Con un'arteriopatia periferica stabile, nella quale il dolore compare durante il cammino e passa fermandosi, camminare in modo strutturato è parte della terapia. Non bisogna necessariamente evitare ogni attività perché compare il crampo al polpaccio: i programmi di esercizio alternano tratti di cammino e pause e aiutano progressivamente a percorrere distanze maggiori. La modalità migliore è l'allenamento supervisionato, quando disponibile, dopo una valutazione clinica che escluda problemi che renderebbero l'esercizio inappropriato.
Queste indicazioni riguardano la claudicatio cronica stabile, non un piede doloroso a riposo, un'ulcera ischemica o un arto diventato improvvisamente freddo e dolorante.
Quando un'arteria della gamba è ristretta, durante lo sforzo può arrivare ai muscoli meno ossigeno di quanto richiedano: compare così il dolore detto claudicatio intermittens. Fermandosi, la richiesta di ossigeno diminuisce e il disturbo tende ad attenuarsi. Il cammino ripetuto in un programma terapeutico produce adattamenti dei muscoli e migliora l'efficienza del movimento, con benefici sulla resistenza e sulla qualità della vita.
L'effetto non dipende necessariamente dal fatto che l'arteria ostruita si riapra. È possibile camminare più a lungo anche senza un aumento rilevante del diametro del vaso. L'esercizio non sostituisce però i farmaci per ridurre il rischio cardiovascolare, la cessazione del fumo o gli altri trattamenti prescritti per l'arteriopatia degli arti inferiori.
Nei pazienti appropriati, le linee guida raccomandano programmi supervisionati o programmi domiciliari strutturati, con obiettivi definiti e verifica dei progressi. Il semplice consiglio generico di “camminare di più”, senza un percorso organizzato, tende a essere meno efficace.
Il metodo più studiato è il cammino intermittente, spesso su tapis roulant ma possibile anche in altri contesti adeguati. Dopo il riscaldamento si cammina a una velocità compatibile con le proprie capacità fino alla comparsa di un dolore da claudicatio lieve o moderato, destinato ad aumentare se si continua. A quel punto ci si ferma e si attende che il fastidio si riduca; quindi si ricomincia. La successione di tratti e pause viene ripetuta durante la sessione.
Non serve imporre una distanza uguale per tutti o camminare senza interruzioni. Un paziente può iniziare con tratti brevi, mentre un altro può tollerare diversi minuti continuativi. Il programma viene adattato alla gravità dei sintomi, al livello di allenamento e alle altre malattie. In un percorso supervisionato, operatori esperti possono regolare velocità, pendenza, durata e intensità in modo progressivo.
Non bisogna forzare attraverso un dolore insopportabile né confondere la claudicatio abituale con dolori nuovi e diversi, dolore toracico, forte mancanza d'aria, capogiri o malessere. In presenza di questi sintomi l'attività va interrotta e la persona deve essere valutata secondo la gravità del quadro. L'obiettivo è allenarsi con regolarità, non mettere alla prova la capacità di sopportare il dolore.
Nei programmi supervisionati più studiati si prevedono almeno tre sedute alla settimana per almeno 12 settimane. Una seduta dura abitualmente circa un'ora e mira a raggiungere progressivamente 30-45 minuti di cammino effettivo, esclusi i periodi di recupero. Non significa che una persona non allenata debba arrivare subito a questa durata: il tempo di cammino viene incrementato gradualmente.
Quando non è disponibile un programma supervisionato, il medico può proporre un programma domiciliare strutturato. In pratica è utile individuare un percorso sicuro, usare calzature adeguate, programmare giornate regolari di allenamento e annotare quanto tempo si riesce a camminare prima del dolore e quanto dura l'intera sessione. Il percorso dovrebbe essere rivalutato periodicamente, perché gli obiettivi e l'intensità devono cambiare con i progressi.
La continuità nel corso delle settimane conta più di una camminata isolata particolarmente lunga. L'efficacia può essere valutata osservando se aumenta la distanza percorribile prima della comparsa del dolore, se servono meno pause e se diventa più semplice affrontare le attività quotidiane. Per alcuni pazienti possono essere utili modalità complementari di esercizio, da individuare con il team curante se il tapis roulant o la marcia non sono praticabili.
Il consiglio di camminare vale per una claudicatio stabile già inquadrata dal punto di vista clinico. Se è presente dolore alle dita o al piede anche a riposo, soprattutto di notte, oppure un'ulcera che non guarisce o un'area di gangrena, bisogna cercare rapidamente assistenza vascolare: può trattarsi di un'ischemia cronica minacciante l'arto. In questa condizione non è corretto proporre il cammino intermittente come rimedio da iniziare autonomamente.
Se una gamba diventa all'improvviso fredda, pallida, molto dolorosa o insensibile, con eventuale difficoltà a muoverla, può esserci un'ischemia acuta: occorre chiamare subito il 112, senza provare a “far circolare il sangue” camminando. Anche chi ha una cardiopatia non stabilizzata, sintomi cardiovascolari durante lo sforzo o importanti limitazioni motorie necessita di una valutazione specifica prima di intraprendere un allenamento.
Chi soffre di diabete o neuropatia deve controllare attentamente la pelle dei piedi e usare scarpe che non provochino lesioni. Se compaiono sfregamenti, vesciche o ferite occorre affrontarli senza aspettare che peggiorino. Dopo un'angioplastica o un bypass, infine, la ripresa dell'esercizio va concordata con il team che ha eseguito la procedura.
Devo fermarmi non appena sento il primo fastidio?
Nei programmi di cammino per claudicatio stabile si tende a proseguire fino a un fastidio lieve o moderato e poi a riposare, seguendo il piano concordato. Non è invece opportuno ignorare un dolore insolito, persistente o molto intenso.
Camminare può liberare un'arteria ostruita?
Non necessariamente. L'esercizio migliora soprattutto la capacità funzionale e l'efficienza muscolare. Una stenosi o un'occlusione possono rimanere presenti anche quando si riesce a camminare meglio.
Se riesco a camminare soltanto per pochi minuti, posso migliorare?
Spesso sì. I programmi vengono costruiti partendo dalle possibilità individuali, alternando cammino e recupero e aumentando gradualmente il carico. Prima, però, è importante accertare che il dolore sia dovuto a una claudicatio stabile e non a una forma di ischemia grave.
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