
La sindrome CREST rappresenta la forma classica di sclerodermia sistemica a interessamento cutaneo limitato, oggi inquadrata come limited cutaneous systemic sclerosis e caratterizzata da un pattern clinico dominato da calcinosi cutanea, fenomeno di Raynaud, disfunzione esofagea, sclerodattilia e teleangectasie, da cui deriva l’acronimo CREST. Si tratta di una connettivite autoimmune cronica in cui vasculopatia obliterativa, attivazione immunitaria e fibrosi tissutale si combinano determinando un coinvolgimento multiorgano a prevalente espressione cutaneo vascolare e gastrointestinale, con rischio elevato di ipertensione arteriosa polmonare e complicanze microvascolari digitali.
Dal punto di vista epidemiologico, la sindrome CREST si colloca all’interno dello spettro della sclerodermia sistemica, che presenta una prevalenza stimata tra circa 7 e 30 casi per 100.000 abitanti, con un chiaro predominio femminile e picco di esordio tra la quarta e la sesta decade di vita. La forma limitata, che comprende la sindrome CREST, è complessivamente più frequente della forma diffusa e tende a manifestare un decorso più lentamente progressivo, con lungo intervallo tra l’esordio del fenomeno di Raynaud e la comparsa di fibrosi cutanea e segni viscerali. Una quota significativa di pazienti presenta autoanticorpi anti centromero ad alto titolo, che rappresentano un marcatore sierologico tipico di questa variante e si associano a rischio aumentato di ipertensione arteriosa polmonare e di complicanze vascolari digitali.
Sebbene la sindrome CREST venga spesso considerata una forma relativamente “benigna” rispetto alla sclerodermia diffusa per la minore frequenza di crisi renale e di fibrosi cutanea estesa, il carico di morbilità può essere rilevante: le calcificazioni cutanee e le ulcere digitali determinano dolore cronico e limitazione funzionale, la dismotilità esofagea contribuisce a malnutrizione e complicanze respiratorie da microaspirazione, mentre la comparsa di ipertensione arteriosa polmonare condiziona in modo sostanziale la prognosi a lungo termine. La sindrome CREST va quindi interpretata come una specifica espressione fenotipica della sclerodermia sistemica limitata, con peculiarità cliniche e prognostiche proprie ma saldamente inserita nello stesso continuum patogenetico.
La sindrome CREST condivide gran parte dei meccanismi eziopatogenetici con la sclerodermia sistemica, di cui rappresenta una variante cutanea limitata con specifiche associazioni sierologiche e di organo. Sul piano genetico, numerosi studi di associazione hanno evidenziato un contributo del complesso maggiore di istocompatibilità, in particolare di alleli HLA-DRB1, DQA1 e DQB1, insieme a varianti non HLA coinvolte nella regolazione della risposta immune innata e adattativa (ad esempio PTPN22, STAT4, IRF5). Questa predisposizione crea un terreno favorevole alla perdita di tolleranza immunologica nei confronti di antigeni nucleari e di componenti della matrice extracellulare, predisponendo all’autoimmunità sistemica.
Accanto alla suscettibilità genetica, l’eziologia comprende fattori ambientali che agiscono come trigger o amplificatori di una risposta immune aberrante. Esposizioni professionali a polveri di silice e ad alcuni solventi organici, precedenti infezioni virali (come citomegalovirus, Epstein Barr virus e parvovirus B19) e microtraumi ripetuti a carico del microcircolo digitale sono stati associati a un rischio aumentato di sviluppare sclerodermia, suggerendo un meccanismo di danno endoteliale cronico seguito da una risposta riparativa disfunzionale. Nella sindrome CREST, la combinazione tra danno endoteliale, microangiopatia e attivazione fibroblastica si traduce in una vasculopatia obliterativa prevalentemente distale, con manifestazioni cliniche di Raynaud complicato, teleangectasie e calcinosi cutanea.
Il nucleo patogenetico della malattia risiede nel circolo vizioso che coinvolge endotelio, sistema immune e fibroblasti. Il danno endoteliale iniziale induce espressione di molecole di adesione, rilascio di fattori pro trombotici e produzione di mediatori vasoattivi sbilanciata a favore di vasocostrittori (endotelina 1) rispetto a vasodilatatori (ossido nitrico, prostacicline). Ciò determina vasospasmo ricorrente e rimodellamento della parete vasale con iperplasia intimale, ispessimento della media e progressiva obliterazione del lume. In parallelo, cellule dendritiche e linfociti T CD4+ riconoscono antigeni self e orchestrano una risposta immune cronica, con produzione di citochine profibrotiche come transforming growth factor beta, IL 4, IL 13 e di chemochine che richiamano monociti e fibroblasti.
Nel contesto della sindrome CREST, un ruolo centrale è svolto dagli autoanticorpi anti centromero, che costituiscono il marcatore sierologico più tipico di questa variante. La loro presenza si associa a pattern clinico di sclerodermia limitata con vasculopatia periferica marcata, teleangectasie diffuse e rischio elevato di ipertensione arteriosa polmonare, mentre il coinvolgimento polmonare interstiziale e renale è generalmente meno frequente rispetto alla forma diffusa e ad altre specificità autoanticorpali. Sebbene il contributo patogenetico diretto degli anti centromero resti oggetto di studio, essi identificano un sottogruppo di pazienti con profilo vascolare e fibrotico relativamente caratteristico.
Sul piano fisiopatologico, la combinazione di microangiopatia cronica e fibrosi progressiva determina le manifestazioni cardine del fenotipo CREST. La vasculopatia digitale conduce a Raynaud severo, ulcere ischemiche e, nei casi più gravi, riassorbimento osseo delle falangi distali. A livello cutaneo, la fibrosi localizzata alle estremità distali e al volto genera sclerodattilia, riduzione dell’apertura orale e teleangectasie cutaneo mucose, mentre la deposizione di sali di calcio a livello dermo sottocutaneo si traduce in calcinosi nodulare spesso dolorosa e recidivante. Nel tratto gastrointestinale, la combinazione tra neuropatia autonomica e fibrosi della muscolatura liscia spiega la dismotilità esofagea, il reflusso gastro esofageo e, nei tratti più distali, la comparsa di ectasie vascolari gastriche o intestinali. A livello polmonare, la stessa microangiopatia coinvolge il circolo arterioso polmonare predisponendo allo sviluppo di ipertensione arteriosa polmonare, complicanza cardine della forma limitata.
Per una trattazione estesa dei meccanismi eziopatogenetici condivisi da tutte le forme di sclerodermia sistemica, inclusa la sindrome CREST, si rimanda alla monografia dedicata alla eziologia, patogenesi e fisiopatologia della sclerodermia.
Dal punto di vista clinico, la sindrome CREST si caratterizza per un esordio graduale, spesso dominato per anni da un fenomeno di Raynaud che precede di lungo tempo la comparsa di altre manifestazioni. Il paziente riferisce episodi ricorrenti di sbiancamento e cianosi delle dita delle mani in risposta al freddo o allo stress, con dolore e parestesie, cui si associano progressivamente segni di danno microvascolare cronico quali pitting scars, micro ulcere digitali e ritardo di cicatrizzazione. In questa fase possono già essere presenti telangectasie puntiformi al volto, alle mani o sulle mucose, spesso misconosciute o attribuite ad altre cause.
Il quadro cutaneo è dominato dalla sclerodattilia, con ispessimento e indurimento della cute delle dita delle mani e, talora, dei piedi, che si traduce in riduzione della motilità articolare, difficoltà nelle attività fini e aspetto “a becco” delle falangi distali. L’indurimento può estendersi agli avambracci ma, per definizione, risparmia il tronco, a differenza della forma diffusa. A livello del volto si osservano riduzione dell’apertura orale, solchi radiati periorali, assottigliamento delle labbra e talora scomparsa delle pieghe cutanee, con espressione “amimica”. Le teleangectasie, spesso multiple e disseminate su volto, labbra, mani e tronco superiore, rappresentano una manifestazione tipica e indicativa di vasculopatia cronica.
La calcinosi cutanea è un’altra componente caratteristica della sindrome CREST: si presenta come noduli duri, talora dolenti, localizzati soprattutto alle dita, sui gomiti, sulle superfici estensorie o nelle sedi di appoggio. Questi depositi calcifici possono ulcerarsi con fuoruscita di materiale biancastro gessoso, favorendo infezioni locali, dolore cronico e limitazione funzionale. La presenza di calcinosi è spesso associata a lunga durata di malattia e a elevato carico di danno tissutale.
Sul versante gastrointestinale, la dismotilità esofagea e il reflusso gastro esofageo sono estremamente frequenti: il paziente lamenta pirosi retrosternale, rigurgito acido, disfagia per i solidi e, nei casi più avanzati, per i liquidi, con rischio di perdita di peso e malnutrizione. L’ipomotilità esofagea predispone anche a microaspirazioni notturne e a complicanze respiratorie come tosse cronica, bronchiti ricorrenti e, nel lungo termine, fibrosi polmonare secondaria. Più distalmente possono comparire malassorbimento, diarrea o pseudo occlusione intestinale, in genere meno frequenti rispetto alla forma diffusa ma non assenti.
Nel distretto cardiorespiratorio, la complicanza più temuta della sindrome CREST è lo sviluppo di ipertensione arteriosa polmonare, che può manifestarsi con dispnea da sforzo, ridotta tolleranza all’attività fisica, sincope o edemi declivi. Più raramente è presente fibrosi polmonare interstiziale significativa, solitamente meno estesa rispetto alle forme diffuse associate ad anti topoisomerasi I. Ulteriori manifestazioni possono comprendere aritmie, pericardite, ridotta riserva coronarica e un aumento globale del rischio cardiovascolare legato alla microangiopatia diffusa e all’infiammazione cronica.
Infine, sul piano muscolo scheletrico si osservano frequentemente artralgie, rigidità, tendiniti e, in alcuni casi, artrite infiammatoria con pattern simile a quello dell’artrite reumatoide, mentre le mialgie e le miopatie sono in genere meno pronunciate rispetto ad altri fenotipi di sclerodermia. Complessivamente, la sindrome CREST determina un impatto significativo sulla qualità di vita, con dolore cronico, limitazione funzionale e stanchezza persistente, pur mantenendo spesso una sopravvivenza relativamente migliore rispetto alla forma diffusa in assenza di ipertensione polmonare avanzata.
Per una descrizione sistematica e più ampia delle manifestazioni cliniche che accomunano la sindrome CREST alle altre varianti di sclerodermia sistemica si rinvia alla pagina sulle manifestazioni cliniche della sclerodermia.
L’inquadramento diagnostico della sindrome CREST segue i principi generali della valutazione della sclerodermia sistemica, con un percorso che integra anamnesi, esame obiettivo, autoanticorpi specifici, capillaroscopia periungueale e indagini strumentali d’organo. In prima battuta vengono richiesti esami ematochimici di base per valutare lo stato infiammatorio, la funzione renale ed epatica, la presenza di anemia o altre citopenie e il profilo metabolico, sia per la stadiazione clinica sia in vista di possibili terapie vasodilatatrici o immunosoppressive.
La sierologia riveste un ruolo cruciale: la quasi totalità dei pazienti presenta anticorpi antinucleo ad alto titolo, tipicamente con pattern centromerico all’immunofluorescenza, mentre gli autoanticorpi anti centromero (ACA), ricercati con metodiche immunoenzimatiche o immunoblot, rappresentano il marcatore più strettamente associato alla sindrome CREST. La loro presenza supporta fortemente la diagnosi di sclerodermia limitata e identifica un profilo di rischio caratterizzato da vasculopatia periferica marcata e predisposizione all’ipertensione arteriosa polmonare, con minore frequenza di crisi renale e di interstiziopatia polmonare diffusa rispetto ai pazienti con anti topoisomerasi I o anti RNA polimerasi III. In una quota minoritaria di casi possono coesistere altri autoanticorpi specifici per sclerodermia o di overlap, con impatto sulla fenotipizzazione clinica.
La capillaroscopia periungueale rappresenta un esame cardine nell’inquadramento del fenomeno di Raynaud e nella stratificazione del rischio di sclerodermia. Nella sindrome CREST è tipico un pattern “sclerodermico” con capillari dilatati a megacapillari, emorragie peri capillari e progressivo diradamento con aree di drop out, spesso in fase “attiva” o “tardiva” a seconda della durata di malattia. Il rilievo di un pattern sclerodermico in un soggetto con fenomeno di Raynaud e autoanticorpi specifici consente di identificare forme molto precoci di sclerodermia limitata, prima ancora dello sviluppo di sclerodattilia e teleangectasie diffuse.
Sul piano strumentale, l’ecocardiografia transtoracica e la valutazione della funzione respiratoria sono fondamentali per lo screening di ipertensione arteriosa polmonare e di interstiziopatia. L’ecocardiogramma può evidenziare aumento delle pressioni in arteria polmonare, dilatazione del ventricolo destro o disfunzione valvolare, mentre la diffusione alveolo capillare per il monossido di carbonio (DLCO) ridotta costituisce un segnale precoce di vasculopatia polmonare. In caso di sospetto di ipertensione polmonare, il cateterismo cardiaco destro rimane il gold standard diagnostico. La tomografia computerizzata ad alta risoluzione del torace è indicata quando si sospetta fibrosi interstiziale, pur essendo in genere meno frequentemente alterata nella sindrome CREST rispetto alla forma diffusa.
Per lo studio della dismotilità esofagea e del reflusso gastro esofageo si ricorre alla manometria esofagea ad alta risoluzione, che documenta ipotonia dello sfintere esofageo inferiore e alterazioni della peristalsi, e alla pH impedenziometria delle 24 ore, che quantifica gli episodi di reflusso acido e non acido. La endoscopia digestiva superiore è utile per documentare esofagite, stenosi, Barrett e per ricercare ectasie vascolari gastriche responsabili di sanguinamenti cronici e anemia sideropenica.
Nel complesso, gli accertamenti di laboratorio e strumentali consentono non solo di confermare il sospetto di sindrome CREST, ma anche di definire il profilo di rischio d’organo, con particolare attenzione al circolo polmonare, all’apparato gastrointestinale e al microcircolo digitale. Per la descrizione completa del percorso diagnostico e delle indagini strumentali raccomandate nella sclerodermia sistemica, di cui la sindrome CREST è una variante limitata, si rimanda alla pagina sugli accertamenti, sierologia ed imaging della sclerodermia.
La diagnosi di sindrome CREST si colloca oggi all’interno del più ampio quadro della sclerodermia sistemica limitata. Nella pratica clinica, il sospetto nasce in presenza di fenomeno di Raynaud persistente, teleangectasie multiple, sclerodattilia, calcinosi cutanea e sintomi di dismotilità esofagea, associati a positività per anticorpi anti centromero e a un pattern capillaroscopico sclerodermico. In questo contesto, la sindrome CREST non rappresenta un’entità separata, ma un fenotipo specifico di sclerodermia limitata, riconosciuto dalle linee guida internazionali per la sua associazione con un particolare profilo sierologico e di organo.
Per uniformare la classificazione della sclerodermia sistemica, sono stati definiti i criteri ACR/EULAR 2013, applicabili anche ai pazienti con sindrome CREST. Tali criteri attribuiscono un punteggio a una serie di domini clinici, sierologici e strumentali e consentono di classificare come affetto da sclerodermia sistemica un paziente con punteggio totale pari o superiore a 9, in presenza di almeno una manifestazione compatibile e in assenza di diagnosi alternative più plausibili. All’interno di questo sistema, la presenza di sclerodattilia, telangectasie, fenomeno di Raynaud, pattern capillaroscopico tipico e autoanticorpi specifici contribuisce in modo sostanziale al punteggio globale.
Criteri classificativi ACR/EULAR 2013 per la sclerodermia sistemica
La stadiazione della malattia non si basa solo sull’estensione cutanea, ma soprattutto sulla valutazione sistematica del danno d’organo e dell’attività di malattia. Diversi indici compositi, come lo Scleroderma Clinical Trials Consortium Damage Index, sono stati sviluppati per quantificare il danno cumulativo a carico di apparato cardiovascolare, polmone, rene, apparato digerente, muscolo scheletrico e cute, e per distinguere le lesioni irreversibili dalle manifestazioni ancora potenzialmente modificabili. Nei pazienti con sindrome CREST, particolare attenzione è rivolta alla valutazione periodica del circolo polmonare per la diagnosi precoce di ipertensione arteriosa polmonare, mediante ecocardiografia, DLCO e, quando indicato, cateterismo cardiaco destro.
Principali domini di stadiazione nella sindrome CREST
Il trattamento della sindrome CREST si fonda sui principi generali di gestione della sclerodermia sistemica, con un approccio multidimensionale mirato al controllo della vasculopatia periferica, alla prevenzione e al trattamento dell’ipertensione arteriosa polmonare, alla gestione della dismotilità gastrointestinale e alla riduzione del carico di dolore e disabilità. Non esiste al momento una terapia unica in grado di arrestare definitivamente il processo fibrotico e vasculopatico, ma la combinazione di farmaci vasodilatatori, immunomodulanti e strategie di supporto consente di migliorare in modo significativo prognosi e qualità di vita.
Per il fenomeno di Raynaud e la prevenzione delle ulcere digitali si adottano in prima linea misure non farmacologiche (protezione dal freddo, cessazione del fumo, evitare farmaci vasocostrittori) associate a calcio antagonisti diidropiridinici a lunga durata d’azione. In caso di risposta insufficiente, le raccomandazioni internazionali prevedono l’impiego di inibitori della fosfodiesterasi di tipo 5, antagonisti recettoriali dell’endotelina e prostanoidi endovenosi o per infusione intermittente, scelti e combinati sulla base della severità degli episodi vasospastici e della presenza di ulcere digitali recidivanti. Nei casi più gravi si ricorre a simpaticectomie locali o a procedure interventistiche mirate per il controllo del dolore e della vasculopatia refrattaria.
La gestione della dismotilità esofagea e del reflusso gastro esofageo si basa sull’uso prolungato di inibitori di pompa protonica ad alto dosaggio, eventualmente associati a farmaci pro cinetici e a modifiche dietetiche e comportamentali (rialzo del capo del letto, pasti serali leggeri, evitare alcol e alimenti ad alto contenuto lipidico). Nei casi in cui siano presenti stenosi esofagee si ricorre alla dilatazione endoscopica, mentre le ectasie vascolari gastriche responsabili di sanguinamento cronico possono richiedere trattamenti endoscopici ripetuti.
Per la ipertensione arteriosa polmonare, complicanza cardine della sindrome CREST, si applicano gli schemi terapeutici sviluppati per l’ipertensione arteriosa polmonare associata a connettiviti, che includono combinazioni di antagonisti dell’endotelina, inibitori della fosfodiesterasi di tipo 5, stimolatori della guanilato ciclasi solubile e prostanoidi per via endovenosa o sottocutanea. La scelta del regime si basa su classe funzionale, parametri emodinamici e risposta alla terapia, con l’obiettivo di migliorare capacità di esercizio, parametri di laboratorio e sopravvivenza. Il trapianto di polmone rappresenta un’opzione estrema in selezionati casi di ipertensione polmonare refrattaria.
Sul versante immunomodulante, nella sindrome CREST la necessità di terapia immunosoppressiva sistemica è generalmente minore rispetto alla forma diffusa, ma può diventare rilevante in presenza di interstiziopatia polmonare clinicamente significativa, artrite infiammatoria o sovrapposizioni con altre connettiviti. In tali situazioni si utilizzano schemi a base di micofenolato mofetile, ciclofosfamide o altri farmaci immunosoppressori, talora in combinazione con biologici selezionati secondo le raccomandazioni per la sclerodermia sistemica.
Le calcificazioni cutanee vengono trattate principalmente con misure locali, analgesia adeguata e, quando necessario, asportazione chirurgica o per via laser dei noduli più voluminosi e sintomatici. Diversi approcci farmacologici (ad esempio diltiazem, minociclina, bifosfonati) sono stati proposti con risultati variabili e restano oggetto di studio. L’attenzione allo stato nutrizionale, alla gestione del dolore cronico, alla fisioterapia e alla terapia occupazionale è essenziale per mantenere la funzione e limitare la disabilità.
La prognosi della sindrome CREST è in generale più favorevole rispetto alla forma diffusa di sclerodermia, con sopravvivenza a lungo termine migliore in assenza di ipertensione arteriosa polmonare avanzata. Tuttavia, il rischio di complicanze vascolari digitali, di sanguinamenti gastrointestinali da ectasie vascolari e, soprattutto, di ipertensione polmonare progressiva non va sottovalutato. La presenza di anti centromero ad alto titolo e la lunga durata del fenomeno di Raynaud costituiscono indici di rischio per complicanze vascolari. Un follow up strutturato con monitoraggio periodico cardiopolmonare e gastrointestinale permette di identificare precocemente le complicanze e di intervenire tempestivamente, migliorando significativamente gli esiti a lungo termine.
Per un’analisi più completa delle strategie terapeutiche e della prognosi nell’intero spettro della sclerodermia sistemica si rimanda alla pagina su trattamento e prognosi della sclerodermia.
Le complicanze della sindrome CREST rappresentano la principale determinante di morbilità e, in alcuni casi, di mortalità. A livello periferico, la vasculopatia cronica e il fenomeno di Raynaud severo favoriscono lo sviluppo di ulcere digitali recidivanti, infezioni locali, osteomielite e, nei casi estremi, gangrena con autoamputazione delle falangi distali. La combinazione tra ulcere dolorose, sclerodattilia e calcinosi determina un importante impatto funzionale, limitando le attività quotidiane e la capacità lavorativa manuale.
La calcinosi cutanea si complica frequentemente con ulcerazioni croniche, fuoriuscita di materiale calcifico e sovrainfezioni batteriche, che richiedono trattamenti ripetuti e possono condurre alla formazione di cicatrici retraenti. Nei siti di appoggio la calcinosi può compromettere la deambulazione e generare dolore persistente, mentre la localizzazione peri articolare favorisce la rigidità e la limitazione di movimento. Le teleangectasie diffuse possono causare sanguinamenti mucosi ricorrenti e rappresentano anche un marker di rischio aumentato per ipertensione polmonare.
Sul versante cardiorespiratorio, l’ipertensione arteriosa polmonare è la complicanza più temuta della sindrome CREST, associata a dispnea progressiva, insufficienza cardiaca destra e ridotta aspettativa di vita. Anche in assenza di interstiziopatia polmonare estesa, il carico emodinamico sul ventricolo destro può condurre a scompenso cardiaco e aritmie. L’interstiziopatia polmonare, quando presente, contribuisce ulteriormente alla riduzione della capacità di esercizio e alla desaturazione sotto sforzo. A livello cardiaco possono comparire pericarditi, disturbi della conduzione e aritmie, che aumentano il rischio di eventi aritmici maggiori.
Nell’apparato gastrointestinale, le complicanze includono esofagite erosiva, stenosi peptiche, esofago di Barrett, polmonite ab ingestis per microaspirazioni ripetute, malassorbimento e sanguinamenti cronici da ectasie vascolari gastriche o intestinali. Questi ultimi possono condurre a anemia sideropenica refrattaria e necessità di trasfusioni o terapie endoscopiche ripetute. La dismotilità intestinale distale può causare pseudo ostruzione, sovracrescita batterica e perdita proteica enterica, con ulteriore peggioramento dello stato nutrizionale.
Un ulteriore capitolo è rappresentato dalle complicanze iatrogene legate alle terapie necessarie per controllare la malattia e le sue manifestazioni d’organo. I farmaci vasodilatatori possono determinare ipotensione sintomatica, cefalea, edema periferico e, nel caso dei prostanoidi, sintomi simil influenzali e dolore in sede di infusione. I trattamenti per l’ipertensione arteriosa polmonare richiedono monitoraggio stretto per il rischio di epatotossicità, anemia e interazioni farmacologiche. Gli inibitori di pompa protonica a lungo termine si associano a rischio aumentato di infezioni enteriche, alterazioni dell’assorbimento di micronutrienti e possibili complicanze renali croniche.
Quando indicata, la terapia immunosoppressiva può comportare un incremento del rischio infettivo (in particolare infezioni respiratorie e opportunistiche), citopenie, tossicità epatica o renale e potenziale incremento del rischio neoplastico a lungo termine. In questo contesto, il bilancio tra beneficio sulla progressione di malattia e rischio di tossicità deve essere individualizzato, con monitoraggio laboratoristico e clinico periodico.
Complessivamente, la prognosi a lungo termine della sindrome CREST è dominata dalla comparsa e dalla severità dell’ipertensione arteriosa polmonare, dal burden di vasculopatia periferica e dalle complicanze gastrointestinali emorragiche. Un follow up multidisciplinare regolare, con screening mirato per le complicanze più temute e interventi preventivi e terapeutici tempestivi, è fondamentale per ridurre la morbilità e migliorare la qualità di vita. Per un inquadramento più ampio delle complicanze nell’intero spettro della sclerodermia sistemica si rimanda alla pagina su complicanze della sclerodermia.