L'arteriopatia periferica delle gambe può essere trattata efficacemente, ma quando è causata dall'aterosclerosi non si può parlare, in genere, di guarigione definitiva. Le placche che restringono le arterie fanno parte di una malattia cronica: i trattamenti possono ridurre il rischio di infarto e ictus, migliorare il cammino e, quando necessario, ripristinare l'afflusso di sangue ai tessuti. Anche dopo un'angioplastica o un bypass sono quindi importanti farmaci, controlli e abitudini protettive.
La cura cambia secondo la gravità: chi avverte dolore soltanto dopo un tratto di strada ha esigenze diverse da chi presenta dolore al piede anche a riposo o ferite che non guariscono.
La causa più frequente dell'arteriopatia periferica è l'aterosclerosi, un processo che può interessare contemporaneamente le arterie delle gambe, del cuore e del cervello. Una stenosi non equivale necessariamente a un'arteria completamente chiusa e non tutti i pazienti evolvono verso l'ischemia grave. Molte persone mantengono una buona autonomia per anni con una terapia adeguata e la correzione dei fattori di rischio.
Gli obiettivi delle cure sono due, entrambi essenziali: proteggere cuore e cervello da eventi cardiovascolari e preservare la funzione dell'arto. La riduzione del dolore durante il cammino è importante per la qualità della vita, ma il fatto di camminare meglio non significa che il rischio cardiovascolare sia scomparso. Analogamente, un intervento può riaprire un vaso ristretto senza eliminare la tendenza dell'aterosclerosi a interessare altri segmenti arteriosi.
La prognosi dipende dall'estensione della malattia, dalla presenza di diabete o altre condizioni, dal fumo e dall'aderenza alle terapie. Per questo è più utile chiedersi come controllare la malattia nel tempo che cercare un'unica cura capace di far sparire ogni placca.
La terapia viene personalizzata dal medico in base ai sintomi, al rischio cardiovascolare e al rischio di sanguinamento. Nella malattia aterosclerotica sono fondamentali i farmaci che riducono il colesterolo LDL, in particolare le statine ad alta intensità quando indicate; se gli obiettivi non vengono raggiunti possono essere necessari altri medicinali ipolipemizzanti. Devono inoltre essere controllati pressione arteriosa e diabete, quando presenti.
Nei pazienti con arteriopatia periferica sintomatica viene generalmente prescritta una terapia antiaggregante, per esempio con un singolo farmaco come clopidogrel o aspirina, secondo le caratteristiche cliniche. In alcuni pazienti selezionati può essere appropriata l'associazione di aspirina e rivaroxaban a basso dosaggio per ridurre eventi cardiovascolari e complicanze a carico degli arti, tenendo però conto del rischio emorragico. Non è una combinazione adatta a tutti e non deve essere iniziata autonomamente.
Esistono anche trattamenti per attenuare la claudicatio in situazioni specifiche, ma nessuna compressa sostituisce la cessazione del fumo, l'esercizio terapeutico o la prevenzione cardiovascolare. Non sospendere né cambiare antiaggreganti, anticoagulanti o altri farmaci senza concordarlo con il curante, soprattutto se è già stato eseguito un intervento sulle arterie.
Smettere di fumare è una delle decisioni più importanti. Il fumo favorisce la progressione dell'aterosclerosi e aumenta il rischio di eventi cardiovascolari e di problemi agli arti. Quando interromperlo è difficile, è opportuno chiedere aiuto al medico o a un centro antifumo: il supporto strutturato e le terapie appropriate aumentano le possibilità di riuscita.
Se il disturbo principale è il dolore che compare camminando e si risolve con il riposo, un programma di esercizio strutturato rappresenta una parte centrale del trattamento. Non consiste semplicemente nel “camminare un po' di più”: prevede sessioni regolari e intervalli di cammino alternati a pause, preferibilmente sotto supervisione professionale. Può migliorare la distanza percorribile e l'autonomia anche senza modificare in modo sostanziale la stenosi arteriosa.
Conta anche la cura quotidiana dei piedi, soprattutto se è presente diabete o sensibilità ridotta. Controllare la pelle, scegliere calzature che non provochino sfregamenti e segnalare precocemente ferite, arrossamenti o aree scure aiuta a evitare complicazioni. L'alimentazione equilibrata, il movimento appropriato e il controllo delle condizioni associate fanno parte dello stesso percorso di prevenzione.
Un intervento per migliorare il flusso di sangue, detto rivascolarizzazione, non è necessario per chiunque riceva una diagnosi di arteriopatia. Se la malattia è stabile e il sintomo principale è la claudicatio, si punta inizialmente su terapia medica, controllo dei fattori di rischio ed esercizio. L'intervento può essere valutato quando, nonostante queste misure, il dolore limita in modo importante la vita quotidiana e gli esami mostrano una lesione trattabile.
Con l'angioplastica si introduce generalmente un catetere nell'arteria per dilatare il tratto ristretto mediante un palloncino; in alcune situazioni vengono utilizzati anche dispositivi o stent. Il bypass crea invece un percorso alternativo al sangue con una vena o un innesto. La scelta dipende dall'anatomia delle lesioni, dalle condizioni generali e dagli obiettivi del trattamento. Ogni procedura comporta benefici e rischi, compresa la possibilità che il vaso si restringa nuovamente.
La situazione è diversa se compaiono dolore ischemico a riposo, ulcere persistenti o gangrena: questi segni possono indicare un'ischemia cronica minacciante l'arto, che necessita di una valutazione vascolare tempestiva e spesso della considerazione di una rivascolarizzazione per salvare il tessuto e l'arto. Se invece il dolore intenso con pallore e freddo compare improvvisamente, bisogna chiamare subito il 112 per una possibile ischemia acuta.
Un'arteria della gamba completamente chiusa può riaprirsi con i farmaci?
I farmaci usati abitualmente per l'arteriopatia non sciolgono una placca cronica né garantiscono la riapertura di un'occlusione. Servono soprattutto a ridurre il rischio cardiovascolare e a stabilizzare la malattia. Se occorre ripristinare il flusso, il medico valuta le possibilità di rivascolarizzazione.
Dopo un'angioplastica l'arteriopatia è guarita?
L'intervento può migliorare la circolazione in un tratto arterioso, ma non elimina l'aterosclerosi. Per ridurre il rischio di nuovi restringimenti e di eventi cardiovascolari restano importanti la terapia prescritta, l'astensione dal fumo e i controlli.
Si rischia sempre l'amputazione se si ha l'arteriopatia periferica?
No. Molte persone hanno una malattia stabile e non sviluppano un'ischemia minacciante l'arto. Il rischio è maggiore in presenza di dolore ischemico a riposo, ferite persistenti, infezioni o gangrena, situazioni che richiedono una valutazione specialistica rapida.
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