Una carotide ristretta può non provocare alcun disturbo, anche quando il restringimento è importante. Se invece ostacola il passaggio del sangue o favorisce la formazione di emboli diretti al cervello, può causare un attacco ischemico transitorio (TIA) o un ictus. I segnali più allarmanti sono la perdita improvvisa di forza o sensibilità a un lato del corpo, la difficoltà a parlare e la perdita temporanea della vista da un occhio.
Se compare uno di questi sintomi, bisogna chiamare subito il 112 o il 118, anche se scompare dopo pochi minuti. Un TIA non è un episodio innocuo: può precedere un ictus e richiede una valutazione urgente.
Le carotidi sono due grandi arterie ai lati del collo che contribuiscono a portare sangue al cervello. Quando si parla di «carotide ostruita» si usa spesso un'espressione generica, ma dal punto di vista medico bisogna distinguere tra stenosi, cioè restringimento parziale, e occlusione completa, quando il sangue non attraversa più quel segmento del vaso. Non sono la stessa condizione e non si trattano allo stesso modo.
La causa più comune di stenosi carotidea nell'adulto è l'aterosclerosi, con formazione di placche nella parete arteriosa. Il rischio non dipende soltanto da quanto è stretta l'arteria: una placca può anche liberare materiale o favorire la formazione di un coagulo che raggiunge le arterie cerebrali. Inoltre una stenosi importante può ridurre il flusso, soprattutto in particolari condizioni della circolazione cerebrale. Per approfondire la malattia si può consultare la monografia sulla stenosi carotidea aterosclerotica.
Un'arteria completamente occlusa non equivale semplicemente a una stenosi del 90-95% «un po' più grave». Può esserci una circolazione collaterale che mantiene un apporto di sangue sufficiente e le scelte terapeutiche cambiano: la normale endoarteriectomia utilizzata per molte stenosi non è generalmente indicata per riaprire un'occlusione carotidea cronica completa.
La stenosi carotidea può diventare evidente attraverso sintomi neurologici improvvisi, spesso limitati a un solo lato del corpo. Fra i segnali da riconoscere ci sono:
La perdita temporanea della vista da un solo occhio può essere un episodio di ischemia retinica, chiamato amaurosi fugace. Non deve essere confusa con un semplice affaticamento visivo. Un TIA presenta sintomi simili a quelli dell'ictus, ma questi si risolvono: proprio per questo è facile sottovalutarlo. Non si può sapere a casa se si tratti di un TIA o di un ictus in corso, né stabilire che il pericolo sia passato solo perché la persona torna a stare bene.
Le vertigini isolate, il generico senso di testa vuota, la stanchezza o il dolore al collo non indicano di per sé una carotide ostruita. Possono avere numerose cause e non sono i segnali caratteristici di una stenosi carotidea aterosclerotica. Una vertigine improvvisa associata a difficoltà a camminare, visione doppia, debolezza o altri deficit neurologici è comunque un'emergenza, anche se può coinvolgere territori arteriosi diversi da quello carotideo.
Il cervello riceve sangue attraverso più arterie collegate tra loro. Questa organizzazione può compensare, almeno in parte, un restringimento progressivo; perciò è possibile scoprire una stenosi durante un esame eseguito per un altro motivo. Si parla allora di stenosi asintomatica quando non ci sono stati sintomi recenti attribuibili all'arteria interessata. La parola «asintomatica» non significa che il rischio futuro sia nullo, ma nemmeno che sia inevitabile un ictus.
Nel referto si può trovare una percentuale di stenosi: ad esempio 30%, 60% o 80%. Il numero aiuta a descriverne l'entità, ma non corrisponde direttamente alla probabilità personale di avere un ictus. Per stimare il rischio servono anche la storia di TIA o ictus, le caratteristiche della placca, gli altri fattori cardiovascolari e gli eventuali reperti cerebrali. Una placca piccola non va interpretata come un'emergenza; viceversa, un evento neurologico recente cambia immediatamente la priorità della valutazione.
Se sono comparsi sintomi compatibili con un ictus o un TIA, non bisogna prenotare autonomamente un ecocolordoppler e attendere il proprio turno: è necessario attivare subito il sistema di emergenza. In ospedale possono essere eseguiti esami del cervello e dei vasi, come TC, angio-TC o risonanza magnetica, secondo il quadro clinico. Lo scopo è capire che cosa sia accaduto e quali trattamenti siano possibili.
Se invece la stenosi è stata trovata in assenza di sintomi, l'ecocolordoppler dei tronchi sovraortici è comunemente l'esame iniziale per valutarne sede e gravità. Quando si prospetta un intervento, il risultato può essere verificato o integrato con angio-TC, angio-RM o un secondo esame, perché la scelta terapeutica richiede una stima affidabile della stenosi. Non è raccomandato eseguire automaticamente uno screening carotideo a tutte le persone sane e senza sintomi.
Il primo passo è far valutare il risultato nel contesto della propria storia clinica. Se non ci sono stati sintomi, il medico considera gravità del restringimento, rischio individuale e opportunità dei controlli. Se invece si è verificato un TIA o un ictus non invalidante attribuibile alla stenosi, la valutazione neurologica e vascolare deve essere tempestiva, perché in alcuni pazienti una procedura sulla carotide riduce il rischio di nuovi eventi.
Indipendentemente dall'eventuale intervento, è essenziale correggere i fattori di rischio: non fumare, controllare pressione e colesterolo, curare il diabete se presente e seguire la terapia prescritta. Farmaci ipolipemizzanti e antitrombotici vengono indicati secondo il profilo clinico, senza automatismi per tutti i casi. La decisione fra farmaci, endoarteriectomia e stent è affrontata nella guida quando serve l’intervento alla carotide.
Una carotide ostruita provoca sempre mal di testa?
No. Il mal di testa, da solo, non è un segno affidabile di stenosi carotidea aterosclerotica. Un dolore al collo o alla testa di nuova insorgenza può richiedere valutazione per altre cause, fra cui una dissezione arteriosa.
Con una carotide chiusa si può vivere normalmente?
In alcune persone la circolazione collaterale compensa un'occlusione cronica e non compaiono sintomi. La situazione richiede comunque valutazione specialistica e prevenzione cardiovascolare: non è possibile giudicarla dalla sola parola «occlusione».
Se la perdita di forza o di vista dura solo due minuti bisogna chiamare i soccorsi?
Sì. Un deficit neurologico improvviso e poi scomparso può essere un TIA e richiede assistenza urgente. Non bisogna aspettare che ricapiti.
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