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Linfoma anaplastico a grandi cellule

Il linfoma anaplastico a grandi cellule (ALCL, anaplastic large cell lymphoma) è un linfoma a cellule T mature caratterizzato da proliferazione clonale di linfociti atipici di grandi dimensioni, con morfologia anaplastica e tipica espressione di CD30. Può presentarsi in forme sistemiche, ALK-positive o ALK-negative, o come linfoma anaplastico cutaneo primitivo.

L’ALCL sistemico rappresenta circa il 2–3% di tutti i linfomi non-Hodgkin dell’adulto e fino al 10–15% dei linfomi a cellule T periferiche. Colpisce prevalentemente soggetti giovani nei casi ALK-positivi (età media intorno ai 30 anni), mentre la variante ALK-negativa interessa soprattutto adulti di età avanzata (età media > 60 anni). È lievemente più frequente nel sesso maschile.

Dal punto di vista biologico, il linfoma anaplastico a grandi cellule si distingue per la morfologia pleomorfa con nuclei a ferro di cavallo o reniformi e per il costante pattern di espressione di CD30. Le forme ALK-positive sono caratterizzate dalla presenza di traslocazioni che coinvolgono il gene ALK, responsabili dell’attivazione costitutiva di vie di segnalazione oncogeniche. La storia naturale della malattia varia in base allo stato ALK e ad altri fattori biologici, con un decorso più favorevole nelle forme ALK-positive rispetto a quelle ALK-negative.

Eziologia, patogenesi e fisiopatologia

L’eziologia del linfoma anaplastico a grandi cellule non è completamente definita. Nelle forme sistemiche ALK-positive, l’evento eziologico principale è rappresentato da traslocazioni cromosomiche che coinvolgono il gene ALK (2p23), la più comune delle quali è t(2;5)(p23;q35) con formazione del gene di fusione NPM1::ALK. Queste alterazioni determinano un’attivazione costitutiva del recettore tirosin-chinasico ALK, con conseguente proliferazione e sopravvivenza cellulare anomala. Le forme ALK-negative non mostrano riarrangiamenti di ALK ma possono presentare altre alterazioni genetiche, tra cui mutazioni di JAK1, STAT3, DNMT3A, TP53 e traslocazioni che coinvolgono DUSP22 o TP63.

Come possibili fattori di rischio sono stati ipotizzati stati di immunodeficienza, esposizioni ambientali e pregressi trattamenti immunosoppressivi, ma non vi sono evidenze causali dirette. Nelle forme cutanee primitive si sospetta un ruolo di stimolazioni antigeniche croniche e microambiente cutaneo permissivo.

A livello molecolare, l’attivazione di vie di segnalazione oncogeniche come JAK/STAT, PI3K/AKT/mTOR e MAPK/ERK favorisce proliferazione, resistenza all’apoptosi e instabilità genomica. Le cellule tumorali mostrano inoltre disregolazione epigenetica, alterata espressione di microRNA e meccanismi di immunoevasione, inclusa la sovraespressione di checkpoint immunitari.

Dal punto di vista fisiopatologico, la malattia si sviluppa attraverso l’accumulo di cellule T neoplastiche con morfologia anaplastica che infiltrano linfonodi, midollo osseo e organi extranodali. La proliferazione tumorale è spesso associata a necrosi e risposta infiammatoria, con ricco infiltrato di cellule reattive. L’attivazione di ALK o di vie alternative nelle forme negative consente una crescita incontrollata e una ridotta sensibilità ai segnali apoptotici.

Clinicamente, questo processo si manifesta con adenopatie voluminose, coinvolgimento extranodale (cute, ossa, polmoni, fegato), febbre e sintomi sistemici. Nelle fasi avanzate, la compromissione della funzione immunitaria e l’ampia disseminazione possono condurre a immunodepressione marcata e predisposizione a infezioni gravi, oltre a complicanze da insufficienza multiorgano.

Manifestazioni cliniche

Il quadro clinico del linfoma anaplastico a grandi cellule cutaneo primitivo è dominato da noduli o tumori cutanei a crescita subacuta, spesso solitari o in piccoli gruppi, con predilezione per tronco e arti. Le lesioni hanno consistenza elastica‑dura, tendenza all’ulcerazione centrale e possono essere dolenti; un sottogruppo presenta regressioni parziali o complete seguite da recidive loco‑regionali. L’esordio può essere scambiato per processi infiammatori o infettivi cutanei, ritardando la diagnosi.

L’anamnesi deve indagare comparsa di noduli/tumori rapidamente evolutivi, sanguinamento o secrezione da ulcere, episodi regressivi precedenti, esposizioni farmacologiche o protesiche (per es., mammaria) e sintomi sistemici. Febbre, sudorazioni notturne e calo ponderale sono in genere assenti nelle forme cutanee primitive e la loro presenza impone una valutazione più ampia per escludere malattia sistemica.

All’esame obiettivo si documentano noduli eritemato‑violacei o tumori cupoliformi, spesso con alone infiammatorio e ulcerazione sovrastante; la superficie cutanea circostante può essere indenne. La distribuzione è di solito solitaria o regionale (cluster in un distretto), mentre un interessamento generalizzato orienta verso stadi più avanzati. La palpazione linfonodale valuta stazioni regionali (frequente linfoadenopatia reattiva dermatopatica); l’osservazione di adenopatie dure, fisse o voluminose richiede approfondimento istologico. Segni di coinvolgimento extracutaneo (epato‑splenomegalia, masse profondhe) sono atipici nelle forme primitivamente cutanee e devono far considerare varianti sistemiche o altre entità.

Nelle presentazioni con malattia estesa o veloce progressione, il decorso clinico diventa più aggressivo, con incremento del numero e delle dimensioni dei tumori, ulcerazioni dolorose e potenziale compromissione funzionale/estetica; in questi casi la distinzione da linfomatoide papulosi recidivante e da forme sistemiche di ALCL è cruciale per impostare l’iter diagnostico‑terapeutico corretto.

Accertamenti e diagnosi

Il sospetto di linfoma anaplastico a grandi cellule cutaneo primitivo nasce di fronte a noduli/tumori cutanei persistenti o recidivanti, spesso ulcerati, non responsivi a terapie dermatologiche convenzionali. La diagnosi richiede un approccio integrato istologico, immunofenotipico e molecolare, insieme all’esclusione sistematica di una forma sistemica di ALCL o di un BIA‑ALCL associato a impianto mammario.

Gli accertamenti di primo livello comprendono la biopsia cutanea escissionale/incisionale della lesione indice. L’istologia mostra un denso infiltrato dermico di grandi cellule anaplastiche con nuclei irregolari “a hallmark”, nucleoli prominenti e citoplasma abbondante; l’epidermotropismo è assente o minimo, e possono essere presenti necrosi e fenomeni ulcerativi.

L’immunofenotipo documenta forte e diffusa espressione di CD30 (generalmente in >75% delle cellule neoplastiche), fenotipo T variabile (CD3±, CD4±) con frequente perdita di antigeni pan‑T (per es. CD2, CD5, CD7), marcatori citotossici spesso positivi (TIA1, granzyme B) e assenza tipica di ALK nelle forme cutanee primitive. L’EMA può essere variabile.

La biologia molecolare evidenzia la clonalità del TCR su tessuto cutaneo (PCR o NGS) a sostegno della natura neoplastica; riarrangiamenti come DUSP22 possono essere riscontrati in un sottogruppo e hanno rilevanza classificativa/prognostica nelle ALCL ALK‑negative. La citofluorimetria del sangue periferico non è di regola dirimente ma contribuisce a escludere coinvolgimento ematico.

Nei casi con linfoadenopatia, la biopsia linfonodale distingue reazione dermatopatica da vero interessamento linfomatoso. L’imaging con TC o PET‑TC è indicato per escludere coinvolgimenti extracutanei e per differenziare una forma cutanea primitiva da ALCL sistemica; in presenza di protesi mammarie, va considerata la valutazione mirata della capsula per escludere BIA‑ALCL.


Stabilita la diagnosi, l’estensione si definisce con il sistema TNM dedicato ai linfomi cutanei non‑MF/SS, utile a descrivere in modo anatomicamente coerente la malattia e a guidare le decisioni cliniche.


Gli accertamenti complementari includono emocromo e profili biochimici (LDH come indice di carico tumorale), colture/valutazioni microbiologiche in presenza di ulcere, e, nei casi selezionati, analisi molecolari di approfondimento (per es. FISH per riarrangiamenti rilevanti nelle ALCL ALK‑negative). L’integrazione di dati clinici, istologici e molecolari permette la conferma della natura cutanea primitiva e orienta la scelta terapeutica.

Trattamento e prognosi

La strategia terapeutica nel linfoma anaplastico a grandi cellule (ALCL) varia in base alla variante clinico-patologica e allo stadio di malattia. L’obiettivo è ottenere remissioni durature, ridurre il rischio di recidiva e migliorare la sopravvivenza, modulando l’approccio tra schemi chemioterapici convenzionali, terapie mirate e, nei casi selezionati, trapianto allogenico di cellule staminali.

Nella variante ALCL sistemico ALK-positivo, tipica dell’età giovanile-adulta, la chemioterapia di combinazione (CHOP o CHOEP) costituisce la terapia standard di prima linea. L’introduzione di brentuximab vedotin (anticorpo coniugato anti-CD30) in combinazione con CHP (ciclofosfamide, doxorubicina, prednisone) ha dimostrato un significativo miglioramento della sopravvivenza libera da progressione ed è oggi preferito come regime iniziale in molte linee guida internazionali. Nei pazienti con risposta subottimale o alto rischio di recidiva si può considerare consolidamento con trapianto autologo in prima remissione.

Nel linfoma anaplastico ALK-negativo, più frequente nell’età adulta avanzata e con prognosi meno favorevole, la prima linea prevede analoghi regimi chemioterapici, con risultati inferiori rispetto alla variante ALK-positiva. L’aggiunta di brentuximab vedotin a CHP rappresenta anche in questo setting uno standard consolidato. Nei pazienti giovani ad alto rischio o refrattari, il trapianto allogenico può essere valutato come opzione potenzialmente curativa.

Nel linfoma anaplastico cutaneo primitivo (pcALCL), a decorso generalmente indolente, il trattamento è prevalentemente locale: escissione chirurgica o radioterapia delle lesioni singole o localizzate. Nei casi multifocali, recidivanti o refrattari si possono impiegare metotrexato a basse dosi, bexarotene o brentuximab vedotin. La prognosi in questi pazienti è eccellente, con sopravvivenza a lungo termine molto elevata.

Il monitoraggio si basa su imaging periodico (TC, PET/TC) per valutare la risposta e individuare precocemente le recidive, mentre nel pcALCL la sorveglianza clinico-dermatologica è centrale. La valutazione della risposta segue i criteri internazionali (Lugano o RECIL), integrando parametri clinici, radiologici e talora istologici.

La prognosi è strettamente influenzata dallo status ALK: i pazienti con ALK-positivo hanno una sopravvivenza a 5 anni che può superare l’80%, mentre gli ALK-negativi hanno esiti meno favorevoli, con sopravvivenza intorno al 40–50%. Nel pcALCL la prognosi è ottima, con sopravvivenza globale >90% a 10 anni, sebbene recidive cutanee siano frequenti ma raramente letali. La trasformazione aggressiva e la resistenza alle terapie rimangono i principali fattori prognostici sfavorevoli.

Complicanze

Le complicanze del linfoma anaplastico a grandi cellule sono strettamente legate alla variante clinica, allo stadio di malattia e alle terapie adottate. È quindi necessario distinguere chiaramente tra la forma sistemica ALK-positiva, la forma sistemica ALK-negativa e il linfoma anaplastico cutaneo primitivo, ognuna delle quali presenta profili di rischio differenti.

Nell’ALCL sistemico ALK-positivo, tipico di soggetti giovani, le complicanze derivano soprattutto dalla massa tumorale elevata e dalla rapida proliferazione. Sono frequenti sindromi compressive mediastiniche, ostruzione delle vie aeree, dolore da infiltrazione ossea e compressione midollare. L’infiltrazione del midollo osseo può condurre a citopenie gravi con anemia, trombocitopenia e neutropenia, predisponendo ad emorragie e infezioni. Le recidive rappresentano una complicanza evolutiva rilevante, seppur meno frequenti rispetto alle forme ALK-negative, e possono manifestarsi anche dopo remissioni prolungate.

Nell’ALCL sistemico ALK-negativo, che colpisce soggetti di età adulta-avanzata, le complicanze cliniche sono più severe per la prognosi meno favorevole e la tendenza a recidive precoci. L’interessamento extranodale viscerale (fegato, polmone, apparato gastrointestinale) può determinare insufficienza d’organo e quadri clinici acuti potenzialmente fatali. La resistenza ai trattamenti chemioterapici si accompagna a un incremento di complicanze infettive e metaboliche, aggravate dall’immunosoppressione cumulativa. In questo setting, la progressione rapida e la refrattarietà terapeutica rappresentano le complicanze maggiormente temibili.

Nel linfoma anaplastico cutaneo primitivo (pcALCL), le complicanze sono meno legate alla sopravvivenza e più alla qualità di vita. Le recidive cutanee multiple, spesso croniche, possono risultare invalidanti e richiedere trattamenti ripetuti. Le ulcerazioni cutanee persistenti espongono a sovrainfezioni batteriche, principalmente da Staphylococcus aureus, che nei casi estesi possono condurre a sepsi. La disseminazione extracutanea, seppur rara, costituisce una complicanza evolutiva sfavorevole che peggiora sensibilmente la prognosi.

Le complicanze correlate ai trattamenti sono comuni a tutte le varianti, pur con impatto diverso. La chemioterapia sistemica determina mielosoppressione, rischio di neutropenia febbrile, infezioni opportunistiche e tossicità cardiaca da antracicline. L’impiego di brentuximab vedotin è associato a neuropatia periferica cumulativa, reazioni cutanee e citopenie, con impatto significativo sulla qualità di vita. La radioterapia locale o total-skin può indurre dermatite, fibrosi e, raramente, secondi tumori radioindotti. Nei pazienti sottoposti a trapianto allogenico di cellule staminali le complicanze più temibili sono rappresentate dalla graft-versus-host disease, dalle infezioni severe e dalla mortalità correlata alla procedura.

In sintesi, mentre nelle forme sistemiche il peso delle complicanze è legato soprattutto alla progressione tumorale, alla refrattarietà terapeutica e alla tossicità cumulativa delle cure, nel pcALCL prevalgono le problematiche cutanee croniche e le infezioni secondarie. La gestione ottimale richiede quindi un approccio differenziato, che tenga conto delle specificità biologiche e cliniche delle diverse varianti della malattia.

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