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Artrite post streptococcica

L’artrite post streptococcica, spesso indicata in ambito reumatologico come artrite reattiva post streptococcica o post streptococcal reactive arthritis (PSRA), è una forma di infiammazione articolare immunomediata che insorge a distanza di breve tempo da un episodio di faringite o faringotonsillite sostenuta in prevalenza da Streptococcus pyogenes, senza che sia dimostrabile la presenza del batterio all’interno del liquido sinoviale. Si colloca nello spettro delle artriti post infettive, in cui la risposta dell’ospite continua a essere attiva anche dopo la risoluzione dell’infezione primaria, e in cui l’elemento patogenetico centrale non è la colonizzazione articolare diretta ma l’innesco di meccanismi autoimmuni e di iperattivazione dell’immunità innata e adattativa a carico del compartimento sinoviale. A differenza dell’artrite settica piogena, caratterizzata da un quadro acuto purulento con sepsi evidente e isolamento di batteri vitali nel liquido articolare, nell’artrite post streptococcica l’articolazione è la sede finale di una cascata immunitaria scatenata a distanza dall’infezione faringea.

Dal punto di vista clinico, l’artrite post streptococcica si distingue in maniera netta dall’artrite del reumatismo articolare acuto, pur condividendo con quest’ultima il legame eziologico con l’infezione streptococcica delle alte vie respiratorie. L’esordio articolare della PSRA tende a verificarsi in un intervallo relativamente breve, in genere entro circa dieci giorni dalla faringite, mentre nell’artrite reumatica classica la latenza è più lunga, nell’ordine di due o tre settimane. Il pattern articolare è tipicamente additivo e non migrante, con interessamento che può coinvolgere contemporaneamente grandi e piccole articolazioni, talvolta anche il rachide e le articolazioni sacro iliache, e con una tendenza alla persistenza dell’infiammazione per settimane o mesi. La risposta agli antinfiammatori non steroidei è spesso parziale e meno spettacolare rispetto a quella osservata nell’artrite reumatica, dove la sinovite regredisce rapidamente con dosi adeguate di salicilati o altri FANS.

Sul piano epidemiologico, l’artrite post streptococcica è considerata una condizione rara, ma probabilmente sottodiagnosticata, che può colpire sia l’età pediatrica sia l’adulto giovane. In diverse casistiche viene descritto un andamento bimodale, con un primo picco tra gli 8 e i 14 anni e un secondo picco tra la seconda e la quarta decade, con una distribuzione tra i sessi tendenzialmente equilibrata. La frequenza reale è strettamente dipendente dalla circolazione di ceppi streptococcici reumatogeni e dal carico di infezioni faringee non trattate o trattate in maniera tardiva, ed è quindi maggiore nelle aree geografiche in cui la faringite da streptococco beta emolitico di gruppo A è endemica e le risorse per la diagnosi precoce e la terapia antibiotica non sono uniformemente disponibili. Nelle popolazioni pediatriche con alta incidenza di faringiti streptococciche, l’artrite post streptococcica rappresenta una causa non trascurabile di artrite acuta o subacuta, spesso confusa inizialmente con altre artriti reattive o con l’esordio di una malattia reumatologica cronica.

In termini di impatto funzionale, l’artrite post streptococcica può determinare un importante carico di morbilità, soprattutto quando l’infiammazione interessa caviglie, ginocchia o articolazioni delle mani e quando il decorso è caratterizzato da persistenza dei sintomi o da recidive multiple. Il dolore, la tumefazione articolare e la rigidità mattutina riducono la capacità di deambulazione, di uso fine delle mani e di partecipazione alle attività scolastiche, sportive o lavorative, con ripercussioni significative sulla qualità di vita. Sebbene la probabilità di sviluppare una cardite clinicamente manifesta sembri nettamente inferiore rispetto al reumatismo articolare acuto, una quota di pazienti richiede comunque un follow up cardiologico prolungato, il che testimonia la natura autoimmunitaria sistemica del processo, pur in un contesto in cui il focus principale dell’interessamento rimane quello articolare. In questa sede l’attenzione è rivolta in modo prioritario alla patologia articolare e alla sua storia naturale, mentre l’inquadramento completo delle complicanze sistemiche post streptococciche è demandato a una trattazione specifica.

Eziologia, patogenesi e fisiopatologia

L’artrite post streptococcica è la conseguenza di un complesso intreccio tra fattori del patogeno, dell’ospite e dell’ambiente, in cui l’infezione faringea da Streptococcus pyogenes rappresenta l’innesco necessario ma non sufficiente di una risposta immunitaria aberrante a carico delle articolazioni. L’eziologia è quasi sempre correlata allo streptococco beta emolitico di gruppo A, sebbene in alcuni studi siano stati implicati anche altri streptococchi di gruppo C e G, in particolare in contesti adulti. Dopo l’infezione faringea, i componenti della parete batterica, le esotossine e gli antigeni di superficie come la proteina M e il polisaccaride della parete cellulare vengono presentati ai linfociti T e B attraverso le cellule presentanti l’antigene, con sviluppo di una risposta anticorpale e cellulare diretta contro il microrganismo. In una sottopopolazione di individui geneticamente predisposti, questa risposta non si esaurisce con la clearance dell’infezione faringea, ma si “sposta” verso antigeni propri del tessuto articolare, determinando un processo reattivo a distanza.

Uno dei meccanismi centrali proposti per spiegare la PSRA è quello del molecular mimicry. Alcune sequenze della proteina M streptococcica e di altri antigeni di superficie presentano analogie strutturali con epitopi presenti in proteine della matrice extracellulare sinoviale, in molecole di adesione e in componenti del citoscheletro cellulare. I linfociti T e B, inizialmente attivati contro l’antigene batterico, possono quindi riconoscere in modo crociato questi epitopi self, con produzione di autoanticorpi e citochine proinfiammatorie che colpiscono la membrana sinoviale e le strutture periarticolari. A differenza del reumatismo articolare acuto, in cui il bersaglio elettivo di questo mimetismo riguarda in maniera prominente le strutture cardiache, nell’artrite post streptococcica la predominanza dell’interessamento articolare suggerisce differenze sottili ma rilevanti nel repertorio degli epitopi riconosciuti e nella distribuzione tissutale degli antigeni cross reattivi.

La predisposizione genetica svolge un ruolo di modulazione importante nella suscettibilità e nel fenotipo clinico dell’artrite post streptococcica. Diversi studi hanno evidenziato un’associazione con specifici alleli di classe II del complesso maggiore di istocompatibilità, in particolare HLA DRB1*01 e alleli correlati, mentre la frequenza di HLA B27 non risulta aumentata rispetto alla popolazione generale, in contrasto con quanto osservato nelle artriti reattive classiche associate a infezioni uro genitali o enteriche. Questa associazione con HLA DRB1 suggerisce che la presentazione antigena ai linfociti T CD4 positivi e la qualità della risposta T helper, più che i meccanismi tipici delle spondiloartriti HLA B27 correlate, siano cruciali nel determinare la persistenza dell’infiammazione articolare. È verosimile che la combinazione tra alleli HLA specifici, polimorfismi in geni regolatori della risposta innata e adattativa e variabilità del repertorio T e B contribuisca a definire quali soggetti, a parità di esposizione streptococcica, svilupperanno PSRA, reumatismo articolare acuto o nessuna sequele post infettiva.

Sul piano dei meccanismi immunologici locali, l’articolazione colpita da artrite post streptococcica mostra un quadro di sinovite infiammatoria, con iperplasia della membrana sinoviale, neoangiogenesi e infiltrato di cellule mononucleate costituito da linfociti T, cellule B, plasmacellule e macrofagi. I recettori dell’immunità innata espressi da sinoviociti e cellule residenti, come i Toll like receptors, possono essere stimolati da frammenti antigenici streptococcici o da complessi immuni circolanti che si depositano in sede articolare, attivando le vie di trasduzione che portano alla produzione di citochine proinfiammatorie quali IL 1β, TNF α e IL 6, e di chemochine che richiamano ulteriori cellule infiammatorie. A livello di risposta adattativa, è stata documentata una polarizzazione verso profili T helper di tipo Th1 e Th17, con produzione di IFN γ, IL 17 e altre citochine capaci di sostenere nel tempo l’attivazione di fibroblasti sinoviali e condrociti, creando un microambiente favorevole alla cronicizzazione della sinovite.

Dal punto di vista fisiopatologico, la sinovia attivata assume un comportamento simil pannus, con proliferazione di fibroblasti sinoviali e produzione di metalloproteinasi della matrice e di altre proteasi che degradano collagene e proteoglicani della cartilagine articolare. La contemporanea produzione insufficiente di inibitori tissutali delle metalloproteinasi determina uno sbilanciamento verso la degradazione della matrice, soprattutto nei casi in cui l’infiammazione persista per mesi. La presenza costante di essudato infiammatorio nel liquido sinoviale, ricco di neutrofili, macrofagi, citochine e specie reattive dell’ossigeno, altera l’omeostasi condrocitaria, riduce la capacità riparativa della cartilagine e può condurre, nel lungo periodo, a erosioni marginali e a segni di danno strutturale che mimano altre artropatie infiammatorie. L’osso subcondrale risente dell’aumento del riassorbimento mediato dagli osteoclasti, stimolati da RANKL prodotto da linfociti T e fibroblasti sinoviali, con possibile comparsa di osteopenia iuxta articolare nelle forme più protratte.

Un elemento distintivo dell’artrite post streptococcica rispetto al reumatismo articolare acuto è il decorso clinico di tipo persistente o recidivante. Mentre nell’artrite reumatica classica l’infiammazione articolare ha carattere spiccatamente migrante e tende a risolversi in pochi giorni o settimane, spesso con risposta rapida e completa ai FANS, nella PSRA la sinovite può durare a lungo nella stessa articolazione, talvolta per mesi, con pattern additivo e non migratorio. Questo comportamento riflette verosimilmente una diversa dinamica della risposta immune, nella quale meccanismi di regolazione insufficienti o una persistenza di stimoli antigenici streptococcici a basso livello mantengono attivo il circuito infiammatorio articolare. Sebbene l’interessamento cardiaco clinicamente evidente sia raro, la natura sistemica della risposta autoimmunitaria impone comunque una sorveglianza cardiologica nei primi mesi, a conferma del fatto che l’artrite post streptococcica si colloca sul continuum delle sequele immunomediate post streptococciche, con un tropismo preferenziale ma non esclusivo per il sistema articolare.

Manifestazioni Cliniche

L’esordio dell’artrite post streptococcica si verifica in genere a distanza di pochi giorni dalla risoluzione o dal miglioramento del quadro di faringite o faringotonsillite, con un intervallo libero di sintomi di circa una settimana, talvolta fino a dieci giorni. All’anamnesi il paziente riferisce spesso mal di gola recente, febbre moderata, odinofagia e ingrossamento linfonodale laterocervicale, talora già trattati con antibiotici o con sola terapia sintomatica; in una quota non trascurabile di casi, soprattutto nei bambini piccoli e negli adulti, la faringite può essere stata poco evidente o sottovalutata, e il legame temporale tra infezione e artrite viene ricostruito solo retrospettivamente. Dopo questo intervallo libero, il primo sintomo articolare è in genere un dolore acuto o subacuto a carico di una o più articolazioni, associato a gonfiore, limitazione funzionale e, spesso, a rigidità mattutina prolungata.

La presentazione articolare tipica della PSRA è quella di una oligo o poliarticolite acuta non migratoria, con coinvolgimento sia di grandi sia di piccole articolazioni, talvolta con interessamento asimmetrico. Ginocchia, caviglie, polsi e articolazioni delle mani sono frequentemente colpite, ma non sono rari quadri in cui sono coinvolte anche anche, gomiti e, in una minoranza di pazienti, il rachide o le articolazioni sacro iliache. A differenza dell’artrite del reumatismo articolare acuto, che si sposta rapidamente da un’articolazione all’altra lasciando alle spalle articolazioni quasi completamente normalizzate, nell’artrite post streptococcica il processo infiammatorio tende a sommarsi, con articolazioni che restano dolenti e tumefatte mentre se ne aggiungono di nuove. Questa caratteristica additiva e non migrante rappresenta un elemento clinico chiave per orientare il sospetto diagnostico verso la PSRA piuttosto che verso il reumatismo articolare acuto.

All’esame obiettivo, le articolazioni interessate appaiono tumefatte, calde e dolenti alla palpazione, con versamento articolare di entità variabile e riduzione del range of motion. Il dolore è spesso intenso, peggiora con il carico e con i movimenti, e può interferire in modo significativo con la deambulazione o con le attività manuali fini. In alcuni pazienti, in particolare negli adulti giovani, si osservano segni di tenosinovite a carico di tendini flessori ed estensori, in particolare a livello delle mani e dei piedi, e quadri di entesite a carico dei siti di inserzione tendinea, elementi che contribuiscono a rendere la PSRA clinicamente simile ad altre forme di artrite reattiva. A differenza dell’artrite settica piogena, il quadro sistemico è di solito meno drammatico, con febbre assente o moderata, assenza di brividi scuotenti e condizioni generali relativamente conservate, fatto che può indurre a sottostimare inizialmente la gravità del processo articolare.

Un tratto caratteristico dell’artrite post streptococcica è la sua tendenza alla persistenza o alla recidiva. In molti casi l’artrite non si risolve completamente nell’arco di pochi giorni, ma permane per settimane o mesi nella stessa articolazione, con fluttuazioni dell’intensità dei sintomi ma senza completa remissione. In altri pazienti, episodi distinti di artrite acuta si succedono nel tempo, ognuno dei quali dura settimane e si accompagna a periodi di miglioramento parziale, dando luogo a un decorso ondulante che può essere confuso con l’esordio di un’artrite infiammatoria cronica. La risposta ai FANS è spesso deludente se confrontata con quella del reumatismo articolare acuto: il dolore e la tumefazione possono ridursi solo parzialmente con dosi standard di salicilati o di altri antinfiammatori, e in alcuni casi sono necessari corticosteroidi sistemici a basso dosaggio o infiltrazioni intra articolari per ottenere un controllo accettabile dell’infiammazione.

Nel bambino e nell’adolescente, la PSRA rappresenta una causa importante di artrite acuta o subacuta. I bambini in età scolare possono presentarsi con zoppia improvvisa, rifiuto di correre o saltare, difficoltà a salire e scendere le scale e dolore notturno, con articolazioni di ginocchio e caviglia tumefatte, calde e dolenti. Non di rado i genitori riferiscono una faringite recente, talvolta confermata da tampone positivo per streptococco o da sierologia con titoli elevati di antistreptolisin O o anti DNasi B. Rispetto alle forme virali o ad altre artriti reattive, l’artrite post streptococcica nei bambini è spesso più prolungata e meno responsiva ai FANS, elemento che deve spingere il clinico a considerare la PSRA nel differenziale, soprattutto in presenza di indici di flogosi moderatamente elevati e di prova sierologica di recente infezione streptococcica. Il monitoraggio nel tempo deve includere non solo la valutazione articolare, ma anche la sorveglianza cardiologica periodica, alla luce del potenziale, sebbene basso, rischio di interessamento subclinico delle strutture valvolari.

Nell’adulto, l’artrite post streptococcica può presentarsi con quadri più eterogenei. In alcuni casi domina una poliartrite periferica asimmetrica che interessa ginocchia, caviglie, polsi e piccole articolazioni delle mani, con funzione lavorativa compromessa e difficoltà nello svolgimento di attività quotidiane; in altri casi prevalgono quadri con interessamento di articolazioni assiali o sacro iliache, talvolta in associazione a entesite o a manifestazioni cutanee come l’eritema nodoso, con sovrapposizioni cliniche rispetto alle spondiloartriti sieronegative. La presenza di comorbilità articolari preesistenti, come l’artrosi, può mascherare o confondere la lettura del quadro, portando il paziente o il medico a interpretare l’episodio come una semplice riacutizzazione meccanica piuttosto che come l’espressione di una sequela immunomediata post infettiva. In questo contesto, l’anamnesi accurata di infezione streptococcica recente e l’inquadramento laboratoristico mirato sono fondamentali per una corretta identificazione della PSRA.

Le manifestazioni extra articolari della PSRA sono meno frequenti e meno caratteristiche rispetto a quelle del reumatismo articolare acuto, ma possono contribuire al quadro clinico. Alcuni pazienti presentano eritema nodoso, episodi di uveite anteriore, porpora o segni di glomerulonefrite post streptococcica, a testimonianza di una risposta immunitaria sistemica che coinvolge diversi distretti. L’interessamento cardiaco clinicamente manifesto è raro, ma la possibilità di cardite subclinica ha portato molte linee di indirizzo a raccomandare una valutazione ecocardiografica al momento della diagnosi e un follow up nel tempo. Nel complesso, la traiettoria clinica dell’artrite post streptococcica è quella di una artrite acuta o subacuta, additiva, non migrante, spesso prolungata e scarsamente responsiva ai FANS, che segue da vicino un episodio di faringite streptococcica e che richiede un attento inquadramento diagnostico per essere distinta sia dalle artriti settiche batteriche sia dalle altre forme di artrite reattiva e dalle malattie reumatiche croniche ad esordio articolare.

Accertamenti, sierologia ed imaging

Una volta riconosciuto un quadro articolare compatibile con artrite post streptococcica, l’iter diagnostico deve essere costruito in modo da documentare in maniera solida il nesso temporale con l’infezione da Streptococcus pyogenes, escludere in modo sistematico l’artrite settica acuta e le principali artriti infiammatorie croniche e definire l’eventuale presenza di danno strutturale articolare. L’approccio integra esami ematochimici di base, sierologia specifica per infezione streptococcica, valutazione colturale del faringe e di eventuali altri focolai, analisi del liquido sinoviale e metodiche di imaging mirate, con una particolare attenzione alla distinzione rispetto al reumatismo articolare acuto e alle artriti reattive di altra origine.

Il primo gradino è rappresentato dagli esami di I livello di laboratorio, che consentono di quantificare l’intensità della risposta infiammatoria e di escludere rapidamente situazioni di sepsi in atto. La VES e la PCR risultano in genere aumentate, talora in modo significativo, ma non raggiungono in molti casi i picchi tipici dell’artrite settica piogena; come in altre artriti infiammatorie, valori normali non escludono completamente la diagnosi, soprattutto quando il quadro articolare è subacuto e il paziente ha già assunto FANS o corticosteroidi. L’emocromo può mostrare leucocitosi neutrofila moderata, talora lieve anemia di malattia cronica e piastrinosi reattiva; la procalcitonina, se eseguita, tende a rimanere nei limiti o a mostrare aumenti molto contenuti, elemento che supporta una risposta infiammatoria sistemica non necessariamente legata a batteriemia in corso. Gli esami di biochimica generale (funzione renale, epatica, elettroliti, assetto coagulativo) sono indispensabili sia per inquadrare lo stato generale sia per impostare in sicurezza l’eventuale terapia antibiotica e i trattamenti antinfiammatori.

Il cardine dell’inquadramento eziologico è rappresentato dalla documentazione di una recente infezione streptococcica. In fase acuta, il tampone faringeo per la ricerca di streptococchi beta emolitici di gruppo A permette di identificare la colonizzazione orofaringea, ma un risultato negativo non esclude un’infezione pregressa, specie se l’artrite compare dopo un intervallo libero di alcuni giorni. Per questo motivo rivestono un ruolo centrale i test sierologici di fase tardiva, in particolare il titolo degli anticorpi anti streptolisina O (TAS) e degli anticorpi anti DNasi B. Un aumento significativo di questi titoli rispetto ai valori attesi per età, soprattutto se dimostrato in due prelievi seriati a distanza di alcune settimane, supporta in modo robusto l’avvenuta esposizione recente a Streptococcus pyogenes. L’interpretazione deve tenere conto del fatto che in aree ad alta circolazione streptococcica una singola determinazione elevata può riflettere infezioni più remote; in questi contesti, la cinetica nel tempo e la correlazione con il quadro clinico diventano particolarmente importanti.

Parallelamente, è necessario escludere altre cause di artrite infiammatoria acuta o subacuta. Vengono quindi richiesti, in base al sospetto clinico, marcatori autoimmuni quali fattore reumatoide, anticorpi anti CCP, ANA e pannelli specifici per connettiviti, che risultano solitamente negativi nella PSRA, e sierologie mirate per altre infezioni in grado di indurre artriti reattive (come Chlamydia trachomatis, Yersinia, Salmonella, Campylobacter), in particolare nei soggetti adulti o adolescenti. Nei casi in cui il quadro articolare presenti caratteristiche sovrapponibili alle spondiloartriti, la tipizzazione di HLA B27 può aiutare nella definizione del profilo di rischio, pur non essendo tipicamente aumentata nella popolazione con artrite post streptococcica.

L’analisi del liquido sinoviale rappresenta un passaggio cruciale in tutti i quadri di artrite acuta o subacuta, con un duplice obiettivo: escludere l’artrite settica batterica e caratterizzare la natura della sinovite. L’artrocentesi, effettuata in condizioni sterili, consente di valutare l’aspetto macroscopico del liquido, che nella PSRA è tipicamente torbido o opalescente, di tipo infiammatorio, ma raramente francamente purulento. La conta delle cellule nucleate mostra valori compatibili con un essudato infiammatorio (in genere decine di migliaia di leucociti per microlitro), con predominanza neutrofila, ma spesso inferiori alle concentrazioni tipiche dell’artrite settica acuta; la viscosità è ridotta e possono essere presenti filamenti di fibrina. Il liquido dovrebbe essere sempre inviato per esame colturale standard e, quando disponibile, per emocolture parallele se il quadro sistemico lo suggerisce: nelle forme pure di artrite post streptococcica le colture restano negative, dato che il batterio non colonizza l’articolazione come nella vera artrite settica. La ricerca di cristalli mediante microscopia a luce polarizzata è indispensabile per escludere artropatie microcristalline che possono mimare una presentazione acuta simil reattiva.

Dal punto di vista cardiologico, sebbene l’artrite post streptococcica non si associ in modo sistematico alla cardite come nel reumatismo articolare acuto, la possibilità di un interessamento subclinico delle strutture valvolari impone una valutazione mirata almeno nella fase iniziale. L’elettrocardiogramma può essere eseguito per escludere alterazioni di conduzione suggestive di coinvolgimento miocardico, mentre l’ecocardiogramma transtoracico è raccomandato per documentare l’eventuale presenza di soffi valvolari nuovi o di rigurgiti significativi che orienterebbero verso una forma reumatica classica piuttosto che verso una PSRA isolata. L’assenza di cardite clinica o subclinica rafforza l’inquadramento nell’ambito dell’artrite post streptococcica pura, pur senza eliminarne completamente il legame con il continuum delle sequele immunomediate post infettive.

L’imaging articolare ha un ruolo prevalentemente descrittivo e di follow up. La radiografia standard delle articolazioni colpite rappresenta il punto di partenza: nelle fasi iniziali mostra in genere solo aumento dei tessuti molli periarticolari e, talvolta, lieve osteopenia iuxta articolare, senza erosioni né restringimento marcato della rima articolare. Nelle forme più protratte, soprattutto in pazienti con episodi ricorrenti o con infiammazione mal controllata, possono comparire segni di erosione marginale e riduzione dello spazio articolare, reperti che richiedono un’attenta distinzione rispetto a malattie reumatiche croniche quali l’artrite reumatoide o le artriti sieronegative.

L’ecografia muscolo scheletrica è oggi lo strumento più sensibile per la valutazione della sinovite e delle strutture periarticolari nella PSRA. Essa consente di documentare la presenza e la quantità di versamento, di misurare lo spessore sinoviale, di valutare il grado di vascolarizzazione con power Doppler, di identificare eventuali tenosinoviti e borsiti e di guidare in modo preciso l’artrocentesi o eventuali infiltrazioni terapeutiche. Il pattern ecografico è quello di una sinovite attiva di tipo infiammatorio, senza caratteristiche patognomoniche ma con distribuzione e intensità che, in associazione al quadro clinico, possono contribuire a differenziare la PSRA da altre artriti acute o subacute.

La risonanza magnetica viene riservata a situazioni selezionate, quali il coinvolgimento di articolazioni profonde (anca, sacro iliache) o la necessità di distinguere tra sinovite reattiva e lesioni strutturali complesse in contesti di dolore persistente. Può evidenziare versamento, ispessimento sinoviale con potenziamento dopo mezzo di contrasto, edema dell’osso subcondrale e alterazioni precoci della cartilagine che non sono ancora visibili alla radiografia convenzionale. La tomografia computerizzata e le tecniche di medicina nucleare hanno un ruolo limitato e vengono prese in considerazione solo in casi particolarmente complessi, ad esempio per la valutazione di erosioni profonde o per la diagnosi differenziale con osteomieliti o altre patologie ossee. Nel complesso, la combinazione di infiammazione sistemica documentata, sierologia streptococcica compatibile, liquido sinoviale infiammatorio sterile e imaging articolare coerente costituisce la base per un inquadramento diagnostico robusto dell’artrite post streptococcica.

Diagnosi e stadiazione

La diagnosi di artrite post streptococcica non si fonda su criteri rigidamente codificati a livello internazionale, ma su un ragionamento clinico integrato che combina il quadro articolare, la dimostrazione di una recente infezione streptococcica, l’esclusione di altre cause di artrite e la distinzione rispetto al reumatismo articolare acuto. In assenza di cardite conclamata e di altri segni maggiori tipici del reumatismo, il compito del reumatologo è riconoscere l’artrite come espressione di una sequela immunomediata post infettiva con tropismo prevalentemente articolare, evitando sia di sottostimare la condizione sia di attribuire impropriamente a PSRA forme di artrite infiammatoria cronica che richiedono percorsi terapeutici diversi.

Il punto di partenza è rappresentato dalla valutazione clinica. La diagnosi diventa plausibile quando il paziente presenta un’artrite infiammatoria acuta o subacuta a esordio oligo o poliarticolare, con pattern additivo e non migratorio, che compare entro alcune settimane da un episodio di faringite o faringotonsillite compatibile con infezione streptococcica. La presenza di dolore intenso, tumefazione, calore e limitazione funzionale alle articolazioni interessate, associata a rigidità mattutina e a indici di flogosi aumentati, conferma la natura infiammatoria del processo. L’assenza di segni sistemici di sepsi, la risposta solo parziale ai FANS e la persistenza della sinovite oltre quanto atteso per una semplice artrite virale o post infettiva transitoria sono elementi che rafforzano il sospetto di PSRA.

Sul piano laboratoristico, la diagnosi è sostenuta dalla documentazione di una recente infezione streptococcica, tramite titoli elevati o in aumento di anticorpi anti streptolisina O e anti DNasi B e, quando disponibile, tampone faringeo positivo per Streptococcus pyogenes nelle fasi immediatamente successive alla faringite. La combinazione tra quadro articolare tipico e sierologia compatibile aumenta in modo significativo la probabilità post test che l’artrite sia effettivamente una sequela post streptococcica. Al tempo stesso, la negatività di marcatori autoimmuni specifici (fattore reumatoide, anticorpi anti CCP, ANA ad alto titolo con pattern patologico) e l’assenza di sierologie positive per altri agenti noti causa di artriti reattive contribuiscono a restringere l’ambito diagnostico.

L’analisi del liquido sinoviale è imprescindibile tutte le volte in cui il quadro clinico solleva anche solo il sospetto di artrite settica, in particolare in pazienti con febbre elevata, marcata leucocitosi o compromissione delle condizioni generali. La dimostrazione di un liquido infiammatorio, con colture batteriche negative per piogeni e assenza di cristalli, orienta verso un’artrite non settica e supporta l’ipotesi reattiva, mentre ogni dubbio sull’eventuale presenza di infezione articolare attiva impone di trattare il paziente come un’artrite settica fino a prova contraria. La distinzione rispetto all’artrite settica è prioritaria e precede qualsiasi considerazione sulla natura post streptococcica della sinovite.

Poiché non esistono criteri diagnostici ufficiali universalmente accettati per la PSRA, nella pratica clinica è utile ricorrere a un insieme di elementi ricorrenti che, se presenti in combinazione, rendono altamente probabile l’artrite post streptococcica e, al tempo stesso, la distinguono dal reumatismo articolare acuto e da altre artriti reattive:


La diagnosi differenziale occupa uno spazio centrale nell’iter diagnostico. L’artrite settica batterica deve essere sempre considerata finché non sia stata esclusa da artrocentesi e colture; nelle forme oligoarticolari asimmetriche post infettive, le artriti reattive associate a infezioni enteriche o uro genitali rappresentano un’alternativa da valutare, soprattutto in adolescenti e adulti sessualmente attivi. Le artriti virali e le artralgie post infettive di breve durata vanno considerate nei quadri più fugaci e in presenza di sierologie positive per virus artritogeni. Le malattie reumatiche croniche, come l’artrite reumatoide e le spondiloartriti, entrano in gioco quando il pattern articolare, la durata e la distribuzione delle lesioni, l’eventuale presenza di autoanticorpi o di HLA B27 e i reperti radiologici suggeriscono un processo infiammatorio destinato a cronicizzare indipendentemente dall’episodio infettivo scatenante.

Per quanto riguarda la stadiazione, non esiste un sistema formale paragonabile a quelli utilizzati per altre artropatie croniche, ma è utile adottare una classificazione clinico evolutiva che tenga conto di durata dei sintomi, risposta ai trattamenti e presenza di danno strutturale. In una prima categoria rientrano le forme monofasiche a breve durata, in cui l’artrite si risolve nell’arco di poche settimane con FANS e, quando indicata, con profilassi antibiotica, senza lasciare sequele radiografiche o funzionali. Una seconda categoria è rappresentata dalle forme persistenti, nelle quali la sinovite si prolunga per mesi, richiede terapie prolungate o ripetute e può comportare modesto danno strutturale, ma tende infine verso la remissione clinica.

Una particolare attenzione merita il gruppo di pazienti con decorso recidivante o subcronico, in cui episodi successivi di artrite insorgono a distanza variabile dal primo evento, talvolta in associazione a nuove infezioni streptococciche documentate o sospette. In questi casi è fondamentale un follow up prolungato per verificare se il quadro rimane confinato al paradigma della PSRA o se evolve verso una malattia reumatica cronica conclamata. L’uso seriato di VES e PCR, la valutazione periodica dell’assetto sierologico streptococcico, il monitoraggio ecografico delle articolazioni e, quando indicato, l’esecuzione di radiografie di controllo consentono di seguire l’andamento dell’infiammazione e di individuare precocemente l’eventuale comparsa di erosioni o di altre alterazioni strutturali.

Nel complesso, la stadiazione dell’artrite post streptococcica si basa quindi su parametri clinici e funzionali più che su scale formali, integrando durata e intensità della sinovite, risposta alle terapie, presenza di danno strutturale documentato e impatto sulla vita quotidiana del paziente. Un inquadramento accurato sin dall’esordio, accompagnato da un monitoraggio regolare, è essenziale per distinguere le forme destinate a remissione spontanea o dopo terapia da quelle che prefigurano l’instaurarsi di una patologia reumatica cronica, orientando di conseguenza le scelte terapeutiche e la durata del follow up reumatologico e cardiologico.

Trattamento e prognosi

Gli obiettivi del trattamento dell’artrite post streptococcica sono il controllo rapido della sinovite e del dolore, la prevenzione della progressione verso una forma infiammatoria cronica, la riduzione del rischio di complicanze cardiache reumatiche e la preservazione della funzione articolare nel lungo termine. A differenza dell’artrite settica piogena, in cui la priorità assoluta è l’eradicazione di un’infezione articolare attiva, nella PSRA la flogosi sinoviale è mediata da meccanismi immunologici innescati dall’infezione faringea da Streptococcus pyogenes, che al momento della comparsa dell’artrite è spesso già risolta a livello locale. Il modello terapeutico si fonda quindi sulla combinazione di trattamento antibiotico mirato a eliminare o prevenire ulteriori esposizioni streptococciche, terapia antinfiammatoria prolungata e, nei casi persistenti, eventuale ricorso a farmaci immunomodulanti e a programmi riabilitativi strutturati.

Il primo pilastro è rappresentato dal trattamento dell’infezione streptococcica documentata o sospetta. Nei pazienti che si presentano ancora in fase di faringite o con tampone faringeo positivo per Streptococcus pyogenes si raccomanda un ciclo completo di penicillina o amoxicillina per almeno 10 giorni, secondo gli schemi consolidati per la faringite streptococcica, oppure l’impiego di cefalosporine di prima generazione o macrolidi in caso di allergia ai beta-lattamici. Anche quando l’artrite insorge a faringite clinicamente risolta, la presenza di sierologia compatibile (titoli elevati o in aumento di anti streptolisina O e anti DNasi B) giustifica un ciclo terapeutico antibiotico, con l’obiettivo di eradicare eventuali focolai residui e ridurre il rischio di recidive infettive. Questo intervento non modifica in modo sostanziale la durata dell’artrite già in atto, ma rappresenta un tassello essenziale nella strategia di prevenzione delle sequele post streptococciche.

Il secondo pilastro è costituito dalla terapia antinfiammatoria, che nella PSRA ha caratteristiche peculiari rispetto al reumatismo articolare acuto. I FANS (come naprossene, ibuprofene o altri farmaci di pari livello) sono considerati trattamento di prima linea per ridurre dolore, tumefazione e rigidità articolare; tuttavia, la risposta è spesso meno rapida e spettacolare rispetto all’artrite reumatica classica e può richiedere settimane di somministrazione continuativa. Nei pazienti con coinvolgimento articolare marcato, dolore intenso o risposta insoddisfacente ai FANS, si può ricorrere a corticosteroidi sistemici a basse o moderate dosi per periodi limitati, con successivo tapering graduale in funzione dell’andamento clinico e dei parametri di flogosi. In presenza di mono od oligoartrite con versamento importante in una grande articolazione, l’iniezione intra-articolare di corticosteroidi, dopo aver escluso con sicurezza un’infezione settica e completato il trattamento antibiotico, può offrire un rapido beneficio sintomatico e contribuire a prevenire esiti fibrotici capsulo-legamentosi.

Un tema centrale, soprattutto in età pediatrica, è la profilassi secondaria antistreptococcica, finalizzata a ridurre il rischio che ulteriori infezioni con ceppi reumatogeni possano innescare nuovi episodi di artrite o l’evoluzione verso un reumatismo articolare acuto con cardite. Molte linee guida suggeriscono, nei bambini e nei giovani con diagnosi di artrite post streptococcica, l’adozione di una profilassi con penicillina a lungo termine (per esempio penicillina G benzatina intramuscolo a intervalli regolari o penicillina V orale quotidiana) per almeno 1 anno dopo l’episodio, associata a monitoraggio clinico e, se indicato, ecocardiografico per escludere cardite subclinica. La durata oltre il primo anno e l’eventuale estensione della profilassi in età adulta vengono decise caso per caso sulla base del profilo di rischio, del decorso clinico e della presenza o meno di coinvolgimento cardiaco. Negli adulti con PSRA isolata, soprattutto in contesti a bassa endemia, l’utilità di una profilassi sistematica è più controversa e spesso limitata a pazienti con alto rischio individuale.

Nei casi in cui l’artrite persiste per mesi o recidiva nonostante una corretta gestione antinfiammatoria e la profilassi antistreptococcica, il quadro assume le caratteristiche di una sinovite post infettiva prolungata, in parte sovrapponibile alle altre forme di artrite reattiva. In questa fase, l’approccio terapeutico può comprendere l’impiego di DMARDs sintetici convenzionali come metotrexato o sulfasalazina, soprattutto quando la sinovite è poliarticolare, interferisce significativamente con le attività quotidiane o mostra segni ecografici o radiografici di persistenza strutturale. L’idrossiclorochina può essere considerata nei quadri più lievi o oligoarticolari, particolarmente in presenza di manifestazioni entesitiche o tenosinovitiche. La scelta del farmaco, i dosaggi e il monitoraggio seguono gli stessi principi adottati nelle artriti infiammatorie croniche, con l’obiettivo di spegnere una risposta immunitaria che, pur originata dal trigger streptococcico, tende a mantenersi autonoma nel tempo.

La riabilitazione assume un ruolo di rilievo, specie nelle forme protratte. Dopo la fase più acuta, la fisioterapia è mirata a recuperare l’ampiezza articolare, la forza muscolare e la propriocezione, prevenendo rigidità, retrazioni capsulari e schemi motori disfunzionali. Nei bambini e negli adolescenti, programmi specifici di attività fisica adattata consentono di reinserire gradualmente il paziente nelle attività sportive e ludiche, riducendo il rischio di decondizionamento e di impatto psicologico negativo. Nelle forme con coinvolgimento di articolazioni portanti (ginocchio, anca, caviglia), possono essere utili ausili temporanei per il carico (bastone, stampelle) e, in alcuni casi, ortesi per stabilizzare l’articolazione durante la fase infiammatoria.

Il monitoraggio della risposta terapeutica si basa sulla valutazione seriata dei sintomi (dolore, rigidità, limitazione funzionale), dell’esame obiettivo (tumefazione, versamento, range di movimento), degli indici di flogosi (VES, PCR) e dei reperti di imaging, in particolare ecografia articolare. In molti pazienti si osserva una regressione graduale della sinovite nell’arco di settimane o pochi mesi, con normalizzazione progressiva dei marcatori di fase acuta. Tuttavia, una quota non trascurabile presenta un andamento più lungo o recidivante, per cui è necessario un follow up protratto, soprattutto nel primo anno, per intercettare precocemente eventuali segni di evoluzione verso un’artrite cronica o di coinvolgimento cardiaco. Nei bambini, il monitoraggio ecocardiografico iniziale e la sorveglianza periodica dei soffi cardiaci sono parte integrante del percorso, data la continuità concettuale tra PSRA e spettro reumatico.

La prognosi dell’artrite post streptococcica è complessivamente favorevole, ma più eterogenea rispetto a quella di molte artriti virali o di alcune forme di artrite reattiva enterobatterica. In una proporzione significativa di pazienti, soprattutto nei bambini, i sintomi articolari si risolvono nell’arco di alcuni mesi, con completo recupero funzionale e senza residui radiografici. Una parte dei soggetti, tuttavia, sviluppa un decorso più prolungato, con episodi recidivanti di artrite in occasione di nuove infezioni streptococciche o con sinovite persistente che richiede trattamenti antinfiammatori o immunomodulanti prolungati. Il rischio di evoluzione verso un autentico reumatismo articolare acuto con cardite documentata è basso ma non nullo, e giustifica la prudenza nell’adottare misure di profilassi e di sorveglianza cardiologica, soprattutto in età pediatrica.

Fattori prognostici sfavorevoli comprendono un esordio particolarmente severo con marcata poliartrite e VES/PCR molto elevate, la risposta scarsa o tardiva alla terapia antinfiammatoria convenzionale, la presenza di recidive multiple, la comparsa di segni clinici, ecocardiografici o laboratoristici suggestivi di malattia reumatica cronica, e l’associazione con familiarità per patologie autoimmuni o con marcatori immunogenetici predisponenti. In questi scenari, il follow up deve essere più serrato e la soglia per intensificare la terapia immunomodulante più bassa. Nonostante queste criticità, la mortalità direttamente attribuibile alla PSRA è estremamente rara, e l’impatto prognostico è legato prevalentemente al rischio di disabilità articolare e, in una minoranza di casi, all’eventuale coinvolgimento cardiaco reumatico.

Nel complesso, una diagnosi tempestiva, un trattamento antibiotico adeguato, una gestione antinfiammatoria ben strutturata, la valutazione attenta della necessità di profilassi prolungata e un programma riabilitativo personalizzato consentono nella maggior parte dei pazienti con artrite post streptococcica di ottenere una remissione soddisfacente, preservando la funzione articolare e riducendo al minimo il rischio di sequele a lungo termine.

Complicanze

Le complicanze dell’artrite post streptococcica derivano dall’intreccio tra durata e intensità della sinovite, tempestività e adeguatezza del trattamento, caratteristiche immunologiche dell’ospite e frequenza di nuove esposizioni streptococciche. Il quadro è diverso da quello dell’artrite settica piogena, in cui dominano le complicanze suppurative acute, e si avvicina piuttosto allo spettro delle sequele delle artriti reattive e delle malattie reumatiche autoimmuni, con particolare enfasi sulle conseguenze articolari a medio termine e sul rischio, seppur contenuto, di evoluzione verso un reumatismo articolare acuto con cardite.

Sul piano articolare, la complicanza più frequente è la persistenza o recidiva della sinovite. In un sottogruppo di pazienti, l’artrite non si esaurisce in poche settimane ma continua per mesi, con andamento fluttuante o subcronico. L’infiammazione prolungata della membrana sinoviale può condurre a ispessimento sinoviale, proliferazione fibrovascolare e formazione di pannus, con rilascio continuativo di citochine proinfiammatorie e di enzimi litici che aggrediscono cartilagine e osso subcondrale. Nel tempo, ciò si traduce in osteopenia iuxta articolare, riduzione progressiva della rima articolare e, nei casi più protratti, comparsa di erosioni marginali e di irregolarità dei contorni articolari. Questi reperti, sebbene non specifici, testimoniano una transizione da un quadro puramente reattivo a una vera e propria artrite infiammatoria cronica, con rischio di sovrapposizione con entità quali l’artrite idiopatica giovanile o l’artrite reumatoide sieronegativa.

Dal punto di vista funzionale, gli episodi ripetuti di sinovite e il dolore cronico determinano riduzione dell’attività fisica, atrofia muscolare periarticolare, perdita di propriocezione e alterazioni degli schemi di movimento. Nei bambini e negli adolescenti, ciò può tradursi in zoppia persistente, difficoltà nella corsa e nel salto, ridotta partecipazione alle attività sportive e scolastiche, con impatto sul benessere psicologico e sulla socializzazione. Nell’adulto, la combinazione di rigidità, dolore e debolezza muscolare porta a limitazioni nella deambulazione, nella stazione eretta prolungata e nello svolgimento di attività lavorative che implicano carichi articolari ripetuti. Se non adeguatamente contrastati da programmi riabilitativi e di rinforzo muscolare, questi adattamenti possono fissarsi in alterazioni posturali e in sovraccarichi compensatori su altre articolazioni e sul rachide.

Nel lungo periodo, le forme di PSRA con decorso più tenace possono evolvere verso un quadro di artrosi secondaria della o delle articolazioni maggiormente coinvolte. La combinazione di sinovite cronica, pannus erosivo, alterazioni biomeccaniche e decondizionamento muscolare accelera i processi degenerativi, soprattutto a carico di ginocchio, anca e caviglia. Clinicamente, il paziente riferisce un passaggio da dolore infiammatorio (con rigidità mattutina prolungata e miglioramento con il movimento) a una sintomatologia più tipicamente meccanica, con dolore evocato dal carico prolungato, rigidità di breve durata e comparsa di crepitii e limitazione dell’escursione articolare. In questi casi si rendono necessari interventi di tipo artrosico, che vanno dalla fisioterapia mirata alle terapie fisiche, fino alla possibile valutazione ortopedica per procedure correttive o sostitutive in età adulta.

Un capitolo particolare è rappresentato dal rischio cardiaco. Pur non essendo la PSRA definita primariamente dalla cardite, diversi studi hanno documentato la possibilità che una quota di pazienti, in particolare in età pediatrica, sviluppi successivamente un quadro di reumatismo articolare acuto con interessamento valvolare, soprattutto se esposto a nuove infezioni streptococciche non adeguatamente trattate. In tali situazioni, la complicanza non è tanto legata all’episodio artritico iniziale quanto alla continuità patogenetica tra PSRA e spettro reumatico. La comparsa di soffi valvolari nuovi, segni ecocardiografici di insufficienza mitralica o aortica, alterazioni della conduzione all’ECG o sintomi di scompenso richiede un’immediata rivalutazione del paziente in un’ottica di malattia reumatica cardiaca, con possibile necessità di prolungare o intensificare la profilassi secondaria e di avviare trattamenti cardiologici specifici.

Le complicanze iatrogene sono principalmente legate all’uso prolungato di FANS, corticosteroidi e, nei casi selezionati, DMARDs. I FANS, se assunti per periodi estesi, possono determinare gastropatia erosiva o ulcerosa, incremento del rischio di sanguinamento, nefrotossicità e, nei pazienti predisposti, peggioramento del controllo pressorio o scompenso di patologie cardiovascolari. I corticosteroidi sistemici, soprattutto se utilizzati a dosi medio alte e per tempi superiori a quelli strettamente necessari, espongono al rischio di aumento ponderale, osteopenia o osteoporosi precoce, fragilità cutanea, alterazioni del metabolismo glucidico e suscettibilità alle infezioni. I DMARDs sintetici convenzionali, infine, richiedono un monitoraggio regolare della funzionalità epatica, ematologica e, in alcuni casi, polmonare per prevenire e riconoscere tempestivamente epatotossicità, mielosoppressione o altre reazioni avverse severe.

Le procedure invasive, come le artrocentesi ripetute o le infiltrazioni intra-articolari, pur generalmente sicure se eseguite in condizioni di asepsi e preferibilmente sotto guida ecografica, comportano un rischio teorico di infezione iatrogena, emartro o lesione meccanica delle strutture intra-articolari. Nella pratica, tali eventi sono rari ma devono essere prevenuti con un’accurata selezione delle indicazioni, tecniche corrette e adeguata informazione del paziente e dei genitori nel caso di pazienti pediatrici.

Un’ulteriore area di criticità è rappresentata dalle conseguenze psicologiche e sociali di una malattia che, pur essendo spesso autolimitante, può protrarsi nel tempo in un’età in cui il movimento e l’attività sportiva sono centrali per lo sviluppo. Bambini e adolescenti possono sperimentare sentimenti di esclusione, ansia rispetto a recidive, timore di essere “fragili” o “diversi” e difficoltà a reintegrarsi pienamente nelle attività scolastiche e ludiche dopo periodi di limitazione funzionale. Negli adulti, le assenze lavorative, la riduzione della produttività e l’eventuale necessità di modificare mansioni o orari incidono sulla qualità di vita e sul benessere economico, soprattutto nei contesti in cui il lavoro comporta carichi articolari importanti.

Dal punto di vista globale, tuttavia, la maggior parte delle complicanze della PSRA può essere prevenuta o contenuta attraverso una gestione strutturata del percorso diagnostico terapeutico. Una diagnosi precoce, l’eradicazione puntuale dell’infezione streptococcica, l’adozione ponderata della profilassi secondaria, un uso razionale e monitorato di FANS, corticosteroidi e DMARDs, unitamente a programmi riabilitativi personalizzati e a un follow up reumatologico e cardiologico adeguato, consentono nella grande maggioranza dei pazienti di limitare il rischio di sequele articolari e cardiache e di preservare nel tempo una buona qualità di vita. L’identificazione precoce dei pazienti a maggior rischio di decorso complicato permette inoltre di intensificare in modo mirato la sorveglianza e le strategie terapeutiche, riducendo ulteriormente la probabilità di esiti invalidanti.

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