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Palpitazioni:
quando preoccuparsi e cosa fare

Le palpitazioni sono la sensazione di percepire il proprio battito in modo insolito: il cuore può sembrare molto forte, rapido, irregolare, "saltare un colpo" oppure dare un colpo improvviso nel petto. Sono comuni e spesso non indicano una malattia grave, ma il sintomo da solo non permette di capire quale ritmo cardiaco sia presente.
La priorità cambia se alle palpitazioni si associano dolore toracico, difficoltà respiratoria importante, svenimento o quasi svenimento: in questi casi è necessaria una valutazione urgente. Se invece gli episodi sono brevi ma continuano a ripetersi, diventano più frequenti o compaiono in una persona con cardiopatia nota, è opportuno parlarne con il medico.

Durante un episodio è utile osservare:


Le palpitazioni sono un sintomo, non una diagnosi. Possono accompagnare semplici aumenti della frequenza, extrasistoli, fibrillazione atriale, tachicardie sopraventricolari e altre aritmie cardiache. La guida risponde alla domanda pratica su cosa fare quando si avverte il sintomo; le monografie approfondiscono invece i singoli disturbi del ritmo.

Come possono presentarsi le palpitazioni e quali sono le cause più comuni

Una persona può descrivere le palpitazioni come cuore che corre, martella, vibra, fa una pausa o dà un colpo più forte. La sensazione può essere avvertita nel torace, ma anche alla base del collo o in gola. Può durare pochi secondi, diversi minuti o più a lungo e non sempre corrisponde a un'accelerazione del cuore.
Le extrasistoli, per esempio, possono essere percepite come un battito mancante seguito da un colpo più intenso. Una tachicardia può invece produrre una sequenza rapida e regolare; la fibrillazione atriale può dare una sensazione rapida e irregolare. La descrizione orienta, ma per sapere con certezza quale ritmo sia presente occorre registrarlo.

Tra i fattori non necessariamente cardiaci rientrano sforzo fisico, stress, ansia, mancanza di sonno, febbre, caffeina, nicotina, alcol e alcune sostanze o farmaci. Palpitazioni possono comparire anche con anemia, alterazioni della funzione tiroidea, gravidanza e menopausa. Per questo la valutazione non consiste soltanto nel cercare un'aritmia, ma nel ricostruire il contesto e gli eventuali fattori scatenanti.

Quando le palpitazioni richiedono una valutazione urgente

Le palpitazioni meritano assistenza immediata quando sono in corso e si associano a dolore o oppressione al petto, affanno importante, svenimento, sensazione imminente di svenimento o marcato capogiro. Questi sintomi possono indicare che il ritmo cardiaco o un'altra condizione stanno compromettendo la circolazione o la respirazione.
In presenza di perdita di coscienza con assenza di respirazione normale bisogna considerare la possibilità di arresto cardiaco, chiamare immediatamente i soccorsi e seguire le istruzioni della centrale operativa.

Anche senza sintomi di emergenza è consigliabile una valutazione quando gli episodi si ripetono, durano più a lungo del solito, aumentano di frequenza oppure compaiono durante lo sforzo. Una soglia di attenzione più bassa è ragionevole in chi ha una cardiopatia nota, precedenti aritmie, anomalie all'ECG o una storia familiare di morte cardiaca improvvisa o malattie aritmiche ereditarie.

Cosa fare durante un episodio e cosa annotare

Se non ci sono segnali d'allarme, è utile fermarsi, sedersi e osservare con calma ciò che sta accadendo. Si può controllare il polso e, se disponibile, registrare la frequenza indicata da un dispositivo indossabile. Non è necessario misurare ossessivamente il battito: è più utile ottenere una misura attendibile e annotare inizio, durata, regolarità, attività e sintomi associati.
Se un dispositivo consente di registrare un tracciato ECG durante il sintomo, conservarlo può essere utile per la successiva valutazione, ma un risultato classificato automaticamente non sostituisce l'interpretazione clinica.

Non è consigliabile assumere autonomamente farmaci antiaritmici, beta-bloccanti o dosi aggiuntive di terapie prescritte senza indicazioni già concordate. Anche attribuire subito il sintomo all'ansia può essere fuorviante: stress e ansia sono cause frequenti, ma possono anche comparire come conseguenza di un episodio aritmico.

Quando servono ECG, Holter o altri controlli

L'elettrocardiogramma a 12 derivazioni è un esame fondamentale nella valutazione delle palpitazioni, ma può risultare normale se l'episodio è già terminato. Quando il sintomo è intermittente, l'obiettivo diventa registrare il ritmo nel momento in cui compare.
Se le palpitazioni si presentano ogni giorno, un Holter di 24-48 ore può avere buone probabilità di intercettarle. Se sono più rare, può essere più utile un monitoraggio più prolungato o un registratore di eventi. La scelta dipende quindi dalla frequenza dei sintomi, non dall'idea che un unico tipo di Holter sia adatto a tutti.

In base alla storia clinica possono essere richiesti anche esami del sangue per anemia, elettroliti o funzione tiroidea, un ecocardiogramma o test durante esercizio. Palpitazioni legate allo sforzo, sincope, anomalie dell'ECG o sospetto di cardiopatia strutturale richiedono un inquadramento più approfondito.

Domande frequenti sulle palpitazioni

Le palpitazioni sono sempre un'aritmia?
No. Possono comparire anche con un ritmo normale reso più rapido o più percepibile da stress, esercizio o altre condizioni. In altri casi corrispondono effettivamente a extrasistoli o aritmie.
Quando le palpitazioni sono pericolose?
Soprattutto quando sono associate a dolore toracico, importante difficoltà respiratoria, svenimento o quasi svenimento, forte capogiro o rapido peggioramento.
Cosa conviene annotare durante un episodio?
Ora di inizio e fine, durata, attività svolta, frequenza se disponibile, regolarità del battito e sintomi associati.

Quando serve l'Holter?
Quando le palpitazioni restano inspiegate e occorre documentare il ritmo durante i sintomi. La durata del monitoraggio viene scelta in base a quanto spesso si verificano gli episodi.
Ansia e stress possono causare palpitazioni?
Sì, ma palpitazioni nuove o ricorrenti non dovrebbero essere attribuite automaticamente all'ansia prima di considerare anche le altre possibili cause.

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