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Insufficienza tricuspidale primaria

L’insufficienza tricuspidale primaria è il rigurgito sistolico causato da una lesione intrinseca di uno o più componenti della valvola tricuspide: lembi, corde tendinee, muscoli papillari o anello. La definizione è anatomopatologica e non indica soltanto la severità. Un prolasso congenito, una perforazione infettiva, una retrazione da carcinoide e una rottura cordale traumatica producono tutti un rigurgito organico, ma richiedono percorsi diagnostici e tecniche di correzione profondamente diversi.

La malattia va separata dall’insufficienza tricuspidale secondaria, nella quale lembi inizialmente integri diventano incompetenti per dilatazione anulare o tethering indotto dal rimodellamento atriale e ventricolare. Anche l’interferenza di un elettrocatetere permanente costituisce oggi un meccanismo distinto, trattato nell’insufficienza tricuspidale da dispositivo. Una biopsia o un catetere che recidano direttamente una corda, invece, provocano una lesione primaria iatrogena.

La distinzione non rimane sempre pura. Un difetto organico cronico sovraccarica atrio e ventricolo destro, dilata l’anello e può aggiungere nel tempo una componente funzionale; la descrizione corretta diventa allora meccanismo misto con lesione primaria dominante. Attribuire tutto alla dilatazione perderebbe il bersaglio chirurgico, mentre chiamare primaria una semplice espansione anulare legata a fibrillazione atriale o ipertensione polmonare produrrebbe l’errore opposto.

Rispetto al quadro unitario dell’insufficienza tricuspidale, questa monografia segue la lesione: ne ricostruisce eziologia, anatomia, velocità di evoluzione e riparabilità. Il momento dell’intervento dipende non soltanto dall’intensità del getto, ma dalla capacità del ventricolo destro di recuperare, dal controllo della causa e dalla possibilità di ottenere una correzione durevole prima del danno epatorenale.

Definizione, anatomia patologica ed eziologie

Nell’anomalia di Ebstein la delaminazione dei lembi settale e posteriore è incompleta e la loro inserzione funzionale è spostata verso l’apice. Una porzione del ventricolo destro diviene “atrializzata”, mentre il lembo anteriore è spesso ampio, ridondante e fenestrato, con aspetto a vela. Il ventricolo destro funzionale può essere piccolo o dilatato e disfunzionante. Difetto interatriale o forame ovale pervio, shunt destro-sinistro, cianosi, embolia paradossa, vie accessorie e tachiaritmie completano un fenotipo che non può essere ridotto alla sola misura del rigurgito.

Lo spostamento apicale del punto d’inserzione del lembo settale, indicizzato per la superficie corporea, sostiene la diagnosi di anomalia di Ebstein, ma nell’adulto la valutazione deve estendersi al tessuto realmente mobilizzabile, alla rotazione del lembo anteriore, al volume della camera funzionale, alla funzione biventricolare, agli shunt e alle aritmie. La displasia tricuspidale congenita mantiene invece l’inserzione anulare, ma presenta lembi ispessiti o ipoplastici, corde corte, assenti o mal inserite, cleft, doppio orifizio o anomalie papillari; entrambe le condizioni richiedono un centro per cardiopatie congenite dell’adulto.

Nell’endocardite infettiva vegetazioni e infiammazione possono perforare o distruggere un lembo, recidere corde e creare un flail acuto. Uso endovenoso di sostanze, cateteri venosi, emodialisi, batteriemia da Staphylococcus aureus e materiale intracardiaco aumentano il rischio; embolie settiche polmonari, cavitazioni e infarti polmonari orientano verso il lato destro. La forma associata a un sistema CIED necessita anche di estrazione completa del materiale infetto, mentre una valvola nativa distrutta senza dispositivo resta una patologia organica valvolare.

La cardiopatia da carcinoide deriva dall’esposizione endocardica cronica a serotonina, tachichinine e altri mediatori rilasciati soprattutto da neoplasie neuroendocrine metastatiche al fegato. Placche fibrose ricoprono superficie valvolare e apparato sottovalvolare; i lembi diventano ispessiti, retratti e quasi immobili, determinando insufficienza spesso associata a stenosi. Il coinvolgimento della polmonare è frequente e va cercato deliberatamente. Le valvole sinistre sono relativamente protette dall’inattivazione polmonare, salvo shunt destro-sinistro, tumore bronchiale o carico ormonale eccezionale.

Nella malattia reumatica si osservano ispessimento, retrazione dei lembi, fusione commissurale e accorciamento delle corde. Il risultato è spesso una lesione mista, con area ridotta e coaptazione insufficiente. L’interessamento tricuspidale organico isolato è raro: la ricerca di malattia mitralica e aortica è obbligatoria, così come la distinzione dalla componente funzionale generata da valvulopatia mitralica, ipertensione polmonare e dilatazione del cuore destro. La morfologia dei lembi, non la sola presenza di rigurgito, dimostra l’eziologia.

Il trauma toracico chiuso può rompere corde o un muscolo papillare, più spesso collegati al lembo anteriore, lasciando un segmento flail. La bassa pressione del cuore destro può rendere inizialmente tollerabile una lesione importante, che emerge mesi o anni dopo con dilatazione e scompenso. Ferite penetranti, ischemia o infarto del ventricolo destro e danno durante chirurgia o cateterismo sono cause meno comuni. Nel trapiantato, biopsie endomiocardiche ripetute possono afferrare corde e produrre progressiva insufficienza da flail.

La degenerazione mixomatosa causa lembi ridondanti, allungamento cordale, prolasso o rottura con flail e può accompagnare un fenotipo mitralico tipo Barlow. Sindromi di Marfan, Loeys-Dietz ed Ehlers-Danlos, oltre ad alcune valvulopatie correlate a FLNA, alterano matrice extracellulare e resistenza dell’apparato. Nel lupus e nella sindrome da anticorpi antifosfolipidi, vegetazioni non batteriche di Libman-Sacks possono ispessire, erodere o perforare il lembo; colture, contesto clinico e imaging distinguono questa lesione da endocardite infettiva.

Cause rare comprendono fibrosi endomiocardica con intrappolamento dell’apparato, radioterapia, tumori e valvulopatia serotoninergica indotta da farmaci come storici anoressizzanti o derivati ergotaminici. L’anamnesi deve precisare farmaci, malattie sistemiche, febbre reumatica, neoplasia neuroendocrina, infezioni, traumi e procedure. L’età avanzata con dilatazione anulare isolata non basta invece a diagnosticare una degenerazione primaria.

Fisiopatologia, storia naturale e quadro clinico

La tolleranza dipende in larga misura dalla velocità d’insorgenza. In una perforazione infettiva o in una rottura traumatica acuta, atrio e ventricolo destro non hanno ancora sviluppato la compliance e il volume necessari a compensare, per cui grandi onde sistoliche atriali, riduzione della portata polmonare, ipotensione e congestione possono comparire rapidamente; la gravità emodinamica, inoltre, non sempre corrisponde a un jet colorimetrico spettacolare, perché le pressioni ventricolare e atriale possono equalizzarsi precocemente.

Nella forma cronica il ventricolo destro aumenta il volume totale espulso e l’atrio si dilata, mantenendo per anni una portata anterograda accettabile. Questo adattamento è però biologicamente costoso. Lo stress di parete, la deformazione dei papillari e la dilatazione dell’anello riducono ulteriormente la coaptazione, trasformando una lesione focale in un rigurgito diffuso. La fibrillazione atriale elimina il contributo atriale e accelera l’espansione anulare, creando un circolo di progressione.

Il ventricolo destro espelle parte della gittata verso l’atrio, una via a bassa impedenza, e per questo TAPSE, S’ o frazione di eiezione possono apparire rassicuranti anche mentre la riserva contrattile si riduce. Dopo la correzione tutto il volume deve invece affrontare il letto polmonare e il postcarico effettivo aumenta bruscamente, spiegando perché una disfunzione preoperatoria non riconosciuta possa manifestarsi come insufficienza destra dopo una procedura tecnicamente perfetta.

La pressione atriale destra si trasmette alle vene cave, al fegato e al rene. Congestione epatica, colestasi e fibrosi si associano a ipoalbuminemia e coagulopatia; l’aumento della pressione venosa renale riduce filtrazione e risposta ai diuretici. Ascite, congestione intestinale, sazietà precoce e malassorbimento favoriscono sarcopenia e fragilità. In questa fase il rischio non appartiene più soltanto alla valvola, ma a una sindrome multiorgano parzialmente reversibile.

Affaticabilità e ridotta capacità d’esercizio possono precedere edema e ascite perché la portata anterograda non aumenta adeguatamente sotto sforzo. Il profilo dei sintomi aiuta poi a orientare l’eziologia: palpitazioni possono riflettere vie accessorie o aritmie nell’Ebstein e fibrillazione nelle forme croniche, la cianosi suggerisce uno shunt destro-sinistro, febbre con dolore pleuritico o emottisi orienta verso endocardite, mentre flushing e diarrea richiamano la sindrome da carcinoide anche quando i sintomi sistemici sono parzialmente controllati.

All’esame obiettivo la pressione giugulare è elevata con grandi onde cv/V, il fegato può essere pulsante e compaiono edema, ascite e versamenti. Il soffio olosistolico al margine sternale inferiore aumenta con l’inspirazione; può tuttavia essere tenue nella forma massiva a bassa velocità. Nell’Ebstein toni ampiamente sdoppiati e suoni multipli riflettono chiusura tardiva e lembo anteriore ridondante, mentre una stenosi associata da carcinoide o reumatismo aggiunge un rullio diastolico dipendente dal flusso.

La storia naturale varia profondamente con la causa: un prolasso focale può restare stabile e poi aggravarsi dopo rottura cordale, il carcinoide progredisce con l’esposizione ormonale persistente, il reumatismo con la cicatrizzazione e le recidive, mentre nell’Ebstein la traiettoria dipende da anatomia, shunt e aritmie. In tutte queste forme, la comparsa di sintomi, l’aumento dei diuretici, la dilatazione progressiva o il deterioramento del ventricolo destro indicano che l’osservazione non è più una strategia neutrale.

Diagnosi eziologica, quantificazione e stadiazione

L’ecocardiografia transtoracica deve rispondere prima alla domanda “quale lesione?” e poi a “quanto rigurgito?”. Le viste apicale quattro camere focalizzata sul ventricolo destro, parasternale inflow, asse corto e sottocostale mostrano segmenti differenti. Poiché la valvola può avere più di tre lembi e commissure variabili, l’imaging tridimensionale en face migliora l’identificazione di prolasso, flail, cleft, perforazione, restrizione e relazione tra getto e lesione.

L’ecocardiografia transesofagea è indicata quando il transtoracico non definisce l’anatomia, nell’endocardite e per pianificare una procedura. L’Ebstein mostra spostamento apicale, atrializzazione e lembo anteriore a vela; il carcinoide lembi spessi e fissi; il reumatismo fusione commissurale e corde accorciate; trauma e degenerazione un margine libero everso o mobile oltre il piano anulare. Una massa mobile va distinta da filamenti, trombo e vegetazione non batterica attraverso contesto, sede e microbiologia.

La severità richiede una valutazione multiparametrica. Morfologia chiaramente patologica, grande zona di convergenza, jet eccentrico aderente alla parete, vena contracta ampia, segnale continuo denso e triangolare con picco precoce, inversione sistolica nelle vene epatiche e dilatazione delle camere concorrono alla diagnosi. Il colore da solo è inaffidabile: dipende da guadagno, Nyquist, pressione e direzione del jet.

Nella scala convenzionale, vena contracta biplana almeno 7 mm, raggio PISA almeno 9 mm nelle condizioni tecniche previste, EROA almeno 40 mm², volume rigurgitante almeno 45 mL e frazione rigurgitante almeno 50% sostengono la categoria severa. L’orifizio tricuspidale è però spesso ellittico, multiplo e dinamico; PISA emisferico può sottostimarlo, soprattutto nei jet eccentrici o molto lenti. La fibrillazione e la compliance atriale possono alterare il flusso epatico.

La classificazione TVARC estende la severità a massive e torrential, utile nei pazienti inviati a trattamento transcatetere. Vena contracta di 7-13,9 mm, 14-20,9 mm e almeno 21 mm corrisponde rispettivamente a severa, massiva e torrenziale; EROA 40-59, 60-79 e almeno 80 mm², con volumi di 45-59, 60-74 e almeno 75 mL, segue la stessa progressione. L’area tridimensionale della vena contracta aggiunge informazione senza assumere forma circolare. Questi gradi descrivono l’estremo quantitativo, ma non sono da soli indicazioni all’intervento.

Il ventricolo destro va studiato con dimensioni basali e longitudinali, fractional area change, TAPSE, S’, strain della parete libera e volumi tridimensionali, insieme ad atrio, anello, vena cava e flusso polmonare. Ogni indice ha dipendenza dal carico e limiti geometrici. Uno strain della parete libera meno negativo segnala disfunzione subclinica, ma soglie come −16% non devono essere usate isolatamente per dichiarare indicazione o futilità.

La risonanza cardiaca è il riferimento per volumi e frazione di eiezione destra quando l’ecografia è incompleta o discordante. Il volume rigurgitante può essere calcolato sottraendo il flusso polmonare anterogrado allo stroke volume del ventricolo destro, verificando shunt e altre insufficienze. Una RVEF non superiore al 45% è stata associata a prognosi peggiore dopo interventi transcatetere, ma non rappresenta una soglia universale oltre la quale ogni trattamento è inutile.

La TC definisce dimensioni e forma dell’anello, rapporto con coronaria destra, vene cave, accessi e geometria per annuloplastica o sostituzione transcatetere. Nel percorso interventistico, il transesofageo valuta qualità del tessuto e possibilità di presa, mentre la TC simula ancoraggio e interazioni. Un grande gap da flail, una perforazione o lembi carcinoidi rigidi possono rendere una TEER inadatta anche se il rigurgito è tecnicamente visibile.

Il cateterismo destro è raccomandato nel percorso specialistico dei candidati a chirurgia o procedura transcatetere, soprattutto quando si sospetta ipertensione polmonare. Nel rigurgito severo la velocità Doppler può sottostimare la pressione perché ventricolo e atrio si equalizzano; l’emodinamica invasiva calcola resistenze e distingue una componente precapillare. La termodiluizione può essere imprecisa in rigurgito estremo, rendendo utile il confronto con Fick e saturazioni complete.

ECG, NT-proBNP, creatinina, sodio, bilirubina, transaminasi, albumina, INR ed emocromo definiscono aritmie e riserva d’organo. Nell’Ebstein sono utili CMR, test cardiopolmonare e monitoraggio del ritmo. Nell’endocardite servono emocolture prima degli antibiotici quando possibile e imaging per embolie polmonari. Nel carcinoide 5-HIAA e NT-proBNP seguono esposizione e danno; un NT-proBNP inferiore a 260 pg/mL rende poco probabile una cardiopatia significativa, senza escludere l’ecocardiogramma se il sospetto è elevato.

Terapia eziologica, timing e chirurgia

I diuretici dell’ansa, talvolta associati a tiazidico e antagonista mineralcorticoide, alleviano edema e ascite; dose, funzione renale, sodio e potassio richiedono controlli ravvicinati. Paracentesi selettiva e trattamento nutrizionale possono stabilizzare la congestione avanzata. Nessun farmaco ricostruisce una corda, libera una commissura o restituisce mobilità a un lembo fibrotico: il miglioramento dopo diuresi non autorizza a rimandare indefinitamente il referral.

La causa va controllata in parallelo. Endocardite e complicanze richiedono Endocarditis Team, antibiotici mirati e rimozione di ogni focolaio. Nel carcinoide analoghi della somatostatina e terapia oncologica riducono la produzione di mediatori ma non fanno regredire placche mature. La profilassi secondaria limita recidive reumatiche nei pazienti indicati; nell’Ebstein aritmie, via accessoria e shunt sono parte della strategia. L’anticoagulazione segue fibrillazione, protesi e rischio tromboembolico, non la sola presenza del rigurgito.

Le linee guida ESC/EACTS 2025 raccomandano chirurgia nella forma primaria severa sintomatica se non sono presenti grave disfunzione ventricolare destra o grave ipertensione polmonare, classe I C. Nell’asintomatico, una dilatazione del ventricolo destro o il deterioramento della sua funzione giustificano la considerazione chirurgica prima della disfunzione biventricolare grave o dell’ipertensione polmonare severa, classe IIa C. Non esiste un singolo volume, TAPSE, strain o RVEF che sostituisca la valutazione longitudinale.

Quando è programmata chirurgia valvolare sinistra, il trattamento concomitante di una forma primaria severa è raccomandato, classe I B, e quello di una forma primaria moderata dovrebbe essere considerato, classe IIa B. Il vantaggio è intervenire prima che sovraccarico e reintervento isolato aumentino il rischio. La decisione deve però verificare che il reperto sia veramente organico e non soltanto un jet dinamico alterato da condizioni di carico.

La riparazione è preferibile quando può essere completa e durevole. Un anello rigido o semirigido stabilizza la geometria, ma va associato alla correzione della lesione: chiusura di cleft o perforazione, neocorde, reimpianto papillare, patch di ampliamento, commissuroplastica o ricostruzione del lembo. Una annuloplastica isolata non corregge un flail e può fallire se retrazione o tethering impediscono la coaptazione.

Nell’Ebstein la riparazione a cono mobilizza il tessuto del lembo, lo ruota e crea una superficie di coaptazione circumferenziale; la plicatura della porzione atrializzata, il trattamento dello shunt e la chirurgia delle aritmie vengono individualizzati. Sintomi, riduzione oggettiva della capacità, cianosi, embolia paradossa, aritmie e progressivo aumento o deterioramento del ventricolo destro concorrono al timing. L’esperienza di un centro ACHD ad alto volume è determinante per riparabilità e risultati.

Nell’endocardite destra, durante terapia appropriata, le indicazioni comprendono batteriemia persistente per almeno una settimana, grave insufficienza acuta con disfunzione destra refrattaria ai diuretici, embolie polmonari ricorrenti con necessità ventilatoria, coinvolgimento sinistro o vegetazione residua oltre 20 mm dopo embolie ricorrenti. Una vegetazione isolata non è sufficiente. Debridement radicale e riparazione limitano materiale protesico quando il tessuto residuo lo consente.

Nel trauma, una correzione prima della dilatazione avanzata può consentire reimpianto del papillare, neocorde, patch e anello con buona durabilità. Nel carcinoide o reumatismo avanzato, lembi diffusamente rigidi e apparato accorciato rendono più frequente la sostituzione; nel carcinoide occorre valutare contemporaneamente la polmonare. Controllo ormonale, anestesia preparata alla crisi carcinoide e coordinamento oncologico riducono il rischio perioperatorio.

La protesi è necessaria in distruzione infettiva estesa, displasia grave, fibrosi diffusa o riparazione non durevole. Una bioprotesi è spesso scelta in sede destra, ma età, possibilità di anticoagulazione, trombosi, futura valve-in-valve e strategia per l’intero arco di vita devono essere discusse. Pacing e conduzione vanno pianificati evitando, quando possibile, di attraversare con un nuovo lead la riparazione o la protesi.

Il TRI-SCORE supporta la stima del rischio nella chirurgia isolata mediante età almeno 70 anni, NYHA III-IV, segni di scompenso destro, furosemide almeno 125 mg/die, eGFR inferiore a 30 mL/min, bilirubina elevata, LVEF inferiore al 60% e disfunzione destra almeno moderata. Il punteggio non stabilisce chi debba essere escluso: mostra soprattutto quanto il referral tardivo, dopo danno d’organo, trasformi una procedura potenzialmente riparativa in un intervento ad alto rischio.

Terapie transcatetere, follow-up e prognosi

Le linee guida europee 2025 indicano che il trattamento transcatetere dovrebbe essere considerato per migliorare qualità di vita e rimodellamento destro nei pazienti ad alto rischio con insufficienza severa ancora sintomatica nonostante terapia medica ottimale, purché non vi siano grave disfunzione del ventricolo destro o ipertensione polmonare precapillare. La raccomandazione è riferita alla popolazione tricuspidale complessiva; le prove dedicate alle eziologie primarie restano molto più limitate.

La riparazione edge-to-edge tricuspidale richiede lembi mobili, tessuto afferrabile, visualizzazione adeguata e gap non eccessivo, spesso con coaptazione anterosettale. In una coorte di 339 pazienti, il 13% con prolasso o flail primario ha ottenuto riduzione acuta e sicurezza comparabili alla forma secondaria, ma il dato è osservazionale e non dimostra equivalenza a una riparazione chirurgica durevole. Perforazione, endocardite attiva, grande segmento flail e lembi carcinoidi o reumatici fissi sono anatomie sfavorevoli.

L’annuloplastica transcatetere può essere razionale se alla lesione primaria si è aggiunta una componente anulare importante, ma non tratta la distruzione focale. La sostituzione ortotopica offre una riduzione più completa quando gap e anatomia escludono la riparazione; richiede tuttavia riserva ventricolare sufficiente per tollerare l’improvviso aumento del postcarico. Sanguinamento, trombosi, interazione con coronaria destra, disturbi di conduzione e nuovo pacemaker fanno parte del bilancio.

Nel TRISCEND II, EVOQUE associata alla terapia medica ha migliorato soprattutto sintomi e qualità di vita a un anno rispetto alla sola terapia, con più sanguinamenti gravi e impianti di pacemaker. Il trial non fornisce una dimostrazione primaria-specifica. Le protesi cavali riducono il reflusso venoso senza correggere la valvola e hanno finalità prevalentemente palliativa; valve-in-valve o valve-in-ring possono invece trattare una bioprotesi o riparazione fallita in un centro esperto.

L’endocardite attiva controindica un impianto transcatetere elettivo. Nella valvola nativa con Ebstein o carcinoide l’esperienza è ancora episodica, mentre una bioprotesi degenerata può offrire un ancoraggio più prevedibile. La presenza di una tecnologia disponibile non rende trattabile ogni anatomia: probabilità di eliminare la lesione, rischio di stenosi, recuperabilità del ventricolo, durata attesa e strategia futura devono essere confrontati dall’Heart Team.

Il percorso standardizzato del 2026 propone referral precoce a un Heart Valve Centre per insufficienza almeno moderata, soprattutto con sintomi o progressivo coinvolgimento del ventricolo. Una forma moderata o severa asintomatica senza rimodellamento richiede valutazione clinica, ecocardiogramma e laboratorio circa ogni sei mesi; gradi inferiori e stabili possono essere controllati annualmente o con intervalli adattati. L’eziologia modifica il calendario più della sola categoria quantitativa.

Nel carcinoide attivo, NT-proBNP, 5-HIAA ed ecocardiogramma vengono ripetuti in genere ogni tre-sei mesi secondo attività e terapia; la sorveglianza include sempre la polmonare e, dopo sostituzione, trombosi e degenerazione protesica. Nell’Ebstein servono controlli ACHD con ritmo, saturazione, CMR e capacità d’esercizio. Dopo endocardite si ricercano recidiva, insufficienza residua e nuovi eventi embolici, applicando la profilassi antibiotica prevista per precedente endocardite o materiale protesico nelle procedure dentali ad alto rischio.

Dopo chirurgia o intervento transcatetere, un esame prima della dimissione costituisce il riferimento; sono appropriati controllo precoce entro quattro-dodici settimane, rivalutazione a sei-dodici mesi e quindi almeno annuale, con adattamento individuale. Si misurano rigurgito residuo o ricorrente, gradiente, volumi e funzione destra, pressione polmonare, funzione renale ed epatica, ritmo, sistema di stimolazione, trombosi e segni di endocardite. NYHA, KCCQ e capacità di cammino descrivono il beneficio percepito, non sostituibile dal solo colore Doppler.

Nuovi sintomi, aumento dei diuretici, fibrillazione atriale, crescita di atrio, anello o ventricolo, peggioramento di strain o RVEF e aumento di bilirubina, creatinina o NT-proBNP anticipano la visita. La prognosi dipende dall’eziologia, dal controllo della causa, dall’ipertensione polmonare, dalla funzione ventricolare e dalla riserva epatorenale. La migliore finestra non è quella in cui la congestione diventa intollerabile, ma quella in cui la lesione è correggibile e il cuore destro può ancora rimodellarsi.

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