Sfondo Header
L'angolo del dottorino
Indice
Cerca nel sito... Ricerca avanzata
✖

INOCA: ischemia con arterie coronarie non ostruttive

INOCA indica la presenza di ischemia miocardica in assenza di stenosi epicardiche ostruttive capaci di spiegarla. Non identifica una singola patologia e non è una diagnosi posta soltanto perché la coronarografia non mostra ostruzioni: occorre una prova ischemica attendibile e un’analisi del meccanismo; disfunzione microvascolare e disturbi vasomotori sono le cause più rilevanti. Aterosclerosi diffusa, fattori emodinamici e cardiopatie associate possono contribuire.
La sigla si differenzia da ANOCA, che parte da angina o equivalenti senza richiedere ischemia documentata. Un paziente con dolore tipico e coronarie non ostruttive rimane ANOCA se il test è negativo o non conclusivo; diventa anche INOCA quando ECG, imaging o fisiologia dimostrano una discrepanza tra flusso e domanda; la documentazione obiettiva deve essere coerente e tecnicamente valida. Artefatti e falsi positivi non vanno trasformati in malattia cronica.

L’ischemia può derivare da incapacità del microcircolo di aumentare flusso, da costrizione episodica del grande vaso, da spasmo arteriolare o da combinazioni. La coronarografia convenzionale descrive il lume ma non misura queste funzioni; una diagnosi completa separa anatomia, perfusione e vasoreattività; questa separazione orienta farmaci differenti e limita procedure che non hanno un bersaglio correggibile.
INOCA non è sinonimo di prognosi innocua. Studi osservazionali mostrano maggiore rischio di eventi, scompenso e ricoveri rispetto a popolazioni senza malattia, ma il rischio varia con riserva, aterosclerosi, funzione ventricolare e comorbilità; il carico maggiore è spesso rappresentato da angina persistente e ridotta qualità di vita. La stratificazione individuale evita sia rassicurazioni assolute sia previsioni allarmistiche non supportate.

Eziologia, fattori di rischio, patogenesi e fisiopatologia

Durante stress, il flusso coronarico deve aumentare di più volte rispetto al riposo. Una CFR ridotta indica che questa capacità è limitata, ma può dipendere da flusso iperemico basso, basale alto o entrambi; la CFR è quindi un indice integrato e non una misura pura della struttura microvascolare. Per interpretarla servono anatomia epicardica, resistenza, pressione, frequenza e tecnica.
Nella CMD strutturale, rimodellamento arteriolare, ispessimento, fibrosi perivascolare e rarefazione aumentano la resistenza minima. Il subendocardio, esposto a maggiore pressione extravascolare, è particolarmente vulnerabile quando si accorcia la diastole; un IMR elevato sostiene una componente resistiva in condizioni invasive appropriate. Ipertensione, diabete, rene e ipertrofia sono substrati frequenti ma non necessari.

Nella CMD funzionale, un flusso basale eccessivo può comprimere la riserva pur con resistenza iperemica meno alterata. Attivazione simpatica, disfunzione metabolica e regolazione anomala del tono partecipano in misura non uniforme; il fenotipo non è definito dalla sola tachicardia. La fisiologia a riposo deve essere misurata in condizioni stabili e senza confondenti correggibili.
Lo spasmo epicardico provoca una costrizione transitoria subtotale delle grandi coronarie, accompagnata da sintomi e modificazioni ischemiche quando soddisfa i criteri diagnostici. Può produrre ischemia transmurale o subendocardica secondo durata e grado; la Rho-chinasi e l’iperreattività della muscolatura liscia hanno un ruolo centrale. Disfunzione endoteliale e sistema autonomico modulano il fenomeno senza esaurirne la spiegazione.

Lo spasmo microvascolare provoca sintomi e alterazioni ischemiche durante acetilcolina senza costrizione epicardica diagnostica. La riduzione del flusso può essere eterogenea e non sempre produce difetti regionali visibili ai test standard; può coesistere con CFR ridotta o resistenza elevata; questa combinazione rende insufficiente una classificazione basata su un solo risultato.
L’aterosclerosi non ostruttiva e diffusa altera endotelio e distribuzione della pressione lungo il vaso. Una serie di restringimenti lievi può generare un gradiente senza una stenosi focale pari al 50%; il carico di placca mantiene un rischio aterotrombotico; il pullback FFR distingue una caduta distribuita da una lesione focale. Una fisiologia epicardica anomala modifica l’interpretazione della CFR.

I fattori tradizionali favoriscono placca e CMD, mentre il fumo è particolarmente rilevante nel vasospasmo. Malattie autoimmuni, infiammazione, chemioterapie, emicrania e alterazioni autonomiche possono contribuire in sottogruppi; la presenza di un fattore non prova la causalità individuale. La sua correzione resta indicata quando riduce rischio complessivo o trigger documentati.
Pressione di perfusione, anemia, frequenza e pressioni ventricolari determinano quanta riserva viene effettivamente utilizzata. Uno stesso microcircolo può diventare ischemico durante febbre, tachiaritmia o ipertensione e restare sufficiente a riposo; questi modificatori emodinamici vengono trattati prima di definire refrattaria la sindrome. Non devono però sostituire la ricerca di un endotipo persistente quando i sintomi continuano.

La CMD è osservata anche in cardiomiopatie, stenosi aortica, amiloidosi e scompenso. In tali condizioni, INOCA descrive il fenomeno ischemico ma la prognosi dipende fortemente dalla malattia sottostante; una CMD secondaria richiede terapia del substrato. Trasferire algoritmi studiati nell’INOCA primaria senza considerare la cardiopatia può essere inappropriato.
CFR e resistenza non descrivono la stessa proprietà. Una CFR ridotta con IMR normale può dipendere da flusso basale elevato, da malattia epicardica diffusa o da una limitazione iperemica non catturata dalla soglia resistiva; un IMR elevato con CFR conservata può invece riflettere una resistenza alta compensata da una grande escursione rispetto al riposo. Le discordanze fisiologiche non sono errori per definizione. Flusso assoluto, pressione, frequenza, massa perfusa e qualità delle curve servono a stabilirne il significato clinico.

Anatomia patologica, classificazione ed evoluzione

Il criterio anatomico più usato definisce non ostruttiva una stenosi inferiore al 50%, ma le lesioni intermedie devono essere valutate fisiologicamente. FFR superiore a 0,80 o iFR superiore a 0,89 escludono una limitazione epicardica significativa nel vaso misurato; valori pari o inferiori alle rispettive soglie richiedono di attribuire almeno parte dell’ischemia alla malattia epicardica. La soglia anatomica non distingue placca assente, minima o diffusa; queste categorie hanno rischio e implicazioni preventive differenti.
Il criterio ischemico può essere soddisfatto da alterazioni ECG durante dolore o stress, difetti di perfusione, alterazioni della cinetica da stress o riduzione quantitativa del flusso. Ogni metodica misura un aspetto e ha falsi positivi e falsi negativi; la coerenza multimodale aumenta la certezza ma non richiede di ripetere indiscriminatamente test concordanti. Un reperto dubbio viene riesaminato prima di attribuirgli valore diagnostico.

Requisiti per classificare una sindrome come INOCA


Gli endotipi principali sono CMD con ridotta riserva, CMD con resistenza aumentata, spasmo epicardico, spasmo microvascolare e forme combinate. ESC 2024 considera anomala una CFR inferiore a 2,5 sia con Doppler sia con termodiluizione; la soglia inferiore a 2,0 del consenso EAPCI 2020 è un criterio storico più restrittivo, mentre i cut-off non invasivi dipendono da tracciante, software e metodica. L’endotipo misto può richiedere farmaci con obiettivi diversi. Il referto deve riportare valore, tecnica, resistenza, flusso basale e condizioni emodinamiche, non soltanto l’etichetta finale.
La MVA definitiva secondo COVADIS richiede tutti e quattro gli elementi: sintomi ischemici, assenza di ostruzioni definita da stenosi inferiori al 50% o FFR superiore a 0,80, evidenza obiettiva di ischemia e funzione microvascolare alterata. La MVA sospetta richiede i primi due elementi più uno soltanto tra ischemia documentata e disfunzione microvascolare. La MVA definitiva non si deduce quindi dalla sola INOCA; questa gradazione impedisce di definire microvascolare un’ischemia senza una prova del microcircolo e riconosce i casi nei quali manca ancora un componente.

Per il quarto criterio, COVADIS accetta una CFR ridotta con soglia dipendente dal metodo tra 2,0 e 2,5, un indice di resistenza anomalo come IMR superiore a 25, spasmo microvascolare oppure flusso coronarico lento con conteggio TIMI corretto superiore a 25 fotogrammi. ESC 2024 ha armonizzato l’uso clinico verso CFR inferiore a 2,5 e IMR pari o superiore a 25. Il criterio microvascolare deve essere nominato esplicitamente. Flusso lento e CFR bassa non sono sinonimi e possono dipendere da meccanismi diversi.

Secondo COVADIS, la VSA definitiva richiede angina nitrato-responsiva e almeno uno tra alterazioni ischemiche transitorie dell’ECG durante un episodio spontaneo oppure spasmo documentato. Le alterazioni spontanee comprendono sopraslivellamento o sottoslivellamento ST di almeno 0,1 mV in almeno due derivazioni contigue, oppure nuove onde U negative. Il test provocativo positivo richiede dolore abituale, ECG ischemico e costrizione epicardica prossima all’occlusione: COVADIS la esprime come superiore al 90%, mentre ESC 2024 usa almeno il 90%; con restringimento inferiore alla soglia e gli altri due elementi si diagnostica spasmo microvascolare. Un test negativo riduce la probabilità nelle condizioni studiate. Farmaci, dosi, territorio e natura episodica impediscono di interpretarlo come esclusione assoluta per tutta la vita.

Nel tempo, placca e fattori possono progredire mentre fisiologia e sintomi cambiano in modo non parallelo. Una CFR può variare con terapia, pressione e metodo; la ripetizione non è routinaria se non modifica decisioni; la stabilità clinica viene valutata con sintomi, funzione e rischio. Un peggioramento netto richiede di riescludere malattia epicardica o una nuova condizione.
Ischemia diffusa e subendocardica può non causare un difetto regionale netto, ma contribuire a disfunzione diastolica e intolleranza. Il legame con HFpEF è sostenuto da associazioni prospettiche, non da una sequenza obbligata in ogni paziente; la progressione funzionale dipende da pressione, metabolismo, rene e infiammazione. Il follow-up tratta questi determinanti anche quando non si ripete la fisiologia coronarica.

Il danno miocardico con coronarie non ostruttive, MINOCA, è una diagnosi di lavoro acuta diversa: non richiede la conferma definitiva di infarto e avvia una ricerca eziologica specifica. Un paziente con INOCA può successivamente avere MINOCA, ma le sigle non sono intercambiabili; la troponina normale è compatibile con INOCA cronica. Un aumento dinamico impone di rivalutare il quadro come evento acuto.

Manifestazioni cliniche

Angina da sforzo e dispnea sono manifestazioni comuni, ma l’intensità non correla linearmente con la riduzione di flusso. Dolore microvascolare può durare più a lungo, comparire dopo lo sforzo o rispondere incompletamente ai nitrati; il pattern sintomatico aiuta a selezionare i test. Non è sufficientemente specifico per distinguere resistenza elevata, spasmo o ischemia diffusa.
Lo spasmo epicardico provoca spesso dolore a riposo, notturno o mattutino, accompagnato da sopraslivellamento o sottoslivellamento transitorio. Le crisi possono presentarsi in cluster e alternarsi a periodi lunghi senza sintomi; la sincope durante un episodio aumenta la preoccupazione per aritmie. Un ECG normale tra le crisi non riduce sostanzialmente il sospetto.

Spasmo microvascolare può riprodurre dolore e modificazioni ST senza costrizione angiografica marcata. La presentazione può essere indistinguibile da MVA non spastica e richiede test funzionale. L’episodicità rende possibile un test da stress negativo tra le crisi. Un risultato non conclusivo non viene compensato con una diagnosi basata soltanto sulla risposta ai farmaci.
Ischemia può essere paucisintomatica o silente, soprattutto con diabete e neuropatia, e apparire come riduzione della capacità o alterazione strumentale. INOCA non richiede necessariamente angina, ma il reperto deve essere clinicamente interpretato; lo screening indiscriminato degli asintomatici non è giustificato dalla sola possibilità di INOCA. Gli esami vengono eseguiti quando il risultato può cambiare gestione.

Il Seattle Angina Questionnaire misura frequenza, limitazione e percezione della malattia; test cardiopolmonare quantifica capacità e può rivelare limitazioni multiple; questi strumenti descrivono impatto ma non dimostrano il meccanismo ischemico; una misura basale permette di valutare il beneficio terapeutico. Il miglioramento dei sintomi resta importante anche se gli indici fisiologici non vengono ripetuti.
Donne con INOCA possono presentare sintomi considerati meno tipici, ma la variabilità esiste in entrambi i sessi. Nausea, fatica e dolore dorsale non devono essere esclusi né considerati automaticamente cardiaci; la storia dettagliata evita stereotipi diagnostici. Sesso ed età modulano la probabilità insieme a fattori, ECG e anatomia.

Emicrania, Raynaud, malattie autoimmuni e disturbi dell’umore possono coesistere; queste associazioni orientano anamnesi e comorbilità ma non sostituiscono ischemia e funzione documentate; un fenotipo sistemico può richiedere reumatologia, neurologia o medicina interna. La cura rimane coordinata per evitare farmaci con effetti vascolari contrastanti.
Dolore nuovo o diverso, prolungato, con dispnea, sudorazione o instabilità viene trattato come possibile evento acuto. La diagnosi nota di INOCA può indurre ancoraggio e ritardare il riconoscimento di infarto o dissezione; la variazione del pattern è un dato clinico essenziale. ECG seriale e troponina vengono usati secondo il rischio attuale.

La sofferenza cronica può causare evitamento e depressione, mentre ripetute spiegazioni di “normalità” aumentano sfiducia. Una diagnosi precisa riconosce il meccanismo senza promettere che ogni episodio scomparirà; la qualità di vita viene trattata come esito clinico. Supporto psicologico e riabilitazione si aggiungono al controllo dell’ischemia.
La dimostrazione strumentale può precedere o superare il sintomo: neuropatia diabetica, riduzione spontanea delle attività e ischemia diffusa possono attenuare il dolore senza normalizzare la fisiologia. Al contrario, un elevato carico di angina non implica necessariamente un difetto di flusso più grave o un rischio immediato maggiore. Il carico ischemico e quello sintomatico vengono descritti separatamente; questa distinzione consente di misurare sia capacità e qualità di vita sia indicatori prognostici senza usare uno come surrogato automatico dell’altro.

Indagini e diagnosi

Il primo passaggio conferma che il reperto rappresenti ischemia e non artefatto, cicatrice, cardiomiopatia o squilibrio acuto. ECG, ecocardiografia e laboratorio definiscono contesto; CMR può caratterizzare tessuto quando la diagnosi è incerta; la validazione del dato precede la ricerca dell’endotipo. Un test isolato di bassa qualità non sostiene una diagnosi permanente.
L’angio-TC o la coronarografia escludono anatomia ostruttiva e descrivono placca. Stenosi intermedie vengono sottoposte a FFR o indici non iperemici, perché una percentuale visiva può essere ingannevole. FFR e iFR superiori rispettivamente a 0,80 e 0,89 escludono una componente epicardica significativa nel vaso esaminato. Diffusione, gradiente distribuito e microcircolo restano da valutare separatamente.

ECG da sforzo può dimostrare alterazioni ischemiche ma ha accuratezza limitata e falsi positivi. Ecocardiografia e SPECT cercano anomalie regionali; ischemia microvascolare uniforme può non produrre una differenza netta tra territori; il bilanciamento globale è un limite noto delle tecniche relative. Un esame viene interpretato con carico raggiunto, sintomi, ECG e qualità delle immagini.
PET misura flusso assoluto e riserva miocardica ed è una metodica validata per CMD; radiazioni, disponibilità e tracciante ne condizionano l’uso. CMR da stress valuta perfusione, funzione e tessuto senza radiazioni, ma richiede esperienza e presenta limitazioni specifiche; la quantificazione riduce dipendenza dal confronto regionale. Soglie e software non sono completamente intercambiabili tra piattaforme.

Doppler transtoracico della discendente anteriore può misurare CFR in mani esperte, con vantaggi di costo e assenza di radiazioni. Finestra acustica e valutazione di un territorio limitano generalizzabilità; una CFR non invasiva anomala non localizza da sola la componente epicardica o arteriolare. Il risultato viene integrato con angio-TC o altra anatomia.
Nel laboratorio, termodiluizione o Doppler misurano CFR e resistenza durante iperemia. ESC 2024 usa CFR inferiore a 2,5 per entrambe le tecniche; il valore inferiore a 2,0 del consenso EAPCI 2020 va riconosciuto come criterio precedente, non come soglia corrente unica. IMR pari o superiore a 25 e HMR superiore a 2,5 mmHg/(cm/s) indicano resistenza aumentata; EAPCI riportava per HMR anche 1,9, mentre MRR inferiore a 2,7 è un indice emergente meno consolidato. La iperemia adeguata è indispensabile. Caffeina, farmaci, adenosina insufficiente, pressione e instabilità del segnale possono produrre risultati fuorvianti, soprattutto vicino al cut-off.

La CFR è una variabile continua e il suo significato prognostico non compare improvvisamente al passaggio di una soglia. Un valore tra 2,0 e 2,5 può essere classificato diversamente applicando EAPCI 2020 o ESC 2024; PET, CMR e Doppler transtoracico richiedono inoltre intervalli validati per piattaforma e popolazione; la zona borderline richiede coerenza tra sintomi, ischemia, flusso assoluto e resistenza. Ripetere una misura tecnicamente inadeguata è più corretto che attribuire precisione biologica a un decimale instabile.
Acetilcolina valuta la risposta vasomotoria integrando sintomo abituale, ECG a dodici derivazioni, calibro angiografico e, quando disponibile, flusso Doppler. Il protocollo esemplificativo ESC 2024 per la coronaria sinistra somministra 2 e 20 microgrammi per la risposta a bassa dose, quindi 100 e 200 microgrammi per provocare spasmo, ciascuna dose in circa 60 secondi, e conclude con 200 microgrammi di nitroglicerina. La riproduzione del sintomo senza alterazioni ischemiche non basta per un test positivo. L’escalation viene interrotta appena compare spasmo e il laboratorio deve essere pronto a trattare bradicardia, aritmie e costrizione persistente.

ESC propone almeno 24 ore di sospensione di calcio-antagonisti e nitrati prima del test vasomotorio, perché questi farmaci possono ridurne la sensibilità. Il trial ILIAS ANOCA ha adottato invece un protocollo pragmatico senza sospensione obbligatoria e ha mostrato fattibilità e alta resa diagnostica; i due approcci rispondono a priorità diverse e non rendono intercambiabili i risultati. La terapia pre-test va documentata. Un esame negativo durante trattamento vasodilatatore richiede un’interpretazione più prudente, non necessariamente una nuova procedura.
La diagnosi integrata specifica se l’ischemia sia sostenuta da CMD, spasmo, malattia diffusa o combinazione. Se test funzionali sono normali, si rivalutano validità della prova ischemica e diagnosi alternative. L’incongruenza non viene risolta scegliendo arbitrariamente il dato preferito. Può richiedere revisione delle immagini o un esame complementare realmente discriminante.

La CMR è essenziale quando troponina o quadro fanno sospettare miocardite, Takotsubo o infarto pregresso, condizioni che non appartengono automaticamente a INOCA cronica. Anche anemia, valvole, cardiomiopatie e polmone possono produrre reperti da stress; la diagnosi differenziale evita una categoria contenitore. Ogni condizione viene trattata con criteri e prognosi propri.

Trattamento e prognosi

La strategia combina prevenzione, controllo dell’ischemia, recupero funzionale e trattamento delle condizioni associate. Il paziente riceve una descrizione dell’endotipo e di ciò che resta incerto; un obiettivo misurabile può essere meno episodi, maggiore cammino o migliore SAQ. La normalizzazione di un singolo test non è l’unico criterio di successo.
Aterosclerosi e rischio determinano uso di statine, antiaggreganti e altri farmaci preventivi. INOCA senza placca né evento non comporta automaticamente la stessa antitrombosi della coronaropatia aterosclerotica stabilita; il rischio emorragico viene bilanciato al beneficio atteso. Pressione, diabete, rene e fumo vengono trattati intensivamente secondo indicazioni specifiche.

Nel fenotipo con CFR ridotta e resistenza elevata, beta-bloccanti possono ridurre domanda e migliorare tempo di perfusione; ACE-inibitori, sartani e statine agiscono sui fattori e possono sostenere la funzione vascolare. Calcio-antagonisti o ranolazina vengono valutati in base alla risposta; le evidenze sulla terapia microvascolare restano eterogenee. La selezione è individuale e non implica un beneficio prognostico provato per ogni farmaco.
Nel vasospasmo, calcio-antagonisti sono il cardine; nitrati a breve durata trattano gli episodi e quelli prolungati possono essere aggiunti. Beta-bloccanti non selettivi vengono evitati nello spasmo epicardico puro perché possono accentuare vasocostrizione; la cessazione del fumo è prioritaria. Farmaci e sostanze provocanti vengono sostituiti quando clinicamente possibile.

Lo spasmo microvascolare può rispondere a calcio-antagonisti, ma risultati e dosi variano. Forme combinate richiedono titolazione che eviti ipotensione e bradicardia e controlli più meccanismi; la terapia guidata dai test funzionali migliora sintomi rispetto a una gestione non stratificata nel CorMicA. Non è ancora dimostrato che tale algoritmo riduca eventi maggiori.
ESC 2024 raccomanda il test funzionale invasivo con classe I, livello B nei pazienti persistentemente sintomatici nonostante terapia, con sospetta ANOCA/INOCA e qualità di vita compromessa. La terapia basata sui risultati del test ha classe IIa, livello A per migliorare sintomi e qualità di vita; calcio-antagonisti nell’angina vasospastica isolata hanno classe I, livello A, mentre i nitrati per prevenire recidive hanno classe IIa, livello B. Le classi ESC riguardano quesiti ed esiti specifici. Non equivalgono alla prova che il percorso riduca mortalità o infarto in tutti gli endotipi.

WARRIOR ha arruolato 2476 donne con sospetta ANOCA/INOCA e confrontato statina ad alta intensità, ACE-inibitore o sartano e aspirina con le cure usuali. A circa due anni e mezzo l’esito composito non differiva, con hazard ratio 1,13 e intervallo di confidenza da 0,94 a 1,37; sotto-arruolamento, terapia preventiva già frequente nel controllo e contaminazione riducono la capacità di escludere un beneficio. Il risultato WARRIOR non sostiene una combinazione preventiva automatica basata sulla sola sigla. La presenza di placca, un evento precedente, pressione, lipidi e rischio emorragico mantengono indicazioni proprie.
Nel trial ILIAS ANOCA, 153 pazienti sono stati randomizzati dopo test funzionale: un disturbo vasomotorio era presente nel 78% e la terapia guidata ha migliorato di 9,4 punti il punteggio riassuntivo SAQ a sei mesi. Un trial CMR del 2026 su 250 pazienti ha ottenuto riclassificazione diagnostica nel 53% e un vantaggio aggiustato di 20,9 punti nel SAQ a dodici mesi. Gli esiti disponibili sono soprattutto sintomatici e riferiti dai pazienti. Né studio era dimensionato per dimostrare riduzione degli eventi, e la CMR non sostituisce l’acetilcolina quando il quesito principale è il vasospasmo.

Esercizio supervisionato, controllo del peso, sonno e gestione dello stress migliorano capacità e fattori. L’attività non viene vietata in modo generalizzato per la presenza di ischemia, ma prescritta secondo stabilità e soglia; la riabilitazione contrasta decondizionamento e paura. Nel vasospasmo con aritmie o sincope il programma viene adattato dopo stabilizzazione.
Il follow-up rivaluta sintomi, funzione, aderenza e nuovi fattori. Un nuovo stress test o una nuova angiografia sono indicati quando il quadro cambia e il risultato può modificare terapia, non a intervalli fissi per ogni paziente; la sorveglianza clinica include segnali di scompenso e aritmie. Documentazione unica evita ripetizioni e consente confronti affidabili.

Una CFR molto ridotta è associata a eventi e mortalità in studi PET e WISE, anche senza ostruzioni. Aterosclerosi, diabete, rene, funzione ventricolare e capacità completano il profilo prognostico. L’associazione prognostica non dimostra che correggere la CFR elimini il rischio. La prevenzione agisce su determinanti con beneficio comprovato.
La frequenza dell’angina e il rischio di morte non coincidono: un paziente può essere molto sintomatico con rischio relativamente contenuto o paucisintomatico con fisiologia severamente alterata. Entrambe le dimensioni vengono trattate; la prognosi comunicata separa rischio di eventi e aspettativa di sollievo; questo evita di minimizzare la disabilità o di sovrastimare il pericolo immediato.

Complicanze

Angina persistente, dispnea e riduzione dell’attività sono complicanze frequenti e alimentano ricoveri e assenze lavorative. L’incertezza può indurre procedure ripetute che non modificano il meccanismo; una diagnosi endotipo-specifica riduce il ciclo della sola esclusione anatomica. Il beneficio viene misurato anche in qualità di vita e uso delle risorse.
Infarto e morte cardiovascolare possono verificarsi, soprattutto con placca, spasmo grave o disfunzione diffusa. Le percentuali dipendono dalla popolazione e non sono trasferibili senza contesto; la stratificazione si aggiorna quando compaiono nuovi fattori o disfunzione. Una precedente coronarografia non sostituisce la valutazione di un evento acuto.

Spasmo epicardico prolungato può provocare necrosi, blocco atrioventricolare, tachicardia o fibrillazione ventricolare e arresto. Sincope e documentazione aritmica richiedono gestione specialistica intensiva; la prevenzione delle recidive resta fondamentale anche se si considera un dispositivo. Un defibrillatore non tratta la causa vasomotoria.
CMD e bassa riserva sono associate a disfunzione diastolica e rischio di HFpEF. Il rapporto è bidirezionale: elevate pressioni di riempimento possono a loro volta compromettere il gradiente di perfusione; la comparsa di congestione richiede valutazione e terapia dello scompenso. Non viene attribuita automaticamente a ischemia microvascolare.

Farmaci antianginosi possono causare ipotensione, bradicardia, edema, cefalea, stipsi e prolungamento del QT; questi effetti possono ridurre ulteriormente capacità e confondere il giudizio sulla progressione; la tollerabilità viene verificata con pressione, frequenza, ECG e sintomi. Le combinazioni vengono semplificate quando il beneficio non è dimostrabile.
Test invasivi e provocazione comportano rischi vascolari, aritmici e renali, bassi ma reali. Un laboratorio esperto applica protocolli, criteri di esclusione e trattamento immediato dello spasmo; il consenso informato spiega quale decisione dipende dal risultato. Una procedura non viene eseguita se la risposta non cambierebbe la gestione.

Depressione, ansia e catastrofizzazione possono derivare dal dolore cronico e da un percorso diagnostico frammentato. Il loro trattamento migliora aderenza e funzione senza invalidare l’ischemia documentata; la salute mentale viene valutata direttamente. Ideazione suicidaria o grave compromissione richiedono intervento tempestivo.
Un falso positivo di imaging può condurre a diagnosi e terapia non necessarie; un falso negativo può lasciare non trattato un endotipo. La revisione della qualità e la coerenza tra test riducono entrambi gli errori; la probabilità pre-test influenza il valore predittivo. Non si sommano esami indiscriminatamente per ottenere la risposta desiderata.

La diagnosi di INOCA non deve oscurare cause nuove o concomitanti. Miocardite, Takotsubo, embolia, SCAD, valvulopatia e malattie polmonari richiedono percorsi distinti; un cambiamento clinico riapre la diagnosi differenziale. La continuità assistenziale permette di riconoscere rapidamente ciò che non appartiene al pattern precedente.

Bibliografia
  1. Vrints C et al. 2024 ESC Guidelines for the management of chronic coronary syndromes. European Heart Journal. 45(36), 2024, 3415-3537.
  2. Slipczuk L et al. State of the Art: Evaluation and Medical Management of Nonobstructive Coronary Artery Disease in Patients With Chest Pain: A Scientific Statement From the American Heart Association. Circulation. 152(23), 2025, e443-e466.
  3. Kunadian V et al. An EAPCI Expert Consensus Document on Ischaemia with Non-Obstructive Coronary Arteries. European Heart Journal. 41(37), 2020, 3504-3520.
  4. Bairey Merz CN et al. Ischemia and No Obstructive Coronary Artery Disease: Developing Evidence-Based Therapies and Research Agenda for the Next Decade. Circulation. 135(11), 2017, 1075-1092.
  5. Ford TJ et al. Stratified Medical Therapy Using Invasive Coronary Function Testing in Angina. Journal of the American College of Cardiology. 72(23), 2018, 2841-2855.
  6. Ford TJ et al. 1-Year Outcomes of Angina Management Guided by Invasive Coronary Function Testing. JACC: Cardiovascular Interventions. 13(1), 2020, 33-45.
  7. Ong P et al. International standardization of diagnostic criteria for microvascular angina. International Journal of Cardiology. 250, 2018, 16-20.
  8. Beltrame JF et al. International standardization of diagnostic criteria for vasospastic angina. European Heart Journal. 38(33), 2017, 2565-2568.
  9. Hokimoto S et al. JCS/CVIT/JCC 2023 guideline focused update on diagnosis and treatment of vasospastic angina and coronary microvascular dysfunction. Journal of Cardiology. 82(4), 2023, 293-341.
  10. Murthy VL et al. Effects of Sex on Coronary Microvascular Dysfunction and Cardiac Outcomes. Circulation. 129(24), 2014, 2518-2527.
  11. Taqueti VR et al. Global Coronary Flow Reserve Is Associated With Adverse Cardiovascular Events Independently of Luminal Angiographic Severity and Modifies the Effect of Early Revascularization. Circulation. 131(1), 2015, 19-27.
  12. Taqueti VR et al. Coronary microvascular dysfunction and future risk of heart failure with preserved ejection fraction. European Heart Journal. 39(10), 2018, 840-849.
  13. Taqueti VR et al. Excess Cardiovascular Risk in Women Relative to Men Referred for Coronary Angiography Is Associated With Severely Impaired Coronary Flow Reserve, Not Obstructive Disease. Circulation. 135(6), 2017, 566-577.
  14. Pepine CJ et al. Coronary Microvascular Reactivity to Adenosine Predicts Adverse Outcome in Women Evaluated for Suspected Ischemia. Journal of the American College of Cardiology. 55(25), 2010, 2825-2832.
  15. Jespersen L et al. Stable angina pectoris with no obstructive coronary artery disease is associated with increased risks of major adverse cardiovascular events. European Heart Journal. 33(6), 2012, 734-744.
  16. Gulati M et al. Adverse Cardiovascular Outcomes in Women With Nonobstructive Coronary Artery Disease. Archives of Internal Medicine. 169(9), 2009, 843-850.
  17. Rahman H et al. Physiological Stratification of Patients With Angina Due to Coronary Microvascular Dysfunction. Journal of the American College of Cardiology. 75(20), 2020, 2538-2549.
  18. Shimokawa H et al. Clinical characteristics and prognosis of patients with microvascular angina: an international and prospective cohort study by the COVADIS Group. European Heart Journal. 42(44), 2021, 4592-4600.
  19. AlBadri A et al. Impact of Abnormal Coronary Reactivity on Long-Term Clinical Outcomes in Women. Journal of the American College of Cardiology. 73(6), 2019, 684-693.
  20. Boerhout CKM et al. Coronary function testing vs angiography alone to guide treatment of angina with non-obstructive coronary arteries: the ILIAS ANOCA trial. European Heart Journal. 46(42), 2025, 4396-4406.
  21. Bradley CP et al. Endotyping-informed therapy for patients with chest pain and no obstructive coronary artery disease: a randomized trial. Nature Medicine. 32, 2026, 332-341.
  22. Pepine CJ et al. Women’s IschemiA TRial to Reduce Events In Non-ObstRuctive CAD (WARRIOR): a randomised controlled trial. Open Heart. 13(1), 2026, e004115.
  23. Virani SS et al. 2023 AHA/ACC/ACCP/ASPC/NLA/PCNA Guideline for the Management of Patients With Chronic Coronary Disease. Circulation. 148(9), 2023, e9-e119.

Nota informativa: le informazioni contenute in questa pagina hanno esclusivamente finalità informative e divulgative e non sostituiscono il parere, la diagnosi o il trattamento di un medico. In caso di necessità, rivolgersi sempre a un professionista sanitario qualificato.

Trasparenza sull'intelligenza artificiale: questa pagina è stata realizzata con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale, utilizzati come ausilio nella produzione e nell'elaborazione dei contenuti.