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Leucemia acuta a linea mista con fusione BCR–ABL1

La leucemia acuta a linea mista con fusione BCR–ABL1 (mixed phenotype acute leukemia with BCR–ABL1, MPAL BCR–ABL1+) è una forma rara e aggressiva di leucemia acuta, caratterizzata dalla presenza del gene di fusione BCR–ABL1, derivante dalla traslocazione cromosomica reciproca bilanciata t(9;22)(q34;q11), nota come cromosoma Philadelphia. Questa entità si colloca all’interno delle leucemie acute a fenotipo misto (MPAL), in cui le cellule blastiche esprimono marcatori di più linee ematopoietiche, tipicamente quella mieloide e quella linfoide B, talora anche con caratteristiche T.

La patologia rappresenta meno del 5% di tutte le leucemie acute, con una maggiore frequenza negli adulti rispetto all’età pediatrica, e mostra un andamento clinico particolarmente sfavorevole. L’associazione con la fusione BCR–ABL1 conferisce alla malattia un comportamento biologico simile, ma più aggressivo, rispetto alla leucemia linfoblastica acuta Philadelphia-positiva e alla leucemia mieloide cronica in fase blastica.

Il riconoscimento precoce di questa entità è fondamentale, poiché implica specifiche implicazioni terapeutiche, in particolare l’impiego di inibitori della tirosin-chinasi (TKI) diretti contro ABL1 in associazione a chemioterapia intensiva.

Eziologia, patogenesi e fisiopatologia

La leucemia acuta a linea mista con fusione BCR–ABL1 è determinata dalla traslocazione t(9;22)(q34;q11), che genera il gene di fusione BCR–ABL1. Questo riarrangiamento si origina in una cellula staminale ematopoietica multipotente, capace di differenziarsi sia lungo la linea mieloide sia lungo quella linfoide. Il risultato è un clone leucemico dotato di instabilità fenotipica, che esprime contemporaneamente marcatori di più linee e sfugge alla classificazione tradizionale.

La proteina BCR–ABL1 è una tirosin-chinasi costitutivamente attiva: il dominio di dimerizzazione/oligomerizzazione fornito da BCR attiva in modo persistente la funzione catalitica di ABL1, che si localizza prevalentemente nel citoplasma e non è più soggetta ai meccanismi di autoregolazione fisiologica.

Sono riconosciute differenti isoforme proteiche a seconda del punto di rottura: la più frequente nelle forme MPAL è la p190 (e1a2), associata a fenotipo linfoblastico e comportamento particolarmente aggressivo; meno comune è la p210 (e13a2, e14a2), più tipica della leucemia mieloide cronica ma possibile anche nelle forme acute a fenotipo misto.

Il contesto di instabilità genomica è favorito dall’aumentata produzione di specie reattive dell’ossigeno e dal riparo inefficiente del DNA, che favorisce l’accumulo di mutazioni cooperative in geni epigenetici (ASXL1, TET2, DNMT3A), di trascrizione (RUNX1, IKZF1) e del ciclo cellulare (CDKN2A/B). Inoltre, in corso di terapia con TKI possono emergere mutazioni puntiformi nel dominio chinasico di ABL1 (es. T315I, mutazioni del P-loop), che determinano resistenza ai farmaci di prima e seconda generazione.

Al vertice della gerarchia patologica si colloca la cellula staminale leucemica Ph-positiva, quiescente e capace di autorinnovarsi, che sopravvive anche in presenza di trattamento mirato. Alterazioni dell’asse CXCR4/CXCL12 e l’espressione di CD26 riducono la ritenzione nella nicchia midollare e facilitano la disseminazione ematica, mentre l’attivazione di vie Wnt/β-catenina e Hedgehog supporta la persistenza e la resistenza farmacologica.

Le conseguenze fisiopatologiche comprendono sintomi da ipermetabolismo (astenia, sudorazioni notturne, calo ponderale), complicanze da iperuricemia (nefropatia uratica, sindrome da lisi tumorale spontanea o indotta da terapia), splenomegalia dolorosa, leucostasi con disturbi neurologici o respiratori e, in presenza di fenotipo eosinofilico associato, possibili danni d’organo mediati da infiltrazione e degranulazione. La natura “ibrida” del clone e la resistenza biologica conferita da BCR–ABL1 spiegano l’aggressività clinica di questa entità.

Manifestazioni cliniche

Il quadro clinico della leucemia acuta a linea mista con fusione BCR–ABL1 (MLAL-BCR–ABL1) è tipicamente aggressivo e riflette la duplice origine clonale, con caratteristiche sia mieloidi sia linfoidi, sullo sfondo dell’attivazione tirosin-chinasica costitutiva mediata dal riarrangiamento BCR–ABL1. La malattia può presentarsi con un esordio acuto, rapidamente evolutivo, e con un carico leucemico elevato che condiziona un rischio aumentato di complicanze precoci.

L’anamnesi iniziale mette in evidenza sintomi sistemici aspecifici quali astenia ingravescente, calo ponderale non intenzionale, febbre persistente non spiegata da infezioni note e sudorazioni notturne. La citopenia multilineare si traduce in facile affaticabilità, pallore, dispnea da sforzo, sanguinamenti mucocutanei (epistassi, gengivorragie, petecchie diffuse) e infezioni ricorrenti o gravi. Il dolore osseo diffuso o localizzato è frequente e riflette l’espansione midollare. Nei casi con leucocitosi marcata, l’anamnesi deve indagare cefalea, disturbi visivi, deficit neurologici focali e sintomi respiratori suggestivi di leucostasi. Sono inoltre possibili manifestazioni extramidollari, come tumefazioni linfonodali o masse tessutali, che sottolineano la natura a linea mista della neoplasia.

All’esame obiettivo, i reperti più comuni sono pallore cutaneo-mucoso, petecchie, ecchimosi ed epatomegalia e/o splenomegalia di grado variabile. Possono essere presenti adenopatie superficiali palpabili, tumefazioni extramidollari (cutanee, gengivali, linfonodali, meninge) e, nei quadri con leucostasi, segni neurologici o respiratori acuti. Nei pazienti con iperuricemia secondaria a turnover cellulare elevato si osservano artralgie o segni di artrite gottosa.

La sintomatologia della MLAL-BCR–ABL1 riflette dunque il bilancio tra insufficienza midollare, carica blastica, espansione extramidollare e complicanze dell’iperleucocitosi. L’anamnesi accurata e l’esame obiettivo sistematico, inclusa la valutazione neurologica e l’ispezione di organi e tessuti extramidollari, sono indispensabili per orientare gli accertamenti diagnostici successivi.

Accertamenti e diagnosi

Il sospetto di leucemia acuta a linea mista con fusione BCR–ABL1 si pone in presenza di un esordio acuto con pancitopenia o leucocitosi con blasti circolanti, splenomegalia e adenopatie, associati a sintomi sistemici o complicanze da iperleucocitosi.

Gli accertamenti di primo livello comprendono emocromo con formula leucocitaria e striscio periferico. L’emocromo mostra di solito anemia e trombocitopenia, con leucociti variabili da citopenia profonda a leucocitosi estrema. Lo striscio rivela blasti di morfologia eterogenea, con caratteristiche sia mieloidi sia linfoidi, riflettendo la duplice natura della malattia. L’LDH è frequentemente elevato, espressione di ipercatabolismo cellulare.

L’aspirato midollare documenta un’infiltrazione blastica con popolazioni cellulari morfologicamente e citologicamente eterogenee. La biopsia osteomidollare evidenzia ipercellularità diffusa e sostituzione della normale architettura emopoietica. L’immunofenotipo su blasti midollari e/o periferici è dirimente: dimostra la coespressione di marcatori di due o più linee ematopoietiche, soddisfacendo i criteri di MLAL (es. marcatori B e mieloidi, T e mieloidi, o tripla positività B/T/mieloide).

La citogenetica convenzionale su metafasi midollari consente di ricercare il cromosoma Philadelphia t(9;22)(q34;q11). La presenza del Ph rappresenta un elemento diagnostico cardinale. La FISH con sonde specifiche e l’analisi molecolare mediante RT-PCR quantitativa confermano il riarrangiamento BCR–ABL1 e definiscono il tipo di trascritto (p190, p210, p230), con rilevanza diagnostica, prognostica e terapeutica. L’analisi molecolare è inoltre essenziale per il monitoraggio della risposta al trattamento.

La diagnosi differenziale comprende altre leucemie acute a linea mista prive di riarrangiamento BCR–ABL1, leucemie acute mieloidi o linfoblastiche con immunofenotipo aberrante, e sindromi mielodisplastiche/mieloproliferative in fase blastica. L’integrazione morfologica, immunofenotipica, citogenetica e molecolare è imprescindibile per distinguere queste entità.



Gli accertamenti complementari includono ecografia o TC addome per valutare splenomegalia ed eventuali masse extramidollari, profilo biochimico completo con uricemia e funzionalità renale/epatica per prevenzione della lisi tumorale, valutazione cardiologica nei casi con iperleucocitosi e terapia mirata in previsione di TKI, e puntura lombare con analisi citoflow del liquor per identificare coinvolgimento del sistema nervoso centrale. In caso di refrattarietà o recidiva, lo studio mutazionale del dominio chinasico di ABL1 è fondamentale per guidare la scelta dell’inibitore tirosin-chinasico più appropriato.

Trattamento e prognosi

La strategia terapeutica nella leucemia acuta a linea mista con fusione BCR–ABL1 (MLAL-BCR–ABL1) si fonda sulla combinazione di inibitori della tirosin-chinasi (TKI) e chemioterapia intensiva, con l’obiettivo di ottenere la remissione completa e candidare precocemente i pazienti al trapianto allogenico di cellule staminali ematopoietiche, che rappresenta l’unica opzione potenzialmente curativa a lungo termine. La malattia presenta infatti una biologia ad alto rischio, caratterizzata da instabilità genetica e tendenza alla resistenza, che rende insufficiente la sola terapia mirata.

Il trattamento di induzione prevede un regime chemioterapico intensivo secondo lo schema più vicino al fenotipo prevalente (ALL-like nei casi a predominanza linfoide, AML-like nei casi a predominanza mieloide), integrato sin dall’inizio con un TKI. Imatinib è stato storicamente utilizzato, ma oggi si preferiscono TKI di seconda o terza generazione (dasatinib, ponatinib) per la loro maggiore attività, compresa la capacità di penetrare il sistema nervoso centrale (dasatinib) o di superare mutazioni di resistenza come T315I (ponatinib). L’uso precoce del TKI riduce rapidamente il burden di malattia e migliora la qualità della remissione.

Il monitoraggio molecolare si basa sulla quantificazione di BCR–ABL1 mediante RT-PCR su scala internazionale, con obiettivi adattati al contesto di leucemia acuta: una riduzione rapida dei trascritti nelle prime settimane è associata a migliore prognosi. La persistenza di trascritti elevati dopo induzione o consolidamento identifica una risposta subottimale e richiede rivalutazione terapeutica, incluso l’anticipo del trapianto o l’intensificazione con TKI più potente.

Il consolidamento comprende cicli addizionali di chemioterapia in associazione a TKI, con profilassi del sistema nervoso centrale (intratecale ± irradiazione craniale, oggi meno utilizzata) per prevenire ricadute extramidollari, frequenti in presenza di clone BCR–ABL1. Nei casi che raggiungono remissione molecolare profonda, il trapianto allogenico resta comunque raccomandato in prima remissione, considerata l’elevata propensione alla recidiva.

La terapia delle recidive si fonda su TKI di nuova generazione (ponatinib in particolare per T315I o mutazioni multiple), eventualmente combinati a immunoterapia nei sottotipi linfoidi (blinatumomab, inotuzumab, CAR-T anti-CD19) o a schemi AML-like nei sottotipi mieloidi. L’asciminib, inibitore allosterico STAMP di ABL1, rappresenta un’opzione in studio per i casi resistenti o intolleranti a più TKI.

Nei pazienti pediatrici, la strategia ricalca quella degli adulti ma con regimi chemioterapici adattati all’età, sempre integrati da TKI; il trapianto è indicato in prima remissione nella maggior parte dei casi. In gravidanza, i TKI sono controindicati; interferone-alfa pegilato e leucaferesi sono alternative sicure temporanee, in attesa di procedere a trapianto o terapia completa.

La prognosi della MLAL-BCR–ABL1 resta sfavorevole rispetto ad altre forme di leucemia acuta. La sopravvivenza globale a 5 anni, nonostante l’impiego dei TKI, è inferiore rispetto a quella della leucemia linfoblastica acuta Ph-positiva, per l’eterogeneità fenotipica e la maggiore instabilità clonale. Tuttavia, i progressi nelle terapie mirate, nell’immunoterapia e nei protocolli trapiantologici stanno progressivamente migliorando gli esiti, soprattutto nei pazienti che raggiungono una remissione molecolare profonda prima del trapianto.

Complicanze

Le complicanze legate alla malattia derivano dalla natura aggressiva della MLAL-BCR–ABL1 e includono sindrome da leucostasi (cefalea, disturbi visivi, dispnea), infiltrazione extramidollare (linfonodi, cute, SNC), coagulopatie nei sottotipi ad alta proliferazione, e recidive precoci nonostante risposte iniziali apparentemente soddisfacenti. La progressione rapida verso recidiva o refrattarietà rappresenta la principale complicanza evolutiva.


Le complicanze correlate ai trattamenti includono quelle da chemioterapia intensiva e da TKI. La tossicità midollare (neutropenia prolungata, trombocitopenia) è frequente e predispone a infezioni severe ed emorragie. I TKI possono indurre tossicità caratteristiche:

Altre complicanze significative comprendono: infezioni opportunistiche, favorite dall’immunosoppressione combinata di chemioterapia e TKI; ricadute nel SNC, nonostante la profilassi, per la capacità del clone BCR–ABL1 di colonizzare tale compartimento; eventi cardiovascolari, in particolare con ponatinib e nilotinib, che impongono correzione aggressiva dei fattori di rischio e monitoraggio continuo.

Il trapianto allogenico comporta rischi propri: rigetto, graft-versus-host disease, tossicità d’organo, infezioni opportunistiche, che condizionano l’outcome a lungo termine.

In sintesi, la gestione delle complicanze richiede un approccio multidisciplinare con sorveglianza molecolare serrata, profilassi anti-infettiva, correzione dei fattori di rischio cardiovascolari e strategie di supporto mirate. Nonostante la prognosi severa, l’integrazione precoce di TKI, chemioterapia e trapianto ha migliorato in modo significativo la sopravvivenza nei pazienti con MLAL-BCR–ABL1.

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