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Scompenso cardiaco destro

Lo scompenso cardiaco destro è la sindrome nella quale il ventricolo destro non riesce a fornire una portata adeguata al circolo polmonare senza un aumento patologico delle pressioni di riempimento sistemiche. Può presentarsi come insufficienza destra isolata, dominare una cardiopatia sinistra o comparire acutamente in embolia polmonare, infarto destro, ipertensione polmonare o complicanze cardiochirurgiche. Non coincide con edema periferico né con una singola misura ecocardiografica. Congestione sistemica può derivare da sovraccarico di volume, rigurgito tricuspidalico o costrizione, mentre una grave disfunzione destra può produrre shock prima di edemi visibili; diagnosi e trattamento richiedono l’integrazione tra precarico, postcarico e contrattilità. La fisiologia è particolarmente sensibile al postcarico polmonare e all’interdipendenza con il ventricolo sinistro. Piccoli aumenti della resistenza vascolare possono ridurre rapidamente la portata, dilatare il ventricolo, spostare il setto e compromettere anche il riempimento sinistro.

Le cause principali appartengono a quattro gruppi: aumento del postcarico, perdita di contrattilità, sovraccarico di volume e limitazione del riempimento. Ipertensione polmonare, embolia e ipossia appartengono al primo; infarto, miocardite e cardiomiopatie al secondo; shunt e rigurgiti al terzo; tamponamento e pericardite costrittiva al quarto. Il ventricolo destro acutamente esposto a pressione non tollera carichi che un ventricolo cronicamente adattato può sostenere. Nell’insufficienza destra acuta prevalgono dilatazione, ischemia e bassa portata; nella forma cronica ipertrofia e rimodellamento consentono compenso iniziale, seguito da disaccoppiamento ventricolo-arterioso; la terapia efficace identifica il meccanismo. Diuretici, ossigenazione, riperfusione, correzione valvolare e trattamento dell’ipertensione polmonare non sono intercambiabili; un intervento utile in un fenotipo può provocare collasso in un altro.

Eziologia, patogenesi e fisiopatologia

L’ipertensione polmonare è la causa emodinamica più importante. Nelle forme precapillari aumentano resistenza ed elastanza arteriosa; nelle forme dovute al cuore sinistro l’aumento della pressione atriale sinistra si trasmette al polmone e può associarsi a rimodellamento vascolare. Il cateterismo destro distingue pressione polmonare media, wedge, portata e resistenza, evitando classificazioni basate soltanto sull’ecocardiogramma. Malattie polmonari e ipossia causano vasocostrizione, perdita del letto vascolare e iperinflazione; il termine cor pulmonale descrive alterazione destra conseguente a patologia respiratoria. Apnee, tromboembolia cronica e ipoventilazione possono concorrere e richiedono diagnosi specifica. Nella tromboembolia polmonare acuta, ostruzione e mediatori aumentano bruscamente il postcarico; il setto si sposta, la pressione sistemica cade, la perfusione coronarica destra diminuisce e si crea un circuito di ischemia ventricolare.

L’infarto ventricolare destro deriva più spesso dall’occlusione coronarica destra prossimale e può associarsi a infarto inferiore. Perdita di contrattilità, bradicardia, blocco e perdita della sistole atriale rendono la portata dipendente da ritmo e precarico; nitrati o diuresi indiscriminata possono precipitare ipotensione. Miocardite, sarcoidosi, malattia di Chagas e cardiomiopatia aritmogena possono colpire il ventricolo destro; la cardiomiopatia aritmogena associa sostituzione fibro-adiposa, aritmie e disfunzione, spesso biventricolare; risonanza e genetica devono essere interpretate con criteri specifici. Cardiotossicità, sepsi e cardiomiopatia peripartum possono produrre coinvolgimento destro proporzionato o maggiore rispetto al sinistro; la disfunzione destra nella sepsi risente anche di ventilazione, acidosi e vasoplegia.

Il sovraccarico di volume deriva da insufficienza tricuspidalica o polmonare, shunt atriali e ritorni venosi anomali. Inizialmente il ventricolo dilata e conserva portata; con il tempo aumentano stress di parete, rigurgito funzionale e congestione venosa; l’insufficienza tricuspidalica secondaria può essere ventricolare, per dilatazione anulare e tethering, oppure atriale, associata a fibrillazione e dilatazione dell’atrio. Elettrocateteri possono interferire con lembi e corde e richiedono valutazione tridimensionale. Dopo riparazione di tetralogia di Fallot, insufficienza polmonare cronica e cicatrici conducono a dilatazione e aritmie; il momento della sostituzione valvolare dipende da volumi, funzione, sintomi e rischio, non dal solo soffio.

Tamponamento, costrizione e aumento della pressione intratoracica limitano il riempimento. Nel tamponamento l’equilibrio tra pressione pericardica e camere causa collasso e dipendenza ventricolare; nella costrizione il pericardio rigido produce dissociazione pressoria respiratoria e interdipendenza ventricolare accentuata. Ventilazione a pressione positiva, PEEP elevata e iperinflazione riducono ritorno venoso e aumentano resistenza polmonare, soprattutto con ipovolemia. L’intubazione di un paziente con grave ipertensione polmonare è una fase ad alto rischio per vasodilatazione, acidosi e perdita di precarico; la pressione addominale elevata ostacola ritorno renale e portale. Ascite tesa può amplificare disfunzione renale e ridurre risposta diuretica, rendendo utile una valutazione del compartimento addominale.

Il ventricolo destro normale ha parete sottile, alta compliance e lavoro prevalentemente di volume. Quando il postcarico cresce, l’ipertrofia iniziale mantiene l’accoppiamento; con progressione la contrattilità non compensa più l’elastanza arteriosa e compare disaccoppiamento ventricolo-polmonare; la dilatazione aumenta tensione e consumo di ossigeno, mentre la pressione sistemica bassa riduce la perfusione coronarica. Ischemia e rigurgito tricuspidalico peggiorano contrattilità e volume, generando un ciclo autoalimentato; il setto è parte di entrambi i ventricoli. Lo spostamento verso sinistra riduce compliance e riempimento sinistro; la bassa portata sistemica può quindi derivare da insufficienza destra anche con frazione sinistra normale.

La congestione venosa aumenta pressione renale interstiziale, riduce gradiente di filtrazione e attiva ritenzione. Nel fegato produce dilatazione sinusoidale, colestasi e fibrosi centrolobulare; un calo acuto della portata può aggiungere necrosi ipossica; il gradiente venoso d’organo è più rilevante della sola pressione arteriosa. Edema intestinale compromette assorbimento dei farmaci e barriera mucosa, favorendo infiammazione e malnutrizione; la perdita proteica e la sazietà da ascite contribuiscono a sarcopenia. L’attivazione simpatica e renina-angiotensina trattiene sodio, ma l’eccesso di precarico può peggiorare il rigurgito e l’interdipendenza. L’idea che il ventricolo destro debba essere sempre “riempito” è quindi pericolosa.

Manifestazioni cliniche

I sintomi iniziali sono ridotta tolleranza, affaticabilità e dispnea. La dispnea può derivare dalla malattia polmonare causale, dalla bassa portata o dall’incapacità di aumentare il flusso polmonare; ortopnea e crepitii suggeriscono una componente sinistra, ma non sono obbligatori. Edemi declivi, aumento di peso, tensione addominale, nausea e sazietà precoce riflettono congestione sistemica. Nelle fasi avanzate compaiono ascite, anasarca, perdita muscolare e malassorbimento, talvolta con peso stabile perché la cachessia maschera la ritenzione. Palpitazioni e sincope sono particolarmente rilevanti nell’ipertensione polmonare e nelle cardiomiopatie aritmogene; la sincope da sforzo indica incapacità di aumentare la portata o aritmia e comporta elevato rischio.

L’esame delle giugulari stima pressione atriale destra. Onda v prominente suggerisce rigurgito tricuspidalico, onda a gigante ostacolo al riempimento o dissociazione; il segno di Kussmaul compare quando la pressione venosa aumenta in inspirazione per ridotta compliance destra. Un impulso parasternale, P2 accentuata e soffio olosistolico inspiratorio orientano verso sovraccarico pressorio e insufficienza tricuspidalica; un terzo tono destro e un soffio polmonare possono essere presenti. Epatomegalia pulsatile, reflusso epato-giugulare, ascite ed edema quantificano il compartimento sistemico; l’assenza di edema non esclude una forma acuta con shock.

Nella bassa portata compaiono estremità fredde, oliguria, alterazione dello stato mentale, pressione differenziale ridotta e lattato elevato; l’ipotensione è un segno tardivo; tachicardia e peggioramento renale possono precederla. Nell’infarto destro sono frequenti ipotensione, giugulari elevate e campi polmonari relativamente liberi; la triade classica ha sensibilità limitata, e l’ECG destro deve essere ottenuto precocemente. Nell’embolia polmonare predominano dispnea improvvisa, dolore, tachicardia, ipossiemia e sincope. Segni di trombosi venosa e fattori predisponenti completano la probabilità clinica.

Nell’ipertensione polmonare cronica la progressione si manifesta con riduzione della distanza percorsa, presincope, edema e necessità crescente di diuretico. Classe funzionale, cammino, BNP e parametri emodinamici definiscono il profilo di rischio nelle forme precapillari. Nelle malattie polmonari, cianosi, ipercapnia, sibili o segni interstiziali aiutano a riconoscere la causa, ma gravità respiratoria e destra non sempre coincidono; un improvviso deterioramento richiede ricerca di embolia, infezione o aritmia. Nella forma dovuta al cuore sinistro, storia di HFpEF, HFrEF o valvulopatia è frequente; l’assenza di edema polmonare al momento della visita non esclude pressione wedge cronicamente elevata.

Fibrillazione e flutter atriale sono scarsamente tollerati quando la funzione destra è avanzata, perché eliminano contributo atriale e accorciano riempimento; un’aritmia apparentemente modesta può causare decompensazione emodinamica sproporzionata. La tachicardia ventricolare è tipica della cardiomiopatia aritmogena e delle cicatrici postchirurgiche. Sincope o cardioversioni pregresse richiedono valutazione elettrofisiologica. Bradicardia e blocco possono complicare infarto, farmaci o infiltrazione; il ritmo deve essere interpretato insieme a pressione e perfusione, non soltanto alla frequenza numerica.

Accertamenti e diagnosi

ECG può mostrare deviazione assiale destra, R dominante in V1, blocco destro, strain, P polmonare o aritmie, ma un tracciato normale non esclude disfunzione. Derivazioni V3R-V4R identificano il sopraslivellamento nell’infarto destro; pattern S1Q3T3 nell’embolia ha bassa sensibilità e specificità. BNP o NT-proBNP riflettono stress di parete e hanno valore prognostico, ma dipendono da rene, età e atrio. Troponina indica danno e stratifica embolia o ipertensione polmonare senza identificarne da sola la causa. Emocromo, creatinina, elettroliti, fegato, coagulazione, gas e lattato valutano danno d’organo e precipitanti; un marcato aumento delle aminotransferasi suggerisce ipoperfusione, mentre bilirubina e fosfatasi riflettono congestione.

L’ecocardiografia valuta dimensioni, spessore, cinetica, setto, atrio, vena cava, tricuspidale e pericardio. TAPSE, S’, variazione frazionaria di area e strain descrivono aspetti differenti e dipendono dal carico; nessuna misura isolata definisce l’insufficienza. Il rapporto TAPSE/PAPs è un surrogato dell’accoppiamento ventricolo-arterioso e ha valore prognostico, ma eredita gli errori di entrambe le misure; un rigurgito tricuspidalico severo può rendere inaffidabile la stima della pressione polmonare. L’ecografia bedside identifica dilatazione, versamento e congestione venosa, ma richiede il contesto; una vena cava dilatata in ventilazione meccanica non equivale automaticamente a sovraccarico correggibile con diuresi.

La risonanza è il riferimento per volumi e frazione destra e caratterizza cicatrice, grasso, infiammazione, shunt e cardiopatie congenite. È centrale nella sospetta cardiomiopatia aritmogena, ma i criteri morfologici non devono essere applicati isolatamente negli atleti. TC angiografica diagnostica embolia e definisce arterie, parenchima e compressioni; la scintigrafia ventilazione-perfusione è lo screening più sensibile per ipertensione tromboembolica cronica e un esame normale la rende improbabile. Test respiratori, emogas, polisonnografia e TC ad alta risoluzione definiscono cause polmonari; la valutazione deve separare ipertensione proporzionata alla malattia respiratoria da un fenotipo vascolare dominante.

Il cateterismo destro misura pressione atriale, ventricolare e polmonare, wedge, saturazioni e portata. La resistenza polmonare è il rapporto tra gradiente transpulmonare e portata; errori di zero, wedge o metodo della portata possono cambiare la classificazione. L’onda di pressione e la saturimetria a scalini identificano rigurgito, costrizione e shunt. In shock, misure seriali guidano terapia quando la clinica è incerta, ma il catetere non sostituisce l’interpretazione fisiologica. Carico di volume o esercizio possono smascherare una wedge patologica nelle forme sospette da cuore sinistro. Vasoreattività è indicata soltanto in specifiche forme di ipertensione arteriosa polmonare, non indiscriminatamente.

La diagnosi differenziale comprende cirrosi, sindrome nefrosica, insufficienza venosa, linfedema e cause farmacologiche di edema. Albumina, urina, imaging addominale e pattern venoso aiutano, ma più meccanismi possono coesistere. Costrizione e cardiomiopatia restrittiva richiedono analisi respiratoria di flussi, setto, Doppler tissutale, TC/RM e talvolta emodinamica simultanea; la discordanza sistolica ventricolare con respirazione sostiene costrizione. Tamponamento è una diagnosi clinico-emodinamica: collasso ecografico e variazioni respiratorie dipendono da pressioni e ventilazione. Se instabile, il drenaggio non deve essere ritardato da esami non essenziali.

Trattamento e prognosi

Il trattamento acuto mira a mantenere pressione sistemica, ottimizzare precarico, ridurre postcarico polmonare e sostenere contrattilità. La quantità di volume utile è stretta: una piccola espansione può aiutare nell’infarto destro ipovolemico, mentre ulteriore carico in un ventricolo dilatato peggiora setto e rigurgito. Diuretici endovenosi sono fondamentali nella congestione destra; dose e associazioni sono guidate da diuresi, sodio urinario, rene e perfusione. Ascite e pressione addominale possono richiedere strategie aggiuntive, ma ultrafiltrazione non è automatica. Noradrenalina sostiene pressione e perfusione coronarica nello shock; vasopressina a basse dosi può essere aggiunta. Dobutamina o milrinone aumentano contrattilità ma possono causare ipotensione e aritmie e richiedono monitoraggio.

Ossigeno corregge ipossiemia; acidosi, ipercapnia e ipotermia aumentano resistenza polmonare e vanno trattate; la ventilazione usa pressioni sufficienti ma non eccessive, evitando iperinflazione; induzione e intubazione richiedono preparazione emodinamica. Ossido nitrico inalatorio o prostaciclina inalatoria possono ridurre selettivamente il postcarico destro in contesti critici, soprattutto perioperatori o con ipertensione polmonare, senza sostituire la terapia causale. Nell’embolia ad alto rischio sono considerate riperfusione sistemica, chirurgica o percutanea secondo instabilità e controindicazioni. Nell’infarto destro servono rivascolarizzazione, ritmo e cautela con nitrati e diuretici.

Nell’ipertensione arteriosa polmonare la terapia combinata specifica segue classe, rischio ed eziologia in centri esperti. Nell’ipertensione dovuta al cuore sinistro o a malattia polmonare, i vasodilatatori PAH non sono prescritti routinariamente perché possono aumentare edema o peggiorare scambi. Nella tromboembolia cronica, endarteriectomia polmonare, angioplastica e terapia medica vengono integrate da un team dedicato; l’operabilità non può essere decisa sulla sola anatomia periferica. Il trattamento respiratorio comprende ossigeno quando indicato, terapia dell’apnea, broncodilatazione e riabilitazione. Correggere ipossia riduce vasocostrizione ma non sempre normalizza il danno vascolare stabilito.

La congestione cronica richiede diuretici dell’ansa, talvolta blocco sequenziale, con monitoraggio di potassio, sodio e rene. Restrizioni estreme possono peggiorare nutrizione; l’obiettivo è un bilancio sostenibile e un piano di riconoscimento precoce. Insufficienza tricuspidalica severa viene trattata dopo ottimizzazione del volume e della causa. Chirurgia o interventi transcatetere sono valutati prima di danno destro e d’organo irreversibile; la selezione anatomica include coaptazione, tethering, elettrocateteri e pressione polmonare. Costrizione selezionata richiede pericardiectomia; shunt e valvulopatie congenite seguono team dedicati; la chiusura tardiva di uno shunt con resistenza polmonare irreversibile può essere dannosa.

Le terapie standard dell’HFrEF sono utilizzate se coesiste disfunzione sinistra, ma non esiste una quadrupla terapia validata per insufficienza destra isolata. Beta-blocco o vasodilatazione sistemica eccessivi possono ridurre portata in ipertensione polmonare avanzata; ogni farmaco deve avere un’indicazione definita; il ritmo sinusale è prezioso nelle forme avanzate. Cardioversione e controllo del ritmo possono essere necessari, con anestesia pianificata; l’anticoagulazione segue aritmia, tromboembolia e indicazioni specifiche. Esercizio e riabilitazione migliorano capacità nello stato stabile, ma sincope, ipossiemia o scompenso richiedono programmi supervisionati. Nutrizione e forza contrastano sarcopenia.

Supporto meccanico temporaneo può includere ECMO veno-arteriosa o dispositivi dedicati al ventricolo destro, come ponte a recupero, decisione o trapianto. La scelta dipende da polmone, ventricolo sinistro, causa e reversibilità; aumentare flusso polmonare può sovraccaricare un ventricolo sinistro inadeguato. Trapianto cardiaco o cuore-polmone è riservato a malattia irreversibile selezionata; un’elevata resistenza polmonare fissa aumenta il rischio dopo trapianto cardiaco e richiede valutazione di reversibilità. La prognosi dipende da accoppiamento ventricolo-polmonare, pressione atriale, portata, rene, fegato, classe funzionale e risposta causale. Disfunzione destra è un potente predittore in quasi ogni fenotipo di scompenso.

Complicanze

Lo shock da insufficienza destra comporta ipoperfusione e bassa portata, frequentemente con ipotensione e pressioni venose elevate; la progressione verso lattato, oliguria e alterazione neurologica può essere rapida; ritardi in riperfusione o supporto aumentano danno multiorgano. L’ischemia destra si aggrava quando pressione sistemica scende e parete si tende. Vasopressori, riduzione del postcarico e rivascolarizzazione interrompono il circuito secondo causa. Arresto in embolia o ipertensione polmonare presenta prognosi critica; la rianimazione richiede considerare riperfusione e supporto extracorporeo nei sistemi preparati.

La sindrome cardiorenale venosa causa resistenza diuretica, iponatriemia e iperpotassiemia; la creatinina può migliorare con decongestione anche senza aumento della portata; una riduzione eccessiva del volume può invece causare vero danno ischemico. Congestione epatica cronica porta a epatopatia congestizia, fibrosi e alterazione della coagulazione; l’epatite ipossica con aminotransferasi molto elevate segnala bassa portata acuta e prognosi grave. Ascite e congestione intestinale favoriscono malnutrizione, infezioni e ridotto assorbimento. Paracentesi richiede valutazione emodinamica e dell’eziologia, non è sostituto del controllo cardiaco.

Insufficienza tricuspidalica progressiva aumenta volume e congestione e può divenire meno correggibile con tethering e danno d’organo; il rinvio fino a disfunzione severa riduce il beneficio degli interventi. Fibrillazione e flutter provocano instabilità; aritmie ventricolari compaiono in ischemia, cardiomiopatia aritmogena e cicatrici; la morte improvvisa può derivare da aritmia, embolia o collasso emodinamico. Trombosi venosa ed embolia possono essere causa o conseguenza dell’immobilità. Profilassi e anticoagulazione vengono bilanciate con fegato, rene e procedure.

Versamenti pleurici, ipossiemia e insufficienza respiratoria aggravano il postcarico; la ventilazione può salvare la vita ma precipitare collasso se non si anticipa l’effetto sul ritorno venoso e sulla pressione polmonare. La disfunzione biventricolare compare quando il setto e la bassa portata compromettono il sinistro oppure quando la cardiopatia di base coinvolge entrambe le camere. In tal caso strategie isolate sul destro sono insufficienti. Sarcopenia, cachessia e fragilità riducono candidabilità a interventi e trapianto; la valutazione precoce permette riabilitazione e decisioni prima del danno irreversibile.

Le complicanze iatrogene includono eccesso di fluidi, intubazione non preparata, vasodilatatori sistemici, aritmie da inotropi e squilibri da diuretici; la fisiologia destra richiede rivalutazione frequente perché il margine tra volume insufficiente ed eccessivo è ridotto. Nell’ipertensione polmonare, interruzione improvvisa di prostacicline può causare rebound fatale; continuità delle infusioni e personale addestrato sono essenziali durante ricoveri e trasferimenti; la fase terminale combina congestione, bassa portata e insufficienza d’organo. Cure palliative integrate trattano dispnea, dolore e obiettivi senza precludere terapie avanzate quando appropriate.

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