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Atresia della Tricuspide

L’atresia della tricuspide è una grave cardiopatia congenita cianogena caratterizzata dalla mancata formazione o completa chiusura della valvola tricuspide, che determina l'assenza di una connessione diretta tra atrio destro e ventricolo destro. Questa anomalia impedisce il normale passaggio di sangue venoso al ventricolo destro, con conseguente alterazione significativa della circolazione intracardiaca e sistemica. La sopravvivenza è possibile solo grazie alla presenza concomitante di difetti cardiaci aggiuntivi, quali difetto interatriale, difetto interventricolare o pervietà del dotto arterioso, che permettono il mescolamento del sangue ossigenato e non ossigenato e garantiscono una minima circolazione polmonare. Data la severità del quadro clinico, l'atresia tricuspide richiede precoci e complesse strategie chirurgiche palliative per garantire la sopravvivenza a lungo termine.


Eziologia, patogenesi e fisiopatologia

L'eziologia dell’atresia della tricuspide risiede in un’anomalia precoce della morfogenesi cardiaca che si verifica durante la IV e V settimana di sviluppo embrionale. Il difetto embriologico consiste nell’assenza o incompleta formazione della giunzione atrio-ventricolare destra, per mancata fusione e differenziazione dei cuscinetti endocardici e del tessuto valvolare atrioventricolare. Questo determina la completa assenza di una valvola tricuspide funzionale e una membrana fibrosa o muscolare che separa completamente l'atrio destro dal ventricolo destro sottostante.


I principali fattori di rischio associati alla comparsa di atresia tricuspide sono prevalentemente genetici e cromosomici, tra i quali si evidenziano:

Non è stata dimostrata una relazione diretta con fattori ambientali specifici, sebbene alcune esposizioni materne precoci, come alcol, farmaci teratogeni o infezioni virali (rosolia), siano state occasionalmente associate a un aumento del rischio.


Dal punto di vista del meccanismo patogenico, l’assenza della valvola tricuspide provoca un blocco completo della comunicazione tra atrio destro e ventricolo destro. Questo determina un accumulo cronico di sangue nell’atrio destro e l'obbligo per tale sangue di fluire attraverso un difetto interatriale (generalmente un forame ovale pervio o difetto settale atriale) verso l’atrio sinistro, causando il mescolamento tra sangue venoso e arterioso. Il sangue misto giunge quindi al ventricolo sinistro, che assume il compito di mantenere sia la circolazione sistemica che polmonare attraverso strutture comunicanti (difetto interventricolare, dotto arterioso pervio o circoli collaterali).


La fisiopatologia conseguente è dominata da cianosi precoce e marcata, secondaria al mescolamento obbligato del sangue venoso e arterioso. A seconda delle anomalie associate, la circolazione polmonare può risultare significativamente compromessa, determinando una variabilità clinica nel grado di ossigenazione del sangue. Il ventricolo destro, generalmente ipoplasico e non funzionante, non contribuisce alla circolazione. Il ventricolo sinistro, sottoposto a carico doppio, può inizialmente compensare mantenendo una gittata sufficiente, ma nel tempo rischia di evolvere verso una dilatazione patologica e una disfunzione sistolica secondaria.


La gravità della patologia dipende fortemente dalle dimensioni dei difetti associati (interatriale e interventricolare), dall’integrità e durata della pervietà del dotto arterioso e dalla presenza o meno di stenosi o atresia polmonare associata. Questi elementi influenzano direttamente la prognosi e determinano il tipo e la tempistica degli interventi palliativi necessari per garantire una circolazione sostenibile e una qualità di vita accettabile.

Manifestazioni cliniche

Le manifestazioni cliniche dell’atresia della tricuspide sono precoci, marcate e dominano tipicamente il quadro clinico sin dai primi giorni o settimane di vita. La sintomatologia è strettamente correlata al grave deficit di ossigenazione del sangue e all’alterata emodinamica intracardiaca, caratterizzata dal mescolamento obbligato tra sangue ossigenato e desaturato.


La presentazione clinica più comune è rappresentata da una cianosi centrale marcata, evidente immediatamente dopo la nascita o comunque entro le prime settimane di vita. Tale cianosi è resistente alla somministrazione di ossigeno e peggiora in seguito alla chiusura fisiologica del dotto arterioso, in assenza di adeguato flusso polmonare.
Altri sintomi e segni precoci comprendono:

  • tachipnea persistente e distress respiratorio, conseguenza della ridotta ossigenazione ematica
  • difficoltà nell’alimentazione e crescita inadeguata, secondaria all’ipossia cronica e al ridotto apporto energetico
  • sudorazione profusa, irritabilità e letargia, correlati allo stato ipossico e alla bassa gittata cardiaca

La cianosi può aggravarsi ulteriormente se il difetto interatriale risulta ristretto, ostacolando il deflusso di sangue venoso dall’atrio destro. In questo caso, si assiste a una grave congestione venosa sistemica con epatomegalia, turgore giugulare e possibili edemi periferici. Una stenosi o atresia polmonare concomitante peggiora ulteriormente il quadro, compromettendo la già precaria circolazione polmonare e la saturazione di ossigeno.


All’esame obiettivo, il riscontro più costante è rappresentato dalla cianosi periferica e centrale persistente, con estremità fredde e ipossiche. All’auscultazione cardiaca, generalmente non si percepisce un soffio caratteristico da insufficienza o stenosi valvolare tricuspide, data la completa assenza della valvola. Tuttavia, spesso è presente un soffio sistolico da eiezione, correlato al flusso anomalo attraverso un difetto interventricolare associato o una stenosi valvolare polmonare eventualmente presente. Il secondo tono cardiaco può risultare unico e accentuato in relazione alla circolazione polmonare ridotta e alla mancanza di una normale separazione dei toni valvolari.


I neonati con forme severe presentano spesso quadri clinici critici già alla nascita o nelle prime ore di vita, richiedendo immediata stabilizzazione e trattamenti farmacologici urgenti (come la somministrazione di prostaglandine per mantenere il dotto arterioso pervio). In pazienti con anomalie associate meno gravi e circolazione polmonare relativamente conservata, la presentazione clinica può essere più sfumata, seppur sempre evidente entro i primi mesi di vita, manifestandosi con dispnea, ridotta tolleranza agli sforzi minimi e scarsa crescita ponderale.


La diagnosi clinica tempestiva dell’atresia tricuspide, attraverso un’attenta valutazione dei segni clinici e auscultatori già dai primi giorni di vita, è fondamentale per orientare immediatamente gli accertamenti diagnostici strumentali e pianificare una strategia terapeutica efficace e precoce.

Diagnosi e accertamenti

La diagnosi di atresia della tricuspide viene solitamente posta precocemente dopo la nascita, guidata dalla presentazione clinica evidente, dominata da cianosi persistente e distress respiratorio. Il sospetto diagnostico si basa principalmente su criteri clinici, come la cianosi resistente alla terapia con ossigeno, l’insufficienza respiratoria precoce e i segni di congestione venosa sistemica.


Le prime indagini strumentali, di rapido accesso e utili nella valutazione iniziale, includono:

La diagnosi definitiva e dettagliata è affidata all’ecocardiografia transtoracica (TTE), che rappresenta la metodica diagnostica di riferimento. L'ecocardiografia consente di confermare l’assenza della valvola tricuspide e la separazione completa tra atrio destro e ventricolo destro. La visualizzazione diretta mostra generalmente un ventricolo destro piccolo o rudimentale, non comunicante con l’atrio sovrastante. Inoltre, l’esame evidenzia i difetti cardiaci associati, indispensabili per mantenere la circolazione: difetto interatriale (generalmente ampio), difetto interventricolare, e valutazione della pervietà del dotto arterioso. Il Doppler-color completa l’indagine, valutando il flusso sanguigno intracardiaco, documentando il mescolamento obbligato tra sangue ossigenato e desaturato e il grado di compromissione della circolazione polmonare.

L’ecocardiografia transesofagea (TEE), sebbene raramente necessaria nei neonati, può essere utile nei casi con anatomia particolarmente complessa o per definire dettagli anatomici essenziali per la pianificazione chirurgica.


In casi selezionati, la risonanza magnetica cardiaca (CMR) può fornire informazioni aggiuntive essenziali per valutare il volume e la funzione del ventricolo sinistro, la morfologia dettagliata dei difetti associati e la presenza di eventuali anomalie vascolari extracardiache.

Analogamente, la tomografia computerizzata cardiaca (CT) trova indicazione limitata, riservata principalmente ai casi in cui sia necessaria una precisa definizione anatomica extracardiaca, come la valutazione delle arterie polmonari o delle strutture vascolari sistemiche prima della correzione chirurgica palliativa.


La diagnosi differenziale dell’atresia tricuspide è limitata ma importante. Deve essere distinta da altre cardiopatie congenite cianogene, quali la sindrome del cuore sinistro ipoplasico, l’atresia polmonare con setto interventricolare intatto e la trasposizione delle grandi arterie. L'ecocardiografia, in mani esperte, consente una diagnosi differenziale agevole basata sulla precisa definizione anatomica delle camere cardiache e delle valvole coinvolte.


La rapidità e accuratezza diagnostica sono essenziali per impostare tempestivamente la terapia medica iniziale (mantenimento della pervietà del dotto arterioso con prostaglandine) e per pianificare con precisione la strategia chirurgica palliativa, che rappresenta l'unica possibilità concreta di garantire una sopravvivenza e una qualità di vita accettabili a lungo termine.

Trattamento e prognosi

Il trattamento dell’atresia della tricuspide è complesso, multidisciplinare e si basa su una strategia chirurgica sequenziale a scopo palliativo, finalizzata a garantire una circolazione univentricolare fisiologicamente sostenibile. L’obiettivo terapeutico non è la ricostruzione dell’anatomia cardiaca normale, ma la creazione di un circuito emodinamico stabile in cui il sangue sistemico e polmonare sia separato quanto più possibile, pur in assenza di un ventricolo destro funzionante.


Il trattamento iniziale in epoca neonatale è di tipo medico, finalizzato alla stabilizzazione del neonato e al mantenimento della pervietà del dotto arterioso mediante infusione continua di prostaglandine (PGE1). Questo approccio garantisce una perfusione polmonare adeguata fino all’esecuzione del primo intervento chirurgico. Nei neonati con difetto interatriale restrittivo o forame ovale non pervio, può rendersi necessario un settoplastica atriale d’urgenza (intervento di Rashkind) per consentire il mescolamento del sangue venoso e arterioso e prevenire congestione sistemica acuta.



La prognosi a breve termine è migliorata sensibilmente grazie all’ottimizzazione delle cure intensive neonatali, alle tecniche chirurgiche e alla selezione dei candidati. La sopravvivenza fino all’età adulta è oggi possibile in una percentuale significativa di pazienti (70–80% a 10 anni), soprattutto nei casi gestiti in centri ad alto volume ed esperienza.


Tuttavia, anche dopo completamento della procedura di Fontan, i pazienti necessitano di un attento e continuo follow-up: la circolazione univentricolare, seppur stabile, espone a lungo termine a complicanze quali disfunzione ventricolare progressiva, aritmie atriali, ipertensione venosa sistemica cronica, protein-losing enteropathy e rischio tromboembolico.


I fattori prognostici positivi includono l’assenza di anomalie extracardiache, una morfologia cardiaca favorevole (ampiezza dei vasi polmonari, compliance ventricolare sinistra), un equilibrio emodinamico soddisfacente nelle fasi intermedie e una buona risposta alla strategia sequenziale. Al contrario, una fisiologia Fontan non ben tollerata o il fallimento della separazione cavopolmonare rappresentano eventi ad alto impatto sulla sopravvivenza e sulla qualità di vita.

Complicanze

Le complicanze dell’atresia della tricuspide derivano sia dalla fisiopatologia intrinseca della malformazione, sia dagli effetti a lungo termine della circolazione univentricolare palliativa instaurata mediante la procedura di Fontan. La complessità della gestione e la cronicità del quadro emodinamico rendono necessaria una sorveglianza attenta e prolungata per prevenire e trattare efficacemente gli eventi avversi.


Nel decorso naturale non trattato, l’atresia tricuspide conduce rapidamente a morte per ipossia grave, scompenso cardiaco congestizio e acidosi metabolica, già nelle prime settimane o mesi di vita. La chiusura del dotto arterioso in un neonato non stabilizzato può causare una drastica riduzione del flusso polmonare, con collasso circolatorio. Nei casi con difetto interatriale restrittivo, si possono verificare episodi di sincope, convulsioni ipossiche e morte improvvisa.


Dopo trattamento chirurgico palliativo, le principali complicanze a medio e lungo termine sono:


Inoltre, nei pazienti trattati chirurgicamente possono manifestarsi complicanze specifiche della strategia Fontan, tra cui:


Nel lungo termine, alcuni pazienti possono necessitare di trapianto cardiaco, indicato nei casi di fallimento della fisiologia univentricolare, disfunzione grave del ventricolo sistemico o complicanze non controllabili (es. PLE refrattaria o cirrosi avanzata).


Un follow-up multidisciplinare costante, che includa cardiologi pediatrici e dell’adulto, epatologi, specialisti in emodinamica e nutrizionisti, è essenziale per monitorare le complicanze della circolazione Fontan e garantire un miglioramento della sopravvivenza e della qualità di vita.

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