
L’epsilon-gamma-delta-beta-talassemia (εγδβ-talassemia) è una rarissima emoglobinopatia dovuta a una delezione estesa del cluster beta-globinico sul cromosoma 11, che può comprendere HBE1, HBG2, HBG1, HBD e HBB e, in alcune famiglie, regioni regolatorie o geni adiacenti. I casi descritti sono soprattutto eterozigoti, talvolta de novo: l’allele non interessato continua quindi a produrre le globine beta-like.
La delezione silenzia l’intero cluster beta-globinico sull’allele interessato durante le fasi embrionale, fetale e adulta. La gravità dipende dall’estensione della delezione e dall’eventuale coinvolgimento di elementi regolatori o geni contigui. Nel feto e nel neonato, quando il fabbisogno di catene gamma è elevato, l’allele normale può non compensare completamente la perdita dell’altro allele, causando anemia anche grave. Con il passaggio fisiologico dalla sintesi gamma alla sintesi beta, il quadro può migliorare spontaneamente nei primi mesi di vita.
La manifestazione più caratteristica è una anemia prenatale o neonatale, talvolta associata a idrope, scompenso cardiaco, epatosplenomegalia, ittero o necessità di trasfusioni. La severità è variabile e sono descritti anche esiti perinatali sfavorevoli. Nei sopravvissuti l’anemia spesso si attenua durante i primi mesi; in età successiva possono persistere microcitosi e ipocromia lievi oppure un emocromo quasi normale. In gravidanza o in altre condizioni di aumentata richiesta eritropoietica il fenotipo può diventare più evidente.
Il sospetto nasce in presenza di anemia fetale o neonatale non spiegata, soprattutto se associata a microcitosi e a una storia familiare compatibile. Il profilo delle frazioni emoglobiniche non è da solo diagnostico e può diventare poco caratteristico dopo il periodo neonatale. La conferma richiede la ricerca di delezioni del cluster beta-globinico mediante MLPA, array genomico o altre tecniche di analisi del numero di copie e dei punti di rottura. Lo studio dei genitori distingue le delezioni ereditate da quelle de novo e consente una consulenza riproduttiva corretta.
La gestione è di supporto e dipende dalla gravità. Possono essere necessarie trasfusioni intrauterine o neonatali, trattamento dell’iperbilirubinemia e assistenza cardiopolmonare. Nei pazienti nei quali l’anemia regredisce non è indicata una terapia trasfusionale cronica; il ferro deve essere monitorato soltanto dopo trasfusioni ripetute o in presenza di altri fattori di rischio. La prognosi è determinata soprattutto dalla severità prenatale e neonatale e dall’eventuale coinvolgimento di geni contigui.
Le complicanze documentate comprendono anemia fetale o neonatale grave, idrope, insufficienza cardiaca ad alta portata, iperbilirubinemia e morte perinatale. Il sovraccarico di ferro è una complicanza possibile soltanto nei pazienti sottoposti a trasfusioni ripetute. Neutropenia, immunodeficienza, espansione midollare cronica e dipendenza trasfusionale permanente non sono caratteristiche tipiche della forma eterozigote isolata.