La pressione minima, cioè la pressione diastolica, è il secondo numero della misurazione. Se risulta ripetutamente elevata, non va ignorata anche quando la massima è normale. Secondo le linee guida europee, in ambulatorio una pressione diastolica di almeno 90 mmHg rientra nella definizione di ipertensione. Quando la sistolica resta sotto 140 mmHg e la diastolica è almeno 90 mmHg si parla di ipertensione diastolica isolata.
Un singolo valore, però, non basta per una diagnosi. La pressione varia durante la giornata e può aumentare temporaneamente per stress, dolore, attività fisica, caffeina, fumo o una tecnica di misurazione non corretta.
Se la minima risulta alta, i passaggi più utili sono:
La forma clinica è approfondita nella monografia sull'ipertensione diastolica isolata. Questa guida serve invece a interpretare in modo pratico una “minima alta” e a capire cosa fare dopo averla rilevata.
La pressione arteriosa viene espressa con due valori. La sistolica, o massima, corrisponde alla pressione raggiunta durante la contrazione del cuore; la diastolica, o minima, rappresenta la pressione presente nelle arterie durante la fase di rilassamento cardiaco.
Nella classificazione europea attuale, una pressione misurata correttamente in ambulatorio è definita ipertesa quando la sistolica è almeno 140 mmHg e/o la diastolica è almeno 90 mmHg. Per questo valori come 128/92, 135/95 o 138/100 mmHg, se persistenti, possono indicare ipertensione anche se la massima rimane inferiore a 140.
Le soglie cambiano quando la pressione viene misurata fuori dall'ambulatorio. Per le medie domiciliari e per la media diurna dell'Holter pressorio, la soglia europea utilizzata per la diagnosi di ipertensione è 135/85 mmHg; per la media sulle 24 ore è 130/80 mmHg. Una minima di 86-88 mmHg a casa, quindi, non va interpretata nello stesso modo di una singola misurazione ambulatoriale.
Per orientarsi tra metodi e soglie è utile fare riferimento alla guida sui valori della pressione alta.
La pressione diastolica dipende in larga parte dalla resistenza che i piccoli vasi oppongono al flusso del sangue. L'ipertensione diastolica isolata si osserva più frequentemente nei giovani adulti e nella mezza età rispetto alle persone anziane, nelle quali tende invece a predominare l'aumento della pressione sistolica legato alla rigidità delle grandi arterie.
Nella maggior parte delle persone l'ipertensione è primaria, cioè deriva dall'interazione tra predisposizione genetica, età, peso corporeo, alimentazione, attività fisica, consumo di alcol e altri fattori senza che esista una singola causa identificabile. In alcune situazioni, soprattutto quando l'ipertensione compare molto presto, è severa o presenta caratteristiche insolite, il medico può valutare una possibile ipertensione secondaria.
Anche circostanze transitorie possono far salire la minima. Misurare la pressione subito dopo aver camminato velocemente, durante una conversazione, con la vescica piena, mentre si prova dolore o senza aver osservato alcuni minuti di riposo può alterare il risultato. Un bracciale troppo piccolo tende inoltre a sovrastimare i valori.
Alcuni farmaci e sostanze possono contribuire ad aumentare la pressione, così come un consumo eccessivo di sale o alcol. Se il cambiamento è recente, è utile ricostruire con il medico anche eventuali nuove terapie, prodotti da banco, integratori e sostanze assunte abitualmente.
Quando compare una minima alta, la prima cosa da evitare è attribuire un significato definitivo a una sola lettura. Se non ci sono sintomi d'allarme, è ragionevole ripetere la misurazione dopo alcuni minuti di riposo, mantenendo schiena e braccio appoggiati, piedi a terra, gambe non accavallate e senza parlare.
Per una valutazione più affidabile, la pressione a casa va misurata secondo un protocollo regolare, in genere con due letture a distanza di 1-2 minuti al mattino e alla sera per almeno 3 giorni e preferibilmente fino a 7. È la media delle misurazioni, non il valore più alto, a fornire l'informazione più utile.
Se i valori a casa e quelli rilevati dal medico non concordano, può essere indicato un Holter pressorio delle 24 ore. Questo consente di distinguere un aumento persistente da fenomeni come l'effetto camice bianco e permette di conoscere anche la pressione durante il sonno.
Una diagnosi corretta è importante perché trattare un valore falsamente elevato espone a terapie non necessarie, mentre ignorare una diastolica realmente alta lascia nel tempo un fattore di rischio non controllato.
La pressione diastolica non è un numero secondario. Il suo rapporto con il rischio cardiovascolare dipende dall'età e dal contesto clinico: nei giovani adulti una diastolica elevata ha generalmente un peso prognostico maggiore rispetto a quanto avviene nelle età più avanzate, quando la sistolica diventa il principale indicatore pressorio di rischio.
Gli studi sull'ipertensione diastolica isolata non sono tutti sovrapponibili perché utilizzano definizioni differenti. Una grande meta-analisi del 2024 ha riscontrato un'associazione con eventi cardiovascolari che varia in base alla soglia diagnostica utilizzata; lavori precedenti basati sulla soglia statunitense più bassa di 80 mmHg hanno invece mostrato associazioni più deboli in alcune popolazioni. Per questo non è corretto tradurre automaticamente qualsiasi minima appena sopra 80 mmHg in una diagnosi europea di ipertensione.
Con le soglie ESC, una diastolica di almeno 90 mmHg confermata rientra nell'ipertensione arteriosa e richiede una valutazione complessiva. La decisione terapeutica considera valori pressori, rischio cardiovascolare, eventuali danni d'organo, altre malattie e tollerabilità del trattamento. Le misure sullo stile di vita fanno parte della gestione, ma quando è confermata un'ipertensione vera può essere indicata anche una terapia farmacologica.
Non bisogna invece cercare di abbassare rapidamente la minima modificando da soli dosi o farmaci. Una riduzione eccessiva della pressione, soprattutto in persone con malattia coronarica o in età avanzata, può essere mal tollerata e deve essere evitata attraverso una gestione individualizzata.
Quando la pressione minima è considerata alta?
In ambulatorio, secondo le linee guida europee, una diastolica di almeno 90 mmHg rientra nella definizione di ipertensione. A domicilio la soglia della media diastolica è più bassa, pari a 85 mmHg.
Cosa significa avere 130/95 mmHg?
Se il valore è confermato da misurazioni corrette e ripetute, una sistolica inferiore a 140 mmHg con una diastolica di almeno 90 mmHg è compatibile con ipertensione diastolica isolata secondo la definizione europea.
Una minima alta è pericolosa anche se la massima è normale?
Può aumentare il rischio cardiovascolare, soprattutto quando è persistente e in determinate fasce di età. Il significato non dipende però da un singolo numero e va valutato nel contesto del rischio complessivo della persona.
Ansia e stress possono alzare la minima?
Sì. Possono produrre aumenti transitori della pressione. Per distinguere un episodio occasionale da un'ipertensione persistente servono misurazioni ripetute in condizioni corrette e, quando opportuno, valori domiciliari o Holter pressorio.
Una minima di 100 mmHg richiede il Pronto Soccorso?
Non necessariamente. Un valore di 100 mmHg, isolato e senza sintomi o segni di danno d'organo acuto, non definisce da solo un'emergenza ipertensiva. Va però ricontrollato correttamente e, se persiste, richiede una valutazione medica. Se la pressione è molto elevata e compaiono sintomi importanti, il comportamento cambia e va considerata una valutazione urgente.
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