Sfondo Header
L'angolo del dottorino
Cerca nel sito... Ricerca avanzata
✖

Miocardite fungina

La miocardite fungina è un’infezione invasiva del miocardio prodotta da lieviti, muffe o miceti dimorfi. Nella maggioranza dei casi non nasce come malattia cardiaca isolata, ma come localizzazione di una micosi disseminata oppure come estensione da endocardio, pericardio, protesi o tessuti contigui. Il cuore può contenere microascessi estesi senza sintomi specifici, motivo per cui molte serie storiche derivano da studi autoptici.

Il termine comprende meccanismi differenti. Candida tende a disseminare per via ematogena e formare microascessi; Aspergillus invade i vasi e produce trombosi, infarti emorragici e necrosi; Cryptococcus accompagna spesso una malattia disseminata; Mucorales e miceti endemici generano quadri legati a immunità ed esposizione. La scelta terapeutica non può quindi basarsi sulla sola etichetta di micosi.

Neutropenia, leucemia, trapianto ematopoietico o d’organo, corticosteroidi, AIDS avanzato, grandi ustioni e terapie immunomodulanti aumentano la suscettibilità. Cateteri venosi, nutrizione parenterale, chirurgia cardiaca, protesi, antibiotici ad ampio spettro e lunga permanenza in terapia intensiva favoriscono soprattutto candidemia ed endocardite; il profilo di rischio indirizza la probabilità, ma non sostituisce la dimostrazione microbiologica.

La distinzione dalla miocardite batterica è urgente perché farmaci, durata e necessità chirurgiche divergono; febbre persistente nonostante antibiotici, noduli polmonari, lesioni cerebrali o cutanee, endoftalmite, candidemia e nuovi emboli devono far considerare un fungo. D’altra parte, colonizzazione respiratoria o urinaria non prova una micosi invasiva e può condurre a trattamenti tossici non necessari.

La gestione appartiene a un’équipe che integra infettivologia, cardiologia, microbiologia, ematologia o trapiantologia, imaging e cardiochirurgia; il trattamento precoce può essere salvavita, ma la diagnostica deve conservare campioni per specie e sensibilità. In un’epoca di resistenze agli azoli e di nuove specie di Candida, identificare il micete possiede conseguenze immediate.

Eziologia, Patogenesi e Fisiopatologia

Candida albicans e specie non albicans entrano nel sangue attraverso mucose danneggiate, cateteri o apparato gastrointestinale; adesione, biofilm e disseminazione permettono l’impianto in miocardio, endocardio e dispositivi. I microascessi possono essere multipli e invisibili all’ecocardiografia; l’infiltrato dipende dai neutrofili, perciò nell’ospite neutropenico grandi quantità di lieviti possono associarsi a una reazione attenuata.

Aspergillus viene generalmente acquisito per inalazione. Dalla sede polmonare, le ife invadono arterie e disseminano verso encefalo, cuore, reni e altri organi. Nel miocardio l’angioinvasione causa trombosi, ischemia, emorragia e ascessi; il danno può coinvolgere coronarie e sistema di conduzione. Emocolture negative sono comuni perché le ife non circolano come una candidemia facilmente coltivabile.

I Mucorales condividono una spiccata invasività vascolare, soprattutto in chetoacidosi diabetica, neutropenia, sovraccarico di ferro o immunosoppressione; la necrosi riduce la penetrazione farmacologica e rende importante il debridement quando anatomicamente possibile. La distinzione istologica da Aspergillus deve essere confermata dalla microbiologia, poiché l’aspetto delle ife in tessuto può essere alterato e le suscettibilità differiscono.

Cryptococcus neoformans e C. gattii colpiscono prevalentemente polmone e sistema nervoso centrale, ma una disseminazione intensa può raggiungere il miocardio, soprattutto nell’immunodepresso; cellule capsulate e granulomi possono essere identificati nel tessuto. Una localizzazione cardiaca impone la ricerca di meningite anche in assenza di sintomi neurologici, perché il regime di induzione dipende dal coinvolgimento del sistema nervoso centrale.

Histoplasma, Coccidioides e altri funghi dimorfi possono determinare granulomi, pericardite e malattia disseminata; l’esposizione geografica rimane essenziale anche anni dopo il viaggio, poiché l’immunosoppressione può riattivare un’infezione latente. Il versamento pericardico da istoplasmosi immunomediata non equivale a invasione miocardica disseminata e non riceve automaticamente lo stesso trattamento.

L’estensione da endocardite fungina può produrre ascessi dell’anello, fistole, pseudoaneurismi e infiltrazione del setto; protesi valvolari, dispositivi e uso di sostanze per via endovenosa aumentano il rischio. In questo scenario, una troponina elevata può riflettere embolia coronarica o distruzione periannulare oltre alla miocardite, e la definizione anatomica condiziona la chirurgia.

La risposta immune contribuisce sia al controllo sia al danno; neutrofili e macrofagi limitano lieviti e ife, ma il rilascio di mediatori amplifica edema e depressione contrattile. Durante il recupero dei neutrofili può verificarsi un peggioramento infiammatorio apparente; esso va distinto dalla progressione fungina mediante carica, imaging e perfusione, senza presumere che ogni deterioramento sia una sindrome da ricostituzione.

La necrosi e la fibrosi creano un substrato aritmico, mentre ascessi vicini al sistema di conduzione causano blocchi; infarti micotici e coinvolgimento coronarico generano anomalie regionali. La disfunzione globale può infine derivare dall’invasione diffusa, dallo shock settico e dalla tossicità dei trattamenti, meccanismi che spesso coesistono nello stesso paziente.

La pressione selettiva degli antifungini modifica l’eziologia. Profilassi con azoli riduce alcune infezioni ma favorisce breakthrough da ceppi resistenti o muffe non coperte; echinocandine possono selezionare specie e resistenze differenti. La terapia precedente deve essere indicata al laboratorio, perché un fungo che emerge durante profilassi non viene trattato automaticamente con un aumento della dose dello stesso agente.

Il biofilm su cateteri e protesi contiene cellule con fenotipo e sensibilità diversi dalla crescita planctonica; una MIC favorevole non garantisce eradicazione del materiale infetto. Questo scarto tra laboratorio e sede spiega candidemie persistenti e recidive dopo cicli apparentemente adeguati, rendendo il controllo della fonte una componente biologica del trattamento.

Manifestazioni Cliniche

La febbre persistente o ricorrente è il segnale più comune, ma può mancare in neutropenia profonda o durante corticosteroidi; dispnea, dolore toracico, ipotensione, palpitazioni e sincope sono aspecifici. Un aumento della troponina, una nuova disfunzione o un blocco durante micosi invasiva rendono plausibile il coinvolgimento miocardico, senza escludere ischemia, sepsi o tossicità farmacologica.

La candidiasi cardiaca può manifestarsi con candidemia persistente, emboli, endoftalmite, lesioni cutanee, insufficienza renale e segni di endocardite. I microascessi isolati non producono necessariamente vegetazioni e possono sfuggire all’ecocardiogramma; una clearance ematica lenta impone di cercare cateteri, tromboflebite, protesi, valvole, occhio e focolai profondi.

L’aspergillosi disseminata associa spesso noduli o cavitazioni polmonari, dolore pleuritico, emottisi, lesioni cerebrali, infarti splenici o renali e coinvolgimento cutaneo; il cuore può essere interessato per embolizzazione o diffusione ematogena. Deficit neurologici e dolore toracico devono essere valutati in parallelo, perché anticoagulazione e chirurgia cambiano radicalmente in presenza di lesioni emorragiche.

La miocardite può assumere un fenotipo simil-infartuale con sopraslivellamento ST e anomalie regionali; angioinvasione, embolo da vegetazione e aterotrombosi rimangono diagnosi concorrenti e talvolta concomitanti. L’anatomia coronarica viene studiata quando indicato, poiché attribuire il quadro a infiammazione può ritardare una rivascolarizzazione o il controllo della fonte.

Le aritmie comprendono fibrillazione atriale, tachicardia ventricolare e fibrillazione ventricolare; l’infiltrazione settale può produrre blocco atrioventricolare. Disturbi elettrolitici da amfotericina B, insufficienza renale e interazioni degli azoli aggiungono un secondo rischio proaritmico; la telemetria deve quindi accompagnare sia la malattia sia la terapia.

Lo scompenso può essere sinistro, destro o biventricolare, con versamento pericardico e shock misto; una frazione di eiezione conservata non esclude ascessi focali o alterazioni del sistema di conduzione. L’ecografia seriale è più informativa di un singolo esame, soprattutto quando la condizione emodinamica cambia rapidamente.

La malattia extracardiaca orienta il micete e offre spesso la migliore sede diagnostica; polmone e seni paranasali suggeriscono muffe, meningite e antigenemia orientano verso criptococcosi, cute e retina possono rivelare disseminazione. La presentazione non è però esclusiva, e l’identificazione di specie rimane necessaria prima di una de-escalation.

Nel neonato prematuro e nel paziente pediatrico i segni possono limitarsi a instabilità, apnea, trombocitopenia o peggioramento respiratorio. Cateteri, nutrizione parenterale e candidemia aumentano la probabilità; dose, formulazione e tossicità degli antifungini richiedono competenza pediatrica e non vengono estrapolate meccanicamente dall’adulto.

Nel trapiantato, il coinvolgimento cardiaco può essere confuso con rigetto, disfunzione del graft o tossicità; aumentare corticosteroidi davanti a una biopsia letta come infiammazione, senza colorazioni e colture appropriate, può accelerare la micosi. Il coordinamento preventivo tra patologo e microbiologo consente di conservare tessuto fresco e cercare contemporaneamente rigetto e organismi.

Accertamenti e Diagnosi

La diagnosi integra probabilità dell’ospite, microbiologia, imaging e tessuto; emocolture multiple precedono la terapia quando possibile, ma la loro sensibilità è modesta nelle micosi profonde e molto bassa per Aspergillus. Una coltura positiva viene identificata a livello di specie e sottoposta a sensibilità quando indicato, soprattutto in esposizione precedente agli azoli o fallimento.

Il beta-D-glucano sostiene alcune micosi invasive ma non è specifico e può risultare falso positivo dopo emoderivati, dialisi, materiali o contaminazioni. Il galattomannano sierico o nel BAL ha rendimento soprattutto in popolazioni ematologiche e trapiantologiche definite; profilassi antimuffa e neutropenia modificano sensibilità. Nessuno dei due localizza l’infezione nel miocardio.

Antigene criptococcico, antigeni urinari per miceti endemici e PCR vengono utilizzati in scenari specifici. Un risultato deve essere letto secondo prevalenza e cross-reattività: antigeni di Histoplasma e Blastomyces, per esempio, possono reagire reciprocamente; la diagnostica molecolare non sostituisce la coltura quando la suscettibilità è necessaria.

L’ecocardiogramma valuta funzione, versamento, vegetazioni, ascessi periannulari e protesi; quello transesofageo aumenta la sensibilità per endocardite e complicanze. Microascessi intramiocardici possono tuttavia essere inferiori alla risoluzione; TC e PET definiscono focolai disseminati, mentre la CMR caratterizza edema, necrosi, masse e cicatrice senza identificare la specie fungina.

La diagnosi tissutale richiede colorazioni ematossilina-eosina, Grocott-Gomori e PAS, oltre a coltura e metodi molecolari; il tessuto non deve essere interamente fissato in formalina: una parte sterile deve raggiungere la microbiologia. Morfologia, angolo di ramificazione e pigmento orientano, ma specie e resistenza non vengono dedotte con certezza dalla sola istologia.

La biopsia endomiocardica viene considerata nelle forme gravi o diagnostiche irrisolte quando una prova diretta cambierebbe terapia; trombocitopenia, instabilità e focalità riducono sicurezza e resa. Una biopsia polmonare, cutanea, linfonodale o di altra sede può essere preferibile se documenta la stessa disseminazione con rischio minore.

ECG, troponina, peptidi natriuretici, lattato, rene, fegato ed elettroliti descrivono gravità e tollerabilità del trattamento; la troponina può aumentare per sepsi, embolo coronarico o insufficienza renale, e non misura la carica fungina. Le traiettorie parallele di biomarcatori cardiaci e microbiologici aiutano a distinguere recupero miocardico e controllo dell’infezione.

La diagnosi differenziale comprende endocardite batterica con ascesso, miocardite virale, infiltrazione neoplastica, infarto, tossicità da farmaci, rigetto e malattia granulomatosa. Un paziente può avere contemporaneamente più cause, soprattutto dopo trapianto; la risposta a un antifungino non costituisce da sola una conferma se sono stati modificati anche antibiotici, immunosoppressione e supporto.

L’interpretazione radiologica considera il tempo immunologico. Durante la ripresa dei neutrofili, noduli e captazione possono aumentare nonostante una terapia efficace, mentre la cavitazione può rappresentare delimitazione della lesione. Nel miocardio, edema persistente non distingue vitalità fungina e riparazione; una decisione di fallimento richiede microbiologia, esposizione farmacologica e andamento multiorgano, non il diametro isolato di una lesione.

La sensibilità agli antifungini viene richiesta con priorità per specie emergenti, fallimenti, esposizione agli azoli e contesti di trasmissione sanitaria; identificazioni mediante MALDI-TOF o sequenziamento correggono errori di metodi fenotipici. La distinzione di Candida auris possiede inoltre implicazioni di isolamento e controllo delle infezioni che superano la cura del singolo paziente.

Trattamento e Prognosi

La terapia viene iniziata rapidamente quando la probabilità di micosi invasiva è elevata, dopo aver raccolto campioni adeguati. Specie, sede, stabilità, immunità, profilassi precedente, funzione renale ed epatica orientano la scelta; il dosaggio deve raggiungere esposizioni terapeutiche e viene corretto per peso, interazioni, assorbimento e supporti extracorporei.

Nella candidiasi invasiva un’echinocandina è spesso il trattamento iniziale, con passaggio a fluconazolo soltanto in pazienti stabili, isolato suscettibile e clearance documentata. Endocardite, protesi e focolai profondi possono richiedere amfotericina B liposomiale con o senza flucitosina oppure echinocandina ad alte dosi, chirurgia e soppressione prolungata. La miocardite senza endocardite viene individualizzata per estensione e risposta.

Per l’aspergillosi invasiva il voriconazolo rappresenta una terapia primaria consolidata; isavuconazolo o amfotericina B liposomiale vengono scelti secondo interazioni, resistenza, tollerabilità e sede. Il monitoraggio terapeutico è importante per diversi azoli; una monoterapia con echinocandina non è trattamento primario standard dell’aspergillosi invasiva.

La mucormicosi richiede amfotericina B liposomiale precoce, controllo metabolico, riduzione dell’immunosoppressione e chirurgia del tessuto necrotico quando possibile; posaconazolo o isavuconazolo hanno ruoli definiti secondo fase e risposta. Il voriconazolo non copre i Mucorales e un suo impiego empirico isolato può consentire progressione.

La criptococcosi disseminata o del sistema nervoso centrale richiede induzione fungicida, generalmente con amfotericina B e flucitosina, seguita da consolidamento e mantenimento con fluconazolo. La pressione intracranica viene trattata attivamente. Il coinvolgimento cardiaco non riduce la necessità di cercare e curare la sede neurologica.

Le micosi endemiche vengono trattate con azoli o amfotericina B secondo gravità, organi e immunità; una pericardite infiammatoria localizzata e una disseminazione con lieviti nel miocardio non sono equivalenti. La residenza remota in area endemica viene considerata prima di iniziare immunosoppressione per una presunta miocardite granulomatosa.

Il controllo della fonte comprende rimozione di cateteri infetti, drenaggio, debridement e chirurgia di valvole o protesi quando indicata. Il biofilm protegge il fungo e rende insufficiente una terapia sistemica apparentemente attiva; il timing chirurgico bilancia emboli, distruzione anatomica, neutropenia e possibilità di recupero oncologico.

La terapia cardiologica sostiene portata, congestione e ritmo senza interferire con gli antifungini. Azoli inibiscono enzimi metabolici e interagiscono con antiaritmici, anticoagulanti, immunosoppressori e farmaci oncologici; amfotericina B causa nefrotossicità, perdita di potassio e magnesio. ECG, concentrazioni farmacologiche ed elettroliti fanno parte della cura causale.

La prognosi rimane severa nelle forme disseminate, soprattutto con neutropenia persistente, coinvolgimento cerebrale, angioinvasione, shock o ritardo terapeutico; clearance microbiologica, recupero immunitario e controllo della fonte migliorano l’esito. La durata è spesso lunga e viene guidata dalla risoluzione clinica e radiologica, non da un numero fisso di giorni.

Il monitoraggio terapeutico degli azoli risponde a variabilità di assorbimento, metabolismo, interazioni e supporti extracorporei; una concentrazione insufficiente può spiegare progressione senza vera resistenza, mentre un livello elevato aumenta neurotossicità, epatotossicità e rischio elettrico. Campione, tempo rispetto alla dose e target vengono interpretati secondo molecola e sede, evitando correzioni basate su un prelievo non standardizzato.

La ricostituzione immunitaria è terapeutica ma deve essere calibrata; recuperare neutrofili, controllare HIV e ridurre corticosteroidi migliora clearance, mentre una sospensione brusca può provocare rigetto o una sindrome infiammatoria. Fattori di crescita granulocitari e trasfusioni vengono valutati nel contesto ematologico, senza considerarli sostituti dell’antifungino attivo.

Complicanze

Lo shock può essere settico, cardiogeno o misto; ecocardiografia seriale, perfusione, lattato e risposta ai fluidi impediscono di sovraccaricare un ventricolo infiltrato o di sottotrattare una vasoplegia. Nelle forme potenzialmente reversibili, assistenza circolatoria temporanea viene discussa insieme a prognosi ematologica e controllo dell’infezione.

Ascessi, necrosi e pseudoaneurismi possono rompersi nel pericardio o nelle cavità, provocando tamponamento, fistola o embolizzazione. La sola terapia farmacologica non ricostruisce tessuto distrutto; imaging ripetuto e confronto cardiochirurgico diventano urgenti quando compaiono nuovo soffio, blocco, dolore o instabilità.

Vegetazioni ed emboli fungini sono spesso voluminosi e raggiungono cervello, milza, reni, arti e coronarie. L’anticoagulazione non sterilizza il focolaio e può essere pericolosa in infarti cerebrali emorragici o aneurismi micotici; le decisioni antitrombotiche dipendono dalla lesione documentata, non dall’etichetta generale di endocardite.

Le aritmie e i blocchi derivano da infiammazione, ischemia, cicatrice ed elettroliti. Un pacemaker temporaneo può essere necessario, ma un dispositivo intravascolare permanente durante fungemia attiva aggiunge superficie per biofilm; il timing dell’impianto viene concordato dopo controllo microbiologico e valutazione della reversibilità.

La recidiva può emergere mesi dopo una risposta apparente, soprattutto con protesi non rimossa, immunosoppressione persistente o penetrazione insufficiente. Alcuni pazienti necessitano di soppressione antifungina cronica; febbre, nuovi emboli o biomarcatori in risalita richiedono colture e imaging, non una semplice estensione automatica dello stesso farmaco.

La tossicità antifungina può limitare una terapia salvavita; insufficienza renale, epatite, citopenie, neurotossicità, fototossicità e alterazioni del QT richiedono prevenzione e aggiustamenti. La sostituzione deve mantenere copertura sulla specie e sulla sede, evitando intervalli non trattati in una malattia rapidamente progressiva.

Dopo la guarigione, fibrosi e danno valvolare possono lasciare scompenso, aritmie e ridotta capacità funzionale. Il follow-up cardiologico continua anche quando colture e antigeni si negativizzano, mentre quello infettivologico valuta recidiva e profilassi in future fasi di immunosoppressione; la ripresa di chemioterapia o trapianto viene pianificata su entrambi i rischi.

La prevenzione combina igiene dei cateteri, stewardship antibiotica, controllo ambientale delle muffe, profilassi nei gruppi ad alto rischio e sorveglianza delle resistenze. Non esiste una strategia unica per ogni immunodepresso: durata della neutropenia, tipo di trapianto, GVHD ed epidemiologia locale determinano l’agente; ogni caso breakthrough viene analizzato anche come possibile fallimento di processo assistenziale.

Bibliografia
  1. Schulz-Menger J et al. 2025 ESC Guidelines for the management of myocarditis and pericarditis. European Heart Journal. 46(40), 2025: 3952-4041.
  2. Atkinson JB et al. Cardiac fungal infections: review of autopsy findings in 60 patients. Human Pathology. 15(10), 1984: 935-942.
  3. Pappas PG et al. Clinical Practice Guideline for the Management of Candidiasis: 2016 Update by the IDSA. Clinical Infectious Diseases. 62(4), 2016: e1-e50.
  4. Patterson TF et al. Practice Guidelines for the Diagnosis and Management of Aspergillosis: 2016 Update by the IDSA. Clinical Infectious Diseases. 63(4), 2016: e1-e60.
  5. Perfect JR et al. Clinical practice guidelines for the management of cryptococcal disease: 2010 update by the IDSA. Clinical Infectious Diseases. 50(3), 2010: 291-322.
  6. Chang CC et al. Global guideline for the diagnosis and management of cryptococcosis. Lancet Infectious Diseases. 24(8), 2024: e495-e512.
  7. Cornely OA et al. Global guideline for the diagnosis and management of mucormycosis. Lancet Infectious Diseases. 19(12), 2019: e405-e421.
  8. Galgiani JN et al. 2016 IDSA Clinical Practice Guideline for the Treatment of Coccidioidomycosis. Clinical Infectious Diseases. 63(6), 2016: e112-e146.
  9. Wheat LJ et al. Clinical Practice Guidelines for the Management of Patients with Histoplasmosis: 2007 Update by the IDSA. Clinical Infectious Diseases. 45(7), 2007: 807-825.
  10. Thompson GR III et al. Global guideline for the diagnosis and management of the endemic mycoses. Lancet Infectious Diseases. 21(12), 2021: e364-e374.
  11. Ellis ME et al. Fungal endocarditis: evidence in the world literature, 1965-1995. Clinical Infectious Diseases. 32(1), 2001: 50-62.
  12. Hoenigl M et al. Global guideline for the diagnosis and management of rare mould infections. Lancet Infectious Diseases. 21(8), 2021: e246-e257.
  13. Donnelly JP et al. Revision and Update of the Consensus Definitions of Invasive Fungal Disease From the EORTC/MSGERC. Clinical Infectious Diseases. 71(6), 2020: 1367-1376.
  14. Delgado V et al. 2023 ESC Guidelines for the management of endocarditis. European Heart Journal. 44(39), 2023: 3948-4042.
  15. Blaser MJ, Cohen JI, Holland SM, eds. Mandell, Douglas, and Bennett's Principles and Practice of Infectious Diseases. 10th ed. Philadelphia: Elsevier; 2026.

Nota informativa: le informazioni contenute in questa pagina hanno esclusivamente finalità informative e divulgative e non sostituiscono il parere, la diagnosi o il trattamento di un medico. In caso di necessità, rivolgersi sempre a un professionista sanitario qualificato.

Trasparenza sull'intelligenza artificiale: questa pagina è stata realizzata con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale, utilizzati come ausilio nella produzione e nell'elaborazione dei contenuti.