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Cardiomiopatia ventricolare sinistra non dilatata: inquadramento

La cardiomiopatia ventricolare sinistra non dilatata, abbreviata nella letteratura internazionale come NDLVC, identifica un fenotipo nel quale il ventricolo sinistro non è aumentato di volume ma mostra una lesione miocardica strutturale o funzionale significativa. Il primo ramo della definizione comprende cicatrice o sostituzione adiposa non ischemica del ventricolo sinistro indipendentemente dalla presenza di anomalie globali o regionali della cinetica; il secondo comprende ipocinesia globale ventricolare sinistra isolata senza cicatrice. L’assenza di dilatazione descrive quindi la geometria del ventricolo, non la benignità della malattia. Questo fenotipo non dilatato può essere elettricamente instabile anche quando la funzione di pompa appare soltanto lievemente alterata.

La denominazione è stata formalizzata dalle linee guida ESC del 2023 per riunire quadri che i sistemi precedenti distribuivano fra cardiomiopatia ipocinetica non dilatata, cardiomiopatia aritmogena a dominanza sinistra, miocardite pregressa e forme non classificate. La scelta risponde a una necessità clinica: riconoscere una malattia del miocardio prima che l’eventuale rimodellamento dilatativo diventi evidente. La classificazione fenotipica non pretende tuttavia di attribuire una causa, che deve essere cercata mediante imaging, genetica, storia familiare e valutazione delle condizioni acquisite.

La risonanza magnetica cardiaca ha reso visibile una parte di malattia che l’ecocardiografia tradizionale poteva non cogliere. Un cuore di dimensioni normali può contenere una cicatrice subepicardica, medio-parietale o circonferenziale capace di interrompere la propagazione uniforme dell’impulso e favorire il rientro ventricolare. La cicatrice non ischemica assume significato soltanto quando distribuzione, qualità tecnica e contesto clinico sono coerenti, perché non ogni area di late gadolinium enhancement equivale a una cardiomiopatia.

Il fenotipo può derivare da varianti patogene in geni come DSP, FLNC, PLN, LMNA, DES e altri geni validati per cardiomiopatia, ma può anche seguire un danno infiammatorio o rappresentare l’esito di più fattori concomitanti. All’interno della stessa famiglia la medesima variante può produrre NDLVC, cardiomiopatia dilatativa, disturbi di conduzione o una forma prevalentemente aritmica. Questa eterogeneità intrafamiliare impedisce di ridurre la diagnosi a una corrispondenza rigida fra gene e immagine.

L’inquadramento della cardiomiopatia ventricolare sinistra non dilatata richiede che criteri morfologici, diagnosi differenziale, rischio aritmico e funzione di pompa vengano considerati nello stesso paziente. La causa resta determinante, perché una variante desmosomiale, una miocardite cicatrizzata e una sarcoidosi possono condividere una parte dell’immagine ma non la stessa terapia. Il ragionamento integrato collega quindi il reperto al suo meccanismo e alle conseguenze cliniche concrete.

Un fenotipo nuovo per un problema già riconosciuto

Prima della definizione NDLVC, la posizione ESC del 2016 aveva proposto la cardiomiopatia ipocinetica non dilatata per la disfunzione sistolica globale del ventricolo sinistro o di entrambi i ventricoli, con frazione di eiezione inferiore al 45%, in assenza di dilatazione e senza condizioni di carico anomalo o coronaropatia capaci di spiegare il quadro. Quella proposta ampliava lo spettro della cardiomiopatia dilatativa e permetteva di riconoscere familiari in una fase meno avanzata. La categoria del 2023 compie un passo ulteriore includendo anche la lesione cicatriziale isolata, perfino quando la contrattilità globale è conservata.

L’estensione della definizione rispecchia il diverso valore dei marcatori morfologici. La dilatazione è una risposta tardiva possibile, mentre la cicatrice può comparire precocemente e costituire il substrato principale della malattia. Nei genotipi associati a danno subepicardico, aritmie ed episodi simil-miocarditici, aspettare l’aumento del volume ventricolare significherebbe perdere una finestra diagnostica. Il riconoscimento precoce consente di sorvegliare ritmo, funzione e familiari prima dello scompenso conclamato.

NDLVC non è sinonimo di cardiomiopatia aritmogena sinistra, benché una parte importante delle forme a dominanza sinistra rientri nel nuovo fenotipo. Il termine aritmogena sottolinea una presentazione biologica ed elettrica, mentre NDLVC descrive ciò che viene osservato nel ventricolo sinistro indipendentemente dall’eziologia. I criteri di Padova 2020 e il loro affinamento European Task Force 2024 definiscono ALVC mediante prove multiparametriche e categorie di certezza, mentre la classificazione ESC 2023 rimane morfofunzionale. La neutralità eziologica della NDLVC consente quindi di includere cause genetiche e non genetiche, imponendo poi di precisare il substrato più plausibile.

Neppure la presenza di ipocinesia senza dilatazione dimostra automaticamente una fase iniziale di DCM. Alcuni pazienti evolvono verso aumento dei volumi, altri restano stabili, altri ancora sviluppano soprattutto aritmie o disturbi di conduzione. La traiettoria è condizionata da gene, sesso, età, esposizioni e risposta al trattamento. Una diagnosi longitudinale è più accurata di una previsione costruita su un’unica immagine.

I limiti dimensionali devono essere riferiti a superficie corporea, sesso ed età e misurati con una metodica quantitativa. Un ventricolo che appare normale a occhio può essere piccolo per costituzione oppure relativamente aumentato rispetto al precedente controllo, senza superare ancora il limite di popolazione. Il volume indicizzato riduce l’errore di classificazione, mentre il confronto seriale rivela variazioni biologicamente importanti anche entro l’intervallo normale.

La frazione di eiezione è dipendente dal carico e può restare normale nonostante alterazioni regionali o riduzione dello strain longitudinale. Viceversa, una frazione lievemente bassa in un atleta, in presenza di volume aumentato e normale riserva contrattile, non identifica automaticamente NDLVC. Il contesto emodinamico comprende pressione, frequenza, valvole, allenamento e qualità della misura, evitando diagnosi basate su una soglia isolata.

L’utilità della nuova categoria risiede quindi nella capacità di ordinare segni che in precedenza rimanevano scollegati. ECG anomalo, extrasistolia, familiarità e cicatrice alla risonanza possono convergere in un fenotipo riconoscibile anche senza cardiomegalia. La definizione diventa clinicamente produttiva quando apre un percorso eziologico e prognostico. Un’etichetta descrittiva priva di approfondimento non migliora invece la cura.

Vie biologiche che convergono sul ventricolo sinistro

Le proteine desmosomiali collegano i cardiomiociti e distribuiscono le forze meccaniche nel tessuto. Varianti di DSP possono indebolire questa architettura, favorire morte cellulare e attivare risposte infiammatorie e fibrotiche che colpiscono spesso il ventricolo sinistro. Il risultato può essere una cicatrice subepicardica estesa con funzione ancora conservata. La cardiomiopatia da desmoplakina rappresenta uno dei modelli più informativi di questa dissociazione fra volume e rischio.

Le varianti troncanti di FLNC alterano una proteina che connette citoscheletro e sarcolemma. Nelle famiglie affette sono state associate a fibrosi subepicardica, aritmie ventricolari, morte improvvisa e progressione verso scompenso, con sovrapposizione fra fenotipi dilatativi e aritmogeni. La filaminopatia cardiaca mostra perché il genotipo debba essere interpretato insieme alla risonanza e non soltanto alla frazione di eiezione.

La delezione p.Arg14del di PLN compromette la regolazione del calcio del reticolo sarcoplasmatico e può produrre bassi voltaggi, extrasistolia, fibrosi inferolaterale e disfunzione progressiva. LMNA tende invece ad associare disturbi di conduzione, fibrillazione atriale e aritmie ventricolari a una compromissione strutturale che può essere inizialmente modesta. Questi fenotipi gene-specifici rendono insufficiente una sorveglianza fondata sul solo diametro ventricolare.

Altri geni possono collocarsi nello spettro NDLVC, ma l’associazione deve poggiare su validità gene-malattia robusta e classificazione rigorosa della variante. Pannelli indiscriminati aumentano il numero di varianti di significato incerto senza fornire una spiegazione. Una VUS non dimostra eziologia e non deve essere usata per decidere test predittivi nei parenti. La qualità interpretativa conta più della quantità di geni sequenziati.

L’infiammazione può essere causa, modificatore o manifestazione della cardiomiopatia genetica. Nelle forme DSP-correlate sono descritti episodi di dolore toracico e troponina elevata con aspetto simile a miocardite acuta, talvolta ricorrenti, che precedono la cicatrice o la disfunzione. Attribuire ogni episodio a un virus senza considerare familiarità e pattern di risonanza può ritardare la diagnosi. Il fenotipo simil-miocarditico richiede una lettura che integri fase acuta e storia familiare.

La miocardite non genetica può lasciare una cicatrice subepicardica in un ventricolo non dilatato. In quel caso la domanda non è soltanto se l’infiammazione sia avvenuta, ma se sia ancora attiva, se la cicatrice spieghi le aritmie e se esista una malattia sistemica trattabile. La causalità infiammatoria non si stabilisce con la sierologia virale di routine e la biopsia viene riservata alle situazioni in cui il risultato può cambiare il trattamento.

Sarcoidosi, malattie autoimmuni, tossici e alcune condizioni neuromuscolari possono produrre cicatrice o disfunzione senza dilatazione. La distribuzione del danno, i segni extracardiaci e la probabilità pre-test orientano esami mirati, evitando batterie prive di gerarchia. Una diagnosi sistemica può modificare radicalmente terapia e prognosi, ma non va dedotta da un singolo pattern radiologico non specifico.

Il rapporto con la cardiomiopatia dilatativa è quello di uno spettro in parte condiviso. Alcuni geni e fattori acquisiti producono entrambi i fenotipi, perfino nella stessa famiglia, e un ventricolo inizialmente non dilatato può aumentare di volume con la progressione. La transizione non annulla la diagnosi precedente, ma documenta un rimodellamento fenotipico che deve essere registrato nel tempo.

Riconoscimento clinico e integrazione multimodale

La presentazione può essere incidentale durante una risonanza eseguita per extrasistoli oppure manifestarsi con palpitazioni, sincope, dolore toracico o dispnea. Nei soggetti più giovani, una tachicardia ventricolare o un arresto cardiaco può precedere sintomi di scompenso. Nei familiari, il primo segno può essere un ECG anomalo con imaging convenzionale ancora nei limiti. Questa variabilità clinica impone di ricostruire anche eventi apparentemente non cardiologici, come annegamenti o incidenti inspiegati.

L’ECG ricerca bassi voltaggi, inversione delle onde T, frammentazione del QRS, blocchi atrioventricolari e intraventricolari, aritmie atriali ed ectopia ventricolare. Nessun reperto isolato è diagnostico, ma la combinazione può orientare il sospetto genetico e la necessità di monitoraggio prolungato. Il segnale elettrico può anticipare la riduzione della funzione e merita confronto con età, allenamento e farmaci.

L’ecocardiografia definisce volumi, frazione di eiezione, cinetica regionale, funzione destra, valvole e pressioni. Lo strain può rivelare disfunzione sottile, ma dipende dalla qualità delle immagini e dal software e non sostituisce i criteri diagnostici. La verifica dell’assenza di dilatazione richiede misure indicizzate e, quando i margini sono incerti, la maggiore riproducibilità della risonanza. Una quantificazione coerente è essenziale nei controlli seriali.

La risonanza stabilisce se il ventricolo è realmente non dilatato e caratterizza il tessuto attraverso LGE, mapping T1 e T2 ed extracellular volume. Un LGE subepicardico inferolaterale, medio-parietale settale o ad anello può sostenere differenti ipotesi, ma nessuna distribuzione è perfettamente specifica. Edema e T2 elevato suggeriscono danno recente, mentre LGE persistente riflette soprattutto espansione dello spazio extracellulare. Il pattern tissutale va collegato a coronarie, troponina, ritmo e genotipo.

La natura non ischemica della cicatrice deve essere dimostrata, non presunta. Un infarto segue di regola il territorio di una coronaria e coinvolge il subendocardio, mentre molte cardiomiopatie risparmiano lo strato subendocardico e hanno distribuzione medio-parietale o subepicardica. Embolia, vasospasmo e ricanalizzazione possono tuttavia produrre cicatrici ischemiche in assenza di stenosi attuale. L’attribuzione eziologica nasce dalla concordanza fra anatomia coronarica e distribuzione del danno.

Il monitoraggio ECG ambulatoriale quantifica extrasistoli, coppie, tachicardia ventricolare non sostenuta, aritmie atriali e pause. Ventiquattro ore possono sottostimare fenomeni intermittenti, perciò la durata viene adattata ai sintomi e alla probabilità di evento. La morfologia delle extrasistoli suggerisce il sito di origine e può correlarsi con la cicatrice. Un burden aritmico seriale è più informativo di un singolo conteggio casuale.

Il test da sforzo valuta capacità funzionale, risposta pressoria e comparsa di aritmie durante incremento adrenergico, ma un risultato negativo non esclude rischio a riposo o nelle ore successive. Il test cardiopolmonare è utile quando dispnea e limitazione non sono spiegate dalla funzione globale. La risposta all’esercizio contribuisce alla prescrizione individuale e non deve trasformarsi in una provocazione massimale non necessaria nei fenotipi instabili.

Anamnesi a tre generazioni, esame obiettivo e laboratorio completano l’imaging. Troponina, peptidi natriuretici, creatinina, elettroliti, tiroide, emocromo, ferro e test guidati da segni sistemici vengono scelti secondo il problema clinico. Cute e capelli possono offrire indizi nelle malattie desmosomiali, mentre debolezza o creatinchinasi elevata orientano verso coinvolgimento neuromuscolare. Le red flags extracardiache diventano utili quando sono ricercate con una domanda eziologica precisa.

Rischio aritmico e rischio di progressione

L’assenza di dilatazione non protegge dalle aritmie ventricolari perché il rientro dipende dalla disomogeneità elettrica della cicatrice più che dal volume della camera. Tachicardia ventricolare sostenuta, fibrillazione ventricolare e sincope verosimilmente aritmica hanno un peso clinico immediato. Anche LGE esteso, tachicardia non sostenuta e alcune varianti genetiche aumentano il sospetto. Il rischio elettrico viene quindi stimato separatamente dal grado di scompenso.

La frazione di eiezione conserva valore, ma non può essere l’unico filtro per la prevenzione della morte improvvisa. Studi nelle cardiomiopatie non ischemiche mostrano che la fibrosi alla risonanza aggiunge informazione prognostica, soprattutto quando la funzione non è severamente depressa. Nell’NDLVC questa osservazione è concettualmente centrale, poiché la cicatrice può essere il tratto che definisce il fenotipo. La stratificazione multiparametrica integra genotipo, aritmie, sincope, storia familiare e imaging.

Le varianti in LMNA, FLNC, DSP, PLN e RBM20 possono modificare la soglia con cui si considera un defibrillatore, ma gene e variante non sono intercambiabili. Tipo di variante, validità dell’associazione, penetranza familiare e fenotipo individuale devono essere verificati. Un portatore asintomatico senza reperti non riceve automaticamente lo stesso trattamento di un paziente con cicatrice e tachicardia. La genetica azionabile richiede evidenza clinica e consenso informato.

La progressione meccanica può manifestarsi con riduzione della frazione di eiezione, aumento dei volumi, rigurgito mitralico funzionale e sintomi di scompenso. Il passaggio a un fenotipo dilatato non è inevitabile e la velocità varia notevolmente. Controlli standardizzati permettono di distinguere una variazione reale dall’errore di misura. La traiettoria ventricolare conta più dell’etichetta immutabile attribuita al primo esame.

Gli episodi di danno miocardico con dolore e troponina elevata possono aggiungere nuova cicatrice e precedere eventi aritmici o deterioramento. In presenza di genotipo DSP, il quadro simil-miocarditico non viene considerato automaticamente un evento isolato guarito. Allo stesso tempo, non ogni rialzo di troponina indica riattivazione genetica, perché ischemia, embolia polmonare e altre cause restano possibili. La recidiva infiammatoria richiede rivalutazione completa.

Lo scompenso può rimanere assente per anni malgrado un LGE esteso, mentre in altri pazienti la disfunzione progredisce rapidamente. Peptidi natriuretici, funzione destra, classe funzionale, test cardiopolmonare e ricoveri definiscono il rischio emodinamico. La gestione deve evitare sia di minimizzare un paziente asintomatico con substrato aritmico sia di sovrastimare una cicatrice stabile e limitata. Il bilancio prognostico distingue probabilità di aritmia, scompenso e morte non cardiaca.

La prognosi delle coorti storiche non può essere trasferita senza cautela alla nuova categoria, perché NDLVC aggrega fenotipi precedentemente denominati in modi differenti. Studi pubblicati fra il 2024 e il 2026 hanno iniziato a confrontare NDLVC e DCM, a collegare risonanza e genotipo agli esiti e a derivare un punteggio aritmico quinquennale specifico; restano tuttavia coorti retrospettive di centri specialistici, con definizioni e popolazioni non perfettamente uniformi. Questa evidenza in evoluzione non giustifica né inerzia né automatismi, ma richiede decisioni condivise, validazione esterna e rivalutazione nel tempo.

Famiglia, attività fisica e continuità della cura

La storia familiare comprende cardiomiopatia, scompenso, aritmie, pacemaker, ICD, trapianto e morte improvvisa, riportando età e documentazione disponibile. Una famiglia piccola o composta da parenti giovani può apparire negativa nonostante trasmissione autosomica dominante. Anche varianti de novo e penetranza incompleta mascherano l’aggregazione. Il pedigree clinico viene aggiornato quando emergono nuove diagnosi o referti autoptici.

I parenti di primo grado ricevono valutazione con anamnesi, ECG e imaging, adattando Holter e risonanza al fenotipo familiare. Nei geni associati a cicatrice precoce, un ecocardiogramma normale non sempre conclude lo screening. L’obiettivo non è attribuire malattia a ogni minima anomalia, ma identificare una combinazione riproducibile di segni. Lo screening familiare è più efficace quando usa gli stessi criteri e conserva le immagini per il confronto.

Se nel probando viene identificata una variante patogena o probabilmente patogena, il test a cascata può distinguere i familiari portatori. Una variante incerta non deve essere usata per dimettere chi non la possiede né per diagnosticare chi la possiede. Il risultato genetico viene accompagnato da consulenza pre-test e post-test, perché riguarda rischio, riproduzione e comunicazione intrafamiliare. Il test a cascata è mirato alla variante causale già documentata.

L’attività fisica non viene proibita in modo uniforme. Esercizio aerobico moderato offre benefici generali, mentre carichi intensi e prolungati possono accelerare espressione o aritmie in alcune cardiomiopatie desmosomiali e aritmogene. Genotipo, LGE, funzione, sintomi, aritmie e tipo di sport determinano la prescrizione. Una valutazione condivisa evita sia l’esposizione inconsapevole sia il decondizionamento prodotto da restrizioni generiche.

Gravidanza, febbre, farmaci proaritmici, squilibri elettrolitici e nuove esposizioni possono modificare la stabilità. La consulenza preconcezionale rivede funzione, aritmie, terapia e modalità di trasmissione senza confondere probabilità di ereditare una variante con gravità della malattia. Durante la gravidanza alcuni farmaci sono controindicati e la sorveglianza viene programmata prima del concepimento. Il rischio riproduttivo è individuale e non si esaurisce nella percentuale mendeliana.

Il follow-up combina sintomi, ECG, monitoraggio ritmico e imaging a intervalli determinati dal rischio. Nuova sincope, palpitazioni persistenti, dolore toracico con febbre o dispnea in aumento richiedono rivalutazione anticipata rispetto al calendario. La risonanza viene ripetuta quando può cambiare diagnosi o trattamento, non secondo una frequenza automatica uguale per tutti. Una sorveglianza dinamica cerca variazioni clinicamente azionabili.

La presa in carico coinvolge cardiologia delle cardiomiopatie, imaging, elettrofisiologia, genetica e, quando necessario, immunologia o discipline dedicate alla malattia sistemica. Il coordinamento è particolarmente importante quando cicatrice, infiammazione e variante genetica coesistono e nessun singolo reperto spiega tutto. Il referto conclusivo dovrebbe distinguere fenotipo, eziologia probabile e livello di certezza. Questa diagnosi stratificata rimane comprensibile anche quando il quadro evolve.

Dall’inquadramento alla decisione clinica

Il percorso inizia confermando che esista una vera anomalia miocardica e che il ventricolo non sia dilatato secondo misure corrette. Prosegue escludendo una cicatrice ischemica e condizioni di carico sufficienti, quindi integra risonanza, ritmo e anamnesi. Solo dopo questa fase il termine NDLVC acquista precisione. La sequenza diagnostica impedisce che un reperto isolato diventi una diagnosi prematura.

La seconda domanda riguarda la causa, perché una malattia genetica, una sarcoidosi e l’esito di una miocardite richiedono percorsi diversi. Il test genetico è particolarmente informativo con familiarità, aritmie precoci, disturbi di conduzione, LGE ad anello o segni extracardiaci. Esami immunologici, metabolici e bioptici vengono selezionati in base alle red flags. Un approccio eziologico evita sia il sottodiagnostico sia lo screening indiscriminato.

La terza domanda distingue il rischio aritmico dalla compromissione emodinamica. Un paziente con funzione conservata e tachicardia ventricolare sostenuta può richiedere una protezione diversa da chi presenta ipocinesia lieve senza cicatrice o aritmie. Simmetricamente, la terapia dello scompenso segue la funzione e i sintomi, non la sola etichetta. La separazione dei rischi rende proporzionate le decisioni su farmaci e dispositivi.

La quarta domanda riguarda ciò che può cambiare: esposizioni, esercizio, infiammazione attiva, aritmie trattabili e farmaci concomitanti. Anche in presenza di una variante genetica, fattori modificanti possono accelerare o rallentare l’espressione. La terapia non cancella necessariamente la cicatrice, ma può limitare scompenso e recidive. Il substrato persistente spiega perché il miglioramento funzionale non autorizzi automaticamente a interrompere la sorveglianza.

Infine, la diagnosi deve essere tradotta in un piano per il paziente e la famiglia. Il piano specifica controlli, segnali che anticipano la visita, indicazioni sull’esercizio, gestione della gravidanza e modalità di comunicazione ai parenti. Le incertezze vengono esplicitate e rivalutate con nuovi dati. Una continuità documentata trasforma una categoria recente in uno strumento clinico utile e verificabile.

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