La pericardite acuta è un'infiammazione del pericardio, la membrana sierosa che avvolge il cuore, con una durata inferiore ai due mesi. L'eziologia può essere:
Neoplastica (metastasi polmonari, linfomi, tumori primitivi del pericardio).
Idiopatica (causa sconosciuta, spesso di sospetta origine virale).
La forma recidivante è frequente e può complicare il decorso clinico.
Clinica
Il sintomo principale è il dolore toracico, localizzato in sede retrosternale sinistra con irradiazione al dorso e alle spalle. Il dolore ha caratteristiche pleuritiche, peggiora con l’inspirazione profonda e il decubito dorsale, mentre si attenua in posizione seduta e protesa in avanti.
Frequentemente si associa febbre di grado variabile, talvolta accompagnata da sintomi sistemici quali:
Astenia e malessere generale.
Dolori osteo-muscolari.
Sintomi suggestivi di infezione concomitante (tosse, diarrea, artralgie).
La dispnea, presente in circa un terzo dei pazienti, può indicare un versamento pericardico significativo, mentre la ortopnea è un segnale di possibile tamponamento cardiaco.
Quando il processo infiammatorio coinvolge le strutture adiacenti, possono manifestarsi sintomi da compressione mediastinica:
Disfagia, per coinvolgimento esofageo.
Tosse e dispnea, per compressione delle vie aeree.
Singhiozzo persistente, per irritazione del nervo frenico.
Disfonia, per coinvolgimento del nervo laringeo ricorrente.
Esame obiettivo
Il reperto più caratteristico è lo sfregamento pericardico, un rumore superficiale, aspro e discontinuo, simile a una frizione su cuoio. È meglio apprezzabile con il paziente seduto e il torace inclinato in avanti. Nei versamenti abbondanti, lo sfregamento può attenuarsi o scomparire, lasciando spazio ai segni di tamponamento cardiaco:
Distensione delle vene giugulari.
Polso paradosso (riduzione della pressione arteriosa durante l’inspirazione).
Attenuazione dei toni cardiaci, per la presenza di liquido pericardico.
Diagnosi
L’elettrocardiogramma (ECG) è un esame di primo livello e mostra alterazioni che evolvono in quattro fasi:
Fase 1: sopraslivellamento diffuso del tratto ST e sottoslivellamento del PR.
Fase 2: normalizzazione del tratto ST.
Fase 3: inversione diffusa dell’onda T.
Fase 4: graduale ritorno alla normalità dell’onda T.
La radiografia del torace, generalmente normale nelle forme lievi, può evidenziare un ingrandimento della silhouette cardiaca nei versamenti massivi, conferendo al cuore un aspetto "a fiasco". L’ecocardiografia è il gold standard per la diagnosi, permettendo di valutare la quantità di liquido pericardico e l’eventuale compromissione emodinamica.
Nei pazienti con versamento abbondante o tamponamento cardiaco conclamato, è indicata la pericardiocentesi, che consente il drenaggio del liquido e la sua analisi per identificare un’eziologia infettiva, neoplastica o autoimmune. La procedura viene solitamente eseguita con accesso sottoxifoideo secondo la tecnica di Marfan.
Trattamento
Il trattamento varia in base alla gravità e all’eziologia. Nella maggior parte dei casi, la terapia è sintomatica e prevede:
FANS (ibuprofene, aspirina) per il controllo del dolore e dell’infiammazione.
Colchicina, raccomandata per ridurre il rischio di recidive.
Corticosteroidi nei casi resistenti o di pericardite autoimmune (da usare con cautela).
Antibiotici in caso di pericardite batterica.
Prognosi
La pericardite acuta ha un decorso generalmente favorevole, con risoluzione completa in poche settimane. Tuttavia, le recidive sono frequenti, con un’incidenza del 20-30%, specialmente nei pazienti non trattati con colchicina. Nei casi più severi, una progressione verso la pericardite costrittiva può compromettere il riempimento ventricolare, rendendo necessaria una pericardiectomia.
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