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Frazione di eiezione:
valori normali, bassa o preservata e cosa significa

La frazione di eiezione, spesso abbreviata come FE o LVEF quando si parla del ventricolo sinistro, indica quale percentuale del sangue contenuto nel ventricolo viene espulsa a ogni contrazione. Se un ecocardiogramma riporta, per esempio, una FE del 40%, significa che a ogni sistole viene espulso circa il 40% del volume presente nel ventricolo alla fine del riempimento.
La FE è un dato importante, ma non misura da sola quanto bene funziona il cuore nel suo complesso e non permette, isolatamente, di diagnosticare o escludere uno scompenso cardiaco.

In pratica bisogna distinguere tre concetti:


Le ESC 2026 hanno semplificato la classificazione dello scompenso: lo scompenso con frazione di eiezione ridotta comprende ora i pazienti con FE inferiore al 50%, mentre lo scompenso con frazione di eiezione preservata riguarda una FE almeno del 50% nel contesto diagnostico appropriato.

Che cosa misura davvero la frazione di eiezione

Il ventricolo non si svuota completamente a ogni battito. La FE viene calcolata confrontando il volume presente alla fine della diastole con quello che rimane alla fine della sistole. In formula, rappresenta la quota percentuale del volume telediastolico che viene espulsa durante la contrazione.
Questo significa che una FE del 60% non vuol dire che il cuore lavora al "60% delle sue possibilità" e una FE del 30% non significa che il cuore funziona soltanto al 30%. È una misura specifica della funzione di pompa sistolica, non una percentuale generale di salute del cuore.

La FE viene misurata soprattutto con l'ecocardiogramma. Il metodo biplano di Simpson è uno degli standard più utilizzati; in alcuni laboratori possono essere impiegate anche ecocardiografia tridimensionale, risonanza magnetica cardiaca o altre tecniche. La misura dipende dalla qualità delle immagini e può variare lievemente da un esame all'altro.

Quali valori sono considerati normali

I documenti di riferimento per la quantificazione ecocardiografica delle camere cardiache indicano come limite inferiore di normalità una FE di circa 52% negli uomini e 54% nelle donne. Nella pratica clinica il valore viene però interpretato insieme al metodo utilizzato, al laboratorio e alle caratteristiche della persona.
Per questo non è corretto considerare automaticamente patologico ogni valore di 50-52% né, all'opposto, considerare certamente normale ogni FE appena superiore al 50% senza guardare il resto dell'ecocardiogramma.

La classificazione dello scompenso non coincide perfettamente con gli intervalli di normalità dell'ecocardiografia. Le ESC 2026 hanno scelto una soglia clinica semplice: FE <50% per HFrEF e FE ≥50% per HFpEF. La precedente categoria HFmrEF, che comprendeva il 41-49%, non è più mantenuta come fenotipo separato nelle nuove linee guida europee.

Cosa significa avere una frazione di eiezione bassa

Una FE ridotta indica che il ventricolo sinistro espelle una quota di sangue inferiore al previsto a ogni contrazione. Le cause possono essere molte: precedente infarto, cardiomiopatie, miocarditi, alcune valvulopatie, tachiaritmie persistenti, tossicità da farmaci o altre patologie del miocardio.
Il valore da solo non stabilisce però la gravità clinica. Due persone con FE del 35% possono avere sintomi, capacità di esercizio, pressione arteriosa, aritmie e prognosi molto diverse.

Anche la relazione tra FE e sintomi non è lineare. Alcuni pazienti con FE molto ridotta possono essere relativamente stabili, mentre altri con riduzioni più moderate possono avere sintomi importanti. La valutazione deve quindi comprendere anche congestione, funzione del ventricolo destro, valvole, ritmo cardiaco, peptidi natriuretici e comorbilità.

Frazione di eiezione preservata non significa cuore normale

Una delle idee più fuorvianti è che una FE del 55-60% escluda automaticamente lo scompenso cardiaco. Nello scompenso con frazione di eiezione preservata il ventricolo può espellere una percentuale apparentemente normale del suo volume, ma avere difficoltà a rilassarsi, aumentata rigidità, alterazioni del riempimento o altre anomalie che determinano pressioni intracardiache elevate.
Per diagnosticare HFpEF non basta quindi leggere "FE 60%" sul referto: devono esserci sintomi o segni compatibili e altre evidenze oggettive di alterata struttura o funzione cardiaca.

Anche ipertrofia ventricolare sinistra, dilatazione atriale, anomalie della funzione diastolica, pressione polmonare aumentata o alterazioni della funzione del ventricolo destro possono essere clinicamente importanti pur in presenza di FE conservata. Per questo l'ecocardiogramma deve essere letto nel suo insieme.

Quando la frazione di eiezione migliora

La FE può aumentare dopo il trattamento della causa e l'introduzione della terapia dello scompenso. Il concetto di scompenso con frazione di eiezione migliorata descrive pazienti che avevano una FE ridotta e successivamente mostrano un recupero significativo. La Second Universal Definition del 2026 considera caratteristico un precedente HFrEF con successivo incremento di almeno 10 punti percentuali fino a una FE superiore al 40%.
Un miglioramento della FE è generalmente un segnale favorevole, ma non equivale necessariamente a una guarigione definitiva.

Le alterazioni strutturali, la predisposizione alla recidiva o altri segni della malattia possono persistere anche quando la FE torna nell'intervallo normale. Le ESC 2026 raccomandano infatti di proseguire la terapia fondante alle dosi più alte tollerate anche nei pazienti che diventano asintomatici o mostrano miglioramento della FE, salvo situazioni selezionate valutate dallo specialista.

Perché il valore può cambiare tra due ecocardiogrammi

Una differenza di pochi punti percentuali non indica necessariamente che il cuore sia realmente migliorato o peggiorato. La FE ha una variabilità di misura legata alla qualità delle immagini, alla definizione dei margini endocardici, all'operatore e al metodo utilizzato. Anche frequenza cardiaca, pressione arteriosa, stato di idratazione e condizioni di carico possono influenzare il valore rilevato in quel momento.
Quando si confrontano due esami è quindi più utile valutare la tendenza complessiva, preferibilmente con metodiche comparabili, piuttosto che concentrarsi su differenze minime.

Se la FE cambia in modo significativo, il cardiologo interpreta il dato insieme a sintomi, terapia e altre misure ecocardiografiche. Nei casi dubbi o quando una misura particolarmente precisa è necessaria, la risonanza magnetica cardiaca può fornire una quantificazione molto accurata dei volumi e della funzione ventricolare.

Domande frequenti sulla frazione di eiezione

Qual è una frazione di eiezione normale?
I valori di riferimento ecocardiografici dipendono da sesso, metodo di misura e laboratorio. Nei documenti di quantificazione delle camere cardiache il limite inferiore di normalità è circa 52% negli uomini e 54% nelle donne. In pratica una FE intorno o sopra il 50% viene spesso descritta come preservata, ma deve essere interpretata nel contesto clinico.

Una frazione di eiezione del 40% è grave?
Una FE del 40% indica una riduzione della funzione sistolica del ventricolo sinistro, ma la gravità complessiva non dipende soltanto da quel numero. Sintomi, causa, valvole, ritmo, pressione, funzione renale e risposta alla terapia influenzano il quadro clinico e la prognosi.

Si può avere scompenso cardiaco con frazione di eiezione normale?
Sì. Nello scompenso con frazione di eiezione preservata la FE può essere almeno del 50%, ma il cuore presenta altre alterazioni strutturali o funzionali e pressioni di riempimento aumentate che provocano sintomi e segni di scompenso.

La frazione di eiezione può migliorare con la terapia?
Sì. In alcuni pazienti la FE aumenta in modo importante dopo trattamento della causa e terapia dello scompenso. Il miglioramento non significa necessariamente guarigione definitiva e in genere la terapia efficace non deve essere sospesa senza indicazione specialistica.

Due ecocardiogrammi possono dare valori diversi di frazione di eiezione?
Sì. Esiste una variabilità legata alla tecnica, alla qualità delle immagini, all'operatore e alle condizioni emodinamiche del momento. Piccole differenze tra due esami non indicano necessariamente un reale cambiamento della funzione cardiaca.

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