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Tachicardia da Rientro del Nodo Atrio-Ventricolare (TRNAV)

La tachicardia da rientro del nodo atrioventricolare (TRNAV) è la più comune delle tachicardie sopraventricolari parossistiche ed è caratterizzata da un meccanismo di rientro all’interno del nodo atrioventricolare. Questa aritmia si manifesta con episodi improvvisi e regolari di tachicardia con frequenza compresa tra 140 e 250 bpm, con esordio e terminazione bruschi. La TRNAV è generalmente benigna, ma può causare sintomi significativi come palpitazioni, dispnea, vertigini e, raramente, sincope.


La sua insorgenza è legata alla presenza di una doppia via di conduzione all’interno del nodo AV, una condizione congenita presente in circa il 30% della popolazione. Tuttavia, non tutti i soggetti con questa caratteristica sviluppano l’aritmia. L’innesco della tachicardia è spesso legato a fattori come stress, esercizio fisico, squilibri elettrolitici o l’assunzione di sostanze stimolanti.


La diagnosi si basa sull’elettrocardiogramma, che durante un episodio mostra un ritmo regolare a frequenza elevata, senza onde P visibili o con onde P retrocondotte. Il trattamento prevede l’interruzione dell’episodio acuto mediante manovre vagali o farmaci antiaritmici. Nei pazienti con episodi ricorrenti, l’ablazione transcatetere rappresenta una soluzione definitiva con un alto tasso di successo.

Eziologia, patogenesi e fisiopatologia

1. Alterazioni della conduzione nodale e formazione del circuito di rientro

La TRNAV è dovuta alla presenza di una doppia via di conduzione nel nodo atrioventricolare, che crea un substrato elettrofisiologico predisponente alla formazione di un circuito di rientro. In condizioni normali, gli impulsi elettrici viaggiano attraverso una singola via di conduzione. Nei soggetti con doppia via nodale, il nodo AV presenta due vie con caratteristiche differenti:

Quando un battito atriale si verifica in un momento in cui la via rapida è ancora refrattaria, l’impulso si propaga solo lungo la via lenta. Una volta raggiunto il nodo AV inferiore, l’impulso può risalire lungo la via rapida, creando un circuito di rientro che si autosostiene e determina la tachicardia.

2. Meccanismo di innesco e perpetuazione

L’innesco della TRNAV è spesso determinato da un’extrasistole atriale, che si propaga in modo unidirezionale lungo la via lenta mentre la via rapida è ancora in refrattarietà. Questo meccanismo innesca un rientro stabile, che continua a stimolare atri e ventricoli con ritmo regolare e frequenza elevata.

La persistenza dell’aritmia è favorita da una serie di fattori che modulano la refrattarietà del nodo AV. L’, dovuto a stress, esercizio fisico o ansia, può ridurre il periodo refrattario della via rapida e aumentare la suscettibilità alla tachicardia. Anche alterazioni elettrolitiche, come ipokaliemia e ipomagnesiemia, possono facilitare la perpetuazione del circuito di rientro.

3. Fisiopatologia della TRNAV

La TRNAV è generalmente benigna, ma può avere ripercussioni emodinamiche nei soggetti con cardiopatie sottostanti. Durante un episodio, la perdita della sincronia atrio-ventricolare può ridurre il riempimento ventricolare e determinare una diminuzione della gittata cardiaca. Nei pazienti con riserva cardiaca ridotta, la tachicardia prolungata può precipitare uno scompenso emodinamico.

Un’altra conseguenza della TRNAV è l’, causato dalla contrazione atriale simultanea alla sistole ventricolare. Questo può manifestarsi con turgore giugulare e una riduzione della perfusione sistemica nei soggetti predisposti.

Classificazione della TRNAV

La TRNAV è classificata in base alla direzione del circuito di rientro e alla sequenza di attivazione nodale:



Dal punto di vista elettrocardiografico, la TRNAV atipica si distingue per un intervallo RP più lungo, con onde P più evidenti rispetto alla forma tipica.

Fattori di rischio e prevenzione

La tachicardia da rientro del nodo atrioventricolare (TRNAV) si sviluppa in individui con una predisposizione anatomica, caratterizzata dalla presenza di una doppia via di conduzione nel nodo AV. Questa condizione è congenita ed è riscontrata in circa il 30% della popolazione, sebbene solo una parte di questi individui sviluppi episodi di tachicardia. L’età di esordio è generalmente compresa tra i 20 e i 50 anni, con una maggiore incidenza nelle donne rispetto agli uomini. L’aritmia può manifestarsi sporadicamente o con una frequenza variabile nel tempo, a seconda della presenza di fattori scatenanti.


L’iperattivazione del sistema nervoso simpatico gioca un ruolo fondamentale nella modulazione della TRNAV. Fattori come stress, ansia ed esercizio fisico intenso possono abbassare la soglia di innesco della tachicardia, facilitando l'attivazione del circuito di rientro. Anche le alterazioni elettrolitiche, in particolare ipokaliemia e ipomagnesiemia, influenzano la stabilità elettrica del nodo AV e possono aumentare la suscettibilità agli episodi aritmici. Alcuni farmaci, tra cui i beta-agonisti e i decongestionanti nasali, possono agire sul sistema di conduzione atrioventricolare, rendendo più probabile l’innesco dell’aritmia in soggetti predisposti.


La prevenzione della TRNAV si basa sul controllo dei fattori predisponenti e sulla gestione degli episodi. Nei pazienti con episodi ricorrenti, è consigliabile ridurre l’assunzione di sostanze stimolanti, come caffeina e alcol, e adottare strategie per modulare lo stress, come tecniche di rilassamento o biofeedback. Inoltre, nei soggetti con frequenti episodi di TRNAV, è opportuno valutare la sospensione di farmaci potenzialmente pro-aritmici e monitorare i livelli di elettroliti nel sangue per prevenire squilibri che possano favorire la tachicardia.


Manifestazioni Cliniche

Anamnesi

La TRNAV si manifesta con episodi di tachicardia improvvisa e regolare, con una frequenza compresa tra 140 e 250 bpm. L’esordio è tipicamente parossistico, con inizio e fine bruschi, senza una fase di accelerazione o rallentamento progressivo. Gli episodi possono durare da pochi secondi a diverse ore, con una variabilità individuale sia nella frequenza che nella durata.


I pazienti riferiscono generalmente palpitazioni rapide e regolari, spesso accompagnate da una sensazione di battiti “forti” e improvvisi. Nei soggetti con episodi più prolungati, la ridotta gittata cardiaca può causare dispnea e senso di oppressione toracica, sebbene questi sintomi non siano necessariamente correlati a ischemia miocardica. In alcuni casi, la tachicardia può essere associata a vertigini o lipotimia, specialmente nei pazienti con riserva cardiaca ridotta o con tendenza all’ipotensione. La sincope è rara e si verifica prevalentemente in soggetti con disfunzione autonomica o con episodi di tachicardia particolarmente prolungati e mal tollerati.


Molti pazienti imparano a riconoscere i fattori scatenanti degli episodi, che possono includere sforzi fisici, emozioni intense o bruschi cambiamenti posturali. Alcuni riferiscono una sensazione di pressione a livello cervicale o di pulsazioni fastidiose nella regione giugulare, dovute alla contrazione simultanea di atri e ventricoli durante la tachicardia.

Esame obiettivo

Durante un episodio di TRNAV, il reperto più evidente è un polso rapido e regolare, con una frequenza ventricolare tipicamente compresa tra 140 e 250 bpm. L’auscultazione cardiaca mostra toni cardiaci tachicardici ma ritmici, senza soffi patologici associati. Nei pazienti con tachicardia sostenuta, la riduzione della gittata cardiaca può determinare una lieve ipotensione, ma generalmente senza segni di compromissione emodinamica significativa.


Un segno caratteristico nei pazienti con TRNAV è la presenza di onde a prominenti al monitoraggio della pressione venosa giugulare, causate dalla contrazione atriale contro una valvola tricuspide chiusa. Nei soggetti con episodi ricorrenti e tachicardie prolungate, può essere presente una tendenza all’astenia e alla ridotta tolleranza allo sforzo, dovuta al minor riempimento ventricolare durante le fasi di tachicardia.


Nei pazienti con episodi molto frequenti, la TRNAV può determinare nel tempo un rimodellamento elettrofisiologico del nodo AV, rendendo la tachicardia più facile da innescare e aumentando la probabilità di episodi futuri. In questi casi, un’attenta valutazione cardiologica è necessaria per stabilire l’indicazione a un trattamento definitivo.

Diagnosi

La diagnosi di tachicardia da rientro del nodo atrioventricolare (TRNAV) si basa sulla valutazione clinica e sulla conferma elettrocardiografica dell’aritmia. Il sospetto diagnostico nasce dalla presenza di episodi di tachicardia regolare, ad insorgenza e terminazione brusche, con una frequenza tipicamente compresa tra 140 e 250 bpm. I pazienti riferiscono spesso palpitazioni improvvise, talvolta associate a dispnea o vertigini, e possono essere in grado di descrivere un chiaro fattore scatenante, come stress, sforzi fisici o cambiamenti posturali.

Durante un attacco di TRNAV, l’esame obiettivo rileva una tachicardia regolare, con polso rapido e ben percepibile. La pressione arteriosa è generalmente stabile, sebbene alcuni pazienti possano sviluppare una lieve ipotensione, soprattutto in caso di tachicardie prolungate. Nei soggetti con episodi molto frequenti, il medico può osservare la presenza di onde a giugulari pronunciate, dovute alla contrazione atriale contro una valvola tricuspide chiusa.

ECG: conferma diagnostica

L’elettrocardiogramma (ECG) a 12 derivazioni rappresenta il metodo diagnostico principale e consente di distinguere la TRNAV da altre tachicardie sopraventricolari. Durante un episodio, il tracciato ECG mostra caratteristiche specifiche:



La forma più comune, la TRNAV tipica (slow-fast), si distingue per onde P non visibili o inglobate nel QRS, mentre nella forma atipica (fast-slow), le onde P sono più evidenti e posizionate a distanza dal complesso QRS.

Monitoraggio nei casi di TRNAV parossistica

Nei pazienti con episodi sporadici o non documentabili con ECG standard, il monitoraggio prolungato è essenziale per confermare la diagnosi. Le opzioni includono:

Test diagnostici per la conferma della TRNAV

Se la diagnosi non è chiara, si possono eseguire test farmacologici o fisiologici per valutare il coinvolgimento del nodo AV. L’adenosina è il farmaco di scelta per interrompere l’aritmia e confermare il coinvolgimento del nodo AV nel circuito di rientro. La somministrazione endovenosa determina un blocco transitorio della conduzione AV, interrompendo immediatamente la tachicardia se si tratta di TRNAV. In alternativa, le manovre vagali come il massaggio del seno carotideo o la manovra di Valsalva possono essere utilizzate per rallentare la conduzione AV e smascherare le onde P retrocondotte.

Studio elettrofisiologico nei casi complessi

In pazienti con episodi ricorrenti e invalidanti, o quando la diagnosi rimane incerta nonostante il monitoraggio, lo studio elettrofisiologico (SEF) rappresenta il metodo più accurato per confermare la presenza di un circuito di rientro nel nodo AV. Questo esame consente di:

Nei pazienti candidati all’ablazione, il SEF permette di mappare con precisione il circuito di rientro e guidare la terapia definitiva, aumentando le probabilità di successo.

Trattamento

La gestione della tachicardia da rientro del nodo atrioventricolare (TRNAV) ha tre obiettivi principali: l’interruzione dell’episodio acuto, la prevenzione delle recidive e, nei casi più gravi o frequenti, la terapia definitiva con ablazione transcatetere. La scelta della strategia terapeutica dipende dalla severità dei sintomi, dalla frequenza degli episodi e dalla risposta ai trattamenti farmacologici o non farmacologici.

Interruzione della tachicardia

Nei pazienti che presentano un episodio acuto di TRNAV, il primo approccio terapeutico è rappresentato dalle manovre vagali, che aumentano il tono parasimpatico e rallentano la conduzione attraverso il nodo AV. Tra queste, la manovra di Valsalva e il massaggio del seno carotideo sono le più utilizzate. Se le manovre vagali risultano inefficaci, si ricorre alla somministrazione di adenosina endovena, che blocca transitoriamente la conduzione AV e interrompe il circuito di rientro nella maggior parte dei casi.

Nei pazienti in cui l’adenosina è controindicata o inefficace, possono essere utilizzati beta-bloccanti o calcio-antagonisti non diidropiridinici (verapamil e diltiazem) per ridurre la conduzione AV e favorire l’arresto della tachicardia. La cardioversione elettrica è raramente necessaria e viene riservata a pazienti emodinamicamente instabili o refrattari ai trattamenti farmacologici.

Prevenzione delle recidive

Nei pazienti che presentano episodi sporadici e ben tollerati, la strategia principale consiste nell’evitare i fattori scatenanti e nel monitorare l’eventuale progressione della malattia. Tuttavia, nei soggetti con tachicardie frequenti o sintomatiche, può essere necessario un trattamento farmacologico di mantenimento. I farmaci più utilizzati per la prevenzione degli episodi sono i beta-bloccanti e i calcio-antagonisti non diidropiridinici, che riducono la conduzione attraverso il nodo AV e diminuiscono la probabilità di innesco della tachicardia.

Nei pazienti in cui il trattamento con beta-bloccanti o calcio-antagonisti non è sufficiente, si può considerare l’uso di farmaci antiaritmici della classe IC, come flecainide e propafenone. Tuttavia, questi farmaci devono essere evitati nei pazienti con cardiopatie strutturali, a causa del rischio di effetti pro-aritmici.

Ablazione transcatetere: il trattamento definitivo

Nei pazienti con episodi frequenti, sintomi invalidanti o scarsa risposta ai farmaci, l’ablazione transcatetere con radiofrequenza rappresenta il trattamento di scelta. Questa procedura viene eseguita durante lo studio elettrofisiologico e prevede la distruzione selettiva della via lenta del nodo AV, eliminando il substrato necessario per la formazione del circuito di rientro.

L’ablazione della TRNAV ha un tasso di successo superiore al 95% e un basso rischio di recidiva. Le complicanze sono rare e includono la possibile lesione della via rapida, con conseguente necessità di impianto di pacemaker in meno dell’1% dei casi.

Prognosi

La prognosi della TRNAV è generalmente favorevole, soprattutto nei pazienti senza cardiopatia strutturale. Nei soggetti che rispondono bene alle manovre vagali o ai farmaci, gli episodi possono essere gestiti efficacemente senza necessità di ulteriori interventi. Tuttavia, nei pazienti con episodi molto frequenti o altamente sintomatici, la qualità della vita può risultare compromessa, rendendo necessario un trattamento definitivo con ablazione.

Nei pazienti trattati con ablazione transcatetere, la probabilità di una risoluzione completa dell’aritmia è molto alta e la maggior parte non necessita più di terapia antiaritmica. Il rischio di recidiva è basso e si verifica principalmente nei primi mesi dopo la procedura, mentre il rischio di complicanze a lungo termine è estremamente ridotto.

Nei soggetti con tachicardie molto frequenti e non trattate, esiste il rischio di tachicardiomiopatia, una condizione in cui l’elevata frequenza cardiaca sostenuta nel tempo può portare a una disfunzione ventricolare reversibile. Per questo motivo, nei pazienti con episodi ricorrenti è consigliabile una valutazione tempestiva per definire la strategia terapeutica più appropriata.

Complicanze

La tachicardia da rientro del nodo atrioventricolare (TRNAV) è un’aritmia generalmente benigna, ma nei casi in cui gli episodi siano molto frequenti o prolungati, possono verificarsi alcune complicanze che influenzano la qualità di vita del paziente e, in rari casi, la funzione cardiaca.

1. Tachicardiomiopatia

Nei pazienti con episodi di TRNAV particolarmente frequenti e sostenuti nel tempo, la persistenza di una frequenza cardiaca elevata può determinare un sovraccarico del ventricolo sinistro, con progressiva disfunzione contrattile. Questa condizione, nota come tachicardiomiopatia, è potenzialmente reversibile con il controllo dell’aritmia, ma nei casi avanzati può richiedere una gestione specifica per il recupero della funzione miocardica.

2. Instabilità emodinamica

In soggetti con ridotta riserva cardiaca, episodi di tachicardia prolungata possono ridurre il riempimento ventricolare e determinare ipotensione, con possibile sincope o lipotimia. Questo rischio è maggiore nei pazienti con cardiopatie sottostanti, nei quali la tachicardia può compromettere ulteriormente la funzione diastolica e sistolica del cuore.

3. Progressione della malattia aritmica

Sebbene la TRNAV sia generalmente stabile nel tempo, in alcuni pazienti può verificarsi una progressione verso altre forme di tachicardia sopraventricolare, in particolare la fibrillazione atriale. Questo fenomeno è più frequente nei soggetti con predisposizione aritmica o con alterazioni strutturali atriali, dove il rimodellamento elettrico può favorire lo sviluppo di circuiti aritmici più complessi.

4. Complicanze dell’ablazione transcatetere

L’ablazione transcatetere è un trattamento sicuro ed efficace, con un basso rischio di complicanze. Tuttavia, in una piccola percentuale di pazienti può verificarsi lesione della via rapida durante la distruzione della via lenta, con conseguente blocco atrioventricolare completo che richiede l’impianto di un pacemaker permanente. Questa evenienza è rara, con un’incidenza inferiore all’1%, ma rappresenta la principale complicanza della procedura.

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