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Eosinopenia da farmaci

L’eosinopenia da farmaci è una condizione acquisita caratterizzata da riduzione dell’assoluto degli eosinofili circolanti (absolute eosinophil count, AEC) in relazione temporale con l’esposizione a un principio attivo. In condizioni normali, l’AEC varia tra 0,05 e 0,5×109/L; si parla di eosinopenia clinicamente significativa quando l’AEC scende <0,05×109/L o risulta persistentemente non rilevabile.

Dal punto di vista clinico e biologico si riconoscono due scenari principali: una forma prevedibile e dose-dipendente, legata a farmaci che sopprimono la granulopoiesi in toto (chemioterapici citotossici, antimetaboliti, corticosteroidi ad alte dosi), e una forma idiosincratica, rara e non prevedibile, in larga parte immuno-mediata o correlata a interferenze selettive sui pathway citochinici (es. inibizione di IL-5 o dei suoi recettori). Una terza cornice riguarda anticorpi monoclonali e terapie mirate che inducono deplezione specifica di eosinofili come off-target effect (ad esempio anticorpi anti-IL-5 o anti-IL-5R usati per asma e sindromi ipereosinofiliche).

Dal punto di vista epidemiologico, l’eosinopenia è una delle alterazioni ematologiche più comuni osservate in pazienti trattati con corticosteroidi sistemici, spesso considerata marker farmacodinamico dell’efficacia anti-infiammatoria. Nei pazienti oncologici sottoposti a polichemioterapia, la caduta degli eosinofili è quasi costante e accompagna la neutropenia. Le forme idiosincratiche non sono frequenti nella popolazione generale, ma hanno rilevanza clinica in quanto possono riflettere una risposta immuno-mediata complessa o associarsi a rischio infettivo aumentato, specie se coesistono altre citopenie.

Eziologia, patogenesi e fisiopatologia

La riduzione farmacologica degli eosinofili può avvenire attraverso diversi meccanismi eziologici.

Il primo è prevedibile e dose-dipendente, tipico dei chemioterapici citotossici (alchilanti, antimetaboliti, antracicline, taxani) e dei corticosteroidi sistemici. Nei chemioterapici il danno diretto ai progenitori mieloidi nel midollo causa ipoplasia granulocitaria generalizzata, con riduzione di neutrofili, basofili ed eosinofili. I corticosteroidi, invece, determinano eosinopenia rapida e marcata attraverso tre vie principali: apoptosi selettiva degli eosinofili circolanti, inibizione della monocitopoiesi ed eosinopoiesi midollare mediata da soppressione di IL-5, e redistribuzione tissutale con sequestri in compartimenti vascolari e linfatici. L’eosinopenia da steroidi è così costante da essere utilizzata come biomarcatore della risposta farmacologica in patologie come l’asma e la BPCO.

Il secondo meccanismo è idiosincratico e immuno-mediato. Alcuni farmaci (antiepilettici, antibiotici, antipsicotici) possono generare metaboliti reattivi capaci di indurre anticorpi farmaco-dipendenti o autoanticorpi contro antigeni eosinofilici. Sebbene la letteratura riporti casi isolati, la plausibilità biologica si fonda su fenomeni analoghi documentati per neutropenia e trombocitopenia da farmaci. In questi scenari, la distruzione periferica selettiva accelera la caduta degli eosinofili senza necessariamente coinvolgere altre linee.

Infine, nelle terapie mirate, anticorpi monoclonali anti-IL-5 (mepolizumab, reslizumab) e anti-IL-5R (benralizumab) inducono una deplezione selettiva degli eosinofili mediante apoptosi indotta e citotossicità anticorpo-dipendente mediata da cellule NK. La caduta è dose-dipendente, profonda e prolungata, con riduzione pressoché completa dell’AEC già dopo le prime somministrazioni. Sebbene voluta nei contesti di ipereosinofilia patologica, in altri scenari può configurare una condizione di eosinopenia iatrogena con possibili ricadute sul controllo di infezioni parassitarie.

Sul piano fisiopatologico, l’evento comune è la perdita della funzione effettoria eosinofilica: riduzione della capacità di rilascio di granuli tossici (MBP, ECP), ridotta produzione di citochine Th2, compromessa capacità di interazione con mastociti, basofili e linfociti T CD4+. Ne derivano vulnerabilità ad elminti e protozoi, ridotta efficienza nella modulazione delle risposte allergiche e, in alcuni modelli, alterazioni della sorveglianza immunitaria antitumorale. L’intensità e la durata dell’eosinopenia, nonché l’eventuale concomitanza con neutropenia o linfocitopenia, definiscono il rischio clinico complessivo.

Manifestazioni cliniche

La presentazione clinica della eosinopenia da farmaci è spesso subdola, poiché nella maggior parte dei casi rappresenta un reperto laboratoristico asintomatico.

All’anamnesi, i pazienti in terapia con corticosteroidi o chemioterapici non riferiscono sintomi specifici attribuibili alla sola eosinopenia, ma possono descrivere infezioni ricorrenti o peggioramento della suscettibilità a patogeni opportunistici, specie in associazione ad altre citopenie. Nei pazienti trattati con anticorpi anti-IL-5, l’eosinopenia è voluta e può associarsi a miglioramento clinico delle patologie eosinofile (asma, HES), ma anche a riattivazioni parassitarie in aree endemiche.

Le manifestazioni cliniche rilevanti emergono nei quadri di eosinopenia profonda e persistente: predisposizione a infezioni da elminti (con ridotta capacità di contenimento delle larve tissutali), a parassitosi atipiche e, in combinazione con altre immunodeficienze iatrogene, a infezioni batteriche e fungine invasive. Nelle forme idiosincratiche si possono osservare esordi acuti con febbre e infezioni mucose o cutanee, raramente sepsi.

All’esame obiettivo non vi sono reperti specifici della sola eosinopenia; i segni derivano dalle complicanze infettive o dalla patologia di base. Nei pazienti oncologici in chemioterapia dominano mucositi, segni di immunosoppressione globale e infezioni opportunistiche. Nei pazienti in terapia con anti-IL-5, i reperti clinici dipendono dalla malattia trattata, con possibile riduzione delle manifestazioni allergiche o asmatiche ma aumentato rischio di infestazioni parassitarie in zone endemiche.

Accertamenti e diagnosi

Il sospetto di eosinopenia da farmaci deriva dal riscontro di AEC ridotto in un paziente in terapia farmacologica. Il primo passo è l’emocromo completo con formula leucocitaria, che documenta la riduzione assoluta o la scomparsa degli eosinofili circolanti. Lo striscio periferico conferma la diminuzione numerica senza evidenza di displasia.

Gli accertamenti di primo livello includono emocromi seriati per valutare la dinamica della caduta e l’eventuale coinvolgimento di altre linee. La coesistenza di neutropenia o linfocitopenia orienta verso tossicità midollare generalizzata, mentre l’eosinopenia isolata è suggestiva di effetto selettivo da steroidi o da anticorpi monoclonali.

La ricostruzione anamnestica deve includere inizio, durata, dose del farmaco, eventuali precedenti episodi simili e la presenza di fattori predisponenti (infezioni croniche, immunodeficienze, aree endemiche per parassitosi).

L’aspirato e la biopsia midollare non sono routinari, ma possono essere utili nei quadri complessi o in caso di pancitopenia, mostrando ipoplasia granulocitaria globale nelle forme da chemioterapici, o maturazione conservata con eosinofili assenti nelle forme da terapie mirate anti-IL-5. La citofluorimetria e gli studi molecolari hanno ruolo soprattutto differenziale, per escludere sindromi mielodisplastiche o forme clonali.

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Gli accertamenti complementari includono sierologie per parassiti nei pazienti a rischio, esami immunologici in caso di sospetta immunodeficienza secondaria, e monitoraggio clinico infettivo in pazienti sottoposti a terapie biologiche.

Trattamento e prognosi

Il trattamento si fonda sull’identificazione e sospensione del farmaco responsabile quando l’eosinopenia è clinicamente significativa o complicata. Nelle forme da corticosteroidi, l’eosinopenia è dose-dipendente e reversibile con la riduzione o sospensione; rappresenta spesso un effetto voluto e non richiede interventi specifici. Nelle forme da chemioterapici, la gestione è di supporto e profilattica, con attenzione alle infezioni opportunistiche.

Nei pazienti in trattamento con anticorpi anti-IL-5 o anti-IL-5R, l’eosinopenia è un effetto terapeutico previsto; in aree endemiche per parassitosi è raccomandata profilassi o screening sierologico prima dell’inizio.

Il supporto anti-infettivo (antibiotici, antifungini, antiparassitari) è indicato in caso di complicanze. Non esiste un fattore di crescita specifico per gli eosinofili utilizzabile nella pratica clinica.

La prognosi è generalmente favorevole se l’eosinopenia è riconosciuta e gestita; la mortalità è rara ed è legata alle infezioni opportunistiche in pazienti con immunosoppressione combinata. Nelle forme volute (anti-IL-5) il decorso è controllato e monitorato, con benefici clinici sulle malattie eosinofile, a fronte di un rischio infettivo incrementato solo in contesti selezionati.

Complicanze

Le complicanze dell’eosinopenia da farmaci derivano dalla riduzione della funzione effettrice eosinofilica e si manifestano soprattutto nei pazienti con eosinopenia profonda e persistente, specie se associata ad altre citopenie.

Le complicanze infettive includono:


Nelle forme iatrogene da anti-IL-5/IL-5R, la complicanza principale è la suscettibilità a infestazioni parassitarie in soggetti provenienti da aree endemiche.

La prognosi rimane eccellente nella maggioranza dei casi, con risoluzione completa dell’eosinopenia dopo sospensione del farmaco. Nei pazienti trattati con corticosteroidi o biologici, la condizione è spesso parte dell’effetto terapeutico desiderato; le complicanze gravi si osservano solo in contesti selezionati di immunosoppressione protratta o combinata.

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