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Porpora amegacariocitaria congenita (CAMT)

La Porpora amegacariocitaria congenita (CAMT, acronimo di Congenital Amegakaryocytic Thrombocytopenia) è una rara e gravissima malattia ereditaria del sangue, caratterizzata dalla piastrinopenia severa non immune e da un’assenza pressoché completa di megacariociti nel midollo osseo sin dalle prime fasi della vita. CAMT costituisce il modello paradigmatico delle trombocitopenie ereditarie da difetto di megacariopoiesi ed è distinta nettamente dalle più comuni piastrinopenie autoimmuni o da altre forme congenite quali la sindrome di Wiskott-Aldrich, la piastrinopenia congenita di Bernard-Soulier o la sindrome di May-Hegglin, grazie all’assenza quasi totale di progenitori megacariocitari e al rapido deterioramento della funzione midollare globale.

Descritta per la prima volta come entità clinica autonoma negli anni Sessanta, la CAMT si distingue per la sua gravità fin dall’epoca neonatale: la maggior parte dei pazienti manifesta sanguinamenti cutanei e mucosi già alla nascita o nelle prime settimane di vita, con rischio elevatissimo di emorragie intracraniche e di altre complicanze fatali in assenza di una gestione tempestiva.

L’epidemiologia di CAMT riflette la sua estrema rarità: si stima un’incidenza compresa tra 1:100.000 e 1:200.000 nati vivi, con una distribuzione uniforme tra maschi e femmine e senza predilezione etnica documentata. La maggior parte dei casi è sporadica, anche se sono ben descritte forme familiari a trasmissione autosomica recessiva, spesso in contesti di consanguineità o in popolazioni ad alta frequenza di matrimoni tra consanguinei.

Sul piano clinico, la CAMT rappresenta una delle principali cause di trombocitopenia congenita grave a esordio precoce, e l’unica forma in cui il difetto è attribuibile direttamente alla perdita di funzione del recettore della trombopoietina (MPL). L’evoluzione naturale della malattia è segnata, nel tempo, da una progressiva perdita di tutte le linee ematopoietiche, con transizione dalla trombocitopenia isolata all’aplasia midollare globale e alle sue complicanze (infezioni ricorrenti, anemia severa, emorragie multiple).

Nonostante la prognosi storicamente sfavorevole, con sopravvivenza limitata ai primi anni di vita in assenza di trapianto di cellule staminali emopoietiche, i progressi della genetica molecolare, della diagnosi precoce e delle tecniche di trapianto hanno permesso un miglioramento significativo degli outcome nei centri specializzati. La CAMT è oggi considerata un modello di riferimento per lo studio della regolazione della megacariopoiesi e dell’ematopoiesi umana, e continua a rappresentare una sfida diagnostica e terapeutica per ematologi e pediatri di tutto il mondo.

Eziologia, patogenesi e fisiopatologia

La Porpora amegacariocitaria congenita (CAMT) rappresenta il paradigma delle trombocitopenie ereditarie da difetto di megacariopoiesi. L’eziologia è quasi esclusivamente genetica, con trasmissione autosomica recessiva, e il difetto responsabile risiede nel gene MPL (locus 1p34), che codifica il recettore della trombopoietina (TPO-R, anche noto come CD110), molecola chiave nella regolazione della produzione piastrinica e nel mantenimento del compartimento staminale ematopoietico.


Mutazioni del gene MPL sono state identificate nella quasi totalità dei casi (oltre il 95% secondo le ultime coorti internazionali). Tali mutazioni comprendono:

La distribuzione delle mutazioni è diffusa su tutto il gene, ma sono particolarmente frequenti quelle a carico dei domini extracellulari (coinvolti nel legame TPO) e transmembrana (importanti per l’omodimerizzazione).


Sono descritte varianti CAMT di tipo I (mutazioni nulli o “loss-of-function” totali), caratterizzate da assenza completa di segnalazione TPO/MPL e fenotipo più severo, e CAMT di tipo II (mutazioni ipomorfiche o “missense” con attività residua), nelle quali il segnale è parzialmente conservato e la progressione verso l’aplasia può essere più lenta. Rarissimi casi di “CAMT-like” senza mutazioni identificabili su MPL sono stati attribuiti a difetti di geni regolatori a valle (come THPO per la trombopoietina stessa), a varianti epigenetiche o a difetti ancora non caratterizzati (soggetti inclusi nei registri di trombocitopenie ereditarie con fenotipo CAMT).


Il meccanismo molecolare della patologia è la perdita del segnale trombopoietinico: la trombopoietina, prodotta principalmente da fegato e rene, è il principale regolatore della proliferazione, sopravvivenza e maturazione dei progenitori megacariocitari e della linea staminale ematopoietica (HSC). Il legame TPO–MPL attiva le vie JAK2-STAT5 (essenziale per la trascrizione di geni anti-apoptotici e differenziativi), MAPK (proliferazione e maturazione), PI3K-AKT (survival cellulare), ERK e vie accessorie. La perdita di funzione di MPL impedisce l’attivazione di questi pathway, bloccando la differenziazione megacariocitaria già a livello dei progenitori CD34+ e favorendo apoptosi e fallimento proliferativo.


Non solo: la trombopoietina ha un ruolo fondamentale anche nel mantenimento delle cellule staminali ematopoietiche pluripotenti. L’assenza cronica di segnale TPO/MPL porta quindi, oltre alla piastrinopenia gravissima già alla nascita, a una progressiva deplezione del compartimento staminale midollare. Questo spiega perché la CAMT evolve, in tutti i casi, verso l’aplasia midollare globale (insufficienza di tutte le linee ematopoietiche), tipicamente tra l’infanzia e l’adolescenza.


La fisiopatologia della CAMT è ulteriormente complicata da alterazioni trascrizionali secondarie: la mancata attivazione di MPL determina un’alterata espressione di geni regolatori della megacariopoiesi e dell’ematopoiesi in senso lato (es. RUNX1, GATA1, FLI1, ETV6), con compromissione della maturazione e del self-renewal delle HSC e impatto su tutto il microambiente midollare. Studi di espressione su cellule CD34+ di pazienti CAMT hanno confermato una deregolazione globale dei programmi trascrizionali e di segnalazione.


Nei modelli murini knock-out per MPL, si osserva la completa assenza di megacariociti, piastrinopenia terminale e progressiva aplasia, con recapitazione fedele del fenotipo umano. L’analisi del microambiente midollare ha mostrato, in questi modelli, alterazioni della nicchia stromale e una ridotta produzione di fattori di sostegno per le cellule progenitrici.


Sul piano biochimico, nei pazienti con CAMT si riscontrano livelli plasmatici di trombopoietina marcatamente elevati (tipicamente 10–50 volte superiori ai valori normali), dato patognomonico che riflette la perdita di captazione e degradazione midollare della TPO, normalmente effettuata dai recettori MPL espressi sui megacariociti e sulle HSC. Questo parametro rappresenta un elemento diagnostico chiave e una differenza netta rispetto ad altre trombocitopenie ereditarie o acquisite.


Dal punto di vista genetico, la trasmissione è tipicamente autosomica recessiva; entrambi i genitori sono portatori asintomatici di una variante patogenetica di MPL. Il rischio di ricorrenza in fratelli è del 25%. Casi di mutazione de novo e, rarissimamente, di mosaicismo germinale sono descritti. Non sono noti fattori di rischio ambientali, teratogeni o epigenetici esterni associati.


Recenti dati suggeriscono un’ampia variabilità di espressione fenotipica anche all’interno di famiglie con la stessa mutazione, probabilmente per effetto di modificatori genetici (polimorfismi su geni di pathway accessori) o influenze epigenetiche. Sono state documentate anche coesistenze di mutazioni in geni coinvolti nella regolazione della trascrizione megacariocitaria (GATA1, ETV6, RUNX1) in associazione a varianti MPL, con quadri clinici atipici (CAMT-plus, CAMT-like).


In conclusione, la Porpora amegacariocitaria congenita rappresenta la forma archetipica di trombocitopenia ereditaria da difetto di megacariopoiesi, causata quasi sempre da mutazioni bialleliche del gene MPL con perdita della funzione del recettore della trombopoietina. Questo determina un blocco totale della produzione di piastrine e una progressiva compromissione del compartimento staminale midollare, con evoluzione inevitabile verso l’aplasia e il fallimento ematopoietico completo, in assenza di trattamento radicale.

Manifestazioni cliniche

La Porpora amegacariocitaria congenita (CAMT) si presenta tipicamente con un quadro clinico precoce e severo, dominato dalla trombocitopenia marcata e dalla progressiva insufficienza del midollo osseo. La manifestazione iniziale, pressoché costante, è rappresentata da emorragie cutanee e mucose già alla nascita o nelle primissime settimane di vita.

I segni più comuni sono:

Questi eventi sono conseguenza diretta della drammatica riduzione della conta piastrinica, che nella CAMT è quasi sempre inferiore a 20.000/mm3 sin dalla nascita, e possono essere scatenati da traumi minimi, infezioni intercorrenti o procedure invasive.


Con l’avanzare della malattia, solitamente nel corso della prima infanzia, la trombocitopenia isolata evolve progressivamente verso una pancitopenia con segni di aplasia midollare globale. Il paziente sviluppa quindi anemia, che si manifesta con pallore, astenia, tachicardia e dispnea, e successivamente leucopenia, soprattutto neutropenia, che predispone a infezioni ricorrenti e talora gravi, fino a quadri settici. Questa evoluzione clinica riflette il progressivo esaurimento del compartimento staminale ematopoietico, caratteristico della CAMT.


All’esame obiettivo, nei primi anni di vita, si osserva tipicamente assenza di splenomegalia e assenza di dismorfismi scheletrici o altre malformazioni congenite maggiori. Solo raramente sono stati descritti difetti congeniti minori associati, come anomalie cardiache o renali, che non rappresentano la norma nella presentazione classica della malattia. Nei casi più avanzati, con sviluppo di insufficienza midollare, compaiono ritardo di crescita, marcato pallore e astenia sempre più evidente.


È importante sottolineare che la variabilità clinica può essere significativa: le forme CAMT di tipo I (mutazioni nulli, attività assente di MPL) tendono a evolvere molto rapidamente verso la pancitopenia già nei primi due-tre anni di vita, mentre le forme CAMT di tipo II (mutazioni ipomorfiche, attività residua parziale del recettore) possono manifestare una trombocitopenia più stabile per alcuni anni, prima dell’insorgenza della pancitopenia e dell’aplasia midollare.


In una minoranza di pazienti, soprattutto nelle forme meno gravi o con mutazioni non nulli, la sintomatologia può essere inizialmente sfumata, con sanguinamenti meno frequenti e assenza di infezioni ricorrenti nella prima infanzia, ma la progressione verso il quadro di insufficienza midollare resta inesorabile senza trattamento radicale.


Manifestazioni neurologiche primitive o immunodeficienze vere e proprie non sono descritte nella presentazione classica della CAMT. Tuttavia, le complicanze secondarie legate alla pancitopenia e alle trasfusioni ripetute, quali infezioni severe, reazioni trasfusionali e sovraccarico di ferro, diventano progressivamente più frequenti nel tempo se la malattia non viene trattata in modo risolutivo.


In assenza di terapia radicale, la storia naturale della CAMT è segnata da una mortalità elevata nei primi anni di vita, soprattutto per emorragie maggiori, sepsi o insufficienza midollare terminale. Il miglioramento della sopravvivenza negli ultimi anni è legato all’anticipazione diagnostica, alle strategie di supporto trasfusionale e infettivologico, e soprattutto all’accesso tempestivo al trapianto di cellule staminali emopoietiche, unico trattamento attualmente in grado di modificare la storia naturale della malattia.

Accertamenti e diagnosi

Il sospetto di Porpora amegacariocitaria congenita (CAMT) nasce già in epoca neonatale o nei primi mesi di vita, quando un neonato presenta piastrinopenia severa persistente e sanguinamenti cutanei o mucosi ricorrenti, spesso in assenza di altre citopenie e senza riscontro di cause acquisite o immuni. La raccolta accurata dell’anamnesi familiare è essenziale, così come la valutazione clinica sistematica della presenza di segni di emorragia, infezioni ricorrenti e rallentamento della crescita.


Gli accertamenti di primo livello comprendono l’esecuzione dell’emocromo completo, che rivela una trombocitopenia grave (tipicamente <20.000/mm3) con morfologia piastrinica normale allo striscio periferico. Nelle fasi iniziali, le altre linee ematopoietiche (eritrociti e leucociti) sono generalmente nei limiti, ma la conta reticolocitaria e la morfologia eritrocitaria devono essere attentamente valutate per escludere altre emopatie congenite.


In assenza di risposta alle terapie convenzionali (steroidi, immunoglobuline), e con persistenza del quadro emorragico, si passa agli accertamenti di secondo livello, con particolare attenzione alla biopsia osteomidollare. L’aspirato e la biopsia del midollo documentano il quadro patognomonico di assenza selettiva o marcata riduzione dei megacariociti, a fronte di una cellularità midollare complessiva conservata nelle prime fasi della malattia. La cellularità delle altre linee (granulopoiesi, eritropoiesi) tende a diminuire progressivamente con l’avanzare della malattia, segnando l’esordio della pancitopenia.


La misurazione dei livelli plasmatici di trombopoietina (TPO) rappresenta un passaggio fondamentale nel percorso diagnostico: i pazienti con CAMT presentano valori TPO plasmatici nettamente aumentati (10-50 volte la norma), riflesso della mancata captazione della molecola da parte delle cellule midollari prive del recettore MPL. Questo dato è altamente specifico e contribuisce a distinguere la CAMT da altre trombocitopenie congenite o acquisite.


A questo punto, in presenza di un quadro clinico suggestivo, di assenza di megacariociti al midollo e di livelli elevati di TPO, si procede alla diagnosi genetico-molecolare. L’analisi del gene MPL viene effettuata mediante sequenziamento completo (Sanger o NGS) per identificare mutazioni patogenetiche bialleliche (nonsense, missenso, frameshift, splicing o grandi delezioni). Nei casi in cui il sequenziamento di MPL sia negativo, è raccomandato estendere l’indagine ad altri geni noti per la regolazione della trombopoiesi, come THPO, tramite pannelli NGS per trombocitopenie ereditarie o, se necessario, whole exome sequencing (WES).


La diagnosi definitiva, integrando questi dati, è imprescindibile sia per la gestione terapeutica sia per la consulenza genetica familiare e la pianificazione del trapianto.


Una volta posta la diagnosi, si procede con accertamenti accessori per definire la presenza di eventuali anomalie d’organo associate (ecografia cerebrale e addominale per escludere sanguinamenti occulti o difetti congeniti), valutare lo stato nutrizionale e monitorare le complicanze legate alle trasfusioni (profili di ferro, funzione epatica e renale, screening infettivologico).


La diagnosi differenziale viene affrontata solo dopo la definizione completa del quadro. Le condizioni da cui occorre distinguere la CAMT includono:

Trattamento e prognosi

La gestione della porpora amegacariocitaria congenita (CAMT) rappresenta una delle sfide più complesse dell’ematologia pediatrica e richiede un approccio multidisciplinare altamente specializzato, fondato su protocolli internazionali condivisi e una stretta collaborazione tra ematologi, pediatri, infettivologi, genetisti, intensivisti e chirurghi trapiantologi. L’obiettivo principale è duplice: da un lato, garantire la sopravvivenza nei primi anni di vita, minimizzando il rischio emorragico e infettivo; dall’altro, giungere quanto prima alla terapia radicale, unico intervento in grado di modificare la storia naturale della malattia.


La terapia di supporto rappresenta il primo pilastro della gestione nei primi mesi e anni di vita. Include la trasfusione di concentrati piastrinici nei pazienti con piastrinopenia severa (<10.000–20.000/mm3), in presenza di sanguinamenti attivi, in previsione di procedure invasive o a scopo profilattico nei neonati ad alto rischio di emorragia intracranica. Le trasfusioni vanno somministrate secondo criteri restrittivi, per ridurre il rischio di alloimmunizzazione anti-HLA, di reazioni trasfusionali e di complicanze infettive; si prediligono emocomponenti leucodepleti e irradiati.


A differenza delle piastrinopenie autoimmuni, gli steroidi, le immunoglobuline endovena e la splenectomia sono inefficaci e controindicati, poiché la fisiopatologia della CAMT non prevede una componente autoimmune ma un blocco della produzione midollare. La somministrazione di agonisti del recettore della trombopoietina (es. eltrombopag, romiplostim), oggi ampiamente utilizzata in altre forme di trombocitopenia, si è dimostrata priva di efficacia nella CAMT, in quanto il recettore MPL è geneticamente inattivo o assente. Pertanto, le uniche strategie di sostegno restano le trasfusioni e la gestione sintomatica delle complicanze.


Fondamentale è l’adozione di misure preventive per ridurre il rischio di sanguinamento e di infezioni: utilizzo di casco protettivo nei lattanti, igiene orale scrupolosa, attenzione alla prevenzione delle infezioni da catetere venoso centrale, profilassi antibiotica selettiva nei casi più gravi e immunizzazione contro patogeni capsulati. La gestione delle infezioni, in particolare quelle da Gram-negativi e funghi, rappresenta un altro cardine della terapia di supporto, con sorveglianza continua e trattamento tempestivo delle sepsi.


Il trapianto allogenico di cellule staminali emopoietiche (HSCT) rappresenta ad oggi l’unica terapia radicale e curativa per la CAMT, indicato in tutti i pazienti non appena raggiunta la diagnosi molecolare e clinica. Il trapianto va eseguito il più precocemente possibile, idealmente prima dell’insorgenza della pancitopenia e delle complicanze infettive maggiori, poiché il successo della procedura è strettamente correlato allo stato clinico pre-trapianto e all’assenza di infezioni attive. I risultati dei principali registri internazionali (EBMT, CIBMTR) evidenziano che la sopravvivenza libera da eventi supera l’80-90% nei pazienti trapiantati in età precoce e in buone condizioni generali, scendendo significativamente in caso di ritardo della procedura o di complicanze pre-esistenti.


Il donatore ideale è un fratello HLA-identico, ma in assenza di quest’ultimo sono oggi disponibili opzioni di trapianto da donatore non correlato HLA-compatibile o da cordone ombelicale, con protocolli di condizionamento specifici per ridurre il rischio di graft-versus-host disease e aumentare la probabilità di attecchimento. I più recenti protocolli di trapianto prevedono condizionamenti a ridotta intensità, uso di farmaci anti-T-lymphocyte globulin e tecniche di purificazione delle cellule CD34+ per minimizzare il rischio di complicanze.


Le complicanze post-trapianto comprendono il rischio di rigetto primario o secondario, le infezioni opportunistiche, la malattia da trapianto contro l’ospite (GVHD) acuta e cronica, e le tossicità da condizionamento. Tuttavia, nei centri specializzati, la gestione multidisciplinare ha consentito un netto miglioramento dei risultati anche a lungo termine, con crescita, sviluppo e qualità di vita spesso sovrapponibili a quelli della popolazione generale.


Nel periodo che precede il trapianto, e nei pochi casi in cui questo non sia possibile, è essenziale garantire un follow-up ematologico, infettivologico e nutrizionale rigoroso, con monitoraggio costante della conta piastrinica, della funzione epatica e renale, dello stato di ferro e della comparsa di complicanze legate alle trasfusioni. L’eventuale sovraccarico di ferro secondario alle trasfusioni ripetute deve essere trattato con chelanti specifici (deferasirox, deferoxamina) secondo le raccomandazioni pediatriche.


Sul fronte delle terapie innovative, sono in corso studi preclinici e sperimentali su strategie di editing genomico (CRISPR/Cas9) per la correzione delle mutazioni di MPL, e trial su nuove molecole in grado di stimolare la megacariopoiesi bypassando il recettore TPO/MPL, ma nessuna di queste è attualmente disponibile nella pratica clinica. L’impiego di cellule staminali mesenchimali o di supporti cellulari ausiliari rimane a oggi confinato all’ambito della ricerca.


La prognosi della CAMT è radicalmente cambiata negli ultimi anni grazie al trapianto precoce: la sopravvivenza a lungo termine è oggi eccellente nei pazienti trapiantati prima della comparsa di complicanze gravi, mentre resta sfavorevole in assenza di terapia radicale, con mortalità elevata nei primi anni di vita per emorragie, infezioni o insufficienza midollare terminale. I principali fattori prognostici negativi sono il ritardo diagnostico, la presenza di infezioni o sanguinamenti maggiori pre-trapianto, la mancanza di donatore idoneo e la comparsa di GVHD post-procedura.


La consulenza genetica riveste un ruolo cruciale per le famiglie dei pazienti: la definizione precisa della mutazione, la valutazione dei portatori e le strategie di diagnosi prenatale o preimpianto consentono di ridurre il rischio di ricorrenza e di programmare precocemente i percorsi terapeutici nei nuovi casi.

Complicanze

Le complicanze della porpora amegacariocitaria congenita (CAMT) sono numerose e spesso gravi, con impatto significativo sulla sopravvivenza e sulla qualità di vita dei pazienti, in particolare nelle prime fasi della malattia e nel periodo pre- e post-trapianto di cellule staminali emopoietiche. L’incidenza e la severità delle complicanze sono strettamente correlate all’entità della piastrinopenia, alla tempistica della diagnosi e dell’intervento terapeutico, e alla presenza di fattori predisponenti individuali.


Emorragie gravi costituiscono la principale causa di morbidità e mortalità nella CAMT, in particolare nei primi anni di vita. Le emorragie possono interessare qualsiasi distretto corporeo, ma sono particolarmente frequenti a livello cutaneo-mucoso (petecchie, ecchimosi, epistassi, gengivorragie) e gastrointestinale (melena, ematemesi, ematochezia). Tuttavia, la complicanza più temuta è rappresentata dalle emorragie intracraniche, che possono insorgere in modo improvviso e spesso con esito fatale. Anche sanguinamenti a carico di altri organi (polmoni, vie urinarie, occhi) sono possibili, soprattutto in corso di traumi o infezioni intercorrenti.


Complicanze infettive diventano sempre più rilevanti con il progredire della malattia e l’instaurarsi della pancitopenia. La neutropenia associata all’aplasia midollare globale espone i pazienti a infezioni batteriche e fungine ricorrenti, spesso severe, che possono evolvere rapidamente in quadri settici. Le infezioni opportunistiche sono particolarmente frequenti nei pazienti sottoposti a terapia immunosoppressiva o a trapianto di cellule staminali emopoietiche, e rappresentano una delle principali cause di mortalità post-trapianto, soprattutto nelle prime fasi di attecchimento.


Complicanze trasfusionali sono comuni nei pazienti che ricevono trasfusioni ripetute di concentrati piastrinici ed eritrocitari. Tra queste si annoverano:

Una gestione attenta delle indicazioni trasfusionali e l’adozione di strategie di prevenzione possono ridurre il rischio e l’impatto di queste complicanze.


Complicanze del trapianto di cellule staminali emopoietiche (HSCT) comprendono sia eventi precoci sia a lungo termine. Tra le più rilevanti si annoverano:

Il rischio e la severità delle complicanze trapiantologiche sono strettamente dipendenti dall’età alla procedura, dalle condizioni cliniche pre-esistenti e dalla compatibilità donatore-ricevente.


Complicanze a lungo termine includono il ritardo della crescita, il deficit staturo-ponderale, la disfunzione gonadica secondaria alle terapie, e, in rari casi, lo sviluppo di neoplasie secondarie legate a terapie citotossiche o all’instabilità genomica residua del compartimento midollare. Alterazioni cognitive, disturbi dell’apprendimento e quadri di ritardo neuropsicomotorio sono stati segnalati in alcuni pazienti, soprattutto nei casi con grave compromissione clinica o complicanze neurologiche emorragiche nei primi anni di vita.


La mortalità complessiva nei pazienti non sottoposti a trapianto rimane elevata, principalmente per emorragie maggiori e sepsi. Nei pazienti trapiantati precocemente la sopravvivenza a lungo termine è ottima, ma persiste il rischio di complicanze tardive, che richiedono un follow-up specialistico continuo e multidisciplinare per la diagnosi e il trattamento precoce di ogni eventuale sequela.

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