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Citopenie idiopatiche di significato incerto

Le citopenie idiopatiche di significato incerto (ICUS, idiopathic cytopenias of undetermined significance) rappresentano una condizione caratterizzata da una o più citopenie persistenti (anemia, neutropenia, trombocitopenia) in assenza di evidenza di clonalità ematopoietica e senza criteri morfologici, citogenetici o molecolari per una sindrome mielodisplastica (MDS) o altre neoplasie mieloidi.

Si tratta di una lesione pre-neoplastica distinta, in cui la riduzione di una o più linee cellulari ematiche non trova una causa acquisita o ereditaria identificabile nonostante indagini complete. L’ICUS ha un basso rischio di progressione verso MDS o leucemia mieloide acuta (AML) rispetto alle forme clonali (CH o CCUS), ma non è esente da potenziale evolutivo.

La prevalenza esatta non è ben definita, poiché dipende dal rigore diagnostico e dalla disponibilità di tecniche molecolari avanzate. È più frequente nei soggetti anziani, in cui la presenza di citopenie inspiegate è un reperto relativamente comune nella pratica clinica, ma può manifestarsi a qualsiasi età.

Dal punto di vista clinico, l’ICUS è di solito asintomatica e viene riscontrata nel contesto di esami ematochimici di routine. In altri casi, la riduzione delle cellule ematiche può determinare sintomi correlati (astenia da anemia, infezioni ricorrenti da neutropenia, tendenza emorragica da piastrinopenia), pur in assenza di criteri diagnostici per patologie ematologiche definite.

Il riconoscimento di questa entità ha implicazioni rilevanti, poiché richiede un follow-up ematologico regolare, con rivalutazione periodica dell’emocromo e della morfologia midollare, per intercettare precocemente eventuali trasformazioni clonali.

Eziologia, patogenesi e fisiopatologia

L’ICUS è definita come una condizione di citopenia persistente senza evidenza di clonalità e senza criteri diagnostici per MDS. La sua eziologia è per definizione idiopatica, ossia sconosciuta, dopo l’esclusione di cause secondarie (deficit nutrizionali, infezioni croniche, farmaci mielotossici, malattie autoimmuni, ipersplenismo, neoplasie infiltranti).

Dal punto di vista patogenetico, si ipotizza che l’ICUS derivi da disfunzioni subcliniche delle cellule staminali ematopoietiche o dell’ambiente midollare, non ancora caratterizzabili con le tecniche attuali. In alcuni casi, l’ICUS potrebbe rappresentare una fase iniziale di clonalità non rilevabile con i test disponibili, destinata ad emergere successivamente come CH o CCUS.

Sul piano fisiopatologico, le citopenie derivano da una ridotta produzione o da una sopravvivenza anomala delle cellule ematiche, senza le tipiche displasie morfologiche né le anomalie molecolari che definiscono le MDS. L’ematopoiesi appare quantitativamente inefficiente, ma qualitativamente conservata, motivo per cui la condizione è spesso stabile nel tempo.


In sintesi, l’ICUS è una condizione non clonale che si colloca nello spettro delle lesioni dei precursori mieloidi a basso rischio, con una fisiopatologia ancora in gran parte ignota. L’evoluzione a MDS o AML è rara ma possibile, in particolare se col tempo emergono evidenze di clonalità molecolare, trasformando l’ICUS in CCUS.

Manifestazioni cliniche

Il quadro clinico delle citopenie idiopatiche di significato incerto è variabile e spesso poco specifico. La condizione si definisce per la presenza di citopenie persistenti in assenza di clonalità dimostrabile e senza criteri morfologici o genetici di sindrome mielodisplastica.

L’anamnesi deve esplorare sintomi correlati alle linee cellulari coinvolte: astenia, ridotta tolleranza allo sforzo e palpitazioni in caso di anemia; episodi di infezioni ricorrenti o severi quadri febbrili in corso di neutropenia; tendenza a ecchimosi, epistassi o sanguinamenti gengivali se la trombocitopenia è significativa. In numerosi pazienti la condizione rimane asintomatica, con citopenie riscontrate incidentalmente nel corso di controlli ematochimici di routine.

All’esame obiettivo si possono riscontrare pallore cutaneo-mucoso, petecchie, ecchimosi o segni di infezioni in atto, senza però riscontro di splenomegalia o adenopatie significative, che orienterebbero verso forme neoplastiche conclamate.

L’andamento clinico delle ICUS è spesso stabile nel tempo, con sintomi lievi o assenti. In alcuni casi tuttavia può osservarsi peggioramento progressivo della citopenia, con necessità di rivalutazioni periodiche per escludere l’evoluzione verso forme clonali (CCUS o MDS).

Accertamenti e diagnosi

Il sospetto di ICUS nasce dalla documentazione di una o più citopenie persistenti della durata di almeno 4 mesi, non attribuibili a cause secondarie note (deficit nutrizionali, infezioni croniche, farmaci mielotossici, insufficienze d’organo, malattie autoimmuni).

Gli esami di primo livello comprendono emocromo con formula leucocitaria e striscio periferico, che evidenziano la riduzione quantitativa di una o più linee cellulari senza displasia significativa. Esami biochimici mirati (vitamina B12, folati, ferro, funzionalità tiroidea, renale ed epatica) consentono di escludere cause acquisite.

L’aspirato midollare e la biopsia osteomidollare mostrano in genere cellularità normale o lievemente ridotta, con assenza di alterazioni morfologiche dirimenti per MDS. La citogenetica convenzionale e lo studio molecolare mediante NGS risultano negativi per clonalità significativa.


Gli accertamenti complementari comprendono test autoimmunitari, sierologia per infezioni croniche, indagini nutrizionali ed eventuale imaging addominale (ecografia, TC) per escludere ipersplenismo. È fondamentale il follow-up ematologico periodico, con rivalutazioni molecolari nel tempo per intercettare l’eventuale comparsa di clonalità che trasformerebbe l’ICUS in CCUS.

Trattamento e prognosi

La gestione delle citopenie idiopatiche di significato incerto si basa esclusivamente su sorveglianza clinica ed ematologica, in quanto non vi è evidenza di clonalità e quindi non sono indicate terapie specifiche. L’approccio primario consiste nell’escludere cause secondarie e nel monitorare nel tempo la stabilità del quadro ematologico.

Il follow-up prevede emocromo completo ogni 3–6 mesi, valutazione clinica dei sintomi e, quando necessario, rivalutazione morfologica midollare. L’analisi molecolare mediante NGS non mostra mutazioni clonali, ma può essere ripetuta se le citopenie peggiorano o se compaiono nuove anomalie morfologiche, al fine di identificare l’eventuale transizione a CCUS.

Il trattamento di supporto è indicato solo in caso di citopenie sintomatiche o severe: trasfusioni di emazie per anemia grave, profilassi antimicrobica selettiva in neutropenie profonde complicate da infezioni ricorrenti, o gestione emostatica in trombocitopenie clinicamente rilevanti. Non vi è alcun ruolo per terapie ipometilanti o citotossiche, che sono riservate a quadri clonali evolutivi o neoplastici.

La prognosi delle ICUS è generalmente favorevole: la maggior parte dei pazienti rimane stabile a lungo termine senza progressione. Tuttavia, una piccola quota può evolvere verso CCUS o, più raramente, verso MDS, soprattutto in presenza di peggioramento ematologico o con l’avanzare dell’età. La sopravvivenza globale non è significativamente ridotta rispetto alla popolazione generale, salvo complicanze legate alla severità delle citopenie.

Complicanze

Le complicanze principali derivano dalla persistenza delle citopenie: anemia cronica con astenia e ridotta qualità di vita; neutropenia con aumentata suscettibilità a infezioni batteriche o virali; trombocitopenia con rischio di sanguinamenti mucocutanei. In genere, però, le manifestazioni cliniche sono meno gravi rispetto a CCUS o MDS.

La progressione evolutiva rappresenta la complicanza più rilevante, seppure rara: l’ICUS può trasformarsi in CCUS attraverso la comparsa di clonalità molecolare e, in casi eccezionali, progredire ulteriormente verso MDS.

Le complicanze iatrogene possono derivare da trattamenti di supporto, in particolare dalle trasfusioni ripetute (sovraccarico di ferro, alloimmunizzazione). L’uso di fattori di crescita emopoietici è limitato e può essere associato a effetti collaterali quali dolori ossei o splenomegalia.

Dal punto di vista psicologico, la diagnosi di ICUS può indurre ansia e incertezza, poiché i pazienti si trovano in una condizione “intermedia” con necessità di controlli costanti ma senza una terapia risolutiva. È quindi essenziale un counselling mirato per chiarire la natura della condizione e rassicurare sulla bassa probabilità di progressione.

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