Avere uno scompenso cardiaco non significa dover evitare l'attività fisica. Al contrario, nelle persone clinicamente stabili un programma di esercizio personalizzato e regolare è parte del trattamento: migliora la capacità di svolgere le attività quotidiane, riduce la sensazione di limitazione e può diminuire il rischio di ricovero.
Le ESC 2026 raccomandano l'esercizio personalizzato per tutti i pazienti stabili con scompenso, salvo controindicazioni specifiche. La quantità e l'intensità non devono però essere copiate da programmi generici: dipendono da sintomi, forma fisica, età, frazione di eiezione, ritmo cardiaco, pressione, comorbilità e terapie.
In pratica, l'attività fisica dovrebbe essere:
Nei pazienti più limitati, fragili, recentemente ricoverati o insicuri su come iniziare, la riabilitazione cardiologica offre un ambiente particolarmente utile perché consente valutazione, prescrizione dell'esercizio, monitoraggio e progressione controllata.
Lo scompenso riduce la tolleranza allo sforzo non soltanto perché il cuore può pompare meno efficacemente. Nel tempo contribuiscono anche decondizionamento, perdita di forza muscolare, alterazioni della circolazione periferica e riduzione dell'efficienza con cui muscoli e apparato respiratorio utilizzano l'ossigeno.
L'inattività prolungata può quindi creare un circolo vizioso: meno ci si muove, più piccoli sforzi diventano faticosi e maggiore è la tendenza a evitare ulteriormente l'attività.
L'esercizio regolare contrasta questo processo. Studi clinici e meta-analisi hanno dimostrato miglioramenti della capacità funzionale e della qualità di vita sia nello scompenso con frazione di eiezione ridotta sia nello scompenso con frazione di eiezione preservata. Le linee guida ESC 2026 indicano inoltre una riduzione delle ospedalizzazioni complessive con programmi personalizzati nei pazienti stabili.
Per molte persone il cammino è il punto di partenza più semplice. Non servono necessariamente attrezzature e l'intensità può essere modulata rallentando, accorciando il percorso o inserendo pause. Chi è molto decondizionato può iniziare con periodi brevi distribuiti nella giornata e aumentarli progressivamente, invece di cercare subito di completare una lunga sessione.
La velocità giusta non è uguale per tutti. Un esercizio che provoca un affanno lieve o moderato ma rimane controllabile può essere appropriato in molte persone stabili; un affanno intenso, improvviso o sproporzionato non deve essere considerato un obiettivo dell'allenamento.
La frequenza cardiaca da raggiungere non può essere definita con una semplice formula valida per tutti, soprattutto perché beta-bloccanti, fibrillazione atriale, pacemaker e altre condizioni modificano la risposta del polso allo sforzo. Nei programmi strutturati, intensità e progressione vengono prescritte secondo il modello FITT, cioè frequenza, intensità, tempo e tipo di esercizio.
Quando disponibile, un test da sforzo o cardiopolmonare può aiutare a definire in modo più preciso la capacità individuale e le intensità appropriate.
Cammino, cyclette, bicicletta e altre attività ritmiche che coinvolgono grandi gruppi muscolari sono forme comuni di esercizio aerobico. A queste possono essere associati esercizi di forza con carichi leggeri o moderati, utili soprattutto per contrastare debolezza muscolare e perdita di autonomia.
La scelta dipende anche da equilibrio, problemi articolari, neuropatie, malattie respiratorie e rischio di caduta. Nei pazienti fragili è spesso più utile migliorare gradualmente forza e sicurezza nei movimenti che inseguire un obiettivo standardizzato di minuti o chilometri.
La riabilitazione cardiologica non è soltanto una palestra sorvegliata. Comprende valutazione clinica, educazione, ottimizzazione della terapia, gestione dei fattori di rischio, supporto nutrizionale e psicologico e prescrizione personalizzata dell'esercizio. Le ESC 2026 raccomandano la riabilitazione nei pazienti con HFrEF e HFpEF per migliorare funzione fisica e qualità di vita; può essere avviata anche dopo una fase di decompensazione quando il paziente è sufficientemente stabilizzato.
L'esercizio strutturato non deve essere iniziato o intensificato durante una fase di scompenso decompensato. Se negli ultimi giorni sono aumentati affanno, edema o peso, se è comparsa nuova ortopnea o la capacità di camminare è nettamente peggiorata, è più importante capire prima se vi sia una riacutizzazione. I segnali da controllare sono descritti nella guida sullo scompenso cardiaco che peggiora.
Tra le altre controindicazioni temporanee rientrano condizioni cardiovascolari instabili, come angina non controllata, aritmie ad alto rischio e tromboembolia attiva, oltre a problemi non cardiaci come infezione acuta, diabete non controllato o riacutizzazione di una malattia respiratoria.
Anche caldo o freddo estremi possono aumentare il carico fisiologico. Nei giorni molto caldi l'esercizio all'aperto può favorire disidratazione e ipotensione, soprattutto in chi assume diuretici o vasodilatatori. È preferibile modificare orario, luogo e intensità anziché cercare di mantenere rigidamente il programma previsto.
Un certo aumento del respiro e della frequenza cardiaca è normale durante l'esercizio. Bisogna invece fermarsi se compare dolore o pressione al petto, affanno molto più intenso del solito, capogiro, sensazione di svenimento, debolezza improvvisa, palpitazioni sostenute o irregolari associate a malessere, oppure qualsiasi sintomo nuovo che faccia sentire l'attività non sicura.
Se i sintomi si risolvono rapidamente con il riposo ma sono nuovi o ricorrenti, è opportuno riferirli al medico prima di riprendere lo stesso livello di allenamento.
Una difficoltà respiratoria severa, dolore toracico persistente, svenimento o alterazione dello stato di coscienza richiedono invece una valutazione urgente e possono rendere necessario chiamare il 112 o il 118. L'obiettivo dell'esercizio nello scompenso è migliorare capacità e autonomia, non "resistere" a sintomi potenzialmente pericolosi.
Con lo scompenso cardiaco si può camminare?
Sì, nella maggior parte dei pazienti stabili camminare è una delle attività più semplici da utilizzare per aumentare gradualmente la capacità fisica. Intensità e durata devono essere adattate ai sintomi, alla condizione clinica e alle indicazioni ricevute.
Fare attività fisica può affaticare troppo il cuore?
Nello scompenso stabile l'esercizio personalizzato è raccomandato perché migliora capacità funzionale e qualità di vita e riduce il rischio di ricovero. Il problema non è l'esercizio in sé, ma allenarsi durante una fase instabile o a intensità non adatta.
Qual è l'attività fisica migliore nello scompenso cardiaco?
Non esiste un esercizio migliore per tutti. Cammino, cyclette e altre attività aerobiche sono frequentemente utilizzati; nei programmi di riabilitazione possono essere aggiunti esercizi di forza e, quando indicato, allenamento dei muscoli respiratori.
Quando bisogna fermarsi durante l'esercizio?
È opportuno interrompere l'attività in caso di dolore toracico, affanno molto più intenso del previsto, capogiri o sensazione di svenimento, palpitazioni importanti, debolezza improvvisa o altri sintomi nuovi e rilevanti.
Quando non bisogna iniziare ad allenarsi?
L'esercizio non va iniziato durante uno scompenso decompensato o in presenza di condizioni instabili come angina non controllata, aritmie ad alto rischio, infezione acuta o altre situazioni cliniche che richiedono prima una stabilizzazione.
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