Sfondo Header
L'angolo del dottorino
Cerca nel sito... Ricerca avanzata
✖

Dotto arterioso pervio nel neonato:
quando si chiude e quando va trattato?

Il dotto arterioso è un vaso normale e indispensabile prima della nascita. Nel neonato a termine comincia normalmente a chiudersi poco dopo il primo respiro e la chiusura funzionale avviene in genere nelle prime ore o nei primi giorni. Quando rimane aperto si parla di dotto arterioso pervio (PDA).
Un PDA piccolo può chiudersi spontaneamente e non richiedere trattamento. Nel neonato prematuro la persistenza del dotto è molto più frequente e la gestione è più complessa: non tutti i PDA del prematuro devono essere chiusi, perché la decisione dipende dall'impatto sulla circolazione e sulle condizioni respiratorie del bambino.

Per capire cosa aspettarsi bisogna distinguere soprattutto:


Il dotto arterioso pervio, chiamato anche persistenza del dotto di Botallo, non è quindi semplicemente un vaso "rimasto aperto": il suo significato varia molto in base all'età gestazionale, alle dimensioni dello shunt e alle condizioni del neonato.

A cosa serve il dotto arterioso e quando dovrebbe chiudersi

Nel feto i polmoni non vengono utilizzati per ossigenare il sangue. Il dotto arterioso collega l'arteria polmonare all'aorta e permette a gran parte del sangue pompato dal ventricolo destro di bypassare i polmoni e raggiungere direttamente la circolazione sistemica.
Alla nascita, l'espansione polmonare aumenta l'ossigenazione e diminuiscono le prostaglandine che mantenevano il dotto aperto. Questi cambiamenti provocano la contrazione della parete del vaso. Nel neonato a termine il dotto è normalmente funzionalmente chiuso entro pochi giorni e successivamente va incontro alla chiusura anatomica.

Nel prematuro il meccanismo è meno efficiente. Il tessuto del dotto è più immaturo e più sensibile alle prostaglandine, mentre la risposta all'ossigeno è meno marcata. Per questo la persistenza è molto più frequente, soprattutto nei neonati estremamente prematuri.
La presenza di un dotto ancora aperto nei primi giorni di vita di un prematuro non equivale quindi automaticamente a una cardiopatia che deve essere trattata. In molti casi il vaso si restringe o si chiude con il tempo.

Quando il PDA diventa emodinamicamente importante

Dopo la nascita la pressione nell'aorta è superiore a quella nell'arteria polmonare. Se il dotto rimane aperto, il sangue tende quindi a passare dall'aorta verso i polmoni. Un piccolo PDA può determinare soltanto un soffio e non modificare in modo rilevante il lavoro del cuore.
Se il dotto è ampio, invece, può aumentare molto il flusso polmonare. Il sangue ritorna quindi in maggiore quantità all'atrio e al ventricolo sinistro, che possono dilatarsi, mentre i polmoni ricevono un volume eccessivo.

Nel neonato a termine con PDA grande possono comparire respiro rapido, difficoltà nell'alimentazione, sudorazione e scarso accrescimento. Nel prematuro la valutazione è più complessa, perché problemi respiratori e instabilità possono avere molte cause contemporaneamente.
Per questo non basta ascoltare un soffio o misurare il diametro del dotto. L'ecocardiogramma valuta direzione e quantità del flusso, dimensioni delle camere cardiache e segni di sovracircolo polmonare; questi dati vengono interpretati insieme al fabbisogno respiratorio, alla perfusione sistemica e all'andamento clinico.

Perché oggi non si tratta automaticamente ogni PDA del prematuro

Per molti anni la presenza di un PDA nel prematuro è stata trattata in modo molto aggressivo. Le prove accumulate hanno però mostrato che la semplice chiusura del dotto non si traduce necessariamente in un miglioramento degli esiti più importanti per tutti i neonati. Le raccomandazioni moderne distinguono quindi la presenza anatomica del PDA dalla sua reale significatività clinica ed emodinamica.
Un prematuro clinicamente stabile può essere inizialmente gestito in modo conservativo, con monitoraggio e supporto respiratorio/nutrizionale appropriato, lasciando tempo alla possibile chiusura spontanea.

Quando il PDA è persistente e si associa a segni clinici ed ecocardiografici di shunt importante, può essere presa in considerazione la terapia farmacologica. I farmaci utilizzati agiscono riducendo le prostaglandine che mantengono il dotto aperto; l'ibuprofene è uno dei trattamenti più utilizzati e in specifici protocolli vengono impiegati anche indometacina o paracetamolo.
La scelta dipende da età gestazionale, funzione renale, rischio emorragico, condizioni intestinali, risposta ai trattamenti precedenti e protocolli del centro neonatologico. Non è quindi una terapia da applicare automaticamente a ogni PDA ecocardiografico.

Quando servono catetere o chirurgia

Se un PDA significativo persiste nonostante la gestione medica, se i farmaci sono controindicati o se il bambino è ormai oltre la fase nella quale la terapia farmacologica ha possibilità realistiche di successo, si può considerare una chiusura procedurale.
Nei lattanti e nei bambini la chiusura percutanea è oggi molto utilizzata: attraverso un catetere viene posizionato un piccolo dispositivo nel dotto per interrompere il flusso. Negli ultimi anni dispositivi dedicati hanno reso possibile la procedura anche in alcuni neonati di peso molto basso, purché siano presenti esperienza e anatomia adatte.

La chirurgia consiste nella legatura o nel clipping del dotto attraverso il torace e rimane una soluzione importante quando la chiusura percutanea non è appropriata o non disponibile. Nel neonato prematuro la decisione di procedere invasivamente viene riservata a situazioni selezionate, considerando attentamente benefici e rischi.
Nel bambino più grande con un PDA che determina sovraccarico delle camere sinistre, la chiusura è generalmente indicata. Un PDA minuscolo e silente può invece avere un significato completamente diverso e, secondo la guidance ACC 2026, può perfino non richiedere imaging cardiologico routinario.

Cosa aspettarsi dopo la diagnosi o la chiusura

Se il PDA è piccolo e il bambino cresce bene, i controlli servono a verificare che il dotto si riduca o che non compaiano segni di sovraccarico. Nei prematuri dimessi con PDA ancora presente viene organizzato il follow-up appropriato, mentre la persistenza nel tempo viene rivalutata in base al quadro clinico.
Dopo chiusura percutanea l'ecocardiogramma controlla che non rimanga uno shunt significativo e che non vi siano restringimenti dell'arteria polmonare sinistra o dell'aorta adiacenti al dispositivo. Dopo chiusura chirurgica, se non esistono problemi residui, il follow-up può diventare molto semplice.

La prognosi di un PDA isolato correttamente gestito è generalmente molto buona. Per i genitori di un prematuro, però, è importante non interpretare il termine "dotto aperto" come sinonimo di necessità immediata di farmaci o intervento: la gestione moderna è selettiva e si concentra sull'effetto reale del PDA sul neonato.
Nel neonato a termine o nel bambino, invece, un dotto che persiste e provoca un significativo sovraccarico viene normalmente chiuso con ottimi risultati.

Domande frequenti sul dotto arterioso pervio

Quando si chiude normalmente il dotto arterioso?
Nel neonato a termine inizia a costringersi dopo la nascita e la chiusura funzionale avviene generalmente nelle prime ore o nei primi giorni. Nel prematuro i tempi possono essere molto più lunghi.

Un PDA può chiudersi da solo?
Sì. Un PDA piccolo può chiudersi spontaneamente, soprattutto con il passare delle settimane o dei mesi. La probabilità dipende fortemente dall'età gestazionale e dalle caratteristiche del dotto.

Perché è più frequente nei prematuri?
Perché il dotto del prematuro è più immaturo e meno pronto a rispondere ai cambiamenti di ossigeno e prostaglandine che normalmente ne provocano la chiusura dopo la nascita.

Tutti i prematuri con PDA devono essere trattati?
No. Molti neonati stabili vengono inizialmente osservati. Il trattamento viene considerato quando il PDA ha un impatto clinico ed emodinamico significativo.

Come si chiude se non si chiude spontaneamente?
Nel prematuro possono essere utilizzati farmaci in casi selezionati. Se serve una procedura, la chiusura può essere percutanea con dispositivo oppure chirurgica, in base a peso, anatomia e condizioni del bambino.

Bibliografia
  1. Ambalavanan N, Aucott SW, Salavitabar A, Levy VY, et al. Patent Ductus Arteriosus in Preterm Infants. Pediatrics. 2025;155(5):e2025071425. doi:10.1542/peds.2025-071425.
  2. Sachdeva R, Parthiban A, Birnbaum B, Hancock HS, Jayaram NM, Plummer ST, Statile C. Outpatient Management of Isolated Left-to-Right Shunt Lesions in Pediatric Patients: 2026 ACC Concise Clinical Guidance. Journal of the American College of Cardiology. 2026;87(22):3185-3206. doi:10.1016/j.jacc.2025.11.020.
  3. Mitra S, Weisz D, Jain A, 't Jong G. Management of the patent ductus arteriosus in preterm infants. Paediatrics & Child Health. 2022;27(1):63-74. doi:10.1093/pch/pxab096.
  4. Ohlsson A, Walia R, Shah SS. Ibuprofen for the treatment of patent ductus arteriosus in preterm or low birth weight infants. Cochrane Database of Systematic Reviews. 2020;2:CD003481. doi:10.1002/14651858.CD003481.pub8.
  5. Jasani B, Weisz DE, McNamara PJ. Evidence-based use of acetaminophen for hemodynamically significant ductus arteriosus in preterm infants. Seminars in Perinatology. 2018;42(4):243-252. doi:10.1053/j.semperi.2018.05.007.
  6. Feltes TF, Bacha E, Beekman RH 3rd, et al. Indications for cardiac catheterization and intervention in pediatric cardiac disease: a scientific statement from the American Heart Association. Circulation. 2011;123(22):2607-2652. doi:10.1161/CIR.0b013e31821b1f10.
  7. American Heart Association. Patent Ductus Arteriosus (PDA). American Heart Association.
  8. Park MK, Salamat M. Park's Pediatric Cardiology for Practitioners. 7th ed. Elsevier; 2021.
  9. Shaddy RE, Penny DJ, Feltes TF, Cetta F, Mital S, eds. Moss and Adams' Heart Disease in Infants, Children, and Adolescents: Including the Fetus and Young Adult. 10th ed. Wolters Kluwer; 2022.
  10. Wernovsky G, Anderson RH, Krishna K, Redington A, Tweddell JS, Tretter JT, eds. Anderson's Pediatric Cardiology. 4th ed. Elsevier; 2019.

Nota informativa: le informazioni contenute in questa pagina hanno esclusivamente finalità informative e divulgative e non sostituiscono il parere, la diagnosi o il trattamento di un medico. In caso di necessità, rivolgersi sempre a un professionista sanitario qualificato.

Trasparenza sull'intelligenza artificiale: questa pagina è stata realizzata con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale, utilizzati come ausilio nella produzione e nell'elaborazione dei contenuti.