Una cardiomiopatia può provocare fiato corto, stanchezza, palpitazioni, capogiri o svenimenti, dolore toracico e gonfiore a caviglie o gambe, ma non esiste un sintomo unico che permetta di riconoscerla. Alcune persone hanno disturbi evidenti, altre presentano soltanto una ridotta capacità di fare sforzi e altre ancora non avvertono alcun sintomo per anni.
Il sospetto aumenta quando questi disturbi compaiono senza una spiegazione chiara, soprattutto in una persona giovane o di mezza età, oppure quando in famiglia sono presenti cardiomiopatie, scompenso cardiaco, aritmie importanti o morti cardiache improvvise.
I segnali che meritano maggiore attenzione sono:
Con il termine cardiomiopatie si indica un gruppo eterogeneo di malattie del muscolo cardiaco. Questa guida non descrive nel dettaglio classificazione e meccanismi delle singole forme, ma aiuta a capire quali disturbi possono far sorgere il sospetto e in quali situazioni è opportuno farsi valutare.
Uno dei motivi più comuni per cui una cardiomiopatia diventa sintomatica è la difficoltà del cuore a riempirsi o a pompare sangue in modo adeguato. La conseguenza può essere una ridotta tolleranza allo sforzo: attività che prima erano normali, come camminare rapidamente o salire alcuni piani di scale, iniziano a provocare affanno o stanchezza sproporzionata.
Nelle cardiomiopatie con riduzione della funzione di pompa il sintomo può assomigliare a quello dello scompenso cardiaco; nelle forme con pareti molto ispessite o rigide, invece, la frazione di eiezione può essere conservata e il problema dipendere soprattutto dal riempimento del ventricolo. Per questo il fatto di avere una frazione di eiezione normale non esclude di per sé una cardiomiopatia.
Quando aumentano le pressioni all'interno del cuore possono comparire fiato corto sdraiandosi, risvegli notturni per difficoltà respiratoria e ritenzione di liquidi, con gonfiore soprattutto alle caviglie e alle gambe. Questi sintomi non sono specifici: possono avere molte altre cause cardiache, polmonari, renali o metaboliche. La loro comparsa progressiva, tuttavia, merita una valutazione medica, soprattutto se si associa a un calo evidente della capacità fisica.
Le cardiomiopatie possono favorire aritmie atriali o ventricolari. La persona può avvertire palpitazioni, un battito molto rapido, irregolare o improvvisamente diverso dal solito; in altri casi l'aritmia non viene percepita e viene identificata con l'elettrocardiogramma o con un monitoraggio Holter.
Le palpitazioni sono molto comuni anche nelle persone senza cardiopatia, quindi da sole non indicano una cardiomiopatia. Diventano più significative quando sono prolungate, compaiono durante lo sforzo oppure si accompagnano a dolore toracico, forte affanno, capogiri o perdita di coscienza.
Lo svenimento richiede particolare attenzione quando avviene durante o subito dopo uno sforzo, quando è preceduto da palpitazioni improvvise oppure quando interessa una persona con cardiomiopatia già nota. Anche la storia familiare conta: una perdita di coscienza inspiegata in chi ha parenti con cardiomiopatia o morte improvvisa non deve essere liquidata automaticamente come un semplice calo di pressione.
Questo non significa che ogni sincope sia cardiaca: riflessi vasovagali, disidratazione, farmaci e molte altre condizioni sono molto più frequenti. È il contesto clinico che stabilisce quanto il sintomo sia sospetto.
Il dolore toracico può comparire in alcune cardiomiopatie, in particolare quando il muscolo cardiaco è molto ispessito, quando esiste un'ostruzione al flusso del sangue o quando la richiesta di ossigeno aumenta durante l'attività fisica. Nella cardiomiopatia ipertrofica, per esempio, dolore, affanno, palpitazioni o sensazione di mancamento possono essere provocati dallo sforzo.
Un dolore al petto non deve però essere attribuito automaticamente a una cardiomiopatia. Le cause possibili comprendono malattia coronarica, disturbi polmonari, reflusso gastroesofageo e problemi muscolo-scheletrici. Se il dolore è improvviso, persistente, intenso oppure associato a grave mancanza d'aria, sudorazione, nausea, debolezza o perdita di coscienza, la priorità è escludere un'emergenza cardiaca e non cercare di distinguere autonomamente la causa.
L'assenza di disturbi non esclude la malattia. Alcune cardiomiopatie vengono scoperte casualmente dopo un elettrocardiogramma anomalo, un soffio cardiaco, un ecocardiogramma eseguito per altri motivi o durante uno screening sportivo. Altre vengono identificate perché un familiare ha ricevuto una diagnosi e i parenti di primo grado vengono sottoposti a controlli.
La familiarità è quindi un'informazione importante anche quando ci si sente perfettamente bene. Sono particolarmente rilevanti diagnosi di cardiomiopatia, scompenso cardiaco senza causa chiara, aritmie ventricolari, impianto di defibrillatore, trapianto cardiaco o morte improvvisa avvenuti in famiglia in età relativamente giovane.
Le diverse forme possono inoltre presentarsi in modo differente. La cardiomiopatia dilatativa tende più spesso a manifestarsi con ridotta capacità di pompa e sintomi di scompenso; la cardiomiopatia aritmogena può presentarsi con palpitazioni, aritmie o sincopi; le forme restrittive e infiltrative possono determinare soprattutto difficoltà di riempimento e congestione. I sintomi, quindi, orientano il percorso diagnostico ma non permettono da soli di identificare il tipo di cardiomiopatia.
È opportuno programmare una valutazione medica quando compaiono fiato corto, riduzione inspiegata della capacità fisica, palpitazioni ricorrenti, gonfiore degli arti inferiori o episodi di capogiro e mancamento, soprattutto se i sintomi sono nuovi o progressivi. La soglia per approfondire deve essere più bassa in presenza di familiarità per cardiomiopatia o morte improvvisa.
In questi casi la diagnosi non si basa sui sintomi ma sull'integrazione di anamnesi personale e familiare, visita, elettrocardiogramma, ecocardiogramma e, quando indicato, altri esami come Holter, risonanza magnetica cardiaca e test genetici.
È invece necessario ricorrere ai servizi di emergenza quando i sintomi sono acuti e importanti: grave difficoltà respiratoria, dolore toracico persistente, perdita di coscienza, palpitazioni prolungate associate a marcato malessere oppure una persona che non risponde e non respira normalmente. In queste situazioni bisogna chiamare il 112 o il 118 e seguire le indicazioni dell'operatore.
Quali sono i sintomi più comuni di una cardiomiopatia?
Fiato corto, stanchezza, ridotta tolleranza allo sforzo, palpitazioni, capogiri o svenimenti, dolore toracico e gonfiore a caviglie o gambe. Nessuno di questi sintomi, però, è specifico della cardiomiopatia.
Si può avere una cardiomiopatia senza sintomi?
Sì. La malattia può essere scoperta con ECG, ecocardiogramma, risonanza o screening familiare anche in una persona asintomatica.
Le palpitazioni significano che ho una cardiomiopatia?
No. Sono un disturbo molto comune e hanno numerose cause; diventano più sospette se associate a sincope, dolore toracico, forte affanno o familiarità cardiologica importante.
Quando uno svenimento deve far sospettare un problema cardiaco?
Quando avviene durante lo sforzo, è preceduto da palpitazioni, compare in una persona con cardiopatia nota oppure si inserisce in una famiglia con cardiomiopatia o morte improvvisa.
Quando bisogna chiamare il 112 o il 118?
In presenza di grave difficoltà respiratoria, dolore toracico persistente, perdita di coscienza, palpitazioni prolungate con malessere marcato o segni di arresto cardiaco.
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