Alcuni farmaci, prodotti da banco, integratori e sostanze possono aumentare la pressione oppure rendere meno efficace una terapia antipertensiva. L'effetto non è uguale per tutti: in molte persone è piccolo, mentre in altre può diventare clinicamente rilevante, soprattutto se la pressione è già alta, difficile da controllare o sono presenti malattie renali o cardiovascolari.
Per questo, quando i valori peggiorano senza una spiegazione evidente, è utile controllare non soltanto i farmaci prescritti ma anche analgesici, prodotti per il raffreddore, integratori, liquirizia, stimolanti e sostanze ricreative.
Tra le categorie da ricordare ci sono:
La forma clinica è descritta nella monografia sull'ipertensione da farmaci e sostanze. Questa guida serve invece a riconoscere le esposizioni più comuni e a capire come comportarsi senza interrompere terapie in modo autonomo.
I FANS, come ibuprofene, naprossene e altri antinfiammatori non steroidei sistemici, possono favorire ritenzione di sodio e ridurre la vasodilatazione renale. L'aumento pressorio medio è spesso modesto, ma può essere maggiore in singoli pazienti e può interferire con l'effetto di diuretici, ACE-inibitori, sartani e altri antipertensivi.
Il problema diventa più rilevante quando i FANS vengono usati per giorni o settimane, a dosi elevate o in persone anziane, con malattia renale, scompenso cardiaco o ipertensione già difficile da controllare.
Anche alcuni decongestionanti usati per raffreddore e congestione nasale, come pseudoefedrina e fenilefrina, hanno attività simpaticomimetica e possono aumentare pressione e frequenza cardiaca. Nelle persone con ipertensione severa o non controllata richiedono particolare cautela.
Il fatto che un prodotto sia acquistabile senza ricetta non significa che sia irrilevante per la pressione: è utile leggere i principi attivi e chiedere consiglio quando esistono dubbi.
I corticosteroidi sistemici possono aumentare la pressione attraverso ritenzione idrosalina e altri meccanismi metabolici, soprattutto con dosi elevate o trattamenti prolungati. Anche farmaci con attività mineralcorticoide possono avere un effetto pressorio importante.
I contraccettivi combinati contenenti estrogeni possono aumentare la pressione in una parte delle utilizzatrici. Il rischio dipende dal preparato, dai fattori individuali e dalla pressione di partenza, per cui nelle persone ipertese la scelta contraccettiva deve essere valutata in modo appropriato.
Tra i farmaci neuropsichiatrici, alcuni stimolanti usati per il disturbo da deficit di attenzione e iperattività, alcuni antidepressivi serotoninergico-noradrenergici, triciclici e inibitori delle monoamino-ossidasi possono aumentare la pressione in determinate persone.
Questo non significa che debbano essere evitati in assoluto. Significa che pressione, indicazione terapeutica, dose e possibili alternative devono essere considerate insieme.
Farmaci come ciclosporina e tacrolimus possono favorire ipertensione, così come gli agenti stimolanti l'eritropoiesi. In oncologia, gli inibitori del VEGF e diverse tirosin-chinasi possono provocare aumenti pressori anche importanti.
In questi contesti la soluzione non è sospendere autonomamente una terapia essenziale, ma monitorare la pressione e trattarla in modo coordinato con il team che gestisce la malattia di base.
Lo stesso principio vale quando la pressione aumenta dopo l'introduzione di un nuovo farmaco. La relazione temporale è utile, ma non dimostra da sola il nesso causale: possono essere cambiati anche dolore, peso, funzione renale, sonno, consumo di sale o altri trattamenti.
Una revisione completa della terapia permette di distinguere il farmaco realmente rilevante da una semplice coincidenza.
La liquirizia non è innocua per la pressione quando viene consumata in quantità elevate e ripetutamente. La glicirrizina può produrre un quadro simile a un eccesso di mineralcorticoidi, con ritenzione di sodio, perdita di potassio e aumento pressorio.
Anche alcuni integratori o prodotti erboristici possono contenere sostanze simpaticomimetiche, come efedra o derivati, oppure ingredienti non immediatamente riconoscibili.
La caffeina può produrre un incremento pressorio acuto, soprattutto nelle persone non abituate, ma il consumo abituale di caffè non si traduce automaticamente in ipertensione cronica. Diverso è il consumo eccessivo di alcol, che contribuisce all'aumento della pressione e può ostacolarne il controllo.
Cocaina, metamfetamine e altri stimolanti illeciti possono provocare aumenti bruschi e pericolosi della pressione e aumentare il rischio di eventi cardiovascolari acuti.
Il primo passo è costruire un elenco completo di ciò che si assume: farmaci prescritti, prodotti da banco, spray nasali, integratori, preparati erboristici, sostanze ricreative ed eventuale liquirizia. È utile annotare quando è iniziato ciascun prodotto e se l'aumento pressorio è comparso nello stesso periodo.
Contemporaneamente bisogna verificare che le misurazioni siano affidabili seguendo una tecnica corretta, come spiegato nella guida su come misurare la pressione a casa.
Non bisogna interrompere bruscamente terapie prescritte. Alcuni farmaci, in particolare quelli ad azione centrale come la clonidina, possono provocare un rimbalzo pressorio se sospesi improvvisamente.
Il medico può invece valutare se ridurre una dose, sostituire il farmaco, limitarne la durata oppure adattare la terapia antipertensiva. Se compaiono valori molto elevati con dolore toracico, difficoltà respiratoria, deficit neurologici o altri sintomi acuti, è necessaria una valutazione urgente indipendentemente dalla possibile causa farmacologica.
Quali farmaci possono aumentare la pressione?
Tra i più rilevanti ci sono alcuni FANS sistemici, decongestionanti simpaticomimetici, corticosteroidi, contraccettivi contenenti estrogeni, stimolanti, alcuni antidepressivi, immunosoppressori e alcune terapie oncologiche.
L'ibuprofene può alzare la pressione?
Sì, come altri FANS sistemici può aumentarla in alcune persone e può ridurre l'effetto di determinati farmaci antipertensivi, soprattutto con uso ripetuto o prolungato.
La liquirizia può far salire la pressione?
Sì. Un consumo elevato e ripetuto di liquirizia contenente glicirrizina può favorire ritenzione di sodio, perdita di potassio e aumento pressorio.
Il caffè deve essere eliminato?
Non necessariamente. La caffeina può aumentare temporaneamente la pressione, mentre il consumo abituale di caffè non è associato in modo semplice a un aumento cronico del rischio di ipertensione.
Devo sospendere un farmaco se penso che alzi la pressione?
No. I farmaci prescritti non vanno sospesi o modificati autonomamente. È preferibile discuterne con il medico portando l'elenco completo di tutto ciò che si assume.
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