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Cardiomiopatia uremica

La cardiomiopatia uremica descrive il rimodellamento del miocardio che accompagna la malattia renale cronica, soprattutto nelle fasi avanzate. Il quadro combina in proporzioni diverse ipertrofia ventricolare sinistra, fibrosi interstiziale, rarefazione capillare e disfunzione diastolica o sistolica. Non coincide con lo scompenso del paziente nefropatico e non è dimostrata dalla sola riduzione del filtrato glomerulare. La cardiomiopatia associata alla CKD è piuttosto una diagnosi fenotipica e causale costruita dopo avere valutato le numerose malattie cardiache concomitanti.

L'aggettivo uremica può suggerire una tossina unica o una complicanza confinata alla dialisi, ma entrambi i concetti sono riduttivi. Alterazioni della massa ventricolare e della deformazione longitudinale compaiono già prima dell'insufficienza renale terminale, mentre ipertensione, anemia, sovraccarico di sodio, diabete e disturbi minerali agiscono lungo l'intera storia della malattia. Con il declino della funzione renale si aggiungono ritenzione di soluti, infiammazione e instabilità emodinamica. La patogenesi multifattoriale spiega perché nessuna singola correzione sia sufficiente in tutti i pazienti.

Il rapporto tra rene e cuore è bidirezionale. La CKD modifica carico, metabolismo e microcircolo del miocardio; lo scompenso, a sua volta, può ridurre la perfusione renale e soprattutto aumentare la pressione venosa, favorendo congestione renale e peggioramento del filtrato. Una variazione della creatinina durante decongestione o introduzione di una terapia cardiorenale non equivale automaticamente a danno tubulare. Il ragionamento cardionefrologico deve distinguere adattamenti emodinamici, vera lesione renale e progressione strutturale di entrambi gli organi.

Non esistono criteri internazionali che attribuiscano un punteggio diagnostico alla cardiomiopatia uremica. La valutazione integra storia della CKD, pressione e volume nel tempo, elettrocardiogramma, biomarcatori, ecocardiografia e, nei casi selezionati, risonanza magnetica cardiaca. Coronaropatia, valvulopatie, amiloidosi, cardiomiopatie genetiche e cause endocrine devono essere ricercate secondo probabilità clinica. La diagnosi di attribuzione è tanto più convincente quanto più il fenotipo, l'esposizione renale e l'esclusione delle alternative risultano coerenti.

Definizione, storia naturale ed epidemiologia

La definizione classica comprendeva ipertrofia ventricolare, dilatazione e insufficienza sistolica non spiegate da ischemia, ipertensione o valvulopatia. Nella pratica moderna una separazione così netta è raramente possibile, perché proprio pressione elevata, diabete e malattia coronarica sono componenti prevalenti del rischio cardiovascolare renale. Il termine conserva utilità se indica un substrato miocardico specificamente favorito dall'ambiente della CKD, non se diventa un contenitore per qualsiasi cardiopatia del dializzato. La precisione nosologica evita di omettere diagnosi trattabili.

Nella coorte storica di Foley e collaboratori, circa tre quarti dei pazienti che iniziavano terapia sostitutiva presentavano ipertrofia ventricolare sinistra all'ecocardiogramma. Quella stima documenta l'enorme burden, ma non può essere trasferita senza correzioni alle popolazioni attuali: sono cambiati criteri ecocardiografici, età, diabete, trattamento antipertensivo e accesso precoce alle cure. Inoltre la massa dipende dallo stato volemico al momento dell'esame. L'epidemiologia apparente varia quindi con metodo, selezione e fase del ciclo dialitico.

L'ipertrofia può essere concentrica, con pareti spesse rispetto al volume di cavità, oppure eccentrica, con dilatazione e incremento della massa. Il primo assetto riflette soprattutto sovraccarico pressorio e rigidità arteriosa; il secondo è favorito da volume, anemia, fistola arterovenosa e perdita di miocardio contrattile. Nella CKD le geometrie spesso si sovrappongono e possono cambiare nel tempo. La geometria ventricolare offre informazione prognostica, ma non identifica da sola il meccanismo.

La progressione tipica non è obbligatoria né lineare. Un paziente può mantenere frazione di eiezione normale ma sviluppare riduzione dello strain, rallentato rilasciamento e aumento delle pressioni di riempimento; un altro può dilatare il ventricolo dopo ischemia, tachiaritmia o ripetuto stunning intradialitico. Fibrosi e capillari insufficienti riducono la riserva e rendono il cuore vulnerabile a variazioni acute. La fase subclinica costituisce pertanto il momento più promettente per controllare pressione, volume e progressione renale.

Sovraccarico emodinamico e rimodellamento

Il sovraccarico di pressione deriva da ipertensione, rigidità delle grandi arterie, calcificazione vascolare e aumento delle onde riflesse. Il ventricolo genera una pressione più elevata per espellere sangue in un albero arterioso poco compliante e risponde aumentando dimensioni dei cardiomiociti e spessore di parete. Inizialmente ciò normalizza lo stress parietale, ma richiede più ossigeno e peggiora il rilasciamento. La ipertrofia concentrica diventa maladattativa quando crescita miocitaria e apporto capillare non procedono insieme.

Il sovraccarico di volume nasce dalla ritenzione di sodio e acqua, dagli incrementi interdialitici e, in alcuni pazienti, dall'accesso arterovenoso. Aumentano precarico, dimensioni atriali e tensione di parete, mentre episodi ricorrenti di edema polmonare espongono il miocardio a marcate oscillazioni. Il peso raggiunto dopo dialisi non rappresenta automaticamente la vera euvolemia. La congestione cronica può persistere anche senza edemi evidenti e sostenere sia scompenso sia ipertensione resistente.

L'anemia riduce il contenuto arterioso di ossigeno e induce aumento di gittata, frequenza e volume sistolico. Nel tempo questo carico favorisce dilatazione e ipertrofia, soprattutto se coesistono fistola e ipervolemia. La carenza di ferro può inoltre ridurre capacità funzionale indipendentemente dal valore di emoglobina. La correzione dell'anemia deve però perseguire obiettivi clinici sicuri, non la normalizzazione del sangue come presunta terapia diretta della fibrosi.

L'attivazione simpatica e del sistema renina-angiotensina-aldosterone aumenta vasocostrizione, ritenzione sodica e segnalazione profibrotica. Apnea ostruttiva del sonno, dolore, ansia, ischemia e oscillazioni dialitiche possono sostenere ulteriormente il tono adrenergico. Il risultato non è soltanto un aumento pressorio, ma una maggiore instabilità elettrica e metabolica. La attivazione neuro-ormonale collega quindi emodinamica, rimodellamento e rischio aritmico.

La rigidità aortica espone il ventricolo a un postcarico tardivo e riduce la pressione diastolica disponibile per la perfusione coronarica. L'ipertrofia aumenta contemporaneamente la distanza di diffusione dell'ossigeno e comprime i piccoli vasi intramurali. Anche in assenza di stenosi epicardiche, la riserva coronarica può ridursi e lo sforzo provocare ischemia. La disfunzione microvascolare è perciò un elemento strutturale, non un semplice sinonimo di aterosclerosi.

Fibrosi, metabolismo minerale e tossine uremiche

L'istologia della cardiomiopatia associata alla CKD mostra ipertrofia dei cardiomiociti, espansione interstiziale e fibrosi, con una distribuzione che non coincide necessariamente con la cicatrice ischemica. Il collagene aumenta rigidità e pressione di riempimento, separa elettricamente i fasci muscolari e facilita conduzione eterogenea. La sostituzione cicatriziale dopo infarto è un processo differente dalla fibrosi diffusa. La fibrosi interstiziale rappresenta il collegamento più plausibile tra disfunzione diastolica, aritmie e ridotta riserva.

Il fattore di crescita dei fibroblasti 23 aumenta precocemente nella CKD per mantenere l'escrezione di fosfato. Studi osservazionali hanno associato concentrazioni elevate a maggiore massa ventricolare, mentre esperimenti hanno mostrato una segnalazione ipertrofica cardiaca attraverso FGFR4 indipendente dal co-recettore Klotho. Questi risultati sostengono plausibilità biologica ma non dimostrano che abbassare FGF23 migliori gli esiti umani. Il segnale FGF23-FGFR4 non è attualmente un bersaglio cardiologico validato.

La carenza di Klotho, l'iperfosfatemia, l'iperparatiroidismo secondario e le alterazioni della vitamina D si inseriscono nel disturbo minerale e osseo della CKD. Favoriscono calcificazione vascolare, rigidità e un ambiente proinfiammatorio, ma i rapporti causali con il miocardio sono complessi. Fosfato, calcio e PTH devono essere interpretati serialmente e insieme. La CKD-MBD si tratta secondo indicazioni renali, non inseguendo un singolo valore di FGF23 o una presunta regressione immediata dell'ipertrofia.

Indossil solfato, p-cresil solfato e altri soluti legati alle proteine sono poco rimossi dalla dialisi convenzionale e producono effetti profibrotici e ossidativi in modelli cellulari e animali. Anche prodotti di glicazione, carbamilazione e alterazioni del microbiota possono contribuire alla disfunzione endoteliale. Le associazioni cliniche non equivalgono però a prova terapeutica. Le tossine uremiche costituiscono una famiglia eterogenea e nessun adsorbente ha dimostrato di curare la cardiomiopatia negli studi di esito.

La rarefazione capillare rende l'apporto ematico insufficiente rispetto alla massa muscolare e aumenta la suscettibilità all'ischemia durante tachicardia o ipotensione. La disfunzione endoteliale riduce la vasodilatazione, mentre calcificazione e rimodellamento arteriolare limitano la riserva. Questi fenomeni possono spiegare dolore, troponina persistentemente elevata e alterazioni regionali senza una stenosi epicardica responsabile. La discordanza muscolo-capillari è particolarmente rilevante durante l'ultrafiltrazione rapida.

Dialisi, myocardial stunning e fistola arterovenosa

L'emodialisi corregge iperkaliemia, acidosi, sovraccarico e parte dei soluti uremici, ma concentra in poche ore variazioni che i reni sani distribuiscono nell'intera giornata. Sottrazione di volume, temperatura, composizione del bagno e risposta autonomica modificano pressione, perfusione e ripolarizzazione. Il trattamento è salvavita, ma la seduta può diventare uno stress test emodinamico ripetuto. La instabilità intradialitica deve essere considerata una possibile componente del fenotipo cardiaco.

Studi con ecocardiografia e perfusione hanno documentato riduzioni regionali del flusso e della contrattilità durante emodialisi, definite myocardial stunning quando reversibili dopo la seduta. Il fenomeno può comparire anche senza coronaropatia epicardica critica ed è favorito da ultrafiltrazione elevata e ipotensione. Ripetuti episodi sono stati associati a successivo deterioramento sistolico nelle coorti. Lo stunning miocardico è tuttavia un meccanismo, non una diagnosi automaticamente applicabile a ogni calo pressorio.

L'intervallo lungo del regime trisettimanale favorisce maggiore accumulo di acqua, potassio e acidi, seguito da una seduta più impegnativa. Il rischio aritmico e di morte improvvisa presenta una periodicità collegata al ciclo dialitico, ma dipende anche da cardiopatia di base e prescrizione. Un bagno con concentrazioni estreme può creare gradienti rapidi. La dinamica interdialitica impone di analizzare incremento ponderale, elettroliti e sintomi nell'intera settimana.

Una fistola arterovenosa riduce le resistenze sistemiche e aumenta ritorno venoso e portata cardiaca. La maggioranza dei pazienti tollera questo adattamento, ma un accesso ad alta portata può aggravare dilatazione destra, ipertensione polmonare o scompenso ad alta gittata, specialmente con anemia e ridotta riserva. Una soglia di flusso non è diagnostica in assoluto. La fistola ad alta portata diventa clinicamente significativa quando misure dell'accesso, emodinamica e sintomi convergono.

L'esame deve cercare polso ampio, tachicardia, soffio continuo, pressione differenziale elevata e segni di congestione, ma nessuno è specifico. Ecocardiografia, portata dell'accesso e rapporto tra flusso della fistola e gittata aiutano a quantificare l'onere; in casi complessi può servire cateterismo con compressione temporanea. Riduzione del flusso o legatura richiedono una strategia per l'accesso futuro. La prova emodinamica impedisce di sacrificare una fistola utile per un'associazione solo temporale.

Manifestazioni cliniche e complicanze

La fase iniziale è spesso asintomatica perché l'ipertrofia mantiene la frazione di eiezione. Con il deterioramento del rilasciamento compaiono dispnea da sforzo, ridotta capacità fisica e congestione, sintomi che possono essere scambiati per anemia, decondizionamento o semplice eccesso di liquidi. La risposta alla sottrazione di volume non esclude una malattia miocardica. Lo scompenso a frazione preservata è frequente e richiede prova di pressioni di riempimento elevate nel contesto clinico appropriato.

La disfunzione sistolica può derivare dalla progressione del substrato, ma impone sempre una ricerca attiva di ischemia, infarto silente, tachicardiomiopatia, miocardite, valvulopatia e tossicità farmacologica. Un calo della frazione dopo dialisi può essere transitorio e dipendente dal carico; una riduzione persistente tra esami standardizzati ha significato diverso. La disfunzione ventricolare persistente non deve essere attribuita all'uremia prima di questa verifica.

Sincope e presincope richiedono una valutazione urgente di ritmo, pressione, ischemia ed elettroliti. Nel dializzato non tutte le morti improvvise sono dovute a tachicardia o fibrillazione ventricolare: studi con loop recorder hanno osservato numerose bradicardie e asistolie, soprattutto in relazione al ciclo dialitico. Questa eterogeneità limita strategie basate soltanto sul defibrillatore. La morte cardiaca improvvisa rappresenta un esito clinico con meccanismi diversi.

Elettrocardiogramma e biomarcatori

L'ECG può mostrare criteri di ipertrofia, deviazione assiale e alterazioni secondarie della ripolarizzazione, ma la sensibilità per la massa anatomica è limitata. Blocchi, allungamento del PR o QRS, fibrillazione atriale e onde Q modificano la diagnosi differenziale. Potassio, calcio, pH e velocità delle loro variazioni alterano onde T, conduzione e QT. La lettura elettrocardiografica deve essere collegata al momento della seduta e ai valori biochimici contemporanei.

La troponina cardiaca, soprattutto ad alta sensibilità, è spesso cronicamente elevata nella CKD principalmente per danno miocardico strutturale e ischemia microvascolare; la ridotta eliminazione può contribuire, ma non spiega da sola il reperto. Un valore sopra il 99° percentile dimostra danno, non necessariamente infarto. Per diagnosticare un evento acuto servono variazione in serie e prove di ischemia cliniche, elettrocardiografiche o di imaging. Nessuna soglia renale universale sostituisce la definizione universale di infarto.

BNP e NT-proBNP aumentano con pressione parietale e volume, ma anche con età, fibrillazione atriale e ridotta funzione renale; NT-proBNP risente particolarmente della clearance. Valori molto elevati mantengono significato prognostico, mentre il limite diagnostico ottimale varia tra CKD non dialitica e dialisi. Un andamento rispetto al livello abituale può aiutare, purché il campionamento sia standardizzato. I peptidi natriuretici integrano esame e imaging, non misurano direttamente la quantità di liquido.

Emocromo, ferritina e saturazione della transferrina definiscono anemia e disponibilità di ferro; potassio, bicarbonato, calcio, fosfato e PTH identificano fattori modificabili. Albumina, infiammazione e stato nutrizionale aiutano a interpretare resistenza agli ESA e prognosi, senza diventare marcatori specifici del miocardio. Nella CKD non dialitica, la stima combinata creatinina-cistatina C può ridurre l'errore legato alla sarcopenia. La valutazione biologica integrata cerca meccanismi azionabili più che una firma uremica unica.

Ecocardiografia e strain miocardico

L'ecocardiogramma è l'esame iniziale perché misura spessori, cavità, frazione di eiezione, valvole e pressione polmonare. Nei pazienti dializzati deve essere annotato il rapporto temporale con la seduta e lo stato volemico, poiché precarico e postcarico modificano dimensioni e indici Doppler. Confrontare esami eseguiti in fasi diverse può creare una falsa progressione o regressione. La standardizzazione dell'ecocardiogramma è necessaria per ogni follow-up quantitativo.

La massa ventricolare viene calcolata da misure lineari o tridimensionali e indicizzata per superficie corporea o altezza secondo laboratorio e corporatura. L'indicizzazione per superficie può sottostimare l'ipertrofia nell'obesità, mentre formule diverse non sono intercambiabili. Lo spessore relativo di parete distingue rimodellamento e ipertrofia concentrici dalla geometria eccentrica. La massa ventricolare indicizzata deve essere interpretata con metodo e valori di riferimento dichiarati.

La funzione diastolica richiede integrazione di flusso mitralico, e' tissutale, rapporto E/e', volume atriale e velocità del rigurgito tricuspidalico, adattando l'algoritmo a ritmo e valvulopatie. Nessun parametro isolato misura con precisione la pressione di riempimento in ogni dializzato. Volume e tachicardia cambiano rapidamente il profilo. La disfunzione diastolica è credibile quando più reperti concordano con sintomi e congestione.

Lo speckle tracking rileva spesso una riduzione del global longitudinal strain prima che scenda la frazione di eiezione. Il GLS riflette la funzione delle fibre subendocardiche, vulnerabili a ischemia e fibrosi, ma dipende da carico, software, qualità e ritmo. Non esiste un cut-off specifico che diagnostichi cardiomiopatia uremica. La deformazione longitudinale è soprattutto utile come misura sensibile e ripetibile nello stesso paziente.

Alterazioni regionali nuove suggeriscono ischemia epicardica o stunning e richiedono correlazione temporale. Ecocardiogrammi durante dialisi hanno mostrato segmenti che riducono transitoriamente la contrazione, ma il test non è necessario in ogni seduta. Nel sospetto di scompenso ad alta portata si valutano gittata, camere destre, pressione polmonare e risposta alla compressione dell'accesso. La ecocardiografia funzionale risponde così a quesiti mirati oltre la semplice misura della frazione di eiezione.

Risonanza magnetica e caratterizzazione tissutale

La risonanza cardiaca è il riferimento per volumi e massa grazie alla ricostruzione tomografica e alla minore dipendenza geometrica. Cine ben acquisiti distinguono ipertrofia, dilatazione, funzione destra e anomalie regionali. Il vantaggio è maggiore quando l'ecocardiogramma ha finestre limitate o misure discordanti. Anche la CMR risente però dello stato di idratazione, per cui la riproducibilità longitudinale richiede timing e protocollo coerenti.

Il late gadolinium enhancement identifica fibrosi focale perché il contrasto permane negli spazi extracellulari espansi. Una distribuzione subendocardica o transmurale orienta verso infarto, mentre un pattern mesocardico o non coronarico suggerisce un processo non ischemico. La fibrosi diffusa può non creare sufficiente contrasto tra miocardio normale e malato e sfuggire al LGE. La assenza di LGE non esclude pertanto espansione interstiziale uremica.

Il native T1 mapping misura il tempo di rilassamento senza contrasto ed è spesso elevato nell'insufficienza renale avanzata. Può riflettere fibrosi, edema o altri cambiamenti di composizione e varia tra scanner, campo e sequenza. Il T2 mapping aiuta a riconoscere edema, mentre l'ECV richiede contrasto ed ematocrito e quantifica l'espansione extracellulare. Il native T1 elevato è un biomarcatore sensibile ma non un'impronta specifica della cardiomiopatia uremica.

Nei pazienti con danno renale acuto o CKD G4-G5 il contrasto al gadolinio richiede una valutazione esplicita di indicazione e agente. I moderni composti di gruppo II hanno un rischio molto basso di fibrosi sistemica nefrogenica; il consenso ACR-NKF non richiede un consenso scritto routinario, ma raccomanda che il paziente sia informato secondo il protocollo locale quando il rischio renale è avanzato. La dialisi non va iniziata né modificata soltanto per somministrare un agente di gruppo II, mentre cine e mapping nativo possono già risolvere numerosi quesiti. La sicurezza del gadolinio va individualizzata senza negare un esame essenziale né impiegare contrasto privo di utilità.

Diagnosi clinica e diagnosi differenziale

Il percorso inizia verificando che la CKD sia cronica e definendone causa, filtrato, albuminuria e traiettoria. Si ricostruiscono pressione domiciliare o interdialitica, peso, diuresi residua, incremento tra sedute, anemia, accesso vascolare e prescrizione dialitica. Sintomi e segni devono essere collegati a ritmo e volume. La linea temporale cardiorenale aiuta a distinguere un rimodellamento progressivo da un evento cardiaco recente.

La diagnosi di cardiomiopatia associata alla CKD è sostenuta da ipertrofia o disfunzione non interamente spiegate da alternative, esposizione renale coerente e segni di fibrosi diffusa o alterazione longitudinale. Non richiede che ogni fattore extrarenale sia assente, condizione irrealistica, ma che il loro contributo sia stimato. Un referto dovrebbe nominare le componenti dimostrate e il grado di attribuzione. La diagnosi fenotipo-meccanismo è più utile dell'etichetta generica.

La coronaropatia è frequente, può essere silente nel diabete e deve essere cercata quando sintomi, cinetica, LGE o rischio lo indicano. Stress imaging, CCTA o coronarografia vengono scelti considerando calcificazione, filtrato e probabilità pre-test. Una stenosi epicardica non esclude contemporanea disfunzione microvascolare. La cardiopatia ischemica deve essere descritta separatamente perché modifica rivascolarizzazione, terapia antitrombotica e prognosi.

L'ipertensione di lunga durata può spiegare gran parte dell'ipertrofia, mentre stenosi aortica e rigurgiti cronici producono geometrie caratteristiche. Calcificazione anulare mitralica e aortica è accelerata dalla CKD-MBD e può diventare emodinamicamente severa. La correzione di una valvulopatia non è sostituita dall'intensificazione della dialisi. Il sovraccarico valvolare deve essere quantificato secondo linee guida e non assorbito nella diagnosi uremica.

L'amiloidosi provoca pareti spesse, disfunzione diastolica, strain con relativo risparmio apicale e tipiche anomalie CMR, ma nessun singolo segno è specifico nella CKD. Lo studio comprende immunofissazione sierica e urinaria con catene leggere libere interpretate considerando il filtrato, seguito quando appropriato da scintigrafia ossea o biopsia. ATTR e AL richiedono percorsi diversi. La amiloidosi cardiaca è una diagnosi da non perdere perché possiede trattamenti e prognosi propri.

Cardiomiopatia ipertrofica, malattia di Fabry, sarcoidosi e miocardite entrano nella diagnosi differenziale secondo morfologia, storia familiare ed extracardiaca. Fabry può causare contemporaneamente nefropatia e ipertrofia e mostra spesso T1 nativo ridotto prima della fibrosi, sebbene l'insufficienza renale possa confondere. Pattern di LGE e test genetici o biochimici mirati chiariscono il sospetto. La causa sistemica condivisa non deve essere scambiata per conseguenza aspecifica della CKD.

Prevenzione e terapia nella CKD non dialitica

Non esiste un farmaco approvato per la fibrosi uremica in quanto tale. La prevenzione consiste nel rallentare la CKD e ridurre gli stimoli che generano rimodellamento, intervenendo prima che la massa e l'interstizio diventino difficilmente reversibili. Pressione, sodio, volume, diabete, albuminuria, anemia e rischio aterosclerotico richiedono un piano coordinato. La prevenzione precoce possiede prove più solide di qualsiasi tentativo tardivo di rimuovere la cicatrice.

Nell'adulto con ipertensione e CKD non dialitica KDIGO propone, quando tollerato, una pressione sistolica inferiore a 120 mmHg misurata con tecnica standardizzata; il valore non è trasferibile a misure casuali né alla dialisi. Ortostatismo, fragilità, coronaropatia e bassa pressione diastolica richiedono individualizzazione. Restrizione ragionevole di sodio e diuretici correggono volume e potenziano il controllo pressorio. Il target pressorio standardizzato è uno strumento, non un obiettivo indipendente dalla perfusione.

ACE-inibitori o sartani sono fondamentali nell'albuminuria e appartengono alla terapia dello scompenso con frazione ridotta quando indicati. Creatinina e potassio vanno controllati dopo inizio o titolazione; un calo emodinamico limitato dell'eGFR non implica automaticamente sospensione. Lo studio STOP-ACEi non ha mostrato un beneficio renale dall'interruzione routinaria nella CKD avanzata. L'inibizione del RAAS si riduce per ipotensione sintomatica, iperkaliemia non controllabile o altre controindicazioni reali.

Gli SGLT2-inibitori riducono progressione renale e ricoveri per scompenso in ampie popolazioni non dialitiche, diabetiche e non diabetiche, fino ai limiti di filtrato studiati. KDIGO 2024 ne raccomanda l'uso in specifici profili con eGFR almeno 20 ml/min/1,73 m² e suggerisce, una volta iniziati, di proseguirli sotto tale soglia salvo intolleranza o avvio della terapia renale sostitutiva. I trial DAPA-CKD ed EMPA-KIDNEY non hanno arruolato pazienti in dialisi di mantenimento. La protezione SGLT2 non giustifica quindi l'inizio o la prosecuzione routinaria dopo l'avvio della dialisi.

Nello scompenso con frazione ridotta, beta-bloccante basato su evidenze, RAAS-inibitore o sacubitril-valsartan, antagonista mineralcorticoide e SGLT2-inibitore vengono considerati insieme, adattando dosi e monitoraggio a filtrato, potassio e pressione. I trial hanno incluso pochi pazienti con CKD molto avanzata e generalmente escluso la dialisi. Piccole riduzioni iniziali del filtrato possono essere emodinamiche e non annullano il beneficio. La terapia quadruplice HFrEF richiede titolazione competente, non rinuncia preventiva per il solo timore della creatinina.

Gli antagonisti mineralcorticoidi steroidei aumentano il rischio di iperkaliemia quando il filtrato è basso. Finerenone ha mostrato benefici cardiorenali nel diabete tipo 2 con CKD albuminurica e potassio controllato; FINEARTS-HF ne ha inoltre dimostrato un beneficio sugli eventi di peggioramento dello scompenso nei pazienti con frazione lievemente ridotta o preservata, anche senza diabete. Quel trial escludeva tuttavia eGFR inferiore a 25 ml/min/1,73 m² e dialisi, perciò non dimostra efficacia nella cardiomiopatia uremica dialitica. Leganti del potassio possono facilitare alcune terapie, senza che ciò elimini il monitoraggio. La gestione dell'iperkaliemia cerca di preservare farmaci efficaci mantenendo prioritaria la sicurezza.

Nello scompenso a frazione preservata il controllo della congestione e delle comorbilità resta centrale; gli SGLT2-inibitori riducono ricoveri nelle popolazioni eleggibili non dialitiche. Diuretici dell'ansa sono utili finché esiste risposta renale, mentre nell'anuria non sostituiscono l'ultrafiltrazione. Il calo ponderale troppo rapido può produrre ipoperfusione senza risolvere la congestione interstiziale. La decongestione efficace si giudica da sintomi, segni, pressione e traiettoria, non dalla creatinina isolata.

La terapia dell'anemia segue la linea guida KDIGO 2026 e inizia dalla ricerca di carenza di ferro, sanguinamento, infiammazione e altre cause correggibili. Nei pazienti G5D viene suggerito di iniziare ESA quando l'emoglobina è pari o inferiore a una soglia compresa fra 9 e 10 g/dl; nella CKD non dialitica la decisione è individualizzata e, per la maggior parte degli adulti, la soglia si colloca fra 8,5 e 10 g/dl. Durante il mantenimento negli adulti il target con ESA deve restare sotto 11,5 g/dl, perché valori più elevati aumentano eventi trombotici e ictus senza beneficio di sopravvivenza. Gli ESA a dose minima riducono trasfusioni, ma non costituiscono un antifibrotico cardiaco.

Fosfato, calcio e PTH vengono trattati sulla base di andamenti seriali, dieta, dialisi, chelanti, vitamina D o calcimimetici secondo la fase della CKD. Evitare ipercalcemia e controllare iperfosfatemia può ridurre calcificazione e rigidità, ma nessuna strategia è prescritta soltanto per abbassare FGF23 o lo spessore ventricolare. Statine e, quando indicato, ezetimibe riducono rischio aterosclerotico nella CKD non dialitica. Il controllo CKD-MBD e dei lipidi tratta rischi definiti, non una firma cardiomiopatica astratta.

Terapia in dialisi, aritmie e trapianto

Nel paziente emodializzato la prima terapia emodinamica è una prescrizione che raggiunga euvolemia senza ischemia da sottrazione rapida. Peso obiettivo, velocità di ultrafiltrazione, durata della seduta, temperatura e sodio del bagno vengono adattati a pressione, diuresi e incremento interdialitico. Bioimpedenza e ecografia polmonare possono integrare l'esame, ma nessun metodo definisce da solo il peso secco. La ultrafiltrazione tollerabile è spesso più importante di una rimozione aggressiva completata a ogni costo.

Sedute più lunghe o frequenti riducono oscillazioni di volume e, nel trial FHN quotidiano, hanno migliorato un endpoint composito comprendente massa ventricolare. Lo studio era piccolo, durava un anno e non dimostrò una riduzione definitiva della mortalità; aumentò inoltre gli interventi sull'accesso. Il regime deve essere selezionato considerando beneficio emodinamico, burden e fattibilità. La dialisi più frequente non è una prescrizione universale basata sulla sola ipertrofia.

Ipotensione ricorrente richiede revisione di incremento ponderale, velocità di ultrafiltrazione, farmaci, temperatura, pasti e funzione cardiaca. Raffreddamento individualizzato del dializzato può migliorare stabilità in alcuni pazienti, ma le prove sugli esiti clinici maggiori restano limitate. Potassio, calcio e bicarbonato del bagno devono evitare gradienti eccessivi senza lasciare squilibri pericolosi. La prescrizione dialitica cardioprotettiva è individuale e viene rivalutata dopo ogni evento.

Le prove farmacologiche HFrEF nella dialisi sono molto meno solide rispetto alla CKD non dialitica. Un piccolo studio di carvedilolo in cardiomiopatia dilatativa suggerì beneficio, ma non stabilisce un effetto di classe o una dose universale; dializzabilità, bradicardia e ipotensione differiscono tra beta-bloccanti. Anche ACE-inibitori, ARB, ARNI e MRA non dispongono di grandi trial conclusivi in questa popolazione. La terapia HFrEF dialitica viene individualizzata con cardiologo e nefrologo, senza presentare estrapolazioni come evidenze dirette.

Lo studio SPin-D aveva mostrato che basse dosi di spironolattone potevano essere somministrate con monitoraggio selezionato, senza un miglioramento convincente della funzione diastolica e con più iperkaliemia alle dosi maggiori. Nel 2025 i più ampi trial ACHIEVE, nella dialisi di mantenimento, e ALCHEMIST, nell'emodialisi ad alto rischio, non hanno ridotto i rispettivi esiti cardiovascolari compositi primari. Questi risultati non sostengono lo spironolattone come cardioprotezione routinaria del dializzato, mentre gli SGLT2-inibitori non dispongono ancora di prove di esito in tale popolazione. Digossina richiede estrema cautela per eliminazione, elettroliti e aritmie. Il vuoto di evidenze si è ristretto per gli antagonisti mineralcorticoidi, ma non si è trasformato in beneficio.

La fibrillazione atriale richiede controllo di frequenza o ritmo adattato a dializzabilità e pressione. La decisione anticoagulante nell'insufficienza renale terminale è complessa perché rischio embolico e sanguinamento sono entrambi elevati e le prove randomizzate sono limitate; warfarin e singoli DOAC non sono intercambiabili. Pregresse emorragie, accesso, calcifilassi, età e preferenze modificano il bilancio. La prevenzione tromboembolica non può essere dedotta dalla sola presenza di CKD.

Un ICD è indicato in prevenzione secondaria dopo arresto cardiaco dovuto a TV/FV o tachicardia ventricolare sostenuta con compromissione emodinamica, in assenza di una causa reversibile. In prevenzione primaria si applicano i criteri di cardiomiopatia e frazione di eiezione, ma nei dializzati il beneficio assoluto può ridursi per infezioni, mortalità non aritmica e frequenza di bradiaritmie o asistolia. Il dispositivo non corregge potassio, ipotensione o stunning. La selezione per ICD richiede aspettativa di vita, meccanismo probabile e rischio procedurale.

Pacemaker e terapia di resincronizzazione seguono indicazioni elettriche e meccaniche standard, adattate al rischio di infezione e alla conservazione degli accessi venosi. Un monitor impiantabile può chiarire sincopi rare, ma non è screening di routine. Prima di attribuire un evento all'aritmia si cercano iperkaliemia, ischemia, embolia e ipotensione. La strategia dei dispositivi deve preservare anche il patrimonio vascolare necessario alla dialisi.

Quando una fistola contribuisce a scompenso ad alta portata, bendaggio, revisione o legatura possono ridurre carico, ma la decisione richiede una prova ragionevole di causalità e un piano di accesso. Un trial in trapiantati stabili ha mostrato riduzione della massa dopo legatura di fistole persistenti, risultato non generalizzabile a ogni paziente dializzato. Conservare una fistola può essere prezioso se il trapianto fallisce. La gestione dell'accesso bilancia cuore presente e necessità renale futura.

Il trapianto renale corregge molti stimoli, migliora eliminazione dei soluti, anemia e libertà dalle oscillazioni dialitiche e offre un vantaggio di sopravvivenza ai candidati appropriati. Studi ecocardiografici hanno descritto rimodellamento inverso, ma analisi CMR e meta-analisi mostrano risposte variabili e non una regressione universale della massa o della fibrosi. Pressione, rigetto, immunosoppressione e fistola persistente continuano a influire. Il trapianto renale è la migliore sostituzione fisiologica, non una garanzia di guarigione cardiaca.

Follow-up e prognosi

Il follow-up è costruito sul rischio e non su un calendario uguale per tutti. Sintomi nuovi, variazioni pressorie, aritmie, incremento del volume o candidatura al trapianto possono richiedere ecocardiogramma anticipato; un paziente stabile viene controllato secondo stadio renale e anomalie iniziali. La stessa modalità e fase dialitica aumentano confrontabilità. La sorveglianza longitudinale cerca cambiamenti capaci di modificare terapia, non ripetizioni prive di conseguenza.

La prognosi peggiora con ipertrofia marcata, dilatazione, funzione sistolica ridotta, pressioni di riempimento elevate, fibrosi, GLS alterato e disfunzione destra. Troponina e peptidi natriuretici elevati aggiungono informazione, ma non sostituiscono malattia coronarica, fragilità, infezioni e stato nutrizionale. Nei dializzati il rischio non cardiaco compete fortemente con quello aritmico. La stratificazione multimodale è più attendibile di qualsiasi singola soglia.

La regressione della massa dopo controllo di pressione e volume è favorevole, ma può riflettere in parte una minore cavità o idratazione al momento dell'esame. Il miglioramento della frazione non dimostra scomparsa della fibrosi e il T1 può restare anomalo. Per questo gli endpoint intermedi devono essere interpretati insieme a capacità funzionale e ricoveri. Il rimodellamento inverso è desiderabile, ma non equivale automaticamente a normalizzazione del rischio.

Il documento KDIGO 2026 derivato dalla Controversies Conference su cuore e rene sottolinea l'integrazione delle cure, l'interpretazione contestuale dei biomarcatori e la scarsità di dati nella CKD avanzata. Non è una linea guida formale dedicata allo scompenso, e la prima linea guida KDIGO specifica per HF nella CKD risulta ancora in sviluppo. Questa distinzione metodologica evita di trasformare consenso ed evidenze incomplete in raccomandazioni graduate. La gerarchia delle prove deve rimanere esplicita soprattutto nella dialisi.

Il risultato clinico migliore deriva dal riconoscere precocemente il fenotipo, trattare le cause concorrenti e prevenire oscillazioni emodinamiche evitabili. Nessuna etichetta uremica deve far rinunciare a indagare ischemia, amiloidosi o valvulopatia, e nessuna creatinina isolata deve far sospendere automaticamente una terapia efficace. Cardiologo, nefrologo, team dialitico e paziente condividono obiettivi di funzione, sicurezza e qualità di vita. La gestione integrata è il vero trattamento di una cardiomiopatia che nasce da molteplici interazioni.

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