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Drepanocitosi
(Anemia Falciforme)

La drepanocitosi, nota anche come anemia falciforme, rappresenta la più frequente emoglobinopatia strutturale ereditaria e una delle principali malattie monogeniche a livello globale. Si tratta di una condizione caratterizzata dalla presenza di una variante anomala dell’emoglobina, l’emoglobina S (HbS), responsabile della tipica deformazione a falce degli eritrociti in condizioni di ridotta tensione di ossigeno. Questa peculiare alterazione morfologica conferisce alla malattia il suo nome e determina una complessa costellazione di manifestazioni cliniche, che vanno dall’anemia emolitica cronica alle crisi vaso-occlusive, fino alle complicanze d’organo su base ischemica o infettiva.

La drepanocitosi ha una distribuzione geografica estremamente eterogenea, con prevalenza elevatissima in Africa subsahariana, nelle regioni mediterranee, nel Medio Oriente, nel subcontinente indiano e nelle Americhe, ma la crescente mobilità delle popolazioni ha reso la patologia rilevante anche in Europa e Nord America. La malattia rappresenta una delle principali cause di morbilità e mortalità infantile nelle aree a più alta incidenza, ma anche una sfida crescente per i sistemi sanitari occidentali, che si confrontano con la necessità di diagnosi tempestive, percorsi di cura multidisciplinari e strategie di prevenzione genetica.

Comprendere i meccanismi molecolari alla base della falcizzazione eritrocitaria, le peculiarità fisiopatologiche e le strategie diagnostiche e terapeutiche oggi disponibili è essenziale per un approccio clinico e assistenziale moderno, capace di migliorare significativamente la prognosi dei pazienti affetti.

Aspetti fisiologici essenziali per comprendere la falcizzazione

Nel quadro della drepanocitosi, la conoscenza di alcuni principi fondamentali della fisiologia dell’emoglobina e della dinamica eritrocitaria è indispensabile per comprendere le basi della falcizzazione. In condizioni normali, la membrana e il citoscheletro eritrocitari conferiscono agli eritrociti la flessibilità indispensabile per il transito attraverso i capillari più stretti e per la sopravvivenza in circolo, mentre la solubilità dell’emoglobina A (HbA) evita la formazione di polimeri intracellulari. La transizione reversibile dell’HbA tra stato ossigenato e deossigenato non determina polimerizzazione.

Nella anemia falciforme, una singola mutazione puntiforme del gene della beta-globina determina la sintesi della HbS, una variante molecolare che, in condizioni di ipossia o ridotta tensione di ossigeno, tende a polimerizzare rapidamente. I polimeri di HbS formano lunghi filamenti rigidi che distorcono la membrana eritrocitaria, conferendo alla cellula la tipica morfologia allungata “a falce”.

Questo processo è inizialmente reversibile, ma con il ripetersi dei fenomeni di deossigenazione e polimerizzazione, la deformazione eritrocitaria diventa stabile, determinando la perdita della normale plasticità, un’aumentata fragilità meccanica e una marcata tendenza all’ostruzione del microcircolo. La progressiva alterazione della membrana cellulare predispone sia all’emolisi precoce che all’adesione anomala alle cellule endoteliali, ponendo le basi delle complicanze vascolari e ischemiche caratteristiche della malattia.

Eziologia e Genetica

L’eziologia della drepanocitosi è rappresentata da una mutazione puntiforme ereditaria che interessa il gene HBB, localizzato sul cromosoma 11 e codificante per la catena beta dell’emoglobina. Questa mutazione, consistente nella sostituzione di una sola base azotata (adenina con timina) al sesto codone, determina la sostituzione dell’acido glutammico con la valina in posizione 6 della catena beta, con conseguente produzione di emoglobina S (HbS).

La modalità di trasmissione è autosomica recessiva: la malattia si manifesta nei soggetti omozigoti per la mutazione (HbSS), mentre gli eterozigoti (HbAS, portatori del tratto falciforme) sono generalmente asintomatici; la presenza di anemia richiede la ricerca di cause concomitanti, ma svolgono un ruolo cruciale nella trasmissione della malattia e nella sua epidemiologia.

Nelle regioni a elevata endemia malarica, la frequenza del tratto falciforme nella popolazione raggiunge valori elevati per effetto di un vantaggio selettivo: gli eterozigoti HbAS presentano soprattutto una protezione relativa dalla malaria grave e dalla progressione clinica da Plasmodium falciparum, meccanismo che ha favorito la persistenza e la diffusione della mutazione in molte popolazioni africane, mediterranee e asiatiche.

Dal punto di vista genetico, la drepanocitosi può presentarsi anche in forma composta, quando la mutazione HbS coesiste con altre varianti emoglobiniche o talassemiche (ad esempio HbC, beta-talassemia): in questi casi, il quadro clinico può risultare particolarmente complesso e la gravità della malattia è variabile in funzione delle combinazioni alleliche presenti.

Patogenesi e Fisiopatologia

La patogenesi della drepanocitosi è incentrata sulle alterazioni molecolari e cellulari che derivano dalla presenza di emoglobina S negli eritrociti. In condizioni di normossia, la HbS mantiene una relativa stabilità, ma quando la tensione di ossigeno diminuisce, come avviene fisiologicamente nel microcircolo o in condizioni di stress sistemico, le molecole di HbS deossigenata tendono a polimerizzare rapidamente, formando lunghi polimeri che si aggregano all’interno del citoplasma eritrocitario.

Questi polimeri di HbS generano una profonda distorsione della membrana del globulo rosso, che assume progressivamente la tipica forma a falce e perde le sue proprietà di deformabilità e plasticità. Gli eritrociti falciformi sono rigidi, fragili e incapaci di attraversare agevolmente i capillari più stretti; ciò conduce a una duplice conseguenza patologica: da un lato, una spiccata emolisi cronica (con riduzione della sopravvivenza eritrocitaria a circa 10-20 giorni), dall’altro, la tendenza a ostruire il microcircolo, determinando episodi ricorrenti di ischemia e danno tissutale.

I meccanismi di danno vascolare sono ulteriormente amplificati dall’adesione anomala degli eritrociti falciformi all’endotelio, dalla liberazione di mediatori infiammatori e dall’attivazione di processi coagulativi. La stasi ematica che si crea nei distretti microvascolari favorisce la formazione di veri e propri microinfarti, con conseguente necrosi, dolore e compromissione funzionale degli organi colpiti.

Nel tempo, la ripetizione delle crisi vaso-occlusive conduce a lesioni croniche e irreversibili: le complicanze d’organo – renali, polmonari, osteoarticolari, oculari, cerebrali ed epatiche – rappresentano la principale causa di morbilità e mortalità nei pazienti affetti. La cronica emolisi determina, inoltre, un quadro di anemia emolitica cronica, compensato da aumentato turnover midollare e talvolta aggravato da deficit nutrizionali e aumentata suscettibilità alle infezioni.

Dal punto di vista morfologico, il sangue periferico mostra una marcata anisopoichilocitosi, con presenza di drepanociti, cellule a bersaglio e reticolocitosi. Il midollo osseo appare iperplastico, con aumentata attività eritroblastica e tendenza all’espansione ossea.

In sintesi, la fisiopatologia della drepanocitosi riflette la convergenza di più processi patogenetici:

Questi meccanismi, che si instaurano precocemente nella vita dei soggetti affetti, condizionano la progressione clinica della malattia e la comparsa delle sue molteplici complicanze.

Classificazione ed Epidemiologia

La drepanocitosi comprende in realtà uno spettro di sindromi falcemiche che differiscono per il tipo di mutazione coinvolta e per la combinazione allelica presente nei geni dell’emoglobina. Dal punto di vista pratico, la classificazione si fonda su due parametri principali: il genotipo (ossia il tipo di mutazione presente e la sua combinazione con eventuali altre varianti emoglobiniche) e il quadro fenotipico (cioè la gravità e la frequenza delle manifestazioni cliniche). Questa distinzione è fondamentale per la prognosi, la gestione terapeutica e la consulenza genetica.

Le principali forme cliniche della drepanocitosi e, separatamente, il tratto falciforme sono:


Dal punto di vista epidemiologico, la drepanocitosi è una delle più frequenti malattie monogeniche a livello mondiale. Nel 2021 si stimavano circa 515.000 nascite con malattia falciforme, soprattutto nell’Africa subsahariana, nel subcontinente indiano, nel Medio Oriente, in alcune zone del Mediterraneo (inclusa la Sicilia), nei Caraibi e in Brasile. La frequenza del tratto falciforme può superare il 20-30% in alcune popolazioni africane e restare significativa in molte aree del bacino del Mediterraneo e del Medio Oriente.

L’ampia distribuzione della mutazione HbS è storicamente correlata all’endemismo della malaria: i soggetti eterozigoti (HbAS) godono soprattutto di una relativa protezione dalla malaria grave e dalla progressione clinica da Plasmodium falciparum, spiegando così la selezione positiva e la persistenza della mutazione in queste popolazioni. Con i recenti flussi migratori, la drepanocitosi è diventata un problema emergente anche in Europa, Nord America e Australia, ponendo nuove sfide in termini di diagnosi precoce, prevenzione delle complicanze e organizzazione di cure specialistiche.

La crescente attenzione alla diagnosi neonatale, ai programmi di screening genetico e alla consulenza familiare ha portato negli ultimi anni a un significativo miglioramento della sopravvivenza e della qualità di vita nei paesi dotati di sistemi sanitari avanzati. Tuttavia, nelle aree a risorse limitate, la mortalità infantile resta elevata e la drepanocitosi costituisce ancora una delle principali cause di morte nei primi anni di vita.

Manifestazioni Cliniche

Le manifestazioni cliniche della drepanocitosi riflettono l’eterogeneità genetica e fisiopatologica della malattia e sono influenzate da molteplici fattori: genotipo, livello di HbS circolante, presenza di altre varianti emoglobiniche, età, condizioni ambientali, stato nutrizionale e accesso alle cure. Il quadro clinico risulta dall’associazione di anemia emolitica cronica, episodi ricorrenti di crisi vaso-occlusive, aumentata suscettibilità alle infezioni e progressivo sviluppo di complicanze d’organo su base ischemica o infiammatoria.

Nei pazienti con forma omozigote (HbSS), le manifestazioni compaiono tipicamente tra i 4 e i 12 mesi di vita, quando la percentuale di emoglobina fetale (HbF) si riduce e quella di HbS aumenta. I sintomi precoci includono anemia con pallore, ittero, astenia, ritardo della crescita e scarsa tolleranza agli sforzi. La crisi dolorosa vaso-occlusiva costituisce la complicanza più caratteristica: si manifesta con dolore acuto, localizzato tipicamente a ossa lunghe, articolazioni, addome o torace, e può essere scatenata da disidratazione, ipossia, infezioni o stress metabolici. La frequenza e la gravità delle crisi sono estremamente variabili tra individui e nel corso della vita.

Un quadro clinico tipico dei primi anni di vita è la dactilite (“hand-foot syndrome”), che si presenta con tumefazione dolorosa e arrossamento delle mani e dei piedi, dovuta a infarti ischemici delle ossa metacarpali e metatarsali. Con la crescita, le crisi vaso-occlusive possono colpire qualsiasi distretto scheletrico o viscerale, determinando necrosi ossea (soprattutto teste femorali e omerali), ulcere cutanee, priapismo, coliche addominali e, nei casi più gravi, sequestro splenico, sequestro epatico o sindrome toracica acuta.

L’anemia emolitica cronica si associa a ittero sclero-cutaneo persistente, litiasi biliare, epatomegalia e splenomegalia nei primi anni, cui segue frequentemente un quadro di autosplenectomia funzionale per ripetuti infarti splenici. La perdita della funzione splenica espone il paziente a un elevatissimo rischio infettivo, in particolare verso germi capsulati (Streptococcus pneumoniae, Haemophilus influenzae, Neisseria meningitidis), responsabili di sepsi fulminanti e meningiti anche letali.

Nei soggetti con drepanocitosi composta (HbSC, HbS/β-talassemia) il quadro clinico è estremamente variabile, potendo andare da forme quasi asintomatiche a quadri sovrapponibili a quelli della HbSS. La gravità delle manifestazioni dipende dalla quantità di HbS prodotta, dalla presenza di altre varianti emoglobiniche e da fattori ambientali e clinici concomitanti.

Nei portatori del tratto falciforme (HbAS), la maggior parte dei soggetti rimane asintomatica per tutta la vita, ma in condizioni di ipossia estrema, disidratazione, esercizio fisico intenso o pressioni atmosferiche ridotte, possono manifestarsi episodi transitori di ematuria, dolore addominale o, raramente, complicanze vaso-occlusive. Il riconoscimento del tratto falciforme è di primaria importanza per la prevenzione delle forme severe nella progenie e per la consulenza genetica.

Il tratto falciforme è inoltre associato a manifestazioni che non richiedono necessariamente tali trigger, tra cui ematuria e necrosi papillare renale, aumento del rischio di malattia renale cronica e tromboembolia venosa e, molto raramente, carcinoma midollare renale.

La gravità delle manifestazioni cliniche e l’evoluzione della drepanocitosi sono fortemente condizionate dalla precocità della diagnosi, dall’accesso a cure specialistiche e dalla compliance ai programmi di prevenzione e follow-up multidisciplinare. Nei paesi a risorse elevate, la sopravvivenza dei pazienti con anemia falciforme è notevolmente migliorata, mentre nelle aree a basso accesso alle cure la mortalità resta drammaticamente alta, soprattutto nei primi anni di vita.

Accertamenti e Diagnosi

La diagnosi di drepanocitosi si fonda su un percorso integrato che parte dal sospetto clinico e familiare e si avvale di indagini di laboratorio ematologiche, biochimiche e molecolari. L’obiettivo non è solo identificare la presenza dell’emoglobina S, ma anche definire la forma genetica, la gravità della malattia, le eventuali varianti associate e la presenza di complicanze, elementi essenziali per la prognosi e per la gestione terapeutica e familiare.

Il sospetto clinico nasce in presenza di anemia emolitica cronica, episodi ricorrenti di crisi dolorose, splenomegalia o storia familiare di emoglobinopatie, soprattutto in soggetti di origine africana, mediterranea, mediorientale o indiana. In epoca neonatale o nella prima infanzia, la comparsa di dactilite, anemia resistente al trattamento marziale, episodi infettivi gravi o segni di ischemia ossea suggerisce la necessità di approfondimento diagnostico.

Il primo passo laboratoristico è rappresentato dall’emocromo completo e dall’esame morfologico dello striscio periferico. Nella forma HbSS l’anemia è generalmente normocitica; una microcitosi suggerisce coinheritance di alfa-talassemia, HbS/beta-talassemia o carenza di ferro. Sono inoltre variabili reticolocitosi, leucocitosi e trombocitosi. Lo striscio mostra tipicamente drepanociti, anisopoichilocitosi, cellule a bersaglio, eritroblasti circolanti e, nei casi più severi, marcata policromasia.

La conferma diagnostica si ottiene attraverso l’analisi delle frazioni emoglobiniche mediante elettroforesi o HPLC (cromatografia liquida ad alta prestazione), che permette di distinguere tra le diverse forme di emoglobinopatia:


Nelle popolazioni a rischio elevato, la diagnosi neonatale attraverso screening con tecniche rapide di isoelettrofocusing o HPLC ha assunto un ruolo cruciale nella riduzione della mortalità infantile e nella programmazione precoce del follow-up specialistico. In presenza di quadri atipici, per la definizione genetica e la consulenza familiare è indispensabile il ricorso alle analisi molecolari (PCR, sequenziamento diretto), che consentono di individuare la specifica mutazione e le eventuali combinazioni alleliche.

La valutazione delle complicanze d’organo richiede una serie di accertamenti mirati, modulati in base all’età, al quadro clinico e alla storia della malattia:


La sorveglianza d’organo va adattata all’età e al rischio: comprende una valutazione renale almeno annuale con esame urine e ricerca di albuminuria/proteinuria, una valutazione oculistica annuale per retinopatia proliferativa a partire indicativamente dai 10 anni e la valutazione con risonanza magnetica cerebrale per infarti silenti secondo età, genotipo e profilo di rischio. Nei bambini asintomatici l’ecocardiogramma non è indicato come screening routinario dell’ipertensione polmonare.

L’identificazione dei portatori del tratto falciforme (HbAS) è di fondamentale importanza nei programmi di prevenzione, screening neonatale, consulenza prematrimoniale e genetica, soprattutto nelle popolazioni a rischio elevato e nelle aree dove è più frequente la coesistenza di diverse emoglobinopatie.

In sintesi, la diagnosi della drepanocitosi richiede una sequenza logica:

Questo iter diagnostico consente non solo di riconoscere precocemente la malattia e le sue varianti, ma anche di programmare strategie terapeutiche e di prevenzione su base individuale e familiare.

Trattamento e Prognosi

La gestione della drepanocitosi richiede un approccio multidisciplinare che integri il trattamento dell’anemia emolitica, la prevenzione e la gestione delle crisi vaso-occlusive, la cura delle complicanze d’organo, la prevenzione delle infezioni e il supporto psicosociale e genetico a pazienti e famiglie. Il trattamento è fortemente personalizzato, in base alla gravità della malattia, all’età, alla presenza di comorbidità e all’accesso alle risorse specialistiche.

Prevenzione e gestione delle crisi vaso-occlusive

Le crisi dolorose vaso-occlusive costituiscono l’evento acuto più frequente e gravoso della drepanocitosi. La gestione si basa su:

Nelle crisi toraciche acute o nelle complicanze gravi, può rendersi necessario il ricorso a trasfusioni di sangue o scambio eritrocitario.

Terapia di fondo

Il principale farmaco modificante il decorso della malattia è l’idrossiurea, che aumenta la produzione di emoglobina fetale (HbF), riducendo la percentuale di eritrociti falciformi e la frequenza delle crisi vaso-occlusive. Il trattamento con idrossiurea ha dimostrato di ridurre la mortalità, le ospedalizzazioni e le complicanze d’organo, ed è raccomandato nella maggior parte dei pazienti con anemia falciforme sintomatica.

Nei bambini e adolescenti da 9 mesi a 19 anni con sickle-cell anaemia, l’idrossiurea è raccomandata indipendentemente dalla gravità clinica, nell’ambito di un programma specialistico di monitoraggio.

Altre strategie includono la trasfusione cronica o lo scambio eritrocitario nei pazienti con complicanze neurologiche (prevenzione secondaria dell’ictus), crisi toraciche acute ricorrenti o refrattarietà all’idrossiurea. Le trasfusioni regolari comportano un rischio di sovraccarico di ferro, che deve essere monitorato e trattato con terapia chelante (deferoxamina, deferasirox, deferiprone) secondo le linee guida.

Per ridurre l’alloimmunizzazione, il profilo antigenico eritrocitario esteso va definito il più precocemente possibile, idealmente prima della prima trasfusione; le unità trasfuse devono essere profilatticamente compatibili almeno per Rh C/c, E/e e K, oltre ad ABO e RhD.

Nei casi selezionati, il trapianto di cellule staminali emopoietiche (HSCT) rappresenta un’opzione potenzialmente curativa consolidata, con i migliori risultati nei bambini con donatore HLA-identico e senza gravi danni d’organo. Terapie geniche e di editing genomico sono inoltre autorizzate per indicazioni selezionate in alcune giurisdizioni, con criteri di eleggibilità e disponibilità variabili. Il trapianto comporta rischi di rigetto, infezioni e complicanze da malattia del trapianto contro l’ospite, ed è riservato a centri specialistici e pazienti accuratamente selezionati.

Prevenzione e trattamento delle complicanze

Il follow-up dei pazienti prevede la prevenzione e il trattamento precoce delle infezioni (vaccinazioni anti-pneumococcica, anti-meningococcica, anti-Haemophilus, profilassi con penicillina nei bambini sotto i 5 anni anche se vaccinati; dopo i 5 anni non è di routine nei completamente vaccinati senza fattori aggiuntivi, ma va considerata in caso di vaccinazione incompleta, splenectomia chirurgica o precedente infezione pneumococcica invasiva), il monitoraggio della funzionalità d’organo (cuore, reni, fegato, apparato osteoarticolare, sistema nervoso centrale), la valutazione della crescita e dello sviluppo puberale, la gestione delle complicanze endocrine e la sorveglianza nutrizionale. Nei bambini con HbSS o HbSβ0-talassemia è raccomandato lo screening periodico del rischio di ictus con Doppler transcranico, generalmente annuale tra 2 e 16 anni.

In presenza di TCD anormale, nei contesti con risorse adeguate è indicato un programma di trasfusioni regolari, tipicamente ogni 3–4 settimane per almeno un anno, con obiettivi di HbS <30% e Hb >9 g/dL. In pazienti selezionati, dopo almeno un anno di trasfusioni e secondo i criteri TWiTCH, può essere considerato il passaggio a idrossiurea alla dose massima tollerata.

Le complicanze acute, come crisi aplastiche, sindromi toraciche, sepsi, ictus e priapismo, richiedono un intervento rapido e multidisciplinare. Nelle forme croniche o recidivanti, comprese le ulcere degli arti inferiori, il supporto psicologico, sociale e riabilitativo assume un ruolo centrale per la qualità della vita e l’integrazione scolastica e lavorativa del paziente.

Prognosi

La prognosi della drepanocitosi è migliorata significativamente nei paesi con accesso a diagnosi precoce, cure specialistiche e programmi di prevenzione, aumentando nettamente la sopravvivenza fino all’età adulta, pur con un’aspettativa di vita ancora mediamente ridotta e variabile secondo genotipo, complicanze e accesso alle cure. I principali determinanti prognostici sono:

Nei paesi a basso reddito o con accesso limitato alle cure, la mortalità infantile resta elevata e la qualità di vita dei sopravvissuti è spesso gravemente compromessa. Le terapie geniche e di editing già autorizzate per indicazioni selezionate offrono una possibilità di beneficio radicale ad alcuni pazienti, ma il loro impatto globale resta limitato dai criteri di eleggibilità, dalla complessità del trattamento, dai costi e dalla disponibilità nei centri specializzati.

In conclusione, la gestione della drepanocitosi richiede un’attenzione costante alla personalizzazione terapeutica, alla prevenzione delle complicanze e al sostegno globale al paziente e alla sua famiglia, con l’obiettivo di ridurre la disabilità e migliorare in modo sostanziale una qualità di vita che resta variabile e spesso compromessa dalla malattia cronica.

Complicanze

Le complicanze della drepanocitosi rappresentano il principale determinante di morbilità e mortalità nel corso della malattia, soprattutto nei pazienti con forme severe, esordio precoce e controllo inadeguato dei fattori precipitanti. Esse derivano dalla combinazione tra anemia emolitica cronica, episodi vaso-occlusivi ricorrenti, perdita della funzione splenica e sovraccarico di ferro nei casi sottoposti a trasfusioni ripetute.

Complicanze acute

Le complicanze acute sono spesso potenzialmente letali e richiedono un intervento tempestivo e multidisciplinare. Tra le più rilevanti si annoverano:

Complicanze croniche d’organo

Il danno cronico da ischemia e infiammazione determina complicanze progressive e irreversibili a carico di diversi organi:

Complicanze infettive

L’asplenia funzionale o chirurgica espone a un rischio elevato di infezioni batteriche gravi, soprattutto da germi capsulati (pneumococco, meningococco, Haemophilus influenzae), con possibile sepsi o meningite. Nei pazienti trasfusi persiste inoltre un rischio, oggi molto ridotto nei sistemi con screening avanzato, di infezioni trasmissibili con il sangue (HBV, HCV, HIV); l’infezione da Parvovirus B19 può invece provocare una crisi aplastica. La prevenzione si basa su un’attenta profilassi vaccinale e sull’uso di antibiotici nelle fasi a rischio.

Complicanze da terapia trasfusionale

Le trasfusioni di sangue, pur essendo talvolta indispensabili, possono comportare sovraccarico di ferro con emosiderosi di fegato, cuore e pancreas, rischio di infezioni trasmissibili, alloimmunizzazione e reazioni trasfusionali acute e croniche. Il sovraccarico marziale va monitorato e la terapia chelante va utilizzata quando indicata in base al carico di ferro e alla modalità trasfusionale; con scambio eritrocitario automatizzato può essere possibile mantenere un bilancio di ferro neutro o negativo senza chelazione.

Complicanze psicosociali

La natura cronica della malattia, la frequenza degli episodi acuti e delle ospedalizzazioni, l’impatto sulla crescita, sull’integrazione scolastica, lavorativa e sociale, comportano un aumentato rischio di disturbi dell’umore, ansia, difficoltà relazionali e ridotta qualità di vita per il paziente e per la famiglia. Il supporto psicologico e sociale rappresenta un elemento fondamentale del percorso di cura.

Complicanze rare

Tra le complicanze meno comuni, ma documentate, si segnalano l’ipertensione portale non cirrotica, la disfunzione renale acuta, le crisi epatiche, le complicanze neurologiche da iperviscosità, soprattutto in caso di incremento eccessivo dell’emoglobina dopo trasfusione e il rischio neoplastico (soprattutto epatocarcinoma nei pazienti con sovraccarico di ferro e infezione da virus dell’epatite).

L’identificazione precoce e la gestione integrata delle complicanze, sia acute che croniche, rappresentano il fulcro del follow-up nei centri specializzati per la drepanocitosi e sono determinanti per il miglioramento della prognosi e della qualità di vita dei pazienti.

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