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Citopenie clonali di significato incerto

Le citopenie clonali di significato incerto (CCUS, clonal cytopenia of undetermined significance) rappresentano una condizione intermedia tra l’ematopoiesi clonale e le sindromi mielodisplastiche. Sono definite dalla presenza di una o più citopenie persistenti (anemia, neutropenia, trombocitopenia) associate a mutazioni somatiche clonali tipiche delle neoplasie mieloidi, ma senza criteri morfologici o citogenetici sufficienti a porre diagnosi di MDS.

Si tratta quindi di un’entità che non configura ancora una malattia conclamata, ma che identifica un rischio elevato di evoluzione verso neoplasie ematologiche, in particolare MDS e AML, e che richiede un attento follow-up ematologico.

Dal punto di vista epidemiologico, le CCUS sono meno frequenti della sola ematopoiesi clonale, ma la loro rilevanza clinica è maggiore poiché la probabilità di progressione è significativamente più alta. Sono state descritte soprattutto in soggetti adulti o anziani con citopenie inspiegate e risultano più comuni nei pazienti sottoposti in passato a trattamenti citotossici o radioterapici.

Il riconoscimento delle CCUS ha importanti implicazioni diagnostiche e prognostiche, poiché consente di stratificare il rischio nei pazienti con citopenie persistenti e di distinguere i quadri reattivi o benigni da quelli che richiedono sorveglianza ematologica ravvicinata.

Eziologia, patogenesi e fisiopatologia

L’origine delle citopenie clonali di significato incerto è legata all’acquisizione di mutazioni somatiche nei precursori ematopoietici, le stesse che caratterizzano l’ematopoiesi clonale. Le mutazioni più frequenti interessano i geni epigenetici (DNMT3A, TET2, ASXL1), i geni dello splicing (SRSF2, SF3B1, U2AF1), i fattori trascrizionali (RUNX1) e i regolatori del checkpoint genomico (TP53, PPM1D).

Queste alterazioni conferiscono un vantaggio proliferativo alle cellule mutate, con progressiva espansione clonale. Tuttavia, a differenza della semplice ematopoiesi clonale, nelle CCUS il clone espanso determina un difetto funzionale nell’emopoiesi, con riduzione della produzione di una o più linee cellulari e conseguente citopenia clinicamente rilevabile.


Dal punto di vista fisiopatologico, le CCUS rappresentano quindi una condizione di ematopoiesi clonale con impatto clinico, in cui la mutazione genetica non solo consente l’espansione del clone, ma altera anche la funzionalità emopoietica. Questa compromissione si traduce in citopenie croniche di gravità variabile, che espongono il paziente a rischi infettivi, anemici o emorragici, oltre a un rischio sostanziale di progressione verso sindromi mielodisplastiche o leucemia mieloide acuta.

Manifestazioni cliniche

Il quadro clinico delle citopenie clonali di significato incerto è caratterizzato dalla presenza di citopenie persistenti, che possono interessare una o più linee ematiche, in assenza di segni morfologici sufficienti a definire una sindrome mielodisplastica.

L’anamnesi deve indagare la presenza di astenia cronica, dispnea da sforzo, palpitazioni o ridotta tolleranza allo sforzo in caso di anemia; episodi di infezioni ricorrenti o severe in corso di neutropenia; e tendenza a ecchimosi, petecchie o sanguinamenti gengivali e nasali in caso di trombocitopenia. La sintomatologia può essere subdola e progressiva, oppure del tutto assente, con la citopenia riscontrata in modo incidentale durante esami ematologici di routine.

All’esame obiettivo il paziente può presentare pallore cutaneo-mucoso, segni di infezioni in atto, o manifestazioni emorragiche cutanee e mucose in relazione al grado e alla linea ematica interessata. Generalmente non si osservano splenomegalia o adenopatie, elementi che orienterebbero piuttosto verso una neoplasia ematologica conclamata.

L’andamento clinico delle CCUS è spesso stabile, ma alcuni pazienti possono mostrare progressione della citopenia, peggioramento dei sintomi e talvolta evoluzione verso una sindrome mielodisplastica o una leucemia mieloide acuta. La raccolta sistematica dei sintomi e l’esame obiettivo sono pertanto fondamentali per correlare le manifestazioni cliniche con i dati laboratoristici e indirizzare la diagnosi.

Accertamenti e diagnosi

Il sospetto di citopenie clonali di significato incerto nasce dalla documentazione di una citopenia persistente (Hb < 12 g/dL nell’uomo o < 11 g/dL nella donna; neutrofili < 1,8 x10⁹/L; piastrine < 150 x10⁹/L) della durata di almeno 4 mesi, non spiegata da altre cause secondarie (deficit nutrizionali, farmaci, malattie croniche).

Gli accertamenti di primo livello includono emocromo con formula e striscio periferico, che mostrano la riduzione numerica di una o più linee senza displasia significativa. Gli esami biochimici (vitamina B12, folati, ferritina, funzionalità tiroidea, renale ed epatica) sono indispensabili per escludere cause secondarie.

L’aspirato midollare e la biopsia osteomidollare documentano un midollo solitamente normocellulare o lievemente ipocellulare, senza displasia morfologica sufficiente a porre diagnosi di MDS. In alcuni casi possono essere presenti anomalie lievi e aspecifiche.

Il passo dirimente è rappresentato dall’analisi molecolare mediante NGS, che rivela la presenza di una o più mutazioni clonali tipiche (DNMT3A, TET2, ASXL1, SRSF2, SF3B1, U2AF1, RUNX1, TP53, ecc.), con VAF ≥2%. L’assenza di criteri per MDS e la presenza contemporanea di citopenia persistente e mutazioni clonali definiscono la diagnosi di CCUS.


Gli accertamenti complementari comprendono pannelli mutazionali estesi per la stratificazione prognostica (particolare attenzione a TP53, RUNX1, mutazioni di splicing), citogenetica convenzionale per identificare eventuali anomalie cromosomiche associate, e monitoraggio periodico dell’emocromo. La frequenza dei controlli deve essere modulata in base al profilo mutazionale e all’andamento clinico, data la probabilità non trascurabile di progressione a MDS o AML.

Trattamento e prognosi

La strategia terapeutica nelle citopenie clonali di significato incerto non prevede un trattamento mirato alla eradicazione del clone, ma si basa su sorveglianza clinico-ematologica attiva e sulla gestione delle citopenie e delle complicanze correlate. L’obiettivo principale è distinguere i pazienti che rimangono stabili da quelli a maggior rischio di progressione verso sindrome mielodisplastica o leucemia mieloide acuta.

Il monitoraggio include emocromo completo e valutazione clinica ogni 3–6 mesi, con frequenza maggiore nei portatori di mutazioni ad alto rischio (TP53, RUNX1, mutazioni dello splicing) o nei pazienti con peggioramento delle citopenie. L’analisi molecolare mediante NGS può essere ripetuta periodicamente per valutare la dinamica clonale (incremento della VAF, acquisizione di nuove mutazioni). L’aspirato e la biopsia osteomidollare sono indicati in caso di peggioramento ematologico o sospetto di evoluzione.

Il trattamento di supporto può rendersi necessario nei casi con anemia sintomatica (uso di eritropoietina o trasfusioni), neutropenia severa con infezioni ricorrenti (profilassi antimicrobica selettiva o G-CSF in casi selezionati) o trombocitopenia clinicamente rilevante (profilassi e trattamento degli episodi emorragici). Non vi è attualmente indicazione a terapie chemioterapiche o ipometilanti al di fuori della progressione a MDS.

La prognosi delle CCUS è intermedia tra la semplice ematopoiesi clonale e le sindromi mielodisplastiche conclamate. Una quota significativa di pazienti rimane stabile a lungo termine, ma il rischio cumulativo di progressione a MDS/AML è stimato intorno al 10–30% a 5 anni, con valori più elevati nei casi con multipli driver mutazionali o citopenie profonde. La sopravvivenza globale è principalmente influenzata dall’evoluzione verso malattia mielodisplastica e dalle complicanze delle citopenie croniche.

Complicanze

Le complicanze legate alla malattia sono direttamente correlate alla persistenza delle citopenie e al rischio di progressione. L’anemia cronica può determinare astenia significativa, intolleranza allo sforzo e peggioramento delle comorbidità cardiovascolari. La neutropenia espone a infezioni batteriche e fungine ricorrenti, mentre la trombocitopenia comporta rischio emorragico mucocutaneo e, nei casi più gravi, sanguinamenti gastrointestinali o intracranici.

La progressione clonale verso sindromi mielodisplastiche o leucemia mieloide acuta rappresenta la complicanza evolutiva più temuta. Tale trasformazione è favorita dall’acquisizione di nuove mutazioni driver o da un incremento della VAF del clone già presente. Nei pazienti con profilo ad alto rischio, la progressione può avvenire rapidamente e in modo imprevedibile.

Le complicanze del trattamento di supporto comprendono gli effetti collaterali della terapia trasfusionale (sovraccarico di ferro, alloimmunizzazione, infezioni trasmissibili), l’aumento del rischio trombotico associato a eritropoietina e gli effetti a lungo termine di G-CSF (dolori ossei, splenomegalia, iperleucocitosi transitoria). Per questo motivo, tali approcci devono essere utilizzati in modo selettivo e bilanciato.

Dal punto di vista psicosociale, la diagnosi di CCUS può generare ansia e incertezza nei pazienti, legata al concetto di condizione “premaligna” con rischio variabile di trasformazione. È quindi importante un counselling adeguato che spieghi la natura della malattia, la necessità di controlli ravvicinati e le prospettive a lungo termine.

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