L'ecocolordoppler delle carotidi, spesso chiamato ecocolordoppler dei tronchi sovraortici (TSA), è un esame a ultrasuoni che mostra le arterie del collo e valuta il passaggio del sangue. Serve soprattutto a individuare placche aterosclerotiche e a stimare se provocano un restringimento, detto stenosi. Non utilizza radiazioni né richiede, nell'esame standard, iniezioni di mezzo di contrasto.
Un referto che segnala una placca non significa automaticamente che la carotide sia «chiusa» o che sia necessario operare. Sono più importanti il grado di stenosi, l'eventuale presenza di sintomi neurologici e la valutazione clinica. Se compaiono improvvisamente difficoltà a parlare, perdita di forza da un lato o perdita della vista, occorre chiamare il 112 o il 118: prenotare un ecocolordoppler non è la risposta adeguata a un sospetto ictus o TIA.
Il medico può richiederlo per valutare una stenosi già conosciuta, approfondire un reperto vascolare o controllare un paziente dopo una procedura sulla carotide. È inoltre uno degli esami utilizzati nel percorso diagnostico di persone che hanno avuto sintomi compatibili con un TIA o un ictus, in tempi e modalità stabiliti dagli specialisti. In alcuni pazienti con malattia aterosclerotica nota in altri distretti può essere considerato nell'ambito di una valutazione individuale.
Non è però consigliabile farlo sistematicamente ogni anno a tutte le persone sane per «vedere come sono messe le carotidi». Lo screening generalizzato degli adulti senza sintomi non ha dimostrato un beneficio tale da giustificarne l'uso indiscriminato: può portare a falsi allarmi, ulteriori esami e procedure non necessarie. Nemmeno le vertigini isolate, da sole, indicano automaticamente che il problema sia nelle carotidi. La scelta dell'esame va collegata a un quesito clinico preciso.
Durante l'esame la persona è generalmente sdraiata, con il collo leggermente ruotato. L'operatore applica un gel e appoggia una sonda ai lati del collo, osservando sullo schermo pareti arteriose, eventuali placche e caratteristiche del flusso. La valutazione riguarda soprattutto le carotidi comuni, le biforcazioni e le carotidi interne ed esterne; secondo il protocollo vengono studiate anche arterie vertebrali e altri vasi del collo.
Si tratta di un esame non invasivo e generalmente indolore. Può essere avvertita una lieve pressione della sonda, ma non ci sono aghi o punture. La durata è variabile, spesso nell'ordine di alcune decine di minuti, e di norma non è necessario il digiuno. È utile presentarsi con il collo libero da collane o indumenti stretti e portare i referti precedenti: il confronto può mostrare se una stenosi è rimasta stabile o è cambiata.
Il referto distingue spesso tra placca e stenosi. La placca è un deposito nella parete arteriosa; può essere presente senza una riduzione importante del passaggio di sangue. La stenosi, invece, indica quanto il lume dell'arteria risulti ristretto. Nei referti si possono incontrare espressioni come:
Si possono leggere anche sigle come PSV (velocità massima del flusso durante la sistole), EDV (velocità in diastole) e rapporto ICA/CCA (rapporto fra velocità nella carotide interna e nella carotide comune). Sono misure che aiutano a stimare quanto un restringimento ostacoli il flusso. Non è corretto tradurre da soli una singola velocità in una percentuale: i criteri di interpretazione sono stati aggiornati e possono variare in base al metodo validato dal laboratorio; contano inoltre aspetto della placca, condizioni del flusso e qualità tecnica dell'esame.
Termini come «placca calcifica», «mista» o «ipoecogena» descrivono alcune caratteristiche ecografiche del deposito, ma non equivalgono, da soli, a una diagnosi di placca che sta per rompersi. Se il referto segnala una stenosi molto elevata, un'eventuale occlusione o un reperto incerto, il medico può richiedere angio-TC, angio-RM o un secondo esame per chiarire l'anatomia.
Con un reperto lieve e senza sintomi, la parte più utile della visita spesso riguarda il rischio cardiovascolare complessivo: pressione arteriosa, colesterolo, fumo, diabete e stile di vita. Una placca carotidea può rappresentare un segnale di aterosclerosi anche quando non richiede alcun intervento locale. Se il restringimento è più importante, il medico valuta con quale frequenza ripetere il controllo, se acquisire altre immagini e se richiedere una consulenza vascolare o neurologica.
Non esiste un intervallo unico valido per tutti: un esame annuale può essere utile in determinati casi, superfluo in altri e insufficiente in situazioni più complesse. Una stenosi severa in una persona che ha avuto di recente sintomi neurologici richiede un percorso rapido, non una semplice sorveglianza. Per una spiegazione specialistica della patologia si può consultare la pagina sulla stenosi carotidea aterosclerotica.
Per l'ecocolordoppler delle carotidi bisogna essere a digiuno?
Di norma no. È comunque utile seguire le istruzioni del centro, soprattutto se nello stesso appuntamento sono previsti altri esami.
Una placca del 30% significa che bisogna mettere uno stent?
No. Una stenosi lieve, soprattutto senza sintomi, di solito richiede soprattutto prevenzione cardiovascolare e una valutazione clinica, non un intervento.
Un ecocolordoppler normale esclude ogni rischio di ictus?
No. L'ictus può dipendere da altre arterie, dal cuore o da cause differenti, che non vengono escluse da un esame normale delle carotidi.
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