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Sindrome X cardiaca

La sindrome X cardiaca è un termine storico utilizzato per descrivere pazienti con angina, test suggestivi di ischemia e arterie coronarie epicardiche senza stenosi ostruttive alla coronarografia. La definizione ha avuto importanza perché ha riconosciuto che un’angiografia ‘normale’ non esclude un meccanismo ischemico; oggi, tuttavia, è considerata troppo imprecisa e viene sostituita da una classificazione fisiopatologica nell’ambito di ANOCA e INOCA.
ANOCA indica angina con arterie coronarie non ostruttive, mentre INOCA indica ischemia documentata con arterie non ostruttive; questi termini descrivono una presentazione, non una singola malattia. I principali endoti comprendono angina microvascolare, vasospasmo epicardico, vasospasmo microvascolare, forme miste e pazienti nei quali i sintomi risultano infine non ischemici.

L’angina microvascolare deriva da una disfunzione della microcircolazione coronarica, vasi troppo piccoli per essere valutati direttamente dalla coronarografia convenzionale. Il problema può essere strutturale, con aumento della resistenza minima e rimodellamento delle arteriole, funzionale, con alterazione della vasodilatazione, o vasomotorio, con spasmo microvascolare.
La sindrome interessa frequentemente le donne, ma non è una malattia esclusivamente femminile. La maggiore rappresentazione femminile negli studi deriva anche da differenze nella prevalenza di coronaropatia ostruttiva, nella fisiologia vascolare e nei percorsi diagnostici. Uomini con ANOCA/INOCA devono essere valutati con gli stessi principi fisiopatologici.

Il concetto più importante è che la coronarografia epicardica da sola non conclude il percorso diagnostico. Le linee guida ESC 2024 raccomandano nei pazienti persistentemente sintomatici con sospetta ANOCA/INOCA e qualità di vita compromessa il coronary functional testing invasivo per identificare endoti trattabili, considerando preferenze e contesto clinico.

Fisiologia coronarica e meccanismi della disfunzione microvascolare

La microcircolazione comprende prearteriole e arteriole che regolano la maggior parte della resistenza coronarica. A differenza delle grandi arterie epicardiche, il loro tono cambia rapidamente in risposta a metabolismo miocardico, pressione, segnali endoteliali e controllo neuro-umorale; questa regolazione mantiene il flusso relativamente costante a riposo e permette di aumentarlo durante sforzo.
La coronary flow reserve è il rapporto tra flusso massimo durante vasodilatazione e flusso basale. Una CFR ridotta indica incapacità di aumentare adeguatamente il flusso, ma può dipendere da stenosi epicardiche, malattia diffusa, elevato flusso basale o disfunzione microvascolare. Per attribuirla alla microcircolazione devono essere escluse o misurate le componenti epicardiche.

Nell’endotipo strutturale, ipertrofia della media arteriolare, fibrosi perivascolare e rarefazione capillare aumentano la resistenza minima. Ipertensione, diabete e rimodellamento ventricolare possono favorire questo fenotipo. Il risultato è una ridotta capacità di vasodilatazione anche quando l’endotelio epicardico appare relativamente normale.
Nell’endotipo funzionale, la resistenza minima può essere normale ma la relazione tra flusso basale e iperemico è alterata. Un flusso basale elevato per aumentata richiesta o disregolazione può ridurre matematicamente la CFR, motivo per cui la sua interpretazione deve essere accompagnata da misure di resistenza e dal contesto emodinamico.

L’IMR viene calcolato durante iperemia utilizzando pressione distale e tempo medio di transito e fornisce una stima relativamente specifica della resistenza microvascolare. Un valore elevato supporta disfunzione strutturale; la soglia storicamente utilizzata è circa 25, anche se tecnologia e metodo di misura possono influenzarla.
Con guide Doppler può essere misurata l’hyperemic microvascular resistance. Termodiluizione continua e nuove tecniche permettono di stimare flusso assoluto e resistenza con maggiore riproducibilità; questi strumenti stanno ampliando la fenotipizzazione ma richiedono expertise dedicata.

L’endotelio modula il tono attraverso ossido nitrico, prostacicline, endotelina e altri mediatori. Fumo, LDL, infiammazione, diabete e stress ossidativo riducono la biodisponibilità di NO e possono produrre una risposta paradossa alla stimolazione colinergica.
Il test con acetilcolina valuta la vasomotricità. In presenza di disfunzione endoteliale o iperreattività della muscolatura liscia, l’acetilcolina può indurre spasmo. Spasmo epicardico richiede una marcata costrizione visibile associata a sintomi e alterazioni ischemiche; nello spasmo microvascolare compaiono sintomi ed ECG ischemico senza la costrizione epicardica diagnostica.

Microvascular angina e vasospastic angina possono coesistere; questo fenotipo misto è clinicamente importante perché un farmaco efficace per un meccanismo può essere insufficiente o inadatto per l’altro. È precisamente il razionale della strategia endotype-guided.
La disfunzione microvascolare non è sinonimo di aterosclerosi assente. CCTA o IVUS possono dimostrare placca non ostruttiva in pazienti con INOCA. Aterosclerosi diffusa e disfunzione vasomotoria condividono fattori di rischio e possono potenziarsi.

L’ischemia microvascolare tende a essere più eterogenea e subendocardica rispetto all’ischemia causata da una singola stenosi epicardica; ciò può ridurre la sensibilità di alcune metodiche che cercano difetti regionali netti, mentre PET con quantificazione del flusso globale può rilevare una riduzione diffusa della riserva.
Il dolore può persistere dopo la fine dello sforzo o essere meno riproducibile rispetto all’angina epicardica classica. Sensibilizzazione nocicettiva e alterata percezione viscerale possono contribuire in alcuni pazienti, ma non devono essere usate per psicologizzare sintomi prima di avere escluso una disfunzione coronarica reale.

Manifestazioni cliniche e burden di malattia

I sintomi comprendono pressione o costrizione toracica da sforzo, dolore a riposo, dispnea e ridotta tolleranza. La durata può essere più lunga e la risposta ai nitrati meno prevedibile rispetto all’angina da stenosi epicardica; tuttavia la clinica non permette di distinguere con certezza gli endoti.
Nelle donne i sintomi possono essere stati storicamente attribuiti in modo improprio ad ansia o cause non cardiache dopo una coronarografia senza stenosi. La moderna fisiologia coronarica ha dimostrato che una quota consistente presenta disfunzione microvascolare o vasospasmo documentabili.

L’esame obiettivo è spesso normale. La presenza di ipertensione, obesità o segni di malattia sistemica può fornire indizi sui determinanti. Durante un episodio vasospastico possono comparire transitorie alterazioni ECG e aritmie.
Il burden clinico è rilevante: sintomi persistenti, accessi ripetuti in pronto soccorso, coronarografie ripetute e riduzione della qualità di vita. Il problema non è quindi risolto dalla semplice informazione ‘le coronarie sono normali’.

Diagnosi: COVADIS, imaging e coronary functional testing

La diagnosi inizia escludendo una coronaropatia epicardica ostruttiva con CCTA o coronarografia in base alla probabilità clinica. Stenosi intermedie devono essere valutate fisiologicamente con FFR o iFR prima di attribuire i sintomi alla microcircolazione.
I criteri COVADIS per angina microvascolare comprendono sintomi di ischemia, assenza di coronaropatia ostruttiva, evidenza obiettiva di ischemia e documentazione di disfunzione microvascolare mediante ridotta riserva o spasmo microvascolare. La combinazione dei criteri consente di distinguere forme definitive e sospette.

PET da stress può misurare myocardial blood flow e myocardial flow reserve. Una riserva ridotta in assenza di stenosi ostruttive supporta CMD e possiede valore prognostico. La correzione per flusso basale e condizioni emodinamiche migliora l’interpretazione.
La CMR da stress con perfusione quantitativa o semiquantitativa può documentare ischemia subendocardica diffusa e valutare contemporaneamente struttura e cicatrice. È particolarmente utile quando si devono escludere miocardite o cardiomiopatie.

L’ecocardiografia Doppler della discendente anteriore può stimare CFR in centri esperti, mentre l’ecostress convenzionale può risultare normale se l’ischemia è diffusa e non produce chiare anomalie regionali. Un test negativo non esclude quindi sempre CMD.
Il test invasivo completo valuta la significatività epicardica, la funzione microvascolare con CFR e IMR o metodiche equivalenti e la vasoreattività con acetilcolina; l’ordine dei test può variare secondo il protocollo; questo permette di classificare microvascular angina, vasospastic angina, fenotipo misto o assenza di disfunzione vasomotoria.

Le linee guida ESC 2024 hanno rafforzato il ruolo del testing invasivo nei pazienti con sintomi persistenti nonostante trattamento e qualità di vita compromessa, riconoscendo che la diagnosi dell’endotipo può guidare una terapia più efficace sui sintomi.
Il trial CorMicA ha randomizzato pazienti con angina e coronarie non ostruttive a terapia stratificata secondo test funzionali o usual care. La strategia guidata dall’endotipo ha migliorato Seattle Angina Questionnaire e qualità di vita a 6 e 12 mesi, senza dimostrare una differenza di MACE nel campione relativamente piccolo.

La diagnosi differenziale comprende pericardite, reflusso, dolore muscoloscheletrico, embolia polmonare, anemia, cardiomiopatie, valvulopatie e tachiaritmie. La presenza di CMD non esclude una causa non cardiaca concomitante e viceversa.

Trattamento guidato dall’endotipo

Il trattamento inizia da stile di vita e fattori di rischio. Fumo, pressione, diabete, lipidi e obesità influenzano endotelio e microcircolazione. Se è presente aterosclerosi non ostruttiva, la prevenzione deve essere proporzionata al burden e al rischio complessivo.
Nell’endotipo con ridotta CFR e resistenza microvascolare elevata senza spasmo, beta-bloccanti possono ridurre domanda e prolungare diastole. ACE-inibitori o ARB possono migliorare controllo pressorio e funzione endoteliale; statine sono indicate quando il profilo aterosclerotico lo richiede.

Nel vasospasmo epicardico o microvascolare, i calcio-antagonisti costituiscono la terapia principale. Nitrati a lunga durata possono essere aggiunti soprattutto nel vasospasmo epicardico. Beta-bloccanti non selettivi possono aggravare il vasospasmo in alcuni pazienti e non sono la prima scelta per questo endotipo.
Ranolazina può essere utilizzata nei pazienti con sintomi persistenti, con risposta variabile e alcune evidenze di maggiore beneficio quando la CFR è ridotta. Il suo effetto sui grandi outcome non è dimostrato specificamente nella MVA.

Nicorandil e trimetazidina sono disponibili in alcuni sistemi sanitari e possono essere considerati in casi selezionati secondo linee guida locali. Ivabradina può ridurre frequenza nei pazienti in ritmo sinusale quando la tachicardia contribuisce ai sintomi, ma non corregge direttamente una resistenza microvascolare strutturale.
I nitrati sublinguali possono essere provati per gli episodi, ma la risposta nella MVA è meno prevedibile rispetto alla stenosi epicardica. Una risposta favorevole non identifica il meccanismo e una mancata risposta non esclude ischemia.

La terapia guidata dall’endotipo è preferibile alla sequenza casuale di farmaci. Un paziente con spasmo richiede vasodilatazione; uno con resistenza elevata e tachicardia può beneficiare maggiormente di riduzione della domanda; un fenotipo misto può richiedere combinazione.
Il trial WARRIOR, pubblicato nel 2026 dopo presentazione nel 2025, non ha dimostrato una riduzione significativa del composito di eventi con una strategia intensiva standardizzata di statina ad alta intensità, ACEI/ARB e aspirina rispetto alla usual care in donne con sospetta ANOCA/INOCA. L’interpretazione è limitata da potenza inferiore alle attese e forte uso di tali terapie anche nel gruppo di controllo.

Il risultato WARRIOR non deve essere interpretato come prova che statine o RAAS-inibitori siano inutili quando esiste una loro indicazione indipendente. Dimostra piuttosto che una strategia uniforme non sostituisce la fenotipizzazione e che il beneficio sugli eventi specificamente attribuibile alla terapia intensiva in questa popolazione resta incerto.
L’aspirina non deve essere prescritta automaticamente a ogni paziente con INOCA privo di aterosclerosi documentata, perché il rischio emorragico deve essere bilanciato con un beneficio preventivo non definito. La presenza di placca e il rischio globale orientano la decisione.

Riabilitazione, esercizio graduale e gestione dello stress possono migliorare capacità e percezione dei sintomi. Il supporto psicologico è utile quando ansia e paura dell’attività amplificano la disabilità, ma deve essere integrato con una diagnosi cardiologica rigorosa e non usato come sostituto.

Prognosi, complicanze e significato clinico

La prognosi di ANOCA/INOCA non è uniformemente benigna. Pazienti con CFR marcatamente ridotta, aterosclerosi diffusa, diabete o altri fattori di rischio possono presentare maggiore incidenza di eventi. Il rischio di morte rimane generalmente inferiore a quello della coronaropatia ostruttiva complessa, ma il burden di sintomi e ospedalizzazioni è elevato.
La complicanza più frequente è la persistenza dell’angina con limitazione della qualità di vita. La mancata diagnosi dell’endotipo produce spesso cicli di test non conclusivi, cambi casuali di terapia e sfiducia del paziente.

Il vasospasmo può essere associato ad aritmie ventricolari e, raramente, infarto o morte improvvisa, soprattutto quando produce occlusione prolungata. Il riconoscimento è quindi importante anche oltre il controllo dei sintomi.
La CMD può coesistere con HFpEF e altri fenotipi cardiometabolici. Ridotta riserva coronarica, infiammazione e aumento delle pressioni di riempimento possono influenzarsi reciprocamente, ma non ogni paziente con HFpEF e CFR ridotta ha una ‘sindrome X’.

Il follow-up deve monitorare sintomi, capacità funzionale, pressione, lipidi e nuovi segni di malattia epicardica. La comparsa di un nuovo pattern clinico richiede rivalutazione perché un paziente con precedente INOCA può successivamente sviluppare aterosclerosi ostruttiva o una vera ACS.
La terminologia contemporanea ha quindi un valore pratico: sostituire ‘sindrome X’ con angina microvascolare, vasospasmo o altro endotipo definito permette di collegare diagnosi, terapia e prognosi a un meccanismo verificabile. Il termine storico può essere mantenuto per riconoscibilità, ma non dovrebbe concludere il ragionamento clinico.

Endotipi ANOCA/INOCA e terminologia contemporanea

Il termine ‘sindrome X’ nasceva in un’epoca nella quale la coronarografia era il principale strumento anatomico e la microcircolazione non poteva essere misurata routinariamente. Pazienti con dolore, test da sforzo positivo e coronarie apparentemente normali venivano raggruppati nonostante avessero meccanismi differenti. La fisiologia moderna ha trasformato un’etichetta di esclusione in una serie di endotipi positivamente diagnosticabili.
L’angina microvascolare strutturale è caratterizzata da aumento della resistenza minima e ridotta capacità vasodilatatoria. Il paziente può avere CFR bassa e IMR elevato. I fattori associati includono ipertensione, diabete, ipertrofia e aterosclerosi diffusa.

L’angina microvascolare funzionale può mostrare CFR bassa con resistenza minima non marcatamente aumentata, spesso per flusso basale elevato o disregolazione; questa distinzione è oggetto di crescente interesse perché può richiedere interventi differenti sulla frequenza, domanda o tono vascolare.
Lo spasmo microvascolare viene diagnosticato quando acetilcolina riproduce sintomi e alterazioni ischemiche dell’ECG senza una costrizione epicardica ≥90% che definirebbe lo spasmo epicardico. Il meccanismo coinvolge iperreattività arteriolare e disfunzione endoteliale.

Il vasospasmo epicardico può coesistere con CMD. In questi pazienti i calcio-antagonisti sono fondamentali, mentre beta-bloccanti non selettivi possono essere sfavorevoli. Una diagnosi generica di MVA perderebbe quindi un’informazione terapeutica essenziale.
Esiste anche un endotipo misto con ridotta CFR/alta resistenza e provocazione positiva allo spasmo; questi pazienti possono avere burden sintomatologico maggiore e richiedere combinazioni di farmaci. La risposta a un singolo agente non deve essere usata retrospettivamente come test diagnostico.

Alcuni pazienti con angina e coronarie non ostruttive non mostrano alcuna anomalia ai test vasomotori. Il dolore può dipendere da cause cardiache non coronariche o extracardiache. Un test funzionale negativo è quindi utile perché permette di evitare terapie antianginose indefinite senza bersaglio.
La presenza di placca non ostruttiva costituisce un altro asse diagnostico separato. Un paziente può avere CMD e aterosclerosi; un altro può avere vasospasmo senza placca; un terzo può avere placca non ostruttiva senza disfunzione vasomotoria. La prevenzione aterosclerotica deve essere calibrata di conseguenza.

Il termine MINOCA non è sinonimo di INOCA. MINOCA è una diagnosi di lavoro di danno miocardico con coronarie non ostruttive, mentre INOCA riguarda ischemia senza coronaropatia ostruttiva. Confondere i termini produce errori nella scelta di imaging e terapia.
Anche HFpEF e CMD possono sovrapporsi. In HFpEF, elevata pressione di riempimento e rarefazione capillare possono ridurre la riserva di flusso; tuttavia la presenza di CFR bassa non dimostra che la microcircolazione sia la causa unica della dispnea.

Fisiologia invasiva: misure, soglie e interpretazione

Prima di studiare la microcircolazione bisogna escludere una stenosi epicardica significativa. FFR >0,80 o indici non iperemici sopra le soglie validate supportano l’assenza di un gradiente epicardico sufficiente a spiegare l’ischemia nel segmento valutato. La malattia diffusa può tuttavia ridurre la pressione lungo tutto il vaso senza una singola stenosi focalmente severa.
La CFR invasiva con termodiluizione usa il rapporto tra tempi medi di transito a riposo e iperemia; con Doppler usa il rapporto tra velocità di flusso iperemica e basale. Valori <2,0-2,5 sono stati utilizzati come anormali in diversi studi e tecniche. La soglia dipende dalla metodologia e non deve essere estrapolata senza conoscere il protocollo.

L’IMR è calcolato come pressione distale moltiplicata per il tempo medio di transito durante iperemia. Una soglia ≥25 è comunemente usata per CMD strutturale. Poiché la misura dipende dalla qualità delle iniezioni e dalla stabilità dell’iperemia, esperienza tecnica è importante.
La termodiluizione continua consente di stimare absolute coronary blood flow e resistenza microvascolare; questa tecnica può migliorare riproducibilità e caratterizzare fenotipi che le misure tradizionali rappresentano in modo incompleto, ma la sua diffusione clinica è ancora in evoluzione.

Il test all’acetilcolina viene eseguito con dosi crescenti e monitoraggio di sintomi, ECG e angiografia. La provocazione deve essere effettuata in centri con esperienza perché può indurre spasmo severo, bradicardia o aritmie, generalmente reversibili con nitrato intracoronarico e trattamento appropriato.
La diagnosi di spasmo epicardico richiede tipicamente sintomi, modificazioni ischemiche e una costrizione angiografica marcata. Se sintomi ed ECG compaiono senza la costrizione epicardica diagnostica, viene considerato microvascular spasm. La risposta endoteliale può essere ulteriormente valutata a dosi non spasmogene.

L’adenosina e l’acetilcolina interrogano funzioni differenti. Adenosina valuta prevalentemente la capacità vasodilatatoria endotelio-indipendente e la resistenza minima, mentre acetilcolina valuta vasomotricità endotelio-dipendente e predisposizione allo spasmo. Un test può essere normale e l’altro patologico.
Il coronary functional testing deve essere interpretato con pressione e frequenza del momento. Tachicardia, ipertensione o anemia possono aumentare flusso basale e ridurre CFR. La diagnosi non è un semplice numero ma un pattern fisiologico coerente.

La riproduzione del sintomo abituale durante provocazione aumenta la rilevanza clinica. Un’alterazione fisiologica lieve non correlata al dolore può essere meno convincente come spiegazione unica dei sintomi rispetto a una risposta che riproduce chiaramente il quadro del paziente.
La procedura può essere integrata nello stesso accesso della coronarografia diagnostica; questo evita il problema di dichiarare ‘normali’ le coronarie e rinviare il paziente senza diagnosi, ma richiede organizzazione e operatori addestrati.

Imaging non invasivo della microcircolazione e diagnosi differenziale

La PET rappresenta una delle metodiche non invasive più validate per quantificare flusso miocardico. Traccianti come rubidio-82, N-13 ammoniaca o O-15 water permettono di calcolare flusso a riposo e stress e myocardial flow reserve. Una riduzione globale senza stenosi ostruttive suggerisce CMD o malattia diffusa.
La prognosi peggiora progressivamente con riduzione della myocardial flow reserve, indipendentemente dal sesso; questo dimostra che CMD non è soltanto una spiegazione sintomatica ma può identificare un fenotipo vascolare ad aumentato rischio.

La CMR perfusionale evita radiazioni e caratterizza contemporaneamente funzione, cicatrice e edema. Metodi quantitativi di myocardial perfusion reserve stanno aumentando la capacità di riconoscere ischemia diffusa, superando il limite della sola valutazione visiva regionale.
La SPECT tradizionale può avere sensibilità ridotta quando l’ischemia è bilanciata o diffusa. Un esame normale non esclude CMD, soprattutto se i sintomi sono tipici e la probabilità clinica rimane alta.

La CCTA ha un ruolo fondamentale per escludere aterosclerosi ostruttiva e quantificare placca. Non misura direttamente la microcircolazione, anche se FFR-CT e perfusione CT possono fornire informazioni funzionali in specifici contesti.
La risonanza magnetica è particolarmente utile nella diagnosi differenziale con miocardite, cardiomiopatia ipertrofica e Takotsubo; queste condizioni possono produrre dolore, ECG anomalo e coronarie non ostruttive e devono essere riconosciute prima di attribuire tutto a CMD.

Il vasospasmo può essere episodico e non comparire durante test non invasivi. Un Holter con episodi di elevazione transitoria del tratto ST durante sintomi può suggerire vasospasmo, ma la sensibilità è limitata e la diagnosi definitiva spesso richiede provocazione.
Anemia, ipertiroidismo e tachiaritmie aumentano la domanda e possono causare sintomi in presenza di una riserva microvascolare ridotta. Il trattamento delle condizioni sistemiche è parte del percorso e può ridurre il burden senza un farmaco antianginoso aggiuntivo.

La sindrome del dolore toracico non cardiaco rimane comune. Reflusso gastroesofageo, dolore muscoloscheletrico e disturbi d’ansia possono coesistere con CMD. La medicina di precisione richiede evitare sia la sovradiagnosi cardiaca sia l’esclusione prematura del cuore.

Terapia per endotipo, evidenze cliniche e aree di incertezza

Nella CMD con alta resistenza e frequenza elevata, beta-bloccanti riducono domanda e prolungano la diastole. Nebivololo possiede anche proprietà vasodilatatrici mediate da NO, ma le evidenze specifiche sugli outcome della MVA sono limitate. La scelta viene guidata da sintomi, pressione e comorbilità.
ACE-inibitori possono migliorare CFR e funzione endoteliale in alcuni studi, soprattutto in pazienti ipertesi. Il beneficio sugli eventi specificamente in INOCA non è però dimostrato in modo definitivo. WARRIOR ha mostrato quanto sia difficile dimostrare un effetto additivo di una strategia uniforme in una popolazione già ben trattata.

Le statine vengono utilizzate quando esiste aterosclerosi, dislipidemia o rischio sufficiente, non perché ogni forma di spasmo sia causata da LDL. Possono migliorare funzione endoteliale oltre a ridurre il rischio aterosclerotico, ma il target lipidico deve seguire le linee guida preventive.
I calcio-antagonisti diidropiridinici e non diidropiridinici riducono il vasospasmo attraverso rilassamento della muscolatura liscia. Nei casi severi possono essere necessarie dosi elevate o combinazioni, con monitoraggio di pressione, frequenza e funzione ventricolare.

I nitrati a lunga durata sono molto efficaci nel vasospasmo epicardico ma spesso meno nell’angina microvascolare strutturale. Tolleranza e cefalea limitano l’uso cronico. Una pausa nitrato-free può essere necessaria con alcune formulazioni.
La ranolazina inibisce la corrente tardiva del sodio e riduce sovraccarico di calcio e tensione diastolica. Trial nella MVA hanno prodotto risultati eterogenei; analisi suggeriscono possibile beneficio in pazienti con CFR più ridotta. Il prolungamento QT e le interazioni devono essere considerati.

L’ivabradina riduce selettivamente la corrente If del nodo del seno e può migliorare sintomi quando la frequenza elevata contribuisce alla domanda. Non deve essere usata in fibrillazione atriale e non sostituisce la terapia dello spasmo.
Trimetazidina modifica l’utilizzo dei substrati energetici e può essere impiegata come antianginoso in alcuni paesi. Non è disponibile o approvata ovunque e non possiede una prova specifica di riduzione di MACE nella MVA.

Interventi non farmacologici includono esercizio regolare, che migliora funzione endoteliale e capacità, e gestione del peso e del sonno. In pazienti con sintomi indotti dallo sforzo, il training deve essere progressivo per evitare che la paura del dolore induca ulteriore decondizionamento.
La terapia estrogenica non deve essere prescritta con l’obiettivo di trattare la MVA o prevenire eventi coronarici. Gli effetti cardiovascolari della terapia ormonale dipendono da età, timing e formulazione e seguono indicazioni ginecologiche specifiche.

La neuromodulazione e la spinal cord stimulation sono state esplorate nell’angina refrattaria, ma non rappresentano prima linea per la MVA. Prima di considerarle è essenziale avere una diagnosi fisiologica e una terapia farmacologica realmente ottimizzata.
La ricerca sta valutando nuovi bersagli su endotelina, infiammazione e metabolismo; queste strategie devono essere considerate sperimentali finché trial randomizzati non dimostrano un beneficio clinicamente rilevante.

Prognosi a lungo termine, sesso e qualità di vita

Studi come WISE hanno dimostrato che le donne con sintomi ischemici e coronarie non ostruttive non hanno un rischio equivalente a popolazioni completamente sane. Il burden di fattori di rischio, placca non ostruttiva e disfunzione vascolare determina una prognosi intermedia e variabile.
Una CFR ridotta alla PET o invasiva è associata a maggiore rischio di eventi. La prognosi dipende quindi dalla gravità fisiologica, non dalla sola percentuale di stenosi epicardica; questo è uno dei principali cambiamenti rispetto al vecchio concetto di sindrome X ‘benigna’.

Il trial WARRIOR ha evidenziato che gli eventi in donne con sospetta INOCA erano fortemente dominati dalle ospedalizzazioni per angina. Anche quando mortalità e infarto non sono molto elevati, la morbilità e il consumo di risorse possono essere notevoli.
Il miglioramento dei sintomi con strategia CorMicA dimostra che una diagnosi fisiologica ha valore terapeutico anche senza prova di riduzione di MACE. Qualità di vita e riduzione dell’angina sono outcome importanti per una sindrome cronica.

Le donne con INOCA possono avere una maggiore prevalenza di CMD, ma uomini e donne possono differire nei meccanismi. La ricerca deve evitare di generalizzare risultati di coorti femminili a tutti i pazienti senza valutare il sesso come modificatore biologico e sociale.
La menopausa modifica funzione endoteliale e distribuzione del rischio, ma non esiste un test ormonale che diagnostichi CMD. Fattori tradizionali e misure fisiologiche rimangono centrali.

La prognosi deve essere comunicata evitando due estremi: dire che ‘non c’è nulla’ perché le coronarie non sono ostruite, oppure presentare ogni CMD come equivalente a una coronaropatia multivasale severa. Una comunicazione accurata riduce ansia e favorisce aderenza.
Il follow-up è guidato da sintomi e rischio. Nuova angina prolungata, alterazioni ECG o troponina devono essere valutate come possibile ACS anche in chi ha una precedente diagnosi di MVA. Una diagnosi cronica non protegge dalla futura aterotrombosi.

La ricerca futura mira a integrare fisiologia, imaging, omiche e fenotipi clinici per identificare sottogruppi realmente responsivi a specifiche terapie. Il superamento della sindrome X è quindi un esempio di passaggio dalla medicina descrittiva alla medicina meccanicistica.

Biologia endoteliale, infiammazione e interazione cuore-sistema

L’endotelio coronarico trasduce lo shear stress in segnali vasodilatatori attraverso eNOS e produzione di ossido nitrico. Stress ossidativo e infiammazione riducono la biodisponibilità di NO sia consumandolo sia alterando la funzione enzimatica. Il risultato è una minore capacità di dilatazione e una maggiore sensibilità a stimoli vasocostrittori.
L’endotelina-1 è un potente vasocostrittore e i suoi livelli o la risposta recettoriale possono essere aumentati in alcuni fenotipi di CMD. Antagonisti dell’endotelina sono stati studiati come potenziali terapie, ma non costituiscono ancora standard per la MVA.

Lo stress ossidativo deriva da NADPH oxidases, mitocondri e altre fonti e può alterare canali ionici e funzione muscolare liscia. Fumo, diabete e LDL ossidate amplificano queste vie, spiegando parte della sovrapposizione tra fattori aterosclerotici e vasomotori.
L’infiammazione sistemica può modificare la microcircolazione attraverso citochine, attivazione endoteliale e rarefazione. Condizioni come artrite reumatoide o lupus presentano una maggiore prevalenza di CMD, ma la terapia immunomodulante specifica per correggere la microcircolazione non è standardizzata.

L’insulino-resistenza riduce la via PI3K-Akt-eNOS e può favorire vasocostrizione mediata da MAPK ed endotelina; questo meccanismo collega sindrome metabolica e funzione microvascolare anche prima della comparsa di diabete manifesto.
La pressione elevata induce rimodellamento arteriolare e ipertrofia della media, aumentando la resistenza minima. Il controllo pressorio è quindi un trattamento causale del substrato strutturale, non soltanto una misura preventiva generale.

La rarefazione capillare riduce la superficie disponibile per lo scambio e aumenta la distanza di diffusione dell’ossigeno. Può essere particolarmente importante in ipertrofia ventricolare e HFpEF, dove il rapporto tra massa miocardica e densità capillare diventa sfavorevole.
Il sistema nervoso autonomo modula il tono coronarico. Stress mentale può provocare vasocostrizione e ischemia in pazienti suscettibili, e studi di mental stress ischemia hanno mostrato che la fisiologia non dipende esclusivamente dallo sforzo fisico.

La percezione del dolore coinvolge vie afferenti cardiache e centrali. Alcuni pazienti possono sviluppare sensibilizzazione che amplifica i sintomi rispetto all’entità dell’ischemia; questo non invalida la diagnosi vascolare, ma può richiedere un approccio multimodale per ottenere un buon controllo clinico.
Il microbioma e altri meccanismi sistemici sono oggetto di ricerca, ma non esistono attualmente interventi microbiotici validati per trattare CMD. È importante distinguere ipotesi biologicamente interessanti da terapie clinicamente dimostrate.

La microcircolazione è influenzata anche da anemia, viscosità ematica e pressione di perfusione. Prima di diagnosticare una disfunzione primaria, devono essere corrette condizioni che riducono globalmente il trasporto di ossigeno o aumentano la domanda.
La biologia spiega perché l’ANOCA/INOCA sia spesso multifattoriale. Non esiste un singolo biomarcatore che possa sostituire la misurazione funzionale della riserva, della resistenza e della vasoreattività.

Strategia clinica passo per passo e follow-up

Il primo passo è confermare che i sintomi siano compatibili con ischemia e valutare la probabilità di coronaropatia ostruttiva. Se CCTA mostra una stenosi intermedia, si deve chiarire la significatività fisiologica prima di etichettare il paziente come INOCA.
Se non esistono stenosi ostruttive e i sintomi persistono, si valuta la presenza di ischemia con PET, CMR o altre metodiche appropriate. Nei pazienti con sintomi importanti nonostante terapia, il coronary functional testing invasivo permette la fenotipizzazione più completa.

La diagnosi deve essere riportata in modo esplicito: per esempio ‘microvascular angina con CFR 1,7 e IMR 32, ACh negativa’ oppure ‘vasospastic angina con spasmo epicardico provocato’; questa precisione rende comprensibile perché sia stato scelto un beta-bloccante o un calcio-antagonista.
Dopo l’avvio della terapia, il follow-up valuta frequenza degli episodi, capacità funzionale e qualità di vita. Il Seattle Angina Questionnaire può quantificare la risposta più oggettivamente di una generica impressione.

Se i sintomi persistono, si verifica prima aderenza e dose. Molti pazienti ricevono farmaci a dosi molto basse o li sospendono per effetti avversi. Solo dopo avere ottimizzato il trattamento dell’endotipo è razionale aggiungere ulteriori antianginosi.
La comparsa di nuovi sintomi a riposo, sincope, alterazioni ECG o biomarcatori deve essere gestita come possibile nuovo evento, non attribuita automaticamente alla MVA conosciuta. Il profilo coronarico può cambiare nel tempo.

Il controllo dei fattori di rischio viene rivalutato annualmente o più spesso. La presenza di placca non ostruttiva richiede una prevenzione proporzionata al burden, mentre un paziente senza placca ma con vasospasmo ha un profilo aterosclerotico diverso.
La riabilitazione cardiologica o un programma di esercizio può essere particolarmente utile quando il paziente ha ridotto drasticamente l’attività per paura del dolore. L’esercizio supervisionato permette di ricostruire fiducia e migliorare funzione endoteliale.

Se la diagnosi rimane incerta, una rivalutazione in un centro dedicato ANOCA/INOCA può evitare ripetute coronarografie convenzionali che continuano a mostrare lo stesso lume senza interrogare la fisiologia.
La comunicazione deve spiegare che ‘non ostruttivo’ non significa immaginario e, contemporaneamente, che il rischio non è identico a quello di una stenosi critica; questa posizione equilibrata migliora la relazione terapeutica e riduce sia sottotrattamento sia medicalizzazione eccessiva.

Differenze rispetto ad altre sindromi coronariche non ostruttive

Il vasospasmo di Prinzmetal classico è dominato da episodi a riposo con transitoria elevazione ST e costrizione epicardica marcata. La sindrome X storica era invece spesso associata a test da sforzo positivi e coronarie angiograficamente normali. Oggi i due quadri possono essere distinti con provocazione vasomotoria.
La slow coronary flow phenomenon descrive un ritardato avanzamento del contrasto in assenza di stenosi significativa. Può riflettere aumentata resistenza microvascolare ma non è sinonimo di MVA e richiede interpretazione nel contesto.

La myocardial bridging può produrre compressione sistolica di un segmento epicardico e ischemia in pazienti selezionati. Può coesistere con vasospasmo o disfunzione endoteliale e non deve essere classificata automaticamente come microvascular angina.
La dissezione coronarica spontanea può guarire lasciando coronarie non ostruttive ma sintomi persistenti. Il dolore post-SCAD è comune e può dipendere da più meccanismi; la storia precedente modifica il rischio e la scelta dei test provocativi.

MINOCA richiede un percorso diagnostico con CMR e, quando indicati, imaging intracoronarico e test funzionali per ricercare il meccanismo, perché può comprendere patologie coronariche e cause non ischemiche inizialmente mimiche. Dopo che la necrosi è documentata, la gestione non deve essere ricondotta genericamente alla sindrome X.
La Takotsubo presenta disfunzione ventricolare transitoria e spesso trigger emotivo o fisico; la microcircolazione può contribuire alla fisiopatologia ma non è sufficiente per classificare la condizione come MVA.

La cardiomiopatia ipertrofica può produrre ischemia microvascolare per elevata massa, compressione intramurale e rarefazione capillare; in questo contesto la CMD è secondaria a una cardiomiopatia strutturale e la terapia deve affrontare prima il substrato.
Nell’amiloidosi cardiaca, infiltrazione e disfunzione microvascolare possono ridurre la riserva. Anche qui una CFR bassa non significa sindrome X primaria. La caratterizzazione tissutale orienta la diagnosi.

La distinzione tra primary CMD e CMD secondaria a cardiomiopatia, valvulopatia o malattia sistemica è importante perché il trattamento e la prognosi dipendono dalla patologia dominante.
Questa classificazione evita che un singolo dato fisiologico venga interpretato fuori dal contesto. La microcircolazione è una via finale comune di molte malattie, non una diagnosi unica.

Ricerca attuale e prospettive terapeutiche

La ricerca su ANOCA/INOCA sta passando da studi piccoli e fisiologici a trial pragmatici di outcome. Il risultato neutro di WARRIOR ha mostrato la difficoltà di dimostrare beneficio con una terapia uniforme in una popolazione eterogenea e già trattata.
Una direzione è arruolare pazienti sulla base di endotipo documentato. Se un farmaco agisce sulla resistenza microvascolare, includere pazienti con vasospasmo puro diluisce l’effetto. La precision medicine è quindi anche una strategia metodologica per i trial.

Antagonisti dell’endotelina, modulatori della via NO-cGMP e farmaci metabolici sono in studio. Prima dell’adozione clinica devono dimostrare non soltanto miglioramento di CFR ma anche sintomi o outcome rilevanti.
La fisiologia con termodiluizione continua e misure assolute potrebbe identificare nuovi sottotipi basati su flusso basale, resistenza e capacità iperemica. La standardizzazione tra centri è necessaria prima di stabilire cut-off universali.

L’imaging PET e CMR quantitativo può permettere una fenotipizzazione non invasiva più accessibile, riducendo la necessità di test invasivi in alcuni pazienti; tuttavia il vasospasmo rimane difficile da diagnosticare senza provocazione.
L’intelligenza artificiale applicata a CCTA, ECG e imaging perfusionale potrebbe riconoscere pattern associati a CMD, ma modelli predittivi devono essere validati prospetticamente e non sostituire la fisiologia sulla base di accuratezze retrospettive.

Biomarcatori circolanti di disfunzione endoteliale, infiammazione e stress ossidativo sono oggetto di studio. Nessuno possiede attualmente specificità sufficiente per diagnosticare MVA nel singolo paziente.
La ricerca sul sesso biologico e sugli ormoni deve distinguere effetti vascolari, età e fattori sociali. La maggiore prevalenza di INOCA nelle donne non deve portare a considerare il disturbo una conseguenza aspecifica della menopausa.

Il coinvolgimento dei pazienti nella definizione degli outcome è particolarmente importante perché angina, limitazione e qualità di vita dominano il burden. Trial che misurano soltanto morte o infarto possono non catturare il beneficio clinico più immediato.
La standardizzazione della terminologia rappresenta già un progresso. Passare da ‘sindrome X’ a una diagnosi fisiologica riduce l’ambiguità, migliora la ricerca e permette di costruire terapie realmente meccanicistiche.

Architettura della microcircolazione e determinanti della riserva coronarica

La microcircolazione coronarica comprende arteriole prearteriolari, arteriole intramiocardiche e capillari che non sono visibili con la coronarografia convenzionale; questi vasi determinano gran parte della resistenza coronarica e adattano il flusso alla domanda metabolica. Una coronaria epicardica angiograficamente normale può quindi alimentare un territorio nel quale la capacità vasodilatatoria è profondamente ridotta.
La regolazione avviene attraverso interazione tra meccanismi metabolici, miogenici, endoteliali e neuro-umorali. Adenosina e altri metaboliti contribuiscono all’iperemia, mentre l’endotelio modula il tono attraverso ossido nitrico, prostanoidi ed endoteline. La disfunzione può coinvolgere una sola via o più componenti contemporaneamente, generando fenotipi fisiologici differenti che possono condividere lo stesso sintomo.

La CMD strutturale è caratterizzata da rimodellamento arteriolare, aumento del rapporto parete-lume, rarefazione capillare e fibrosi perivascolare; questi cambiamenti riducono la capacità massima di aumentare il flusso e possono essere associati a ipertensione, diabete, cardiomiopatie e invecchiamento. La CMD funzionale può invece derivare prevalentemente da alterata vasodilatazione o eccessiva vasocostrizione senza una grave perdita anatomica della rete.
La coronary flow reserve è il rapporto tra flusso iperemico e flusso a riposo. Un valore ridotto può derivare da flusso massimo basso oppure da flusso basale insolitamente elevato; questi due meccanismi non sono equivalenti: nel primo caso può dominare una resistenza minima elevata, nel secondo il problema può essere una riserva apparente ridotta nonostante una risposta iperemica relativamente conservata. La fisiologia contemporanea cerca di distinguere tali fenotipi.

L’IMR utilizza pressione e termodiluizione durante iperemia per stimare la resistenza microvascolare. Un valore elevato suggerisce un’anomalia strutturale o funzionale della microcircolazione indipendentemente dalla stenosi epicardica. La CFR e l’IMR devono essere interpretate insieme, perché un paziente può avere CFR bassa con IMR normale o elevata, configurazioni che implicano meccanismi diversi.
La termodiluizione continua consente di stimare flusso assoluto e resistenza attraverso infusione intracoronarica di soluzione salina, offrendo un approccio quantitativo più diretto. È una metodologia specialistica in evoluzione e i cut-off e la standardizzazione sono ancora oggetto di studio. Il suo valore potenziale risiede nella capacità di separare flusso basale, iperemico e resistenza con maggiore granularità.

Il vasospasmo microvascolare rappresenta un meccanismo differente dalla ridotta vasodilatazione adenosina-mediata. Durante acetilcolina il paziente sviluppa sintomi e modificazioni ischemiche senza la costrizione epicardica superiore alla soglia utilizzata per definire spasmo dei grandi vasi. Il test dimostra quindi una risposta vasocostrittiva patologica della microcircolazione o una disfunzione endoteliale clinicamente rilevante.

Test all’acetilcolina, sicurezza e interpretazione del coronary function testing

Il test provocativo con acetilcolina viene eseguito in laboratorio di emodinamica con dosi intracoronariche progressive, monitorando sintomi, ECG e diametro epicardico. Uno spasmo epicardico viene definito dalla combinazione di riproduzione dei sintomi, modificazioni ischemiche e marcata vasocostrizione angiografica. La diagnosi non si basa sulla sola sensazione toracica, perché sintomi possono comparire anche senza un endotipo vasomotorio documentato.
Nel microvascular spasm, sintomi e ischemia compaiono senza la costrizione epicardica richiesta per lo spasmo vasospastico; questa distinzione è clinicamente importante perché entrambi possono rispondere a calcio-antagonisti, ma il profilo fisiopatologico e la risposta a beta-bloccanti o nitrati possono differire. Alcuni pazienti presentano forme miste con anomalie sia epicardiche sia microvascolari.

Il test deve essere eseguito in centri con esperienza, monitoraggio e disponibilità di nitrati intracoronarici e gestione delle aritmie. Bradicardia, blocco atrioventricolare, spasmo prolungato e aritmie possono verificarsi, ma la procedura è generalmente sicura quando eseguita con protocolli standardizzati. La valutazione del rapporto rischio-beneficio è particolarmente importante in anatomie complesse o instabilità clinica.
L’adenosina valuta prevalentemente la capacità di vasodilatazione endotelio-indipendente e viene utilizzata per CFR e IMR, mentre l’acetilcolina interroga la vasoreattività endoteliale e la propensione allo spasmo. Un coronary function testing completo usa quindi stimoli diversi per rispondere a domande diverse. Un singolo test normale non esclude necessariamente tutte le forme di disfunzione.

La presenza di una stenosi epicardica intermedia deve essere valutata fisiologicamente prima di attribuire i sintomi alla microcircolazione. FFR o indici non iperemici permettono di escludere una lesione flow-limiting. La CMD può comunque coesistere con aterosclerosi ostruttiva e persistere dopo PCI, spiegando una parte dell’angina residua nonostante una rivascolarizzazione tecnicamente soddisfacente.
Le linee guida ESC 2024 attribuiscono maggiore importanza al coronary function testing nei pazienti con ANOCA/INOCA persistente e qualità di vita compromessa. L’obiettivo non è soltanto assegnare un’etichetta, ma identificare un meccanismo che orienti la terapia. La strategia guidata dall’endotipo ha migliorato sintomi e qualità di vita nel trial CorMicA, pur senza dimostrare in quel piccolo studio una riduzione degli eventi maggiori.

Un referto utile deve riportare i valori misurati, il metodo, il comportamento durante acetilcolina e l’interpretazione integrata. Definizioni vaghe come “microcircolo rallentato” non sono sufficienti. La standardizzazione del referto permette di confrontare il follow-up e di evitare che test eseguiti con metodiche differenti vengano interpretati come perfettamente equivalenti.

Imaging quantitativo e differenziale dell’ischemia non ostruttiva

La PET permette di quantificare flusso miocardico a riposo e durante stress e di calcolare myocardial flow reserve. Una riduzione globale può suggerire CMD o aterosclerosi diffusa, mentre difetti territoriali orientano verso stenosi epicardiche. La PET possiede una base quantitativa robusta ma disponibilità e costi ne limitano l’uso universale.
La CMR da stress può identificare ischemia subendocardica e, con tecniche quantitative, stimare la perfusione miocardica. Offre contemporaneamente caratterizzazione tissutale, consentendo di riconoscere cicatrice, miocardite o cardiomiopatie che potrebbero spiegare dolore e alterazioni elettrocardiografiche. La presenza di late gadolinium enhancement non ischemico sposta il differenziale fuori dalla sindrome X primaria.

L’ecocardiografia Doppler della discendente anteriore può stimare CFR in centri esperti. È non invasiva e priva di radiazioni ma dipende dall’operatore e valuta prevalentemente un territorio. Una CFR normale nella LAD non esclude completamente anomalie focali o vasospasmo, mentre un valore ridotto deve essere interpretato alla luce di frequenza, pressione e qualità della finestra acustica.
La CCTA documenta la presenza di placca non ostruttiva e aiuta a escludere stenosi significative, ma non misura direttamente la microcircolazione. La scoperta di placca lieve non deve essere interpretata come spiegazione automatica di ogni episodio anginoso. Aterosclerosi non ostruttiva, CMD e vasospasmo possono coesistere e richiedere componenti terapeutiche differenti.

La myocardial bridging può produrre ischemia attraverso compressione sistolica, ritardo del rilassamento diastolico e alterazioni di flusso prossimali. La sua presenza anatomica è frequente e spesso innocua, quindi deve essere correlata a fisiologia e sintomi prima di attribuirle causalità. Nelle forme significative la terapia differisce da quella del vasospasmo puro.
La disfunzione microvascolare secondaria a ipertrofia ventricolare, stenosi aortica, amiloidosi o cardiomiopatia ipertrofica non deve essere confusa con una sindrome microvascolare primaria. Il trattamento della malattia strutturale dominante può modificare la perfusione. Un approccio che ignori imaging cardiaco e consideri soltanto le coronarie rischia di perdere la diagnosi principale.

Terapia individualizzata, sintomi persistenti e prognosi

Il trattamento di base comprende controllo di pressione, lipidi, diabete, fumo, peso e attività fisica. Anche quando non esiste una stenosi ostruttiva, la presenza di placca non ostruttiva giustifica prevenzione secondo il rischio aterosclerotico. Nei pazienti senza placca, la scelta di statine o antiaggreganti deve dipendere dalle indicazioni generali e non dal solo fatto di avere dolore toracico.
Nella CMD con ridotta CFR e aumentata resistenza, beta-bloccanti possono ridurre la domanda e prolungare la diastole in pazienti appropriati. ACE-inibitori o ARB possono migliorare controllo pressorio e funzione endoteliale. Statine sono indicate quando esiste aterosclerosi o rischio lipidico. La risposta è eterogenea e richiede titolazione guidata da sintomi e tolleranza.

Nel vasospasmo, calcio-antagonisti sono la base della terapia e possono richiedere dosi elevate o combinazioni in forme severe. Nitrati a lunga durata possono essere aggiunti, tenendo conto di tolleranza e cefalea. Beta-bloccanti non selettivi possono peggiorare il vasospasmo in alcuni pazienti e la loro indicazione deve essere valutata con attenzione quando lo spasmo è il meccanismo dominante.
Ranolazina può essere utilizzata per angina persistente in alcuni endotipo di CMD, ma gli studi hanno mostrato risultati non uniformi. Il beneficio sembra maggiore in sottogruppi con riserva particolarmente compromessa; questo è un esempio del motivo per cui trial non stratificati possono apparire neutrali anche se una parte biologicamente definita della popolazione risponde.

La persistenza del dolore nonostante normalizzazione dei test vascolari richiede considerare meccanismi nocicettivi e diagnosi extracardiache. Una maggiore sensibilità viscerale può amplificare la percezione di stimoli cardiaci, ma non deve essere usata prematuramente per psicologizzare il sintomo. Prima di attribuire il dolore a un disturbo funzionale è necessario avere completato una valutazione cardiovascolare proporzionata al rischio.
La prognosi non è benigna in senso assoluto. Una CFR ridotta è associata a maggiore rischio di eventi e mortalità in diverse coorti, soprattutto quando riflette malattia sistemica o aterosclerosi diffusa; tuttavia il rischio individuale varia notevolmente e non è equivalente a quello di una stenosi critica del tronco comune. La comunicazione deve evitare sia minimizzazione sia catastrofizzazione.

Il trial WARRIOR non ha dimostrato una riduzione significativa degli eventi con una strategia uniforme di statina, ACE-inibitore o ARB e aspirina rispetto a usual care nelle donne con sospetta ANOCA/INOCA, in un contesto di elevato uso delle stesse terapie anche nel gruppo di controllo. Il risultato rafforza la necessità di distinguere prevenzione aterosclerotica da trattamento specifico dell’endotipo e mostra quanto sia difficile dimostrare beneficio con un pacchetto non selettivo.
Il follow-up deve misurare frequenza dell’angina, limitazione funzionale, consumo di nitrati, qualità di vita e controllo dei fattori di rischio. Ripetere coronarografie in assenza di un cambiamento clinico rilevante raramente risolve il problema. La rivalutazione deve essere guidata da nuovi segnali di rischio, peggioramento sostanziale o necessità di ridefinire il meccanismo.

La sostituzione del termine storico “sindrome X cardiaca” con diagnosi come microvascular angina, vasospastic angina e ANOCA/INOCA non è soltanto semantica. Permette di trasformare un’etichetta di esclusione in una classificazione fisiopatologica positiva, riducendo l’incertezza del paziente e rendendo possibile una terapia più razionale; questa evoluzione concettuale rappresenta uno dei principali cambiamenti della cardiologia ischemica contemporanea.

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