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Eosinofilia reattiva

L’eosinofilia reattiva è un incremento acquisito e non clonale dell’assoluto degli eosinofili circolanti (AEC) che si manifesta in risposta a stimoli infettivi, immunitari o infiammatori e riflette l’attivazione, perlopiù transitoria, di vie immunologiche di tipo Th2. A differenza delle forme clonali, nelle quali l’aumento degli eosinofili deriva da proliferazione neoplastica (sindromi mieloproliferative/ipereosinofiliche), l’eosinofilia reattiva rappresenta una risposta adattativa a parassiti, allergeni o stimoli citochinici, con incremento della produzione midollare e mobilizzazione periferica.

Le cause più comuni includono: parassitosi (elminti in primis), patologie allergiche e atopiche (asma, rinite allergica, dermatite atopica), reazioni a farmaci, malattie autoimmuni e infiammatorie croniche (colite ulcerosa, morbo di Crohn, vasculiti eosinofiliche), nonché condizioni neoplastiche solide con produzione di citochine eosinofilopoietiche. Anche il recupero post-agranulocitosi e alcune stimolazioni vaccinali possono associarsi a incrementi transitori.

In condizioni fisiologiche, l’omeostasi eosinofilica dipende dall’equilibrio tra produzione midollare (guidata soprattutto da IL-5, ma anche da IL-3 e GM-CSF), sopravvivenza periferica e traffico verso i tessuti, in particolare polmone, tratto gastrointestinale e cute. Nell’eosinofilia reattiva questo equilibrio è spostato verso una maggiore disponibilità di eosinofili in circolo per effetto di una stimolazione citochinica sostenuta, della mobilizzazione dal midollo e della riduzione dell’apoptosi.

Dal punto di vista epidemiologico, l’eosinofilia reattiva è molto frequente nei Paesi a elevata prevalenza di parassitosi e rappresenta in tali contesti una delle alterazioni ematologiche più comuni. Nei Paesi industrializzati è più spesso correlata ad allergie, malattie atopiche e reazioni farmacologiche. Nella maggior parte dei casi è autolimitante e regredisce con la risoluzione dello stimolo eziologico.

Il riconoscimento del carattere reattivo, la correlazione temporale con l’evento precipitante e la comprensione dei meccanismi fisiopatologici sono fondamentali per distinguere questa condizione dalle forme clonali e per impostare un corretto percorso diagnostico.

Eziologia, patogenesi e fisiopatologia

L’eosinofilia reattiva riconosce cause eziologiche definite che determinano l’aumento dell’AEC attraverso meccanismi convergenti.
Le parassitosi, soprattutto da elminti con fase tissutale (Ascaris, Strongyloides, Schistosoma, filarie), inducono una robusta risposta Th2 con produzione di IL-5 che stimola la granulopoiesi eosinofilica.
Le malattie allergiche e atopiche (asma, rinite, dermatite atopica) determinano espansione di cloni Th2 e rilascio di IL-4, IL-5 e IL-13, che favoriscono sia la produzione midollare sia il prolungamento della sopravvivenza eosinofilica periferica.
Le reazioni a farmaci (DRESS, ipersensibilità) comportano attivazione immunitaria policlonale con aumento eosinofilico associato a interessamento cutaneo e viscerale.
Le malattie autoimmuni e infiammatorie croniche (IBD, vasculite eosinofilica con poliangioite, celiachia) possono sostenere eosinofilia cronica attraverso stimoli citochinici persistenti.

I fattori di rischio per una risposta eosinofilica marcata sono l’esposizione a parassiti con tropismo tissutale, la predisposizione atopica, la policlonalità dell’attivazione Th2 e l’uso di farmaci noti per indurre eosinofilia.


Dal punto di vista fisiopatologico, l’esito comune è un aumento di eosinofili “attivati” dotati di maggiore capacità effettoria: rilascio di granuli tossici (proteina basica maggiore, perossidasi eosinofilica), produzione di mediatori lipidici e citochine, modulazione della risposta immunitaria e antiparassitaria. Questi meccanismi consentono un’efficace difesa contro parassiti ed elminti, ma possono causare danno tissutale by-stander in organi bersaglio (polmone, cute, tratto gastrointestinale). L’eosinofilia reattiva è nella maggior parte dei casi autolimitante e regredisce con la risoluzione della causa; la sua persistenza richiede l’esclusione di sindromi ipereosinofiliche clonali o paraneoplastiche.

Manifestazioni cliniche

La presentazione clinica dell’eosinofilia reattiva è estremamente variabile e dipende dall’entità dell’incremento dell’absolute eosinophil count (AEC), dalla durata del fenomeno e dal contesto eziologico. In molti casi l’eosinofilia è un reperto incidentale all’emocromo, mentre in altri si associa a manifestazioni cliniche che riflettono la causa sottostante o la localizzazione tissutale degli eosinofili.

Nei bambini, l’anamnesi rivela spesso storia di patologie allergiche o atopiche (asma, rinite, dermatite atopica) con sintomi respiratori ricorrenti (tosse, respiro sibilante), prurito cutaneo o rash. Nei contesti di parassitosi si associano dolore addominale, diarrea, malassorbimento o segni sistemici (febbre, calo ponderale). Le forme da farmaci si presentano con rash esantematici, febbre, talora segni di interessamento viscerale (DRESS).

Negli adulti, l’anamnesi indirizza verso esposizioni ambientali, allergeni inalanti o alimentari, uso di farmaci recenti, viaggi in aree endemiche per parassitosi. I sintomi possono includere rinite cronica, polipi nasali, sintomi respiratori asmatici, dolore addominale, diarrea cronica, prurito cutaneo diffuso o manifestazioni vasculitiche nei quadri di malattie autoimmuni associate.

All’esame obiettivo pediatrico sono frequenti i segni cutanei di dermatite atopica, sibilo espiratorio, rinite congiuntivale, dolenzia addominale diffusa o segni di malnutrizione nelle infestazioni parassitarie. Negli adulti si osservano spesso segni di asma non controllato, poliposi nasale, rash cutanei farmacologici, epatosplenomegalia in parassitosi croniche, o manifestazioni sistemiche di vasculite eosinofilica.

Dal punto di vista laboratoristico, oltre all’AEC elevato, possono comparire IgE sieriche aumentate, markers infiammatori variabili e positività per autoanticorpi in caso di malattie autoimmuni associate. Lo striscio periferico mostra eosinofili maturi, morfologicamente normali. L’eosinofilia reattiva è di regola autolimitante e regredisce con il controllo della causa; la persistenza significativa o l’associazione con danno d’organo richiedono approfondimenti per escludere forme clonali o sindromi ipereosinofiliche.

Accertamenti e diagnosi

Il sospetto di eosinofilia reattiva nasce dall’osservazione di AEC persistentemente elevato in un paziente con anamnesi suggestiva di patologia atopica, esposizione a farmaci o viaggi in aree endemiche per parassiti. Il primo passo è l’emocromo con formula e la ripetizione seriata a distanza di giorni/settimane per documentare l’andamento. Lo striscio periferico mostra eosinofili maturi, senza atipie significative.

Negli esami di primo livello rientrano: dosaggio delle IgE totali e specifiche, prick test o test allergologici sierologici, parassitologici su feci o sierologia mirata in base all’area geografica, markers infiammatori, funzionalità epatica/renale e, nei casi sospetti, valutazione autoanticorpale (ANCA, ANA) per vasculiti o malattie autoimmuni associate.

La valutazione per escludere forme clonali è indicata quando l’eosinofilia è marcata (>1,5×109/L), persistente (>6 mesi), associata a splenomegalia, citopenie, cloni linfocitari sospetti o danno d’organo non spiegato. In questi casi sono indicati: citofluorimetria, ricerca di riarrangiamenti di PDGFRA, PDGFRB, FGFR1 e JAK2, con eventuale biopsia midollare per valutare la morfologia e la presenza di clonalità.


Una volta posta la natura reattiva, l’inquadramento differenziale deve includere le sindromi ipereosinofiliche primarie, le forme paraneoplastiche e le eosinofilie farmacologiche.

Gli accertamenti complementari comprendono indagini allergologiche avanzate, imaging (TC torace/addome nei sospetti viscerali), parassitologici seriati e test autoimmuni mirati.

Trattamento e prognosi

La strategia terapeutica nell’eosinofilia reattiva si fonda sull’identificazione e sul trattamento della causa sottostante, poiché l’incremento eosinofilico non rappresenta una malattia autonoma ma un fenomeno secondario. Nella maggior parte dei casi la condizione è autolimitante e si risolve con la rimozione dello stimolo eziologico.

Nelle forme parassitarie la terapia specifica (antielmintici come albendazolo, mebendazolo, ivermectina o praziquantel, secondo specie) conduce generalmente alla normalizzazione dell’AEC.

Nelle patologie allergiche o atopiche (asma, rinite, dermatite atopica) il controllo dell’esposizione all’allergene e l’impiego di antistaminici, corticosteroidi topici o inalatori, e, nei casi severi, farmaci biologici anti-IgE o anti-IL-5 (omalizumab, mepolizumab, reslizumab) riducono l’eosinofilia e migliorano i sintomi.

Nelle reazioni a farmaci (come il DRESS) la sospensione immediata del principio attivo è fondamentale; nelle forme moderate-gravi si usano corticosteroidi sistemici, con tapering graduale e monitoraggio dell’interessamento d’organo.

Nelle malattie autoimmuni o infiammatorie croniche (IBD, vasculite eosinofilica con poliangioite, celiachia), la terapia immunomodulante mirata al controllo della malattia di base comporta anche la regressione dell’eosinofilia.

Non esiste indicazione a terapie citoreduttrici dirette contro gli eosinofili nelle forme reattive. L’uso di corticosteroidi sistemici può essere considerato solo in presenza di eosinofilia marcata con danno d’organo acuto (p.es. polmonite eosinofila, miocardite eosinofila), sempre in associazione alla ricerca della causa scatenante.

La prognosi dell’eosinofilia reattiva è generalmente favorevole. Nelle forme parassitarie e allergiche la risoluzione è attesa con la gestione appropriata; nei contesti autoimmuni o infiammatori cronici la prognosi dipende dal controllo della malattia di base. L’eosinofilia reattiva non evolve in forme clonali, ma una eosinofilia marcata e persistente (>1,5×109/L per oltre 6 mesi) richiede valutazioni per escludere sindromi ipereosinofiliche primarie o neoplasie mieloproliferative associate a riarrangiamenti genetici specifici.

Complicanze

Le complicanze legate alla malattia derivano soprattutto dall’infiltrazione tissutale degli eosinofili e dal rilascio dei loro granuli tossici (proteina basica maggiore, perossidasi eosinofilica, neurotossina eosinofilica). In molti casi l’eosinofilia reattiva è asintomatica, ma quando marcata o persistente può associarsi a danno d’organo.

Nelle forme allergiche le complicanze includono riacutizzazioni asmatiche, poliposi nasale recidivante, sinusiti croniche e riacutizzazioni cutanee (eczema, orticaria).

Nelle parassitosi può comparire coinvolgimento polmonare (sindrome di Löffler), complicanze intestinali (occlusione, malassorbimento), epatiche o, in caso di filariasi, linfedema cronico.

Nelle vasculiti eosinofiliche il rischio principale è rappresentato dal danno cardiaco (miocardite eosinofilica, cardiomiopatia restrittiva), con conseguenze potenzialmente severe sulla sopravvivenza.

Complicanze croniche possono includere fibrosi polmonare da infiltrati eosinofilici recidivanti, danno renale in vasculiti o nefriti eosinofiliche e disfunzioni gastrointestinali persistenti.


Le complicanze terapeutiche dipendono dai trattamenti impiegati per la causa scatenante:


Nel complesso, la prognosi dell’eosinofilia reattiva è eccellente nella maggior parte dei casi, essendo un fenomeno reversibile con il trattamento o la rimozione dello stimolo. Le complicanze derivano dal danno d’organo in caso di eosinofilia elevata o protratta, e la loro prevenzione passa dal riconoscimento precoce della causa e dal monitoraggio dell’AEC.

Un follow-up mirato consente di distinguere le forme autolimitanti da quelle persistenti che richiedono approfondimenti per clonalità, garantendo una gestione appropriata e personalizzata.

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