Avere una cardiomiopatia non significa automaticamente dover rinunciare a ogni attività fisica. Le linee guida attuali raccomandano di evitare la sedentarietà e di prescrivere l'esercizio in modo individuale, perché il livello di attività sicuro dipende dal tipo di cardiomiopatia, dalla presenza di sintomi, dalla funzione del cuore, dalle aritmie, dall'eventuale fibrosi miocardica e dalla risposta allo sforzo.
Per molte persone clinicamente stabili sono possibili attività aerobiche di intensità lieve o moderata, come camminare a passo sostenuto, pedalare o svolgere esercizi progressivi. Lo sport intenso o competitivo richiede invece una valutazione specifica e le indicazioni possono essere molto diverse tra cardiomiopatia ipertrofica, dilatativa e aritmogena.
Prima di stabilire quale attività praticare bisogna considerare:
Le cardiomiopatie non costituiscono un'unica malattia. Per questo una regola valida per tutti, come "niente sport" oppure "puoi fare tutto se ti senti bene", sarebbe scorretta. La scelta deve partire dalla diagnosi e dalla stratificazione del rischio individuale.
Le raccomandazioni europee indicano l'attività fisica regolare come parte di uno stile di vita favorevole anche nelle persone con malattia cardiaca. Come riferimento generale, viene promossa un'attività moderata distribuita durante la settimana, fino a circa 150 minuti settimanali nelle persone in grado di sostenerla. Questa cifra non è però una prescrizione automatica per chi ha una cardiomiopatia: in alcuni pazienti sarà appropriata, in altri l'intensità o la durata dovranno essere inferiori, mentre persone accuratamente selezionate potranno svolgere attività più impegnative.
Il principio più importante è che volume e intensità vengano aumentati gradualmente, evitando passaggi improvvisi dalla sedentarietà a sforzi elevati.
Per molte persone stabili sono ragionevoli attività dinamiche controllabili, come cammino, cyclette, bicicletta su percorsi non impegnativi o nuoto ricreativo, se non esistono controindicazioni individuali. Anche esercizi di forza possono rientrare nel programma, ma il carico deve essere adeguato e non va confuso con sollevamenti massimali o sforzi prolungati in apnea.
L'intensità non dovrebbe essere scelta soltanto in base all'età o a formule generiche sulla frequenza cardiaca. Farmaci come i beta-bloccanti modificano la risposta del battito allo sforzo, e in alcuni pazienti il metodo più affidabile per definire le zone di allenamento è il test da sforzo, eventualmente cardiopolmonare.
Chi ha una cardiomiopatia e vuole praticare attività regolare, soprattutto se intensa, dovrebbe avere una valutazione aggiornata. In genere vengono considerati anamnesi, visita, ECG ed ecocardiogramma; secondo il fenotipo possono essere utili Holter, risonanza magnetica cardiaca e un test da sforzo per verificare capacità funzionale, pressione arteriosa, comparsa di sintomi e aritmie durante esercizio.
Il test è particolarmente utile perché una persona può sentirsi bene a riposo ma sviluppare aritmie, ostruzione o una risposta pressoria anomala soltanto quando aumenta il carico.
La decisione deve tenere conto anche dello sport specifico. Correre, fare trekking, sollevare pesi, giocare a calcio e praticare immersioni non sottopongono il cuore allo stesso tipo di stress. Inoltre, in discipline nelle quali una perdita di coscienza potrebbe provocare un incidente grave, anche un rischio relativamente basso può avere conseguenze diverse rispetto a un'attività svolta in ambiente controllato.
Il possesso di un defibrillatore impiantabile non elimina il substrato che può provocare l'aritmia e non deve essere interpretato come un'autorizzazione automatica a praticare sport senza limitazioni.
Nella cardiomiopatia ipertrofica le raccomandazioni moderne sono meno restrittive rispetto al passato. L'esercizio ricreativo lieve o moderato è generalmente incoraggiato nelle persone clinicamente stabili, e studi prospettici hanno mostrato che programmi controllati di attività moderata possono migliorare la capacità fisica senza evidenziare un aumento di eventi gravi nelle popolazioni studiate.
Anche l'attività vigorosa non viene oggi considerata automaticamente vietata a ogni persona con cardiomiopatia ipertrofica. In pazienti selezionati, con fenotipo lieve e profilo di rischio favorevole, può essere discussa dopo valutazione specialistica e decisione condivisa.
Questo non significa che il rischio sia uguale per tutti. Sincope sospetta, aritmie ventricolari, importante ostruzione all'efflusso, marcata ipertrofia, ridotta funzione sistolica, estesa fibrosi o altri marcatori di rischio possono modificare sostanzialmente la raccomandazione.
Anche un soggetto geneticamente positivo ma senza manifestazioni strutturali deve essere seguito nel tempo, perché il fenotipo può comparire successivamente. La presenza o assenza di sintomi durante allenamento non è sufficiente, da sola, a stabilire l'idoneità a esercizio intenso.
Nella cardiomiopatia dilatativa l'attività aerobica moderata può migliorare capacità funzionale e qualità di vita quando il paziente è clinicamente stabile e la terapia è stata ottimizzata. Le evidenze disponibili derivano in parte dagli studi sullo scompenso cardiaco con frazione di eiezione ridotta, nei quali l'esercizio strutturato è parte della riabilitazione.
Se sono presenti sintomi importanti, peggioramento recente, aritmie complesse, funzione ventricolare molto compromessa o instabilità clinica, l'esercizio va invece ridotto o sospeso finché la situazione non è stata rivalutata.
Lo sport ad alta intensità non è automaticamente appropriato anche quando una persona con cardiomiopatia dilatativa si sente bene. Le linee guida consentono una maggiore libertà soprattutto nei soggetti asintomatici con disfunzione lieve, senza aritmie indotte dall'esercizio e senza significativa fibrosi miocardica. Alcuni genotipi associati a elevato rischio aritmico richiedono particolare prudenza anche quando la funzione ventricolare è relativamente conservata.
La cardiomiopatia aritmogena rappresenta l'eccezione più importante a un approccio molto liberale allo sport. In questa malattia l'esercizio intenso, soprattutto di endurance, può aumentare lo stress meccanico sul miocardio, favorire la progressione del fenotipo e aumentare il rischio di aritmie ventricolari.
Per questo le linee guida sconsigliano l'esercizio ad alta intensità e lo sport competitivo nelle persone con fenotipo aritmogeno. La prudenza si estende anche ad alcuni portatori di varianti patogenetiche senza malattia ancora evidente, perché un elevato carico di allenamento può facilitare l'espressione del fenotipo.
Questo non equivale a prescrivere sedentarietà assoluta. Attività lieve o moderata può essere possibile in molti soggetti, ma intensità e volume devono essere discussi con un centro esperto. La raccomandazione dipende dal genotipo, dal coinvolgimento del ventricolo destro e sinistro, dalla presenza di fibrosi e dalla storia aritmica individuale.
Durante esercizio bisogna interrompere l'attività se compaiono dolore toracico, svenimento o quasi svenimento, palpitazioni persistenti, affanno improvviso o molto superiore al previsto, debolezza marcata o peggioramento netto della capacità fisica. Questi sintomi non dimostrano necessariamente la presenza di un'aritmia grave, ma non devono essere ignorati in una persona con cardiomiopatia.
Se il disturbo è intenso, persiste dopo l'interruzione dello sforzo o si associa a perdita di coscienza, grave difficoltà respiratoria o dolore toracico importante, è indicato attivare il 112 o il 118.
Anche in assenza di sintomi è utile rivalutare periodicamente il programma di allenamento, soprattutto se aumenta il livello di attività o cambia lo sport praticato. La cardiomiopatia può evolvere nel tempo e una prescrizione appropriata alcuni anni prima non è necessariamente valida per sempre.
Chi ha una cardiomiopatia può fare attività fisica?
Spesso sì. Nella maggior parte dei casi non è indicata una vita sedentaria, ma l'attività deve essere adattata a fenotipo e rischio individuale.
Camminare è consentito?
Per molte persone stabili la camminata lieve o moderata è appropriata, con intensità e durata stabilite in base alla capacità funzionale.
Si può andare in palestra?
Può essere possibile, ma il programma deve distinguere esercizio aerobico, forza moderata e sforzi massimali. Questi ultimi possono essere sconsigliati in alcuni pazienti.
La cardiomiopatia aritmogena permette sport intenso?
In generale no: esercizio intenso e sport competitivo sono sconsigliati perché possono aumentare rischio aritmico e progressione della malattia.
Quali sintomi richiedono di fermarsi?
Dolore toracico, sincope o presincope, palpitazioni prolungate, affanno improvviso e marcata debolezza richiedono l'interruzione dell'attività e una valutazione appropriata.
Nota informativa: le informazioni contenute in questa pagina hanno esclusivamente finalità informative e divulgative e non sostituiscono il parere, la diagnosi o il trattamento di un medico. In caso di necessità, rivolgersi sempre a un professionista sanitario qualificato.
Trasparenza sull'intelligenza artificiale: questa pagina è stata realizzata con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale, utilizzati come ausilio nella produzione e nell'elaborazione dei contenuti.