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Atassia teleangiectasia (AT)

L’atassia teleangiectasia (AT) è una malattia genetica autosomica recessiva caratterizzata dall’associazione di atassia cerebellare progressiva, teleangiectasie oculo-cutanee, immunodeficienza variabile, marcata radiosensibilità e predisposizione neoplastica, in particolare a linfomi e leucemie. È causata da mutazioni bialleliche del gene ATM (ataxia-telangiectasia mutated), che codifica una serina/treonina-chinasi centrale nella risposta ai danni al DNA, in particolare alle rotture a doppio filamento.

Clinicamente l’esordio è tipicamente nell’infanzia con instabilità posturale, andatura atassica e disartria; le teleangiectasie compaiono di solito in età prescolare a livello congiuntivale e cutaneo. Le infezioni respiratorie ricorrenti riflettono un difetto immunitario prevalentemente combinato (T e B) con ipogammaglobulinemia selettiva (frequente riduzione di IgA e/o IgG2), alterazioni della risposta anticorpale e difetti di commutazione di classe.

Dal punto di vista laboratoristico sono comuni l’aumento della α-fetoproteina (AFP) sierica, l’instabilità cromosomica con traslocazioni che coinvolgono loci delle immunoglobuline e del TCR e una spiccata ipersensibilità alle radiazioni ionizzanti e ad alcuni agenti alchilanti. La prevalenza complessiva è rara (malattia ultra-orfana), con ampia eterogeneità fenotipica che va dalle forme classiche a esordio precoce alle varianti ipomorfiche con presentazione attenuata o più tardiva.

L’identificazione precoce e la definizione molecolare di ATM sono cruciali per impostare misure di protezione radiobiologica, ottimizzare la gestione infettivologica e respiratoria, valutare l’opportunità di terapia sostitutiva con immunoglobuline e delineare strategie oncologiche personalizzate che evitino esposizioni radianti non necessarie.

Eziologia, patogenesi e fisiopatologia

L’atassia teleangiectasia è dovuta a varianti patogene bialleliche del gene ATM, localizzato sul cromosoma 11q22-q23. ATM codifica una chinasi della famiglia PI3K-like (PIKK) che, in condizioni fisiologiche, è reclutata e attivata dai complessi sensori di rottura a doppio filamento (DSB) del DNA. In risposta al danno, ATM si auto-fosforila, si dissocia da forme dimeriche/inattive e fosforila numerosi substrati nucleari, coordinando arresto del ciclo cellulare, riparo del DNA, modulazione trascrizionale e, in caso di danno irreparabile, apoptosi. Nelle cellule ematopoietiche, ATM integra questi programmi con i riarrangiamenti fisiologici indotti da V(D)J e commutazione di classe (CSR), processi che generano deliberatamente DSB; la sua assenza o disfunzione produce un duplice effetto: instabilità genomica e difetto di maturazione/competenza immunologica.

Sul piano eziologico, le mutazioni possono essere nonsense, frameshift, splicing o missense; queste ultime sono spesso associate a residuo livello di attività chinasica e fenotipi varianti. Il deficit completo di ATM comporta perdita del controllo dei checkpoint G1/S, intra-S e G2/M attraverso la ridotta fosforilazione di effettori quali p53, CHK2, SMC1 e BRCA1. La mancata formazione dei foci di γ-H2AX e il difetto di segnalazione tramite il complesso MRN (MRE11-RAD50-NBS1) compromettono l’orchestrazione del riparo, con accumulo di lesioni e aberrazioni cromosomiche.


La radiosensibilità e la marcata suscettibilità a agenti che inducono DSB derivano quindi dall’incapacità di arrestare tempestivamente il ciclo cellulare e di indirizzare un riparo accurato. Nelle cellule immunitarie, i difetti di V(D)J e di CSR si traducono in ridotta diversità del repertorio T e B, ipogammaglobulinemia (spesso IgA e IgG2 basse) e risposte anticorpali subottimali ai polisaccaridi; possono coesistere linfopenia T (soprattutto cellule naive) e disfunzione delle NK. A livello cromosomico si osservano traslocazioni ricorrenti che coinvolgono loci delle immunoglobuline e del TCR, riflesso dell’errore di giunzione delle DSB durante i riarrangiamenti fisiologici.

La neurodegenerazione cerebellare, cardine clinico dell’AT, è attribuita a una combinazione di vulnerabilità intrinseca dei neuroni di Purkinje, stress ossidativo cronico e difetti di mantenimento genomico e mitocondriale. ATM contribuisce alla sorveglianza dello stress redox; la sua assenza promuove accumulo di ROS, disfunzione sinaptica e perdita neuronale progressiva. Contribuiscono anche alterazioni della risposta a DNA single-strand breaks e della trascrizione genica in neuroni post-mitotici, con impatto su vie di plasticità e integrità assonale.


La traduzione clinica di questi circuiti comprende l’atassia con cadute frequenti, disartria e oculomozione dismetrica; le teleangiectasie congiuntivali e cutanee riflettono disregolazione endoteliale e risposta infiammatoria cronica. Le infezioni respiratorie ricorrenti e le bronchiectasie derivano dalla combinazione di difetto anticorpale, disfunzione T e alterata clearance mucociliare secondaria al danno infiammatorio. La predisposizione oncologica è la conseguenza diretta dell’instabilità genomica persistente e della ridotta sorveglianza immunitaria antitumorale. Complessivamente, il deficit di ATM disancora le reti che mantengono l’integrità genomica e l’omeostasi tissutale, generando un fenotipo sistemico in cui neurodegenerazione, immunodeficienza e radiosensibilità rappresentano facce della stessa medaglia biologica.

Manifestazioni cliniche

Il quadro clinico dell’atassia teleangiectasia è multisistemico e progressivo, caratterizzato dall’associazione di atassia cerebellare ad esordio precoce, teleangectasie oculo-cutanee, immunodeficienza con infezioni ricorrenti e predisposizione neoplastica. L’esordio neurologico tipico avviene nella prima infanzia con instabilità del tronco e della marcia, ritardo nell’acquisizione delle tappe motorie e difficoltà nella motricità fine; seguono dismetria, disartria, nistagmo, oculomotor apraxia e segni extrapiramidali (distonia, coreoatetosi), con progressione verso disabilità motoria severa in età scolare/adolescenziale.

L’anamnesi deve indagare la comparsa di cadute frequenti, peggioramento dell’equilibrio, difficoltà nelle saccadi orizzontali e verticali, disfagia con tosse durante i pasti e frequenti infezioni delle vie aeree. Le teleangectasie compaiono in genere dopo i 3–6 anni come fini arborizzazioni vascolari della congiuntiva bulbare (in particolare ai quadranti nasali) e, più tardivamente, della cute (padiglioni auricolari, ponte nasale). Il capitolo infettivo è dominato da otiti e sinusiti ricorrenti, bronchiti e polmoniti batteriche, con rischio di bronciectasie ed esiti fibrotici se la gestione non è tempestiva; non sono rari i quadri da virus respiratori o da Herpesviridae in relazione al difetto dell’immunità cellulare e anticorpale.

All’esame obiettivo il fenotipo neurologico mostra andatura atassica, ipotonia assiale, tremore intenzionale, disartria scandita, oculomotor apraxia e rallentamento delle saccadi; sono frequenti postura in flessione, scoliosi e piede cavo. L’apparato respiratorio può presentare rantoli crepitanti persistenti, segni di iperinflazione e riduzione del murmurio vescicolare nelle sedi di pregresso danno. Le teleangectasie congiuntivali, spesso asintomatiche, rappresentano un segno obiettivo caratteristico. La cute può mostrare secchezza, teleangectasie sottili e, nei pazienti più grandi, esiti cicatriziali post-infettivi.

Le manifestazioni immunologiche includono linfopenia variabile (soprattutto a carico dei linfociti T), riduzione di IgA e sottoclassi di IgG (in particolare IgG2), talora incremento relativo di IgM e risposta anticorpale subottimale ai vaccini; ne conseguono infezioni sinopolmonari ricorrenti e, in alcuni casi, bronchiectasie. Possono coesistere autoimmunità (piastrinopenia immune, anemia emolitica autoimmune, vasculiti) e quadri infiammatori cronici. È tipico il riscontro di alfa-fetoproteina (AFP) persistentemente elevata al di sopra dei 2 anni.

La predisposizione tumorale riguarda soprattutto leucemie e linfomi a cellule B e T, con possibile coinvolgimento di neoplasie solide (es. epatocarcinoma, tumori gastrici e cutanei) in età più avanzata. I pazienti presentano marcata ipersensibilità alle radiazioni ionizzanti, con rischio di tossicità severa da radioterapia e maggiore suscettibilità al danno da ossidanti, dato correlato al difetto di riparo del DNA mediato da ATM.

Nei pazienti adolescenti e adulti si osservano inoltre ritardo di crescita e puberale, basso peso, insulino-resistenza o diabete, osteopenia/osteoporosi e peggioramento della disfagia con rischio di aspirazioni ricorrenti e malnutrizione. L’evoluzione naturale è scandita dalla progressione neurologica, dall’accumulo del danno respiratorio, dall’aumentato carico infettivo e dal rischio oncologico, con variabilità interindividuale legata al residuo di attività chinasica di ATM.

In sintesi, l’atassia teleangiectasia si manifesta con un continuum clinico in cui segni neurologici, teleangectasie, infezioni ricorrenti e marcatori laboratoristici caratteristici (in primis AFP elevata) devono essere riconosciuti precocemente per orientare l’iter diagnostico e impostare un follow-up multidisciplinare mirato.

Accertamenti e diagnosi

Il sospetto di atassia teleangiectasia nasce tipicamente di fronte a un bambino con atassia progressiva a esordio precoce, teleangectasie congiuntivali e storia di infezioni ricorrenti. Gli accertamenti di primo livello comprendono emocromo con formula (spesso con linfopenia), dosaggio sierico delle immunoglobuline (IgA ridotte, IgG totali e sottoclassi – soprattutto IgG2 – ridotte, IgM variabili) e valutazione della risposta anticorpale ai vaccini di routine. La AFP sierica è tipicamente elevata dopo i 2 anni e costituisce un importante indizio biochimico; possono associarsi transaminasi lievemente aumentate.

Gli esami successivi includono immunofenotipo linfocitario (riduzione variabile di T, B e NK, alterazioni maturative B con difetto di memoria, talora inversione CD4/CD8), test funzionali T (proliferazione a mitogeni/antigeni) e valutazione dell’immunità mucosale. Sul versante neurologico, la RM encefalo mostra nel tempo atrofia cerebellare prevalentemente vermiana e degli emisferi cerebellari; lo studio oculistico documenta teleangectasie congiuntivali e anomalie saccadiche. In ambito pneumologico, spirometria e imaging ad alta risoluzione consentono di rilevare bronciectasie, air-trapping ed esiti fibrotici.

Il test dirimente è l’analisi molecolare di ATM con identificazione di varianti patogenetiche bialleliche; la caratterizzazione dell’ATM kinase activity consente di distinguere forme classiche da varianti a esordio più tardivo e fenotipo attenuato. In laboratori esperti, saggi cellulari di radiosensibilità (ridotta sopravvivenza post-irradiazione, difetto di fosforilazione dei substrati ATM) e test di instabilità cromosomica forniscono elementi di supporto diagnostico e hanno implicazioni di sicurezza per procedure radiologiche/oncologiche.

La diagnosi differenziale comprende altre atassie ereditarie a esordio infantile (ad esempio atassie spinocerebellari recessive, deficit di APTX con oculomotor apraxia, atassia-oculomotoria con ipoalbuminemia), difetti del riparo del DNA (Nijmegen breakage syndrome, sindrome di Bloom) e immunodeficienze combinate con atassia o oculomotor apraxia. La presenza congiunta di AFP elevata, teleangectasie e difetto immunitario indirizza fortemente verso l’AT.


Una volta confermata la diagnosi, la definizione fenotipica orienta prognosi e gestione.



Gli accertamenti complementari comprendono valutazione respiratoria periodica (spirometria, DLCO, TC ad alta risoluzione quando clinicamente indicato, preferendo metodiche a bassa dose per la nota radiosensibilità), studio della deglutizione (videofluoroscopia o FEES) per prevenire aspirazioni, monitoraggio nutrizionale ed endocrino-metabolico (crescita, pubertà, insulino-resistenza), valutazione neurologica e fisiatrica con strumenti di scala funzionale, e sorveglianza oncologica personalizzata. Nella pianificazione diagnostico-terapeutica va minimizzato l’uso di radiazioni ionizzanti, privilegiando RM e ecografia quando appropriato.

Trattamento e prognosi

La gestione della atassia-teleangiectasia è complessa e richiede un approccio multidisciplinare volto a controllare i sintomi neurologici, ridurre le complicanze immunologiche, prevenire le infezioni e monitorare la predisposizione oncologica. Non esiste al momento una terapia curativa definitiva, ma i progressi nella presa in carico precoce e nelle strategie di supporto hanno migliorato l’aspettativa e la qualità di vita. La riabilitazione neurologica con fisioterapia, logopedia e terapie occupazionali è fondamentale per rallentare la progressione della disabilità motoria e mantenere più a lungo le autonomie funzionali. La gestione delle teleangiectasie oculari e cutanee è principalmente cosmetica e sintomatica, senza efficacia sul decorso della malattia.

Il trattamento delle immunodeficienze associate si basa sull’impiego di immunoglobuline sostitutive (IVIG o SCIG) nei pazienti con ipogammaglobulinemia significativa o infezioni ricorrenti, associate a profilassi antimicrobiche mirate in presenza di deficit cellulari severi. È fondamentale evitare vaccini vivi attenuati, data la compromissione della risposta immune. La profilassi vaccinale con vaccini inattivati rimane invece raccomandata, in particolare contro influenza e pneumococco. Il ricorso a trapianto allogenico di cellule staminali emopoietiche non è indicato come routine, poiché non corregge il difetto neurologico e comporta elevata tossicità, ma può essere considerato in scenari selezionati di immunodeficienza grave refrattaria alle terapie convenzionali.

Le manifestazioni respiratorie necessitano di un follow-up attento, con fisioterapia respiratoria, vaccinazioni e profilassi antibiotiche in caso di bronchiectasie, oltre alla gestione precoce delle infezioni polmonari. Nei casi di disfagia e rischio di aspirazione, può rendersi necessaria nutrizione enterale protetta. L’oncoprevenzione è cruciale: i pazienti vanno monitorati con protocolli personalizzati per la comparsa di linfomi, leucemie e tumori solidi, con attenzione a scegliere metodiche diagnostiche che minimizzino l’esposizione a radiazioni ionizzanti, alle quali la sensibilità è particolarmente elevata.

La ricerca di strategie innovative include approcci di terapia genica, editing genomico e uso di molecole stabilizzanti la proteina ATM, ancora in fase sperimentale. Terapie neuroprotettive (come antiossidanti e agenti modulanti il danno da stress ossidativo) sono oggetto di studi preliminari, senza evidenze definitive. Alcuni protocolli investigano farmaci in grado di modulare la risposta al danno del DNA e di ridurre la progressione neurologica.

La prognosi della atassia-teleangiectasia rimane severa. La sopravvivenza media è di circa 25–30 anni, con ampia variabilità in base alla gravità neurologica, al grado di immunodeficienza e alla comparsa di neoplasie. Le principali cause di morte sono le infezioni respiratorie gravi e le complicanze oncologiche. Tuttavia, i progressi nelle terapie di supporto e nella gestione multidisciplinare hanno portato a un miglioramento significativo rispetto alle coorti storiche, consentendo a una quota crescente di pazienti di superare la terza decade di vita.

Complicanze

Le complicanze legate alla malattia nell’atassia-teleangiectasia derivano dalla combinazione di neurodegenerazione progressiva, immunodeficienza e marcata radiosensibilità.

Sul versante neurologico, l’evoluzione dell’atassia cerebellare comporta perdita della deambulazione, disartria e disfagia con episodi di aspirazione e conseguente insufficienza respiratoria cronica.

Il deficit immunitario favorisce infezioni ricorrenti delle vie aeree superiori e inferiori che, nel tempo, possono evolvere in bronchiectasie e insufficienza polmonare. L’autoimmunità si manifesta con citopenie autoimmuni ed endocrinopatie, aggravando il carico clinico.

È elevato il rischio oncologico fin dall’età pediatrica (linfomi e leucemie), con incremento di tumori solidi in età adulta; la prognosi è condizionata dall’interazione fra queste complicanze sistemiche e le infezioni respiratorie severe.


Le complicanze correlate alle terapie devono essere previste e prevenute con protocolli dedicati; di seguito le aree operative che richiedono sorveglianza mirata:

Una impostazione proattiva e multidisciplinare —con follow-up neurologico, respiratorio, immunologico e oncologico— consente di anticipare le complicanze, ridurne l’impatto e migliorare la qualità e l’aspettativa di vita rispetto alle coorti storiche.

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