Sfondo Header
L'angolo del dottorino
Cerca nel sito... Ricerca avanzata
✖

Cardioversione elettrica:
come si fa e cosa succede dopo

La cardioversione elettrica è una procedura che utilizza una scarica sincronizzata per interrompere alcune aritmie e permettere al cuore di riprendere il ritmo sinusale. Viene impiegata soprattutto per la fibrillazione atriale e il flutter atriale, sia in modo programmato sia, in determinate situazioni di instabilità, in urgenza.
Nella procedura programmata il paziente riceve una sedazione profonda o una breve anestesia e non avverte la scarica. La parte più importante della preparazione non è però la scarica in sé: nella fibrillazione atriale bisogna gestire correttamente il rischio di tromboembolia prima e dopo il ripristino del ritmo.

Prima di una cardioversione programmata bisogna seguire con precisione:


La cardioversione può essere utilizzata nella fibrillazione atriale e nel flutter atriale. Ripristinare il ritmo, però, non significa necessariamente eliminare la predisposizione all'aritmia.

Come viene eseguita la cardioversione elettrica

Il paziente viene collegato al monitor ECG e vengono applicate grandi placche adesive sul torace, talvolta con una disposizione antero-posteriore. Dopo la sedazione o l'anestesia breve, il defibrillatore eroga una scarica sincronizzata con il ciclo cardiaco. La sincronizzazione distingue la cardioversione dalla defibrillazione utilizzata in arresto cardiaco.
La scarica dura una frazione di secondo e l'intera procedura è generalmente breve. Se il primo tentativo non ripristina il ritmo sinusale, possono essere effettuati altri tentativi con energia o posizione delle piastre differenti secondo il giudizio clinico.

Dopo il risveglio il ritmo, la pressione e le condizioni generali vengono controllati per un periodo di osservazione. Possono comparire sonnolenza per i farmaci sedativi e un lieve arrossamento o bruciore della pelle nella sede delle placche.

Perché anticoagulazione e durata dell'aritmia sono così importanti

Durante la fibrillazione atriale il sangue può ristagnare nell'atrio sinistro, soprattutto nell'auricola, favorendo la formazione di trombi. Quando il ritmo viene ripristinato, un trombo preesistente può embolizzare e provocare un ictus. Per questo la strategia di cardioversione dipende dalla durata dell'episodio e dalla protezione anticoagulante.
Le linee guida contemporanee prevedono differenti percorsi in base al momento di insorgenza, al rischio tromboembolico e alla terapia già assunta. Quando necessario, un'ecocardiografia transesofagea può essere utilizzata per verificare la presenza di trombi prima di procedere.

È essenziale riferire con precisione eventuali dosi di anticoagulante dimenticate. Non bisogna dichiarare una terapia "regolare" se vi sono state omissioni: questa informazione può cambiare la strategia e serve a ridurre il rischio della procedura.

Cosa succede dopo e perché l'aritmia può tornare

Dopo una cardioversione programmata molti pazienti possono tornare a casa nella stessa giornata quando sono completamente svegli e stabili. Per effetto della sedazione, il centro può vietare per un certo periodo guida, alcol, uso di macchinari e decisioni importanti; le istruzioni ricevute devono essere seguite esattamente.
Se il ritmo sinusale viene ripristinato, sintomi come palpitazioni o affanno possono migliorare rapidamente. Tuttavia la cardioversione non modifica necessariamente il substrato che ha causato l'aritmia, quindi fibrillazione atriale o flutter possono ripresentarsi dopo ore, giorni, mesi o anni.

Il rischio di recidiva dipende da molti fattori, tra cui durata dell'aritmia, dimensioni atriali, età e condizioni associate. Il percorso successivo può comprendere farmaci antiaritmici, controllo della frequenza, trattamento dei fattori predisponenti o, in pazienti selezionati, ablazione.

Farmaci e anticoagulante dopo la cardioversione

La terapia alla dimissione deve essere seguita senza modifiche autonome. In particolare, l'anticoagulante non va sospeso perché il polso è tornato regolare. Le linee guida ESC 2024 ribadiscono che l'anticoagulazione a lungo termine dipende dal rischio tromboembolico individuale e deve essere considerata indipendentemente dal fatto che il paziente si trovi in fibrillazione atriale o in ritmo sinusale.
La durata minima dell'anticoagulazione intorno alla cardioversione e l'eventuale prosecuzione cronica dipendono dal caso clinico. Le indicazioni date dal cardiologo devono quindi prevalere su schemi generici trovati online.

Dopo la procedura bisogna chiedere una valutazione se ricompaiono palpitazioni persistenti, dispnea o altri sintomi. Serve assistenza urgente in presenza di dolore toracico importante, grave difficoltà respiratoria, svenimento o sintomi neurologici improvvisi compatibili con ictus.

Domande frequenti sulla cardioversione elettrica

La cardioversione elettrica fa male?
No durante la procedura programmata, perché viene eseguita con sedazione profonda o breve anestesia. Al risveglio può esserci modesto fastidio cutaneo.
Perché serve l'anticoagulante?
Per ridurre il rischio che un trombo formatosi durante la fibrillazione atriale provochi un'embolia quando il ritmo viene ripristinato.
La cardioversione cura definitivamente la fibrillazione atriale?
Non necessariamente. Ripristina il ritmo sinusale, ma l'aritmia può recidivare.

Si torna a casa lo stesso giorno?
Spesso sì, se la procedura è programmata e il recupero dalla sedazione è regolare. Vanno rispettate le limitazioni indicate dal centro.
Posso sospendere l'anticoagulante se la procedura riesce?
Non autonomamente. La prosecuzione dipende dal rischio individuale e dal piano terapeutico.

Bibliografia
  1. Van Gelder IC, Rienstra M, Bunting KV, et al. 2024 ESC Guidelines for the management of atrial fibrillation developed in collaboration with the European Association for Cardio-Thoracic Surgery (EACTS). European Heart Journal. 2024.
  2. Joglar JA, Chung MK, Armbruster AL, et al. 2023 ACC/AHA/ACCP/HRS Guideline for the Diagnosis and Management of Atrial Fibrillation. Circulation. 2024;149:e1-e156. doi:10.1161/CIR.0000000000001193.
  3. Hindricks G, Potpara T, Dagres N, et al. 2020 ESC Guidelines for the diagnosis and management of atrial fibrillation. European Heart Journal. 2021;42(5):373-498. doi:10.1093/eurheartj/ehaa612.
  4. January CT, Wann LS, Calkins H, et al. 2019 AHA/ACC/HRS Focused Update of the 2014 Guideline for the Management of Patients With Atrial Fibrillation. Circulation. 2019;140(2):e125-e151. doi:10.1161/CIR.0000000000000665.
  5. Klein AL, Grimm RA, Murray RD, et al. Use of Transesophageal Echocardiography to Guide Cardioversion in Patients with Atrial Fibrillation. New England Journal of Medicine. 2001;344:1411-1420. doi:10.1056/NEJM200105103441901.
  6. Pluymaekers NAHA, Dudink EAMP, Luermans JGLM, et al. Early or Delayed Cardioversion in Recent-Onset Atrial Fibrillation. New England Journal of Medicine. 2019;380:1499-1508. doi:10.1056/NEJMoa1900353.
  7. European Society of Cardiology. 2024 ESC Guidelines for the management of atrial fibrillation: Essential Messages. ESC. 2024.
  8. British Heart Foundation. Cardioversion. British Heart Foundation.
  9. Mayo Clinic. Cardioversion. Mayo Foundation for Medical Education and Research.
  10. American Heart Association. Cardioversion. American Heart Association.
  11. National Health Service. Atrial fibrillation. NHS.

Nota informativa: le informazioni contenute in questa pagina hanno esclusivamente finalità informative e divulgative e non sostituiscono il parere, la diagnosi o il trattamento di un medico. In caso di necessità, rivolgersi sempre a un professionista sanitario qualificato.

Trasparenza sull'intelligenza artificiale: questa pagina è stata realizzata con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale, utilizzati come ausilio nella produzione e nell'elaborazione dei contenuti.