La risposta dipende prima di tutto da perché la valvola mitrale perde. Nell'insufficienza mitralica primaria il problema nasce dalla valvola o dal suo apparato, per esempio per prolasso o rottura di corde tendinee. Nella forma secondaria la valvola può essere strutturalmente quasi normale, ma non chiude bene perché ventricolo o atrio hanno cambiato forma.
Questa distinzione è fondamentale perché il momento e il tipo di intervento non sono gli stessi.
Per cause, classificazione ed ecocardiografia completa è disponibile la monografia sull'insufficienza mitralica. Questa guida riguarda invece la domanda pratica: quando il controllo non è più sufficiente.
Nell'insufficienza mitralica primaria il difetto interessa direttamente lembi, corde tendinee o altri componenti dell'apparato mitralico. Il prolasso degenerativo è una causa frequente nei Paesi ad alto reddito. Quando il rigurgito diventa severo, l'obiettivo è correggere la valvola prima che il cuore subisca conseguenze irreversibili.
Nell'insufficienza mitralica secondaria, invece, il problema deriva soprattutto dal rimodellamento del ventricolo o dell'atrio. In questo caso bisogna trattare prima la malattia che ha modificato la geometria del cuore.
Le linee guida 2025 distinguono inoltre la forma secondaria ventricolare da quella atriale, perché hanno meccanismi e strategie terapeutiche differenti. Non basta quindi leggere nel referto “insufficienza mitralica severa” per sapere quale trattamento sia appropriato.
Se l'insufficienza primaria è severa e provoca sintomi, la chirurgia è generalmente raccomandata nei pazienti operabili. Quando è prevedibile una riparazione durevole, la riparazione della valvola mitrale è preferita alla sostituzione perché conserva l'apparato valvolare ed evita molti problemi legati a una protesi.
La presenza o assenza di sintomi non è però l'unico criterio.
Anche nei pazienti asintomatici con insufficienza primaria severa, le ESC/EACTS 2025 raccomandano la chirurgia quando la frazione di eiezione del ventricolo sinistro è uguale o inferiore al 60%, il diametro telesistolico è almeno 40 mm oppure il diametro telesistolico indicizzato è almeno 20 mm/m². Queste soglie possono sorprendere perché una frazione di eiezione del 60% sembra normale in altri contesti, ma nella mitrale severamente insufficiente una riduzione a questo livello può già indicare iniziale disfunzione ventricolare.
Altri elementi che anticipano la discussione sull'intervento sono nuova fibrillazione atriale, pressione polmonare sistolica a riposo superiore a 50 mmHg, marcata dilatazione dell'atrio sinistro e insufficienza tricuspidale secondaria almeno moderata. La decisione è particolarmente favorevole quando il rischio operatorio è basso e la probabilità di ottenere una riparazione durevole è elevata in un centro esperto.
Nella forma secondaria ventricolare il primo passo è la terapia ottimale dello scompenso cardiaco. Comprende, quando indicati e tollerati, i farmaci raccomandati per la disfunzione ventricolare e la resincronizzazione cardiaca nei pazienti che ne hanno indicazione.
Questo passaggio non è una formalità: una parte dei pazienti mostra una riduzione dell'insufficienza mitralica dopo l'ottimizzazione della terapia e il rimodellamento favorevole del ventricolo.
Se, nonostante il trattamento appropriato, il paziente rimane sintomatico con insufficienza mitralica secondaria ventricolare severa e anatomia favorevole, la TEER, cioè la riparazione transcatetere edge-to-edge, può ridurre ricoveri per scompenso e migliorare gli esiti in pazienti accuratamente selezionati. Le linee guida 2025 indicano criteri clinici ed ecocardiografici specifici per identificare chi ha maggiore probabilità di beneficio.
Nell'insufficienza primaria severa, se il paziente è operabile e la valvola è riparabile con alta probabilità di successo, la chirurgia resta il trattamento di riferimento. La TEER può essere considerata nei pazienti sintomatici con rischio chirurgico elevato e anatomia favorevole.
Nella forma secondaria ventricolare il ruolo della TEER è invece più centrale, ma soltanto dopo l'ottimizzazione della terapia dello scompenso e la valutazione dell'Heart Team.
La scelta dipende quindi da meccanismo del rigurgito, anatomia, funzione del ventricolo, sintomi, altre malattie cardiache, rischio procedurale e obiettivi del paziente. La sola età non basta. Anche la presenza di coronaropatia che richiede bypass può spostare la strategia verso la chirurgia combinata.
Il follow-up serve a individuare la progressione prima che compaia un danno irreversibile. Nell'insufficienza primaria severa asintomatica vengono seguiti sintomi, frazione di eiezione, dimensioni del ventricolo e dell'atrio, pressione polmonare, ritmo cardiaco ed eventuale insufficienza tricuspidale.
Se sintomi ed ecocardiogramma non concordano, può essere utile un test da sforzo o un'ecocardiografia da stress per capire se il paziente sia realmente asintomatico.
È opportuno anticipare la valutazione se compaiono nuovo fiato corto, riduzione della capacità di esercizio, edema, palpitazioni persistenti o fibrillazione atriale. Un'insufficienza mitralica acuta severa, per esempio da rottura di una corda o di un muscolo papillare, è invece una situazione diversa e può richiedere trattamento urgente.
Quando bisogna intervenire?
Nella forma primaria severa si interviene soprattutto in presenza di sintomi o segni di iniziale danno cardiaco. Nella forma secondaria si ottimizza prima la terapia della malattia di base e si rivaluta la necessità di una procedura.
Una forma severa senza sintomi va sempre operata?
No, ma esistono criteri ecocardiografici e clinici che possono indicare o far considerare un intervento prima dei sintomi.
È meglio riparare o sostituire la valvola?
Nella forma primaria degenerativa, quando una riparazione durevole è altamente probabile in un centro esperto, la riparazione è generalmente preferita.
MitraClip e chirurgia sono equivalenti?
No. Sono strategie con indicazioni differenti. La TEER è particolarmente importante nella forma secondaria ventricolare selezionata e nei pazienti con primaria ad alto rischio chirurgico.
I farmaci possono ridurre l'insufficienza mitralica?
Nella forma secondaria ventricolare sì, perché il trattamento dello scompenso può migliorare la geometria del ventricolo e ridurre il rigurgito. Nella forma primaria non correggono il difetto anatomico della valvola.
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