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Prolasso della valvola mitrale

Il prolasso della valvola mitrale è un reperto anatomico-funzionale definito dallo spostamento sistolico di uno o entrambi i lembi verso l’atrio sinistro oltre il piano dell’anello. Non è sinonimo di insufficienza mitralica severa, degenerazione mixomatosa diffusa o sindrome aritmica. La maggioranza delle persone con prolasso lieve e senza rigurgito significativo conduce una vita normale; una minoranza sviluppa rottura cordale, rimodellamento, fibrillazione atriale o aritmie ventricolari.

La definizione moderna ha ridotto molte diagnosi eccessive del passato, nate soprattutto dalla geometria a sella dell’anello mitralico: nelle viste apicali un lembo può infatti apparire sopra una linea bidimensionale artificiale pur restando entro il profilo anatomico. Il criterio validato richiede una dislocazione di almeno 2 mm nella vista parasternale in asse lungo o in una equivalente sezione longitudinale. Una volta riconosciuto il prolasso, la descrizione deve precisare segmenti coinvolti, spessore, rigurgito, anello, corde e risposta ventricolare.

Il prolasso è il punto di incontro di fenotipi diversi. La malattia mixomatosa altera la matrice dei lembi; la malattia di Barlow è la sua espressione diffusa e ridondante; la deficienza fibroelastica produce tessuto sottile e rottura cordale spesso focale. Questa monografia è centrata sulla diagnosi clinica di prolasso e sulla stratificazione del rischio, non sulla sola istopatologia.

Definizione, anatomia ed eziologie

La valvola comprende un lembo anteriore e uno posteriore suddivisi chirurgicamente in segmenti A1-A3 e P1-P3. Le corde primarie stabilizzano il margine, le secondarie distribuiscono le forze e i papillari si muovono con il ventricolo. Nel prolasso, eccesso di tessuto, allungamento o rottura cordale permettono al margine libero di oltrepassare l’anello durante la sistole.

Il billowing descrive la bombatura del corpo del lembo verso l’atrio con margine ancora sul versante ventricolare; il prolasso richiede il superamento del margine. Nel flail, la perdita del sostegno ribalta il margine in atrio e il getto si dirige in senso opposto al segmento coinvolto. Queste distinzioni anticipano severità e tecnica di riparazione.

La degenerazione mixomatosa comporta espansione della spongiosa ricca di proteoglicani, disorganizzazione del collagene e frammentazione elastica. I lembi diventano ispessiti e ridondanti e le corde si allungano. La forma di Barlow coinvolge più segmenti e spesso entrambi i lembi; non ogni prolasso con lieve ispessimento soddisfa questo fenotipo.

La deficienza fibroelastica si presenta più spesso in età avanzata con lembi sottili e traslucidi, salvo il segmento flail, e corde fragili. Il prolasso può comparire improvvisamente dopo rottura. Tra Barlow e deficienza esiste uno spettro: la classificazione serve alla pianificazione, non implica due malattie sempre separabili al microscopio.

La maggior parte dei prolapsi è sporadica e poligenica. Varianti patogene di FLNA, DCHS1 e DZIP1 sono state identificate in alcune famiglie, ma spiegano solo una piccola quota dei casi; l’ereditarietà può essere autosomica dominante con penetranza variabile oppure, per FLNA, legata al cromosoma X. Avere un familiare affetto aumenta quindi la probabilità di prolasso, senza rendere inevitabile lo sviluppo di una malattia clinicamente significativa.

Il prolasso può appartenere a sindromi del tessuto connettivo, tra cui Marfan, Loeys-Dietz ed Ehlers-Danlos, oppure associarsi ad alcune distrofie muscolari e alterazioni scheletriche. La presenza di aortopatia, ipermobilità marcata, habitus sindromico o numerosi familiari richiede valutazione dedicata. Il test genetico indiscriminato nel prolasso isolato ha resa limitata.

Il prolasso può interessare il lembo posteriore, l’anteriore o entrambi. Nelle forme focali P2 è frequentemente coinvolto e tende a generare un getto anteriore, mentre un prolasso anteriore orienta più spesso il getto posteriormente; le lesioni multisegmentarie possono invece produrre getti multipli. La direzione del rigurgito è quindi un utile indizio di localizzazione, ma eccentricità, pareti e interazioni fra segmenti impediscono di trasformarla in una regola assoluta.

Il prolasso è definito primario quando la patologia risiede nei lembi o nelle corde e va distinto dai meccanismi che producono un movimento apparentemente simile senza una malattia primaria del tessuto. Nella cardiomiopatia ipertrofica, per esempio, il lembo viene trascinato anteriormente verso il setto, mentre nel tethering prevale la restrizione; anche un piano anulare mal definito può simulare uno spostamento patologico. Una nomenclatura precisa evita quindi controlli e ansia non necessari.

La definizione di prolasso “classico” con ispessimento di almeno 5 mm conserva valore epidemiologico, ma non identifica da sola Barlow né un rischio aritmico. Lo spessore va misurato in diastasi nella porzione media del lembo, escludendo corde e artefatti; un eccessivo guadagno può sovrastimare la ridondanza.

Epidemiologia, clinica e progressione

Nel campione di Framingham, applicando criteri tridimensionalmente corretti, la prevalenza era 2,4%; studi successivi collocano il prolasso intorno al 2-3%. Questa stima è molto inferiore a quelle storiche ottenute con viste apicali. La distribuzione interessa entrambi i sessi; età e fenotipo condizionano le complicanze più della semplice presenza.

Molti soggetti sono asintomatici e il reperto emerge da un soffio o da un’ecocardiografia. Il classico click mesosistolico deriva dalla tensione improvvisa dell’apparato; può essere seguito da soffio telesistolico. In piedi o durante Valsalva, il volume ventricolare si riduce e click e soffio compaiono prima; accovacciamento e aumento del postcarico li ritardano. Queste manovre hanno valore orientativo, non sostituiscono l’imaging.

Palpitazioni, dolore toracico atipico, ansia, vertigini e intolleranza sono stati storicamente raccolti nella “sindrome da prolasso”, ma non sono specifici e possono comparire senza alterazioni emodinamiche. È necessario cercare aritmie, anemia, tiroide, disautonomia e cause non cardiache, evitando sia di attribuire tutto alla valvola sia di ignorare sintomi documentabili.

Quando compare rigurgito importante, dominano dispnea, ridotta capacità, ortopnea e stanchezza. Atrio e ventricolo si dilatano lentamente; la frazione di eiezione resta a lungo sovranormale perché l’atrio è una via a bassa impedenza. Una caduta verso il 60% nel rigurgito severo indica già compromissione contrattile relativa.

La progressione dipende da ispessimento, estensione del prolasso, severità iniziale, diametro anulare, età e rottura cordale. Una corda può rompersi e determinare un lembo flail, aggravamento cronico o insufficienza acuta. Fibrillazione atriale, ipertensione polmonare e dilatazione ventricolare sono stadi avanzati, non eventi benigni da osservare indefinitamente.

Il rischio di endocardite aumenta soprattutto se esiste rigurgito, ma la profilassi antibiotica è riservata alle categorie ad alto rischio definite dalle linee guida, non al prolasso nativo isolato. Igiene orale, cure dentali e valutazione di febbre persistente sono più importanti dell’antibiotico indiscriminato.

La prognosi senza rigurgito significativo o disfunzione è simile a quella della popolazione generale. Nelle coorti cliniche, età, rigurgito severo, frazione ridotta e diametri elevati identificano mortalità e scompenso. Il reperto “prolasso” deve quindi essere trasformato in un profilo di rischio, non in un’etichetta uguale per tutti.

La qualità di vita può essere ridotta anche quando il rigurgito è lieve, ma il nesso causale richiede verifica. Un test cardiopolmonare quantifica consumo di ossigeno e risposta cronotropa; un monitor durante i sintomi stabilisce se le palpitazioni corrispondono ad aritmia. Questa documentazione protegge sia dal minimizzare disturbi reali sia dal proporre una terapia valvolare priva di bersaglio.

La storia familiare deve distinguere prolasso, chirurgia mitralica precoce, cardiomiopatia, aortopatia e morte improvvisa. “Problemi cardiaci” in un parente non costituiscono una sindrome ereditaria. Quando più parenti hanno prolasso, un’ecocardiografia mirata nei familiari di primo grado è ragionevole, mentre screening ripetuti universali non sono supportati.

Nei bambini e negli adolescenti, un prolasso isolato deve essere confermato con criteri appropriati alle dimensioni e non dedotto da un lembo mobile. Le forme sindromiche possono evolvere con crescita e richiedono sorveglianza di aorta e altre strutture. In assenza di rigurgito o aritmie, il reperto non giustifica limitazioni scolastiche o sportive automatiche.

Ecocardiografia, risonanza e diagnosi differenziale

L’ecocardiografia bidimensionale pone la diagnosi quando il margine di uno o entrambi i lembi si sposta almeno 2 mm oltre la linea che congiunge i punti di inserzione nell’asse lungo. Lo spessore diastolico di almeno 5 mm distingue storicamente il prolasso “classico”, ma guadagno, risoluzione e sede di misura influenzano il dato e lo spessore non è necessario per la definizione.

Le viste apicali a quattro camere non devono essere usate isolate: intersecano i punti bassi dell’anello a sella e possono generare falso prolasso. Le viste a due e tre camere, asse corto e ricostruzioni tridimensionali completano la mappa. L’esame specifica quale segmento supera il piano, ampiezza e altezza, lunghezza del lembo, corde, calcificazione e disgiunzione anulare.

L’ecocardiografia tridimensionale transesofagea offre una vista “chirurgica” dall’atrio e localizza scallop, cleft, commissure e flail. È fondamentale prima di riparazione ma non necessaria per ogni prolasso lieve. La qualità deve consentire di distinguere vera separazione fra segmenti da artefatti di dropout.

Il rigurgito viene quantificato integrando vena contracta, PISA, EROA, volume rigurgitante, flusso venoso polmonare, Doppler continuo e rimodellamento. I getti eccentrici aderenti alla parete appaiono piccoli; un flail con getto Coandă richiede particolare cautela. Nella forma primaria, EROA almeno 40 mm² e volume almeno 60 mL sostengono severità, ma valori inferiori possono essere importanti in bassa portata o con orifizi multipli.

La valutazione delle conseguenze non si esaurisce nel getto. Volumi ventricolari indicizzati, frazione di eiezione, diametro telesistolico e strain longitudinale documentano la risposta del ventricolo, mentre l’atrio va misurato preferibilmente attraverso il volume e non con il solo diametro. Pressione polmonare, ventricolo destro e tricuspide completano la stadiazione; se sintomi e severità a riposo non concordano, l’ecocardiografia da sforzo può chiarire il carico reale.

La risonanza magnetica cardiaca quantifica rigurgito e volumi quando l’eco è inconclusiva e identifica fibrosi mediante late gadolinium enhancement. Nel fenotipo aritmico l’attenzione è rivolta a papillari e parete inferolaterale basale, ma una risonanza negativa non azzera il rischio e una piccola area di enhancement non costituisce da sola indicazione a defibrillatore.

La tomografia cardiaca non è un esame di prima linea per il prolasso, ma può definire calcificazione anulare, coronarie e anatomia preprocedurale quando ecografia o risonanza non sono sufficienti. L’esposizione a radiazioni e contrasto ne limita l’uso nei giovani. Nessuna metodica compensa immagini ecocardiografiche acquisite in piani scorretti.

La diagnosi differenziale comprende spostamento apparente da geometria toracica, endocardite con flail, malattia reumatica, cardiomiopatia ipertrofica con movimento sistolico anteriore e rigurgito funzionale. Un lembo ridondante non è un mixoma; un falso tendine non è una corda rotta. Il contesto clinico e l’anatomia multiproiezione evitano sovradiagnosi.

La quantificazione seriale deve usare lo stesso metodo e, quando possibile, lo stesso laboratorio. Piccole differenze di EROA tra due esami possono riflettere pressione, volume o tracciamento; una vera progressione è sostenuta da cambiamenti concordanti di vena contracta, volume, atrio e ventricolo. L’accesso alle immagini precedenti è più utile del solo testo del referto.

Nell’ecocardiografia transesofagea, la sedazione riduce precarico e postcarico e può attenuare il rigurgito. La decisione non deve essere declassata se la morfologia mostra un flail e l’ecocardiografia transtoracica in condizioni abituali documentava severità. Viceversa, una singola immagine color molto amplificata non sostituisce i dati quantitativi.

Fenotipo aritmico e stratificazione del rischio

Extrasistoli ventricolari sono frequenti e nella maggioranza non implicano morte improvvisa. Esiste però un piccolo sottogruppo con prolasso aritmico, definito dalla presenza di prolasso con aritmie ventricolari frequenti o complesse non spiegate da un altro substrato. Il rischio può essere parzialmente indipendente dalla severità del rigurgito.

La trazione sistolica esercitata da lembi e corde su papillari e parete inferobasale può favorire stress, fibrosi e foci ectopici. La disgiunzione anulare, separazione sistolica fra inserzione del lembo posteriore e miocardio ventricolare, accompagna spesso il fenotipo ma può esistere senza prolasso. Lunghezza, sede e “curling” vanno descritti, senza usare una soglia singola come prova causale.

Segnali clinici di allarme sono sincope inspiegata, presincope durante sforzo e storia familiare di morte improvvisa. All’ECG, inversioni dell’onda T nelle derivazioni inferiori e extrasistoli non sono specifiche, ma aumentano l’attenzione se associate a fenotipo ridondante. Le aritmie ad alto rischio comprendono tachicardia ventricolare sostenuta, polimorfa, non sostenuta rapida oltre 180 battiti/min o associata a sincope.

L’EHRA raccomanda una stratificazione sistematica con anamnesi, ECG, ecocardiografia e monitoraggio Holter. L’intensità cresce con sincope e caratteristiche fenotipiche: prolasso bilembo ridondante, disgiunzione, atrio ingrandito, frazione non superiore al 50%, inversioni inferiori e fibrosi correlata all’apparato. Un Holter di 24 ore può non catturare eventi intermittenti; registrazioni di sette giorni o loop recorder sono selezionati in base al rischio.

La risonanza è particolarmente indicata dopo sincope inspiegata, tachicardia non sostenuta o reperti fenotipici multipli. Il late enhancement nei papillari o nel miocardio inferolaterale ha maggiore plausibilità meccanica rispetto a cicatrici remote. Il test da sforzo valuta aritmie indotte e capacità, pur non essendo validato come unico strumento prognostico.

I beta-bloccanti riducono palpitazioni ed extrasistoli in alcuni pazienti, ma non esiste prova che prevengano la morte improvvisa nel prolasso. L’ablazione è utile per extrasistolia sintomatica, tachicardia, shock da ICD o cardiomiopatia da extrasistoli, ma i foci papillari sono mobili e tecnicamente difficili e possono recidivare.

Farmaci di classe Ic o III possono essere utilizzati dall’aritmologo quando benefici e substrato lo consentono; il loro effetto proaritmico e le comorbilità impediscono un impiego empirico. Il trattamento mira a sintomi e aritmie documentate. La percezione di ogni battito non è una misura del carico e un Holter senza correlazione temporale può portare a escalation inutile.

Il defibrillatore segue le indicazioni standard di prevenzione secondaria dopo arresto o tachicardia sostenuta non reversibile e quelle di prevenzione primaria nella disfunzione ventricolare. Un impianto profilattico può essere discusso eccezionalmente con sincope e aritmie documentate ad alto rischio; nessuna combinazione di immagini senza aritmia validata costituisce un automatismo.

La riparazione per rigurgito severo può ridurre carico aritmico in alcuni pazienti, ma non garantisce l’eliminazione del substrato. Dati 2025 indicano che la disgiunzione vera può mantenere un rischio aritmico dopo chirurgia. Operare una valvola con rigurgito non severo soltanto per prevenire aritmie rimane una strategia non dimostrata.

La valutazione delle extrasistoli considera quantità, morfologia e complessità. Un carico almeno del 5% è spesso usato nel consenso per definire aritmia frequente nel contesto di prolasso, ma la cardiomiopatia da extrasistoli dipende anche da durata e origine. Extrasistoli dal papillare, dall’anello o dal tratto di efflusso possono coesistere; la localizzazione richiede ECG a dodici derivazioni o registrazioni adeguate.

Una sincope vasovagale tipica non ha lo stesso peso di una perdita di coscienza improvvisa senza prodromi. La ricostruzione deve includere postura, sforzo, palpitazioni, traumi e recupero. Se la causa resta indeterminata e sono presenti caratteristiche fenotipiche, un loop recorder può offrire più informazione di Holter ripetuti brevi.

Follow-up, terapia valvolare, gravidanza e attività fisica

Un prolasso lieve senza rigurgito significativo richiede controlli clinici periodici e un’ecocardiografia a intervalli ampi, modificati da età e reperti. Se il rigurgito è moderato, il follow-up diventa generalmente annuale; nella forma severa asintomatica, clinica ed ecocardiografia ogni sei mesi consentono di cogliere variazioni di frazione, diametro, pressione e ritmo.

Non esiste una terapia farmacologica capace di correggere il prolasso. I farmaci vengono utilizzati per trattare ipertensione, fibrillazione atriale e congestione quando presenti, ma i vasodilatatori non sostituiscono né ritardano una chirurgia indicata in un paziente normoteso con rigurgito primario severo e ventricolo preservato. Allo stesso modo, profilassi dell’endocardite e anticoagulazione non sono indicate per il solo fatto di avere un prolasso.

L’indicazione alla chirurgia è quella dell’insufficienza mitralica primaria severa: sintomi, frazione non superiore al 60%, diametro telesistolico almeno 40 mm, nuova fibrillazione o ipertensione polmonare e, in centri esperti, riparazione precoce di lesioni altamente riparabili. Le linee guida 2025 valorizzano volumi e altri marcatori, sempre entro una decisione Heart Team. La riparazione durevole è preferita alla sostituzione.

Nel valutare l’asintomatico, un test da sforzo può dimostrare una capacità inferiore a quella percepita, risposta pressoria anomala o aumento delle pressioni polmonari. Il BNP seriale aggiunge informazione sullo stress di parete. Questi segnali non sostituiscono anatomia e funzione, ma possono indicare che l’apparente compenso è ottenuto riducendo inconsapevolmente l’attività.

La TEER è considerata nei pazienti sintomatici con rigurgito severo e rischio chirurgico elevato o proibitivo, se anatomia e aspettativa rendono probabile un beneficio. Nel giovane con prolasso riparabile, una clip non replica durabilità e completezza della chirurgia. Il rinvio a centro ad alto volume aumenta la probabilità di conservare la valvola.

La gravidanza è generalmente ben tollerata senza rigurgito severo, disfunzione o aritmie. Il rigurgito beneficia della riduzione fisiologica delle resistenze, ma volume e frequenza aumentano. Le forme severe richiedono valutazione pre-concezionale; farmaci antiaritmici e anticoagulanti devono essere scelti per sicurezza materno-fetale.

L’attività fisica non deve essere vietata automaticamente. In assenza di rigurgito significativo, disfunzione, ipertensione polmonare, sincope o aritmie complesse, la maggior parte può praticare sport. Nel fenotipo aritmico, intensità e disciplina vengono individualizzate dopo monitoraggio e test; l’evidenza sulle restrizioni estreme è limitata.

La valutazione odontoiatrica prima della chirurgia riduce focolai infettivi. Dopo riparazione con anello o clip, la profilassi per procedure dentali ad alto rischio segue le raccomandazioni dedicate al materiale protesico; questo è diverso dal prolasso nativo non operato. Informazioni scritte evitano sia omissioni sia cicli antibiotici non giustificati.

Nel follow-up postoperatorio, un nuovo gradiente, rigurgito o movimento sistolico anteriore deve essere correlato a sintomi e carico. L’eco stabilisce un riferimento iniziale; monitoraggio aritmico prosegue se esisteva un fenotipo a rischio. La riparazione cambia anatomia e emodinamica, ma non cancella automaticamente la predisposizione familiare o il tessuto miocardico già fibrotico.

È utile educare il paziente a riconoscere dispnea progressiva, calo della prestazione, palpitazioni sostenute e sincope. Il termine “prolasso” non deve generare allarme permanente, ma neppure banalizzazione. Un controllo proporzionato al fenotipo consente di concentrare imaging avanzato e interventi sulla minoranza realmente a rischio.

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