
Le neoplasie mieloidi/linfoidi con eosinofilia e riarrangiamenti delle tirosin-chinasi (MLN‑TK) sono un gruppo raro ed eterogeneo di neoplasie ematopoietiche guidate da fusioni geniche di tirosin‑chinasi che coinvolgono più frequentemente PDGFRA, PDGFRB, FGFR1, JAK2, e meno spesso ABL1 o FLT3. Il quadro clinico può variare da forme mieloproliferative croniche con eosinofilia e splenomegalia a presentazioni acute o extramidollari (linfoma/leucemia T‑linfoblastica, sarcoma mieloide), e in una quota non trascurabile l’eosinofilia può essere assente pur in presenza della lesione driver.
Dal punto di vista epidemiologico, le MLN‑TK colpiscono prevalentemente l’età adulta, con netta prevalenza maschile nelle forme FIP1L1‑PDGFRA. L’andamento clinico è molto disomogeneo: le neoplasie PDGFRA/PDGFRB hanno in genere decorso favorevole alla terapia mirata, mentre i riarrangiamenti di FGFR1 o JAK2 si associano più spesso a progressione in fase blastica e a prognosi peggiore.
Elemento cardine è la classificazione nosologica, oggi basata sulla WHO‑HAEM5 e sull’International Consensus Classification (ICC), che definiscono questa famiglia di neoplasie a partire dall’evento genetico driver e non dal solo fenotipo ematologico, integrando morfologia, immunofenotipo e biologia molecolare. L’identificazione della fusione di tirosin‑chinasi è, pertanto, dirimente per inquadramento prognostico e scelte terapeutiche.
La valutazione diagnostica richiede un approccio integrato che consideri:
Questo inquadramento ha permesso di superare criteri puramente morfologici, evidenziando differenze biologiche e terapeutiche sostanziali tra le diverse fusioni di tirosin‑chinasi.
La classificazione WHO‑HAEM5 delle MLN con eosinofilia e fusioni di tirosin‑chinasi comprende:
Le terapie mirate hanno trasformato la storia naturale di queste neoplasie. Nelle forme PDGFRA/PDGFRB, imatinib induce risposte ematologiche e molecolari profonde e durature, spesso già a basse dosi (100 mg/die). Le MLN‑TK FGFR1‑riarrangiate beneficiano di inibitori di FGFR (ad es. pemigatinib) con tassi elevati di risposta citogenetico‑molecolare; tuttavia il trapianto allogenico rimane spesso l’unica strategia potenzialmente curativa nelle forme aggressive o in fase blastica. Nelle MLN‑TK con JAK2 il ruxolitinib può ottenere risposte cliniche, generalmente non durature, ponendo il trapianto al centro della strategia nei pazienti eleggibili. La conferma e il monitoraggio molecolare della fusione guidano le decisioni terapeutiche e l’intensità del follow‑up.
Questa sezione del sito accompagna il lettore tra tutte le entità MLN‑TK secondo la logica WHO‑HAEM5, con pagine dedicate che seguono una struttura sistematica (eziologia, patogenesi, manifestazioni cliniche, diagnostica, trattamento, complicanze e prognosi) e una bibliografia scientifica aggiornata.