida la prognosi.

    Bibliografia
  1. Pileri SA, et al. Myeloid sarcoma: clinico‑pathologic, phenotypic and cytogenetic analysis of 92 adult patients. Leukemia. 21(2), 2007, 340–350.
  2. Campidelli C, et al. Myeloid sarcoma. American Journal of Clinical Pathology. 132(3), 2009, 426–437.
  3. Alexiev BA, et al. Myeloid sarcomas: a histologic, immunohistochemical, and molecular diagnostic study. Archives of Pathology & Laboratory Medicine. 131(4), 2007, 616–625.
  4. Wilson CS, et al. Extramedullary manifestations of myeloid neoplasms. American Journal of Clinical Pathology. 144(2), 2015, 219–239.
  5. Bakst RL, et al. Radiotherapy for chloroma (granulocytic sarcoma). International Journal of Radiation Oncology, Biology, Physics. 82(5), 2012, 1816–1822.
  6. Khoury JD, et al. The 5th edition of the World Health Organization Classification of Haematolymphoid Tumours: myeloid and histiocytic/dendritic neoplasms. Leukemia. 36(7), 2022, 1703–1719.
  7. Arber DA, et al. International Consensus Classification of Myeloid Neoplasms and Acute Leukemias: integrating morphologic, clinical, and genomic data. Blood. 140(11), 2022, 1200–1228.
  8. Heuser M, et al. Acute myeloid leukaemia in adult patients: ESMO Clinical Practice Guidelines. Annals of Oncology. 31(6), 2020, 697–712.
  9. Döhner H, et al. Diagnosis and management of AML in adults: 2022 recommendations from an international expert panel on behalf of the ELN. Blood. 140(12), 2022, 1345–1377.
  10. Magdy M, et al. Myeloid sarcoma: an updated review of literature. Oncology Research and Treatment. 42(4), 2019, 226–232.
  11. Falini B, et al. Cytoplasmic mutated nucleophosmin (NPM) defines the molecular status of a significant fraction of myeloid sarcomas. Leukemia. 21(8), 2007, 1566–1570.
  12. Chevallier P, et al. Allogeneic hematopoietic stem cell transplantation for isolated and leukemic myeloid sarcoma. Haematologica. 96(9), 2011, 1391–1394.
  13. Zhou J, et al. Myeloid sarcoma of the head and neck region. Archives of Pathology & Laboratory Medicine. 137(11), 2013, 1560–1566.