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Valutazione della massa grassa


Abbiamo visto in precedenza l'indice di massa corporea che definisce il grado di obesià e la circonferenza addominale che stratifica il rischio cardiovascolare, che sono le metodiche più comunemente utilizzate nella valutazione dell'obesità, però non tengono in cosiderazione la differenza tra massa grassa e massa magra.

Ci sono delle metodiche più o meno complicate che consentono di distinguere tra muscolo e grasso.
Chiunque sia stato anche una sola volta da un dietologo o da un nutrizionista si è visto pinzare i rotolini di cicca con il plicometro.
Il plicometro è una specie di pinza che prende le pliche di grasso in alcuni punti è ne misura la grandezza.
I punti di repere in cui si misurano le pliche sono 7 (pettorale, ascellare, soprailiaca, addominale, coscia, sottoscapolare e tricipitale).
Dalla somma di queste 7 pliche e dall’applicazione di un coefficiente M si ottiene la densità corporea.
Dalla densità corporea è possibile stabilire la % di massa grassa tramite un’altra semplice formula (495/DC) – 450 = % di massa grassa.

Esistono poi altre metodiche più raffinate e precise ma non di largo impiego che si riportano per completezza di trattazione.

Pesa idrostatica: sfrutta il principio di Archimede pesando il paziente in una vasca piene d’acqua a polmoni vuoti; in realtà i polmoni non si svuotano mai del tutto, esiste quindi una formula per calcolare il volume polmonare residuo.
Per calcolare la densità corporea si utilizza la seguente formula:
Densità corporea = peso corporeo a secco [(peso corporeo a secco – peso in immersione)/densità acqua] – volume polmonare residuo
Dalla densità corporea si risale alla percentuale di massa grassa si utilizza la formula vista prima per la plicometria.

Pletismografia ad aria: il paziente viene fatto entrare in una camera ad aria chiusa. Si fa la differenza tra il volume d’aria presente nella camera vuota, ed il volume d’aria presente nella camera con il paziente dentro, si ottiene così il volume del paziente, la densità e definita come il rapporto tra massa e volume.
Risalire dalla densità corporea alla percentuale di massa grassa si utilizza sempre la stessa formula di prima.

Le misurazioni che prevedono l’applicazione della formula della densità corporea per risalire alla % di grasso non tengono però in considerazione le eventuali differenze della densità ossea, i coefficenti applicati sono calcolati su una massa ossea standard.
Esistono poi delle metodiche più complesse di misurazione che danno dei risultati molto precisi e che rientrano nell’ambito degli accertamenti strumentali. I mezzi per valutare accuratamente la massa grassa sono:

Bioimpendezometria: sfrutta la corrente elettrica e le resistenza che i vari tessuti oppongono al passaggio della corrente. Si applicano quattro elettrodi e si misura l’impendenza elettrica che varia a seconda dalla composizione di tessuto corporeo.

TOBEC (Total Body Electrical Conductivity): è un macchinario complesso che produce un campo magnetico e sfrutta anch’essa le proprietà elettriche dei tessuti (il grasso conduce più lentamente); il pz. Viene fatto passare attraverso un campo magnetico, l'aparecchio misura la conduttività del suo corpo e fa i suoi calcolette per ottenere la massa grassa.

Potassio radioattivo (K40) il tessuto adiposo non capta potassio, quello muscolare si; dopo somministrazione di potassio radioattivo si misurano le radiazioni emesse.

DEXA: è una densitometria a Raggi X, è la stessa metodica con cui si valuta la mineralizzazione ossea (ad es. nell’osteoporosi). La penetrazione dei raggi X dipende dalla densità del tessuto che attraversano e poiché grasso e muscolo hanno densità diversa le DEXA è in grado di distinguerle.

Tra queste metodiche le più utilizzate sono la bioimpendezometria e la DEXA, ma non sono di utilizzo routinario anche perché calcolare al microgrammo la massa grassa non ha utilità clinica.
Che uno c’ha la panza lo si vede ad occhio, spesso senza neanche farlo spogliare, nella pratica clinica quotidiana rivestono importanza l’indice di massa corporea che definisce il grado di obesità e la circonferenza addominale che stratifica il rischio cardiovascolare.
Le richieste di approfondimento diagnostico da fare per un soggetto obeso sono delle analisi ematochimiche per valutare gli effetti dell’obesità e vedere se ci sono cause endocrine dell’obesità.
In realtà le cause endocrine potrebbero essere escluse anche con l’anamnesi, se il paziente riferisce de magnasse pure le zampe del tavolino c’ha la panza perché magna, in caso contrario si deve sospettare una causa endocrina o risposte mendaci da parte del paziente.
Gli ormoni più attivi sul metabolismo basale e sul consumo di calorie sono gli ormoni tiroidei: l’ipotiroidismo causa obesità per cui è opportuna la valutazione di FT3, FT4 e TSH, anche se il paziente dovrebbe riferire anche altri segni e sintomi di ipotiroidismo.
Altro ormone obesizzante è il cortisolo, pazienti affetti da sindrome di Cushing possono presentarsi obesi, in tal caso la disposizione del grasso ha alcune peculiratà con facies lunare e gobba di gibbo (grasso retronucale)
L’ovaio policistico nelle donna può essere causa di obesità per incremento degli androgeni maschili, in tal caso saranno presenti anche aspetti fenotipici di tipo mascolinizzante come l’irsutismo.

Oltre alle misurazioni del peso, della densità corporea e dalla percentuale di massa grassa è opportuno valutare anche altri aspetti, sopratutto di tipo metabolico, attraverso analisi ematochimiche.

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