Sfondo Header
L'angolo del dottorino
Cerca nel sito... Ricerca avanzata
✖

Miocardite fulminante

La miocardite fulminante è una sindrome di infiammazione miocardica rapidamente progressiva nella quale la funzione di pompa diviene insufficiente a mantenere la perfusione degli organi e richiede supporto inotropo, vasopressorio o circolatorio meccanico. La definizione è clinico-emodinamica: una frazione di eiezione molto ridotta in un paziente ben perfuso non è, da sola, sufficiente, mentre una disfunzione meno appariscente con bassa portata e aritmie può rappresentare una forma fulminante. Nel percorso ACC la miocardite fulminante rientra nello stadio D per l’instabilità emodinamica; lo stadio D è però più ampio e comprende anche forme con instabilità elettrica che richiede intervento.

Il deterioramento si sviluppa nell’arco di ore o giorni, spesso dopo prodromi infettivi o sistemici, e combina in proporzioni variabili dispnea, dolore, aritmie e segni di scompenso. Sebbene l’edema diffuso e la depressione contrattile possano essere straordinariamente reversibili, la finestra utile a preservare gli organi e una massa miocardica sufficiente è breve. Il principio terapeutico consiste quindi nel sostenere precocemente perfusione e ossigenazione, mentre biopsia e accertamenti procedono in parallelo per identificare un’eziologia capace di modificare immunoterapia, trattamento antimicrobico e probabilità di recupero.

Il termine fulminante non identifica un istotipo, poiché miocardite linfocitaria, a cellule giganti, eosinofila necrotizzante, sarcoidosi, forme infettive e tossicità da checkpoint possono tutte produrre shock, pur richiedendo immunoterapie, antimicrobici e aspettative di recupero differenti. La biopsia endomiocardica è perciò parte della gestione urgente e non un esame da rinviare fino al mancato recupero tardivo. L’epidemiologia resta incerta perché le definizioni storiche hanno selezionato popolazioni diverse: la sindrome rappresenta una minoranza delle miocarditi acute riconosciute, ma è sovrarappresentata nei registri di shock e supporto meccanico e presenta tassi di morte o trapianto nettamente superiori alle forme acute non fulminanti con disfunzione. Fra coloro che superano la fase critica, soprattutto nei quadri linfocitari, il recupero può tuttavia essere rapido e molto più completo di quanto lasci supporre la gravità iniziale.

Il contrasto fra elevata mortalità precoce e potenziale recupero impone di evitare sia l’attesa eccessiva prima del supporto, giustificata dall’ipotesi che la malattia possa risolversi spontaneamente, sia l’errore opposto di considerare irreversibile un ventricolo gravemente depresso nei primi giorni. Le decisioni devono integrare istotipo, traiettoria emodinamica, lattato, danno d’organo e primi segnali di recupero, all’interno di una rete che colleghi shock center, scompenso avanzato, cardiochirurgia, patologia cardiovascolare e trapianto.

Eziologia, Patogenesi e Fisiopatologia

La forma linfocitaria fulminante può seguire un’infezione oppure un’attivazione immune nella quale nessun agente rimane dimostrabile. Invasione cellulare, immunità innata e risposta T-cellulare concorrono a produrre edema diffuso, lesione dei cardiomiociti e depressione contrattile, ma una quota rilevante di quest’ultima deriva da uno stunning infiammatorio mediato dalle citochine e può quindi regredire. L’assenza di genoma virale nel tessuto modifica la valutazione dell’immunosoppressione, senza però identificare da sola il meccanismo né dimostrare automaticamente una genesi autoimmune.

La miocardite a cellule giganti produce necrosi estesa con linfociti T, istiociti e cellule multinucleate, senza i granulomi ben formati che caratterizzano la sarcoidosi. Il processo mostra una marcata propensione al coinvolgimento elettrico e si manifesta spesso con tachicardia ventricolare, blocco e shock; in assenza di immunosoppressione combinata, la progressione verso morte o trapianto può essere rapidamente distruttiva. Una storia autoimmune aumenta il sospetto quando presente, ma nella maggioranza dei casi manca un marcatore clinico premonitore, rendendo decisiva la biopsia.

La miocardite eosinofila necrotizzante associa infiltrazione diffusa, degranulazione, necrosi e microtrombosi, ma l’eosinofilia periferica può mancare all’esordio e, in presenza di shock, non si deve attenderne la comparsa prima di eseguire la biopsia; farmaci, DRESS, EGPA, sindromi ipereosinofile e parassitosi sono cause da ricercare con urgenza. Gli inibitori dei checkpoint, rimuovendo l’inibizione mediata da PD-1/PD-L1 o CTLA-4, possono invece liberare cloni T autoreattivi e provocare una miocardite precoce spesso associata a miosite, miastenia e disturbi di conduzione. In questo fenotipo la troponina può essere molto elevata mentre la frazione di eiezione rimane inizialmente conservata e l’instabilità elettrica precede lo shock; la combinazione di checkpoint-inibitori comporta un rischio maggiore rispetto alla monoterapia.

Indipendentemente dal sottotipo, la perdita di forza contrattile e di compliance eleva le pressioni di riempimento; l’edema aumenta lo spessore senza vera ipertrofia, riduce la distensibilità e può limitare il volume di eiezione anche in ventricoli non dilatati. Il quadro ecocardiografico classico, formato da cavità piccole, pareti ispessite e grave disfunzione, è suggestivo ma non universale. Quando la portata diminuisce, l’attivazione del simpatico, del sistema renina-angiotensina e della vasopressina mantiene temporaneamente la pressione attraverso vasocostrizione, al prezzo di maggior postcarico e consumo di ossigeno, mentre la tachicardia riduce ulteriormente il riempimento. Le catecolamine esogene possono amplificare aritmie e danno e devono quindi essere considerate un ponte breve, non la risposta definitiva a un collasso progressivo.

Congestione venosa e ipoperfusione riducono il filtrato renale, mentre stasi epatica e bassa portata provocano citolisi e coagulopatia e l’ipoperfusione intestinale compromette la barriera, amplificando l’infiammazione. L’acidosi lattica riduce a sua volta risposta vascolare e contrattilità, chiudendo un circuito di shock refrattario che spiega perché la prevenzione dell’insufficienza multiorgano sia il vero razionale dell’escalation precoce. Il ventricolo destro può fallire per interessamento diretto, ipossia, ventilazione a pressione positiva o aumento delle resistenze polmonari, rendendo insufficiente una strategia che sostenga soltanto il sinistro; ecocardiografia ed emodinamica servono allora a distinguere congestione destra, precarico insufficiente e incremento del postcarico.

La VA-ECMO restituisce flusso all’aorta e sostiene l’ossigenazione, ma la componente retrograda aumenta il postcarico del ventricolo sinistro; se quest’ultimo non riesce ad aprire la valvola aortica, pressione e stasi intracavitaria crescono, favorendo edema polmonare e trombosi. In tali condizioni può essere necessaria una decompressione mediante pompa assiale, atriosettostomia o vent chirurgico. Il termine ECMELLA descrive la combinazione fra ECMO e pompa microassiale, una strategia di flusso e unloading da selezionare in centri esperti tenendo conto del maggior rischio emorragico, emolitico e vascolare.

Il recupero presuppone la risoluzione dell’edema, la riduzione della segnalazione citochinica, il ripristino della gestione intracellulare del calcio e la sopravvivenza di una massa miocitaria sufficiente. L’assenza di pulsatilità nei primi giorni non prova l’irreversibilità, che deve essere valutata attraverso l’andamento di funzione, apertura aortica, lattato e quantità di supporto necessaria; al contrario, necrosi estesa e istotipi aggressivi riducono la probabilità che il dispositivo possa funzionare come ponte al recupero.

Manifestazioni Cliniche

L’anamnesi deve ricostruire soprattutto la velocità del deterioramento, collegando febbre, sintomi respiratori o gastrointestinali, rash e artralgie comparsi nei giorni precedenti alla successiva dispnea; un nuovo farmaco o l’avvio di immunoterapia definiscono invece finestre eziologiche differenti. Il dolore toracico può essere presente, ma spesso domina la progressione di astenia e dispnea, alla quale si aggiungono debolezza estrema, vertigine, confusione, sonnolenza, oliguria e dolore addominale come manifestazioni della bassa portata. Dispnea a riposo, ortopnea e tosse schiumosa indicano edema polmonare, mentre nausea e anoressia possono derivare da congestione epatica o ischemia splancnica; palpitazioni o sincope possono precedere l’arresto da tachicardia o fibrillazione ventricolare.

Al triage, tachicardia, tachipnea, ipossiemia, cute fredda o marezzata e alterazione mentale devono essere interpretate come un insieme, ricordando che l’ipotensione può comparire tardivamente nei giovani capaci di intensa vasocostrizione e che una sistolica apparentemente accettabile non esclude lo shock se il lattato cresce e la diuresi crolla. Il tempo di riempimento capillare, la temperatura periferica, l’ampiezza del polso e la pressione differenziale forniscono informazioni immediate sulla perfusione. Turgore giugulare, epatomegalia ed edemi indicano congestione destra, mentre rantoli e ipossiemia riflettono l’aumento della pressione capillare polmonare; un terzo tono e un nuovo soffio mitralico funzionale sono frequenti, mentre l’assenza di sfregamento non riduce il sospetto di malattia miocardica.

Bradicardia e dissociazione atrioventricolare segnalano il coinvolgimento del sistema di conduzione, mentre un QRS che si allarga progressivamente può riflettere edema e danno diffuso; nei pazienti sostenuti con VA-ECMO, blocco completo, VT/VF e QRS largo si sono associati a mortalità maggiore. L’ECG deve perciò essere letto come andamento dinamico e non come classificazione statica. Anche il fenotipo emodinamico può essere destro, sinistro o biventricolare: il fallimento destro produce giugulari elevate, fegato dolente e bassa portata con polmoni relativamente asciutti, quello sinistro determina edema polmonare e il coinvolgimento di entrambi combina le due fisiologie, con conseguenze immediate su ventilazione, fluidi e scelta del dispositivo.

Nel bambino piccolo irritabilità, scarso appetito, tachipnea e pallore possono essere confusi con sepsi, mentre l’epatomegalia costituisce spesso un segno precoce di scompenso; poiché i lattanti dispongono di minore riserva e necessitano più spesso di supporto, dosi, cannule e strategie devono essere gestite da un’équipe pediatrica dedicata. I reperti extracardiaci orientano l’istotipo senza sostituire la biopsia: rash ed eosinofilia suggeriscono ipersensibilità, asma e neuropatia EGPA, ptosi e debolezza un overlap da checkpoint, adenopatie e lesioni polmonari sarcoidosi. La loro ricerca deve procedere durante la stabilizzazione e non ritardarla.

La risposta iniziale ai liquidi può essere ingannevole, perché un piccolo bolo aumenta la portata quando il precarico è insufficiente ma volumi ripetuti, in un ventricolo edematoso e rigido, aggravano rapidamente congestione ed edema. Ogni intervento deve quindi essere guidato da ecografia, pressione venosa, segni di perfusione e dinamica della portata. Lattato crescente, aumento di creatinina, transaminasi, bilirubina e INR oppure alterazione neurologica segnalano l’evoluzione verso insufficienza multiorgano e il loro andamento determina urgenza e prognosi più della sola frazione di eiezione; una rivalutazione seriale ravvicinata riconosce il momento nel quale la terapia farmacologica ha cessato di essere sufficiente.

Accertamenti e Diagnosi

Gli accertamenti devono procedere simultaneamente alla rianimazione, utilizzando ECG continuo, emogasanalisi, lattato, troponina, peptide natriuretico, emocromo con formula, elettroliti, funzione renale ed epatica, coagulazione e CK per definire danno, gravità e possibili overlap; quando è possibile senza ritardare la terapia, emocolture e campioni microbiologici precedono gli antimicrobici. L’ecocardiogramma bedside viene ripetuto per seguire dimensioni, spessori, frazione di eiezione, VTI, funzione destra, rigurgiti, versamento, apertura aortica e stasi e, durante VA-ECMO, per riconoscere distensione sinistra e necessità di unloading. Poiché la funzione è fortemente dipendente dal carico, non deve essere interpretata separatamente dal flusso del dispositivo e dai farmaci vasoattivi.

L’esclusione di sindrome coronarica, embolia polmonare, dissezione aortica, tamponamento, insufficienza valvolare acuta e sepsi è immediata e la coronarografia può essere eseguita nello stesso setting della biopsia quando età, ECG o quadro lo richiedono; un arresto con sopraslivellamento ST non deve essere attribuito alla miocardite prima di avere escluso un’occlusione. Il catetere arterioso consente la misura continua della pressione e gli accessi centrali permettono farmaci e saturazione venosa, mentre il catetere polmonare può chiarire portata, pressioni di riempimento, resistenze e coinvolgimento destro nei quadri complessi. L’emodinamica invasiva è utile soltanto se i dati modificano la scelta del dispositivo o l’escalation e non deve diventare una causa di ritardo del supporto.

La biopsia endomiocardica viene eseguita con urgenza e, quando è sicuro, prima dell’immunosoppressione, destinando campioni multipli a istologia, immunoistochimica, microscopia e PCR e scegliendo accesso e sede in rapporto all’esperienza e alla distribuzione del coinvolgimento. La dimostrazione di cellule giganti, eosinofili, granulomi o infiltrato linfocitario cambia trattamento e prognosi. La CMR conserva un grande valore, ma viene rinviata finché trasporto, monitoraggio e compatibilità dei dispositivi non risultino sicuri, spesso dopo una prima stabilizzazione; edema e LGE definiscono estensione e alternative, ma una CMR positiva non sostituisce la biopsia eziologica nello shock.

La PET con 18F-FDG non è un esame di prima linea nello shock, ma dopo la stabilizzazione può sostenere il sospetto di sarcoidosi e individuare sedi extracardiache più sicure da biopsiare; TC del torace e dell’addome ricercano invece neoplasia, adenopatie, infezione e complicanze, adattando sempre l’imaging alla domanda e alla stabilità. Nessun criterio diagnostico unico autorizza ad attendere il completamento di tutti gli esami. Secondo AHA, ESC e ACC, la sindrome fulminante combina il sospetto di miocardite con shock o instabilità che richiedono supporto, mentre la conferma dell’istotipo dipende dal tessuto: diagnosi operativa e caratterizzazione causale devono quindi avanzare in parallelo.

La severità viene seguita attraverso lattato, diuresi, stato mentale, pH, saturazione venosa, portata, dosi dei vasoattivi e funzione d’organo; un punteggio generico di shock può facilitare la comunicazione, ma non sostituisce il fenotipo né l’evoluzione oraria, e nessun parametro isolato dovrebbe ritardare una decisione collegiale. Durante il supporto la diagnosi si estende alle complicanze necessarie per mantenere sicuro il ponte, monitorando emolisi, piastrine, fibrinogeno, anticoagulazione, perfusione degli arti e stato neurologico. L’ecografia vascolare verifica cannule e flusso distale, mentre l’imaging cerebrale è indicato in presenza di deficit o mancato risveglio.

Trattamento e Prognosi

Il primo obiettivo è mantenere pressione di perfusione e ossigenazione, utilizzando noradrenalina per vasoplegia e ipotensione e, quando necessario, dobutamina o milrinone per aumentare la portata, alle dosi minime e per il tempo più breve possibile. Un incremento progressivo dei vasoattivi privo di miglioramento del lattato indica che è necessario passare al supporto meccanico. La ventilazione non invasiva può ridurre lavoro respiratorio e postcarico sinistro in pazienti selezionati, mentre edema severo, shock, aritmie o alterazione mentale richiedono intubazione; poiché l’induzione può precipitare il collasso riducendo precarico e tono simpatico, deve essere pianificata con vasoattivi e team pronto al supporto, limitando inoltre le pressioni che aumenterebbero il carico del ventricolo destro.

La VA-ECMO è rapidamente disponibile, sostiene entrambi i ventricoli e assicura ossigenazione, risultando indicata nello shock refrattario, nell’arresto o in un deterioramento accelerato; richiede però anticoagulazione, monitoraggio vascolare, perfusione distale dell’arto cannulato e sorveglianza della distensione sinistra. Una pompa microassiale scarica il ventricolo sinistro e aumenta la portata anterograda, ma non ossigena e può risultare inadeguata nel fallimento destro; la combinazione con ECMO offre flusso e unloading al prezzo di un maggiore rischio emorragico, emolitico e vascolare. Dispositivo, combinazione e tempi devono essere scelti sulla base della fisiologia individuale, non della preferenza abituale del centro.

Il pacing temporaneo tratta il blocco emodinamicamente rilevante, mentre VT e VF richiedono defibrillazione insieme alla correzione di ipossia, acidosi ed elettroliti; l’amiodarone è frequentemente impiegato e beta-bloccanti o altri farmaci depressivi vengono evitati nello shock. Un’aritmia ricorrente può riflettere supporto insufficiente, ischemia o interazione con le cannule e deve essere studiata nel suo meccanismo. L’immunosoppressione dipende dall’eziologia: la forma a cellule giganti richiede corticosteroide associato ad altri immunosoppressori, spesso fin dall’inizio, mentre l’eosinofila necrotizzante e quella da checkpoint richiedono corticosteroidi precoci ad alte dosi ed escalation mirata se refrattarie. Nella linfocitaria senza causa definita, l’evidenza per un’immunoterapia empirica è molto meno certa e il valore della biopsia diventa massimo.

Gli antibiotici ad ampio spettro sono giustificati quando sepsi o infezione batterica non possono essere escluse nello shock e vengono poi de-escalati in base a colture e diagnosi; antimicrobici specifici trattano difterite, Lyme, rickettsiosi, infezioni fungine o parassitarie nei contesti appropriati, coordinando l’immunosoppressione con profilassi e sorveglianza infettiva. Rene e fegato devono essere sostenuti evitando il sovraccarico, con ultrafiltrazione o terapia renale sostitutiva per controllare volume, acidosi ed elettroliti quando necessario. La nutrizione enterale precoce è preferibile se la perfusione intestinale è adeguata, mentre glicemia, temperatura, emoderivati e anticoagulazione vengono gestiti bilanciando metabolismo, trombosi del circuito e sanguinamento.

Lo svezzamento viene preso in considerazione quando pulsatilità, apertura aortica, VTI, funzione biventricolare, lattato e funzione d’organo migliorano anche a flussi ridotti; i trial vengono condotti con ecocardiografia e team multidisciplinare, perché una rimozione precoce espone alla ricaduta mentre il mantenimento eccessivo aumenta le complicanze. L’assenza di recupero apre il percorso verso VAD duraturo o trapianto. La prognosi dipende dall’istotipo: le forme linfocitarie che superano lo shock possono recuperare in modo notevole, mentre cellule giganti ed eosinofila necrotizzante comportano un maggiore rischio di morte o trapianto; età, arresto, lattato, danno neurologico, insufficienza multiorgano e durata dello shock peggiorano ulteriormente l’esito. Il supporto offre il massimo beneficio quando viene iniziato prima che il danno extracardiaco diventi irreversibile.

Dopo il recupero emodinamico proseguono terapia dello scompenso, CMR, monitoraggio aritmico e riabilitazione, poiché la normalizzazione della frazione di eiezione non esclude cicatrice né recidiva e il rischio residuo dipende dalla causa. L’immunosoppressione viene titolata integrando istologia, imaging e biomarcatori, mentre il follow-up prolungato accompagna la ripresa lavorativa e fisica e ricerca le conseguenze meno visibili della degenza intensiva.

Complicanze

L’insufficienza multiorgano costituisce la principale complicanza dello shock prolungato, perché danno renale, citolisi epatica, coagulopatia, ischemia intestinale ed encefalopatia riducono progressivamente sia la probabilità di recupero sia l’accesso al trapianto; il trattamento precoce della bassa portata è quindi una terapia d’organo oltre che cardiaca. Arresto e aritmie possono aggiungere danno cerebrale ipossico, rendendo essenziali controllo della temperatura, prognostica neurologica multimodale e prevenzione di ipossia e ipotensione secondarie. Una valutazione eseguita troppo presto dopo sedativi o ipotermia rischia di sovrastimare l’irreversibilità neurologica.

La VA-ECMO può causare sanguinamento, emolisi, trombosi, infezione, ischemia dell’arto e sindrome di Harlequin, mentre il flusso retrogrado aumenta il postcarico e favorisce distensione sinistra, edema polmonare e trombi intracardiaci; monitoraggio e unloading tempestivo possono prevenire parte di queste conseguenze. Le pompe microassiali aggiungono rischi di emolisi, insufficienza aortica, lesione valvolare, migrazione e complicanze vascolari, e una posizione errata riduce il flusso aumentando il trauma. Ecocardiografia e segnali del dispositivo guidano la correzione, mentre la combinazione di più supporti rende particolarmente complesso il bilancio anticoagulante.

Pacing e cateteri aumentano il rischio di perforazione, tamponamento, infezione e trombosi, mentre la biopsia può causare versamento, aritmie o lesioni valvolari; nei centri esperti questo rischio rimane accettabile rispetto all’impatto terapeutico e può essere ulteriormente ridotto coordinando accessi e campionamento. L’immunosoppressione espone invece a infezioni opportunistiche, riattivazioni, citopenie, iperglicemia e tossicità d’organo, rendendo profilassi, screening e monitoraggio proporzionati a intensità e durata. Poiché nello shock la distinzione dalla sepsi può rimanere difficile, anche una terapia immunologica appropriata non elimina la necessità di controllo microbiologico.

Il mancato recupero conduce al supporto duraturo o al trapianto, ma infezione attiva, neoplasia, danno neurologico e insufficienza multiorgano possono limitare entrambe le opzioni; per questo la valutazione trapiantologica deve iniziare precocemente e non dopo settimane di supporto inefficace. Nella miocardite a cellule giganti la malattia può recidivare nel graft e richiede sorveglianza specifica. Anche dopo lo svezzamento possono persistere disfunzione, insufficienza mitralica o destra, alle quali si aggiungono debolezza acquisita in terapia intensiva, neuropatia e sarcopenia; la riabilitazione deve quindi essere multidisciplinare, perché la sopravvivenza ospedaliera non coincide con il completo recupero funzionale.

La cicatrice residua mantiene il rischio di tachicardia ventricolare e morte improvvisa, per cui monitoraggio, CMR, studio elettrofisiologico selettivo e decisione sul defibrillatore vengono differiti quanto basta per osservare il recupero senza lasciare privo di protezione un paziente ad alto rischio; nei casi appropriati, un dispositivo indossabile può costituire un ponte. La recidiva dell’infiammazione è possibile soprattutto nelle cause autoimmuni, nella sarcoidosi, nelle cellule giganti, nelle forme da checkpoint e nei substrati genetici. Una nuova elevazione della troponina richiede di distinguere recidiva, ischemia, rigetto e danno da dispositivo, mentre la terapia di mantenimento deve essere definita dalla causa e non dalla sola gravità dell’episodio indice.

La morte può derivare da shock refrattario, aritmia, emorragia, trombosi, infezione o danno neurologico, spesso attraverso l’interazione di più meccanismi. Una rete organizzata riduce i ritardi di trasferimento, rende disponibili biopsia e supporto e collega tempestivamente il paziente al programma trapiantologico; nella miocardite fulminante, tempo e coordinamento rappresentano pertanto determinanti prognostici realmente modificabili.

Bibliografia
  1. Bonow RO et al. Braunwald’s Heart Disease: A Textbook of Cardiovascular Medicine. 13ª ed. Elsevier; 2026.
  2. Schulz-Menger J et al. 2025 ESC Guidelines for the management of myocarditis and pericarditis. European Heart Journal. 46(40), 2025: 3952-4041.
  3. Drazner MH et al. 2024 ACC Expert Consensus Decision Pathway on Strategies and Criteria for the Diagnosis and Management of Myocarditis. Journal of the American College of Cardiology. 85(4), 2025: 391-431.
  4. Kociol RD et al. Recognition and Initial Management of Fulminant Myocarditis: A Scientific Statement From the American Heart Association. Circulation. 141(6), 2020: e69-e92.
  5. Ammirati E et al. Survival and Left Ventricular Function Changes in Fulminant Versus Nonfulminant Acute Myocarditis. Circulation. 136(6), 2017: 529-545.
  6. Ammirati E et al. Fulminant Versus Acute Nonfulminant Myocarditis in Patients With Left Ventricular Systolic Dysfunction. Journal of the American College of Cardiology. 74(3), 2019: 299-311.
  7. Veronese G et al. Fulminant myocarditis: Characteristics, treatment, and outcomes. Anatolian Journal of Cardiology. 19(4), 2018: 279-286.
  8. Hang W et al. Fulminant myocarditis: a comprehensive review from etiology to treatments and outcomes. Signal Transduction and Targeted Therapy. 5(1), 2020: 287.
  9. Sawamura A et al. Prognostic Value of Electrocardiography in Patients With Fulminant Myocarditis Supported by Percutaneous Venoarterial Extracorporeal Membrane Oxygenation. Circulation Journal. 82(8), 2018: 2089-2095.
  10. Asaumi Y et al. Favourable clinical outcome in patients with cardiogenic shock due to fulminant myocarditis supported by percutaneous extracorporeal membrane oxygenation. European Heart Journal. 26(20), 2005: 2185-2192.
  11. Felker GM et al. Echocardiographic findings in fulminant and acute myocarditis. Journal of the American College of Cardiology. 36(1), 2000: 227-232.
  12. Cooper LT et al. Idiopathic giant-cell myocarditis: natural history and treatment. New England Journal of Medicine. 336(26), 1997: 1860-1866.
  13. Brambatti M et al. Eosinophilic Myocarditis: Characteristics, Treatment, and Outcomes. Journal of the American College of Cardiology. 70(19), 2017: 2363-2375.
  14. Ammirati E et al. Management of Acute Myocarditis and Chronic Inflammatory Cardiomyopathy. Circulation: Heart Failure. 13(11), 2020: e007405.
  15. Cooper LT et al. The role of endomyocardial biopsy in the management of cardiovascular disease. Journal of the American College of Cardiology. 50(19), 2007: 1914-1931.

Nota informativa: le informazioni contenute in questa pagina hanno esclusivamente finalità informative e divulgative e non sostituiscono il parere, la diagnosi o il trattamento di un medico. In caso di necessità, rivolgersi sempre a un professionista sanitario qualificato.

Trasparenza sull'intelligenza artificiale: questa pagina è stata realizzata con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale, utilizzati come ausilio nella produzione e nell'elaborazione dei contenuti.