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Surreni in età pediatrica

L’età pediatrica rappresenta una fase in cui il surrene non può essere interpretato come una semplice “versione ridotta” dell’organo adulto, perché lo sviluppo della ghiandola accompagna e condiziona alcune delle principali transizioni biologiche dell’infanzia, dal periodo neonatale all’adrenarca fino alla pubertà. Nel bambino, la fisiologia surrenalica è definita da un equilibrio dinamico tra maturazione corticale, regolazione dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene, progressiva differenziazione della zona reticolare e capacità di rispondere allo stress metabolico, infettivo ed emodinamico. Questo rende la clinica surrenalica pediatrica peculiare, perché la stessa alterazione ormonale può manifestarsi in modo molto diverso a seconda dell’età, del sesso, dello stadio di sviluppo e della riserva endocrina disponibile.

Dal punto di vista clinico, le patologie surrenaliche pediatriche comprendono condizioni congenite, disordini genetici della steroidogenesi, insufficienza surrenalica primaria o centrale, forme di eccesso androgenico, tumori corticosurrenalici e sindromi catecolaminergiche. In questo contesto, il problema non è soltanto riconoscere la presenza di una malattia endocrina, ma distinguerla da fenomeni fisiologici propri della crescita, come l’adrenarca, o da manifestazioni aspecifiche che nel bambino possono essere attribuite erroneamente a patologie gastrointestinali, nutrizionali, infettive o comportamentali. Una corretta lettura del surrene in età pediatrica richiede quindi un inquadramento che integri sviluppo, laboratorio, genetica e semeiotica della crescita, perché in molte condizioni la tempestività diagnostica modifica in modo sostanziale prognosi, accrescimento, pubertà e qualità di vita a lungo termine.

Sviluppo del surrene dall’età neonatale all’adolescenza

Il surrene pediatrico attraversa fasi morfologiche e funzionali che non hanno equivalenti nell’adulto. Nel neonato, la corticale presenta ancora le caratteristiche del surrene fetale, con una zona fetale molto rappresentata che regredisce nei primi mesi di vita dopo la nascita. Questa involuzione è uno dei primi eventi chiave della fisiologia endocrina postnatale e spiega perché il profilo steroideo del neonato non possa essere interpretato con criteri validi per il lattante più grande o per il bambino. Durante i primi anni di vita, la ghiandola entra in una fase relativamente più stabile, mentre la successiva maturazione della zona reticolare prepara il terreno alla comparsa dell’adrenarca.

La differenziazione della zona reticolare non è immediata alla nascita, ma diventa progressivamente riconoscibile nell’infanzia e si accompagna all’aumento della produzione di DHEA e DHEAS. Questo processo è centrale perché segna il passaggio da una funzione surrenalica prevalentemente orientata alla sopravvivenza neonatale e alla risposta allo stress verso una fisiologia più complessa, capace di contribuire alla maturazione puberale e al metabolismo periferico degli androgeni. L’adrenarca, pertanto, non è un evento gonadico ma un fenomeno specificamente surrenalico, che si svolge su tempi propri e con meccanismi non ancora completamente chiariti sul piano molecolare.

Nel bambino, la funzione glucocorticoide e mineralcorticoide deve essere letta alla luce dello sviluppo. La capacità di produrre cortisolo adeguato allo stress è essenziale già in epoca neonatale, mentre i sistemi di regolazione idroelettrolitica assumono particolare rilievo nei primi mesi, quando la stabilità emodinamica dipende in misura maggiore dall’equilibrio tra sodio, acqua e aldosterone. Questo spiega perché le forme di insufficienza surrenalica o di deficit enzimatico con perdita di sali possano avere una presentazione drammatica nel lattante, mentre in età successive la stessa patologia può emergere con fenotipi più sfumati.

Lo sviluppo surrenalico si intreccia anche con la crescita staturale e con la maturazione ossea. Gli androgeni surrenalici, pur essendo deboli come attività intrinseca, rappresentano un’importante sorgente di precursori periferici e contribuiscono alla comparsa di odore corporeo adulto, seborrea, peluria ascellare e pubica e a una transitoria accelerazione della velocità di crescita. Nel bambino sano questa transizione avviene secondo una cronologia relativamente prevedibile; quando compare troppo precocemente o in modo troppo marcato, deve essere considerata l’ipotesi di una produzione androgenica non fisiologica.

La fisiologia surrenalica pediatrica è quindi strettamente dipendente dall’età. Nel neonato prevale il problema della stabilità ormonale e del riconoscimento precoce dei deficit più severi; nel bambino piccolo domina il tema della diagnosi delle forme congenite e delle prime manifestazioni di eccesso androgenico; nel bambino più grande e nell’adolescente assumono rilievo adrenarca, pubertà, tumori secernenti e differenziazione con le patologie gonadiche o ipofisarie. Questo continuum rende il surrene uno dei sistemi endocrini più “temporali” dell’infanzia, in cui ogni dato biologico acquista significato solo se rapportato con precisione allo stadio dello sviluppo.

Infine, lo sviluppo surrenalico non è solo una questione morfologica ma anche genetica e regolatoria. Molte patologie pediatriche derivano infatti da difetti congeniti della steroidogenesi, anomalie dello sviluppo ghiandolare o alterazioni della sensibilità dei tessuti bersaglio. Per questo, in età pediatrica la valutazione del surrene richiede una prospettiva più ampia rispetto all’adulto: non basta identificare l’ormone alterato, ma occorre capire quale fase dello sviluppo sia stata perturbata, quale compartimento della ghiandola sia coinvolto e in che modo questo si traduca in alterazioni della crescita, dell’omeostasi e della maturazione sessuale.

Adrenarca, androgeni surrenalici e confini tra fisiologia e patologia

L’adrenarca è il processo attraverso cui la zona reticolare acquisisce la capacità di produrre quantità crescenti di DHEA e DHEAS, con successiva conversione periferica in androgeni più attivi. Si tratta di un fenomeno fisiologico della media infanzia, distinto dalla pubertà gonadica e non dipendente dall’attivazione dell’asse ipotalamo-ipofisi-gonadi. Clinicamente, l’adrenarca si traduce nella comparsa graduale di peluria pubica o ascellare, odore corporeo adulto, lieve aumento della secrezione sebacea e talora modesta accelerazione della crescita lineare. La sua importanza in endocrinologia pediatrica nasce dal fatto che questi segni, pur essendo spesso benigni, possono rappresentare anche il primo indizio di un eccesso androgenico patologico.

La forma più frequente di anticipazione dell’adrenarca è il prematuro adrenarca, definito dalla comparsa precoce di segni androgenici associata a incremento degli androgeni surrenalici oltre i valori attesi per età, dopo esclusione di altre cause. Nelle bambine il quadro è più frequente che nei bambini e spesso segue un decorso benigno, ma non deve essere banalizzato. La diagnosi di prematuro adrenarca è infatti una diagnosi di esclusione, che richiede di scartare iperplasia surrenalica congenita non classica, tumori virilizzanti, pubertà precoce centrale e altre condizioni di iperandrogenismo.

Il punto clinico cruciale è distinguere una maturazione anticipata ma fisiologicamente limitata da una produzione androgenica inappropriata. Nella fisiologia, l’adrenarca produce segni graduali, senza virilizzazione importante, senza crescita sproporzionata rispetto al target genetico e senza rapida accelerazione dell’età ossea. Quando compaiono clitoridomegalia, aumento marcato della massa muscolare, voce più grave, crescita molto rapida, acne severa o avanzamento importante della maturazione ossea, il quadro esce dai confini della normalità e richiede un approfondimento tempestivo.

L’adrenarca ha anche implicazioni metaboliche e prognostiche. Sebbene per molti bambini rappresenti una variante dello sviluppo normale, in alcuni soggetti è stato associato a maggiore adiposità, insulino-resistenza, accelerazione della maturazione ossea e, soprattutto nelle femmine, a un possibile aumento del rischio di future alterazioni metaboliche o sindromi iperandrogeniche dell’adolescenza. Questo non significa che ogni prematuro adrenarca debba essere medicalizzato, ma implica che la gestione non si esaurisca nella rassicurazione iniziale e che il follow-up debba tenere conto di crescita, peso, pubertà e andamento clinico nel tempo.

Il razionale biologico dell’adrenarca non è ancora completamente chiarito. È noto che la maturazione della zona reticolare modifica il pattern enzimatico della steroidogenesi e favorisce la produzione di precursori androgenici, ma i meccanismi che regolano il “timing” individuale restano solo parzialmente definiti. Questa incertezza spiega perché il confine tra normale variabilità dello sviluppo e patologia iniziale sia talvolta sottile. In pratica, il clinico pediatra deve utilizzare non solo il valore assoluto di DHEAS o androstenedione, ma anche il contesto di crescita, l’età ossea, la velocità di progressione dei segni e l’eventuale presenza di sintomi atipici.

In sintesi, l’adrenarca è uno dei principali esempi di come il surrene partecipi allo sviluppo pediatrico in modo fisiologico ma potenzialmente ambiguo sul piano clinico. È un evento normale che può assumere rilievo patologico quando è troppo precoce, troppo intenso o associato a segni non compatibili con una semplice variazione maturativa. Proprio per questo, in età pediatrica la valutazione del surrene richiede sempre di collocare i dati ormonali all’interno della cronologia dello sviluppo, perché senza questa cornice anche un reperto corretto può essere interpretato in modo errato.

Interpretazione dei test surrenalici e strategia diagnostica nel bambino

La diagnostica surrenalica pediatrica richiede una cautela interpretativa superiore rispetto all’adulto, perché i valori ormonali cambiano con età, sesso, stadio puberale e metodo analitico. Un dosaggio apparentemente “alterato” può in realtà rientrare nella fisiologia di una determinata fase dello sviluppo, mentre un valore al limite può essere patologico se inserito in un contesto clinico altamente suggestivo. Per questo motivo, il primo principio operativo è utilizzare sempre intervalli di riferimento pediatrici e, quando possibile, specifici per età e stadio puberale.

Nel sospetto di insufficienza surrenalica, la valutazione parte da cortisolo e ACTH, ma la loro interpretazione deve tener conto del ritmo circadiano, della condizione clinica e dell’età del paziente. Nei casi dubbi il test di stimolo con ACTH mantiene un ruolo centrale, mentre sodio, potassio, glicemia, attività reninica e aldosterone aiutano a definire l’eventuale coinvolgimento mineralcorticoide. In età pediatrica, la diagnosi non può essere differita troppo a lungo quando il quadro clinico suggerisce rischio di crisi surrenalica, perché il ritardo terapeutico può avere conseguenze rapide e severe, soprattutto nel lattante.

Nel sospetto di iperplasia surrenalica congenita o di eccesso androgenico, il dosaggio di 17-idrossiprogesterone rappresenta il marker iniziale più importante, ma deve essere letto con particolare attenzione nel neonato, in cui sono frequenti falsi positivi, soprattutto nei prematuri o nei bambini con stress perinatale. Per questo, i programmi di screening neonatale hanno migliorato la diagnosi precoce delle forme classiche, ma richiedono spesso conferma con test di secondo livello, profili steroidei più raffinati e, sempre più spesso, integrazione con metodiche di spettrometria di massa o analisi genetica.

Nel bambino con segni di adrenarca precoce, la strategia laboratoristica deve essere mirata alla differenziazione tra variante fisiologica e patologia. DHEAS, androstenedione, testosterone, 17-idrossiprogesterone, gonadotropine e talora test di stimolo consentono di distinguere eccesso androgenico surrenalico, pubertà precoce centrale e cause più rare come tumori secernenti. L’età ossea mantiene un ruolo importante perché traduce sul piano auxologico l’effetto biologico dell’eccesso steroideo e aiuta a identificare le forme in cui la progressione è troppo rapida per essere considerata benignamente maturativa.

Per i tumori secernenti, la biochimica deve essere costruita in base al fenotipo clinico. Un bambino con virilizzazione rapida, sindrome di Cushing o ipertensione severa richiede una valutazione mirata di androgeni, cortisolo, metanefrine o altri steroidi a seconda del sospetto. In età pediatrica, i tumori surrenalici sono spesso funzionanti, più frequentemente che nell’adulto, e questo spiega perché l’attenzione ai segni endocrini sia spesso più utile della scoperta casuale di una massa.

L’imaging deve seguire la domanda clinica e non precederla. L’ecografia può avere un ruolo iniziale in alcune situazioni, ma la risonanza magnetica e la TC sono gli strumenti principali per caratterizzare la ghiandola e le eventuali masse, con indicazioni calibrate sull’età e sulla necessità di contenere l’esposizione radiologica. In parallelo, la genetica ha assunto un peso crescente, perché molte forme pediatriche di insufficienza, iperplasia, tumori corticali o paragangliomi hanno una base ereditaria. La diagnostica moderna del surrene nel bambino non è quindi solo ormonale, ma sempre più multidimensionale.

In definitiva, la strategia diagnostica pediatrica deve essere sequenziale. Prima si definisce il problema clinico, poi si selezionano i test ormonali più informativi, quindi si ricorre all’imaging e alla genetica quando il quadro lo richiede. Questo approccio riduce il rischio di falsi allarmi, di percorsi eccessivamente invasivi e di sottovalutazione delle forme severe. In età pediatrica, il laboratorio non deve mai essere letto in isolamento: è uno strumento che acquista significato solo quando viene integrato con crescita, sviluppo puberale, fenotipo e storia familiare.

Insufficienza surrenalica primaria e centrale nel bambino

L’insufficienza surrenalica pediatrica è una condizione rara ma potenzialmente fatale, che nel bambino differisce dall’adulto soprattutto per eziologia e modalità di presentazione. Mentre nell’adulto predominano autoimmunità e cause acquisite, in età pediatrica le forme ereditarie e congenite hanno un peso molto maggiore. Questo significa che il sospetto diagnostico deve essere mantenuto elevato già in epoca neonatale e nella prima infanzia, soprattutto quando sintomi aspecifici si associano a disturbi elettrolitici, ipoglicemia, scarsa crescita o crisi ricorrenti durante malattie intercorrenti.

La distinzione tra forma primaria e forma centrale è fondamentale. Nella forma primaria il difetto è surrenalico e può coinvolgere glucocorticoidi, mineralcorticoidi e androgeni; nella forma centrale il problema riguarda ACTH o CRH e in genere la carenza mineralcorticoide è assente. Sul piano clinico, iperpigmentazione, iponatriemia, iperkaliemia e intensa attivazione dell’ACTH orientano verso una forma primaria, mentre pallore, ipoglicemia e associazione con altri deficit ipofisari fanno pensare a una forma centrale. Tuttavia, nel bambino piccolo la semeiotica può essere poco espressiva e la diagnosi richiede un’integrazione stretta tra clinica e laboratorio.

Le forme primitive pediatriche comprendono iperplasia surrenalica congenita, ipoplasia surrenalica, adrenoleucodistrofia, sindromi genetiche rare e insufficienze autoimmuni più tipiche dell’età successiva. Le forme centrali possono dipendere da difetti congeniti ipotalamo-ipofisari, malattie infiltrative, traumi, neoplasie o soppressione da glucocorticoidi esogeni. Quest’ultima causa ha crescente rilievo nella pratica pediatrica, perché l’uso prolungato di steroidi sistemici, inalatori o topici ad alte dosi può determinare una ridotta risposta dell’asse e una vulnerabilità importante durante stress acuti o sospensione non protetta della terapia.

Il rischio più temibile è la crisi surrenalica. Nel lattante e nel bambino piccolo può presentarsi con vomito, letargia, disidratazione, ipotensione, ipoglicemia, shock e alterazioni elettrolitiche rapidamente progressive. In età più avanzata possono aggiungersi astenia severa, dolore addominale, perdita di peso e collasso circolatorio. Il punto decisivo è che la diagnosi di crisi è prima di tutto clinica e il trattamento con idrocortisone e supporto volemico non deve essere ritardato in attesa di conferme complete quando il sospetto è alto.

La gestione cronica richiede sostituzione glucocorticoidea fisiologica, e nelle forme primitive anche fludrocortisone e adeguato apporto salino, soprattutto nel lattante. Tuttavia, la terapia nel bambino non è una semplice miniaturizzazione di quella adulta. Dosi troppo alte compromettono crescita, composizione corporea e metabolismo; dosi troppo basse espongono a crisi, scarso benessere e iperproduzione di ACTH. Per questo il follow-up deve integrare sintomi, crescita staturale, peso, pressione arteriosa, elettroliti, attività reninica e andamento clinico durante infezioni o stress.

Un elemento essenziale è l’educazione familiare. I genitori devono conoscere le sick-day rules, avere disponibilità di idrocortisone parenterale d’emergenza, sapere quando aumentare la dose in corso di febbre, vomito, trauma o interventi e quando richiedere accesso urgente in ospedale. In età pediatrica, la qualità della cura dipende in larga parte da questa competenza condivisa, perché molte crisi non dipendono da fallimento della terapia di fondo ma da mancato riconoscimento della necessità di stress dosing. L’insufficienza surrenalica del bambino è quindi una patologia endocrina ma anche una malattia della continuità assistenziale.

Iperplasia surrenalica congenita e difetti della steroidogenesi

L’iperplasia surrenalica congenita rappresenta il più importante gruppo di malattie surrenaliche pediatriche e il modello paradigmatico dei difetti della steroidogenesi. La forma più frequente è il deficit di 21-idrossilasi, responsabile della grande maggioranza dei casi, ma esistono anche deficit di 11β-idrossilasi, 3β-HSD, StAR, CYP17A1 e altre forme più rare. Il meccanismo comune consiste nella ridotta sintesi di cortisolo, con conseguente aumento compensatorio di ACTH, iperplasia corticale e deviazione dei precursori verso vie steroidee alternative, soprattutto androgeniche. Il risultato clinico varia in funzione dell’enzima coinvolto, del grado di deficit e dell’età di presentazione.

Nelle forme classiche da deficit di 21-idrossilasi, il problema non è soltanto l’eccesso androgenico ma anche la possibile perdita di mineralcorticoidi. Il neonato può presentare crisi salina con vomito, disidratazione, iponatriemia, iperkaliemia e shock, mentre nelle femmine 46,XX può essere presente virilizzazione dei genitali esterni già alla nascita. Nei maschi, l’assenza di ambiguità genitale può ritardare il sospetto fino alla comparsa della crisi, motivo per cui lo screening neonatale ha assunto un ruolo così rilevante nel ridurre ritardi diagnostici e rischio di morte precoce.

Le forme non classiche hanno invece un fenotipo più tardivo e più sfumato. Possono emergere nell’infanzia o nell’adolescenza con pubarca precoce, acne, crescita accelerata, avanzamento dell’età ossea o, nelle ragazze più grandi, segni di iperandrogenismo. Qui la difficoltà è distinguere una forma lieve di difetto enzimatico da un prematuro adrenarca idiopatico. Il dosaggio di 17-idrossiprogesterone, soprattutto dopo stimolo con ACTH nei casi dubbi, resta il pilastro della valutazione, ma la conferma può richiedere profili steroidei estesi e analisi molecolare.

Il trattamento delle forme classiche richiede sostituzione con idrocortisone e, nelle forme con perdita di sali, fludrocortisone e integrazione sodica. Tuttavia, nella CAH la terapia ha un doppio obiettivo: sostituire l’ormone carente e contenere l’eccesso androgenico. Questo equilibrio è particolarmente delicato nel bambino, perché un eccesso di glucocorticoidi frena crescita e composizione corporea, mentre un controllo insufficiente favorisce virilizzazione, accelerazione della maturazione ossea e perdita di potenziale staturale. La gestione richiede quindi un aggiustamento continuo in base a crescita, età ossea, quadro clinico e marcatori biochimici.

La CAH è anche una malattia della transizione assistenziale. Nel bambino piccolo dominano il rischio di crisi e la corretta impostazione sostitutiva; nell’età scolare diventano centrali crescita, scuola, attività fisica, aderenza terapeutica e prevenzione del sovratrattamento; nell’adolescenza entrano in gioco pubertà, fertilità futura, immagine corporea e qualità di vita. Inoltre, in alcune forme e in alcuni pazienti occorre sorvegliare complicanze come tumori da resti surrenalici, scarso controllo metabolico o esiti psicosociali legati alla malattia cronica.

In sintesi, l’iperplasia surrenalica congenita non è solo un deficit enzimatico ma una condizione dinamica che accompagna tutto lo sviluppo. Proprio per questo il modello di cura pediatrico deve essere molto più ampio del solo controllo dei dosaggi ormonali: deve integrare endocrinologia, genetica, auxologia, counselling familiare e preparazione della transizione verso l’età adulta, mantenendo come obiettivo la normalizzazione più possibile fisiologica dello sviluppo.

Ipercortisolismo, sindrome di Cushing e alterazioni del metabolismo glucocorticoide

L’ipercortisolismo in età pediatrica è raro, ma assume un significato clinico particolare perché interferisce direttamente con crescita, pubertà, metabolismo osseo e composizione corporea. A differenza dell’adulto, nel bambino la combinazione di aumento ponderale con rallentamento della crescita staturale è uno dei segnali più utili per sospettare una sindrome di Cushing. Questo contrasto tra eccesso di peso e ridotta velocità di crescita ha un alto valore discriminativo, perché molte forme di obesità semplice si associano invece a statura normale o relativamente aumentata rispetto all’età.

La causa può essere ACTH-dipendente, come nella malattia di Cushing ipofisaria, oppure ACTH-indipendente per patologia surrenalica. In età pediatrica le forme surrenaliche comprendono adenomi, carcinomi, iperplasie nodulari e sindromi genetiche rare. Il fenotipo clinico include obesità centripeta, facies piena, ipertensione, strie rubre, fragilità cutanea, ritardo puberale o arresto della crescita, debolezza muscolare, alterazioni dell’umore e osteopenia. La gravità del quadro dipende non soltanto dal livello di cortisolo ma dalla durata dell’esposizione e dal momento dello sviluppo in cui essa si verifica.

La diagnosi è spesso complessa, perché il cortisolo può essere influenzato da stress, obesità, depressione o trattamenti farmacologici. Tuttavia, nel bambino la perdita del ritmo circadiano, il cortisolo libero urinario elevato e i test di soppressione anomali mantengono un ruolo importante, purché interpretati in centri con esperienza. Un aspetto sempre centrale è escludere prima di tutto l’esposizione a glucocorticoidi esogeni, che rappresenta una causa molto più frequente di ipercortisolismo rispetto alle forme endogene e può derivare non solo da terapia orale o parenterale, ma anche da steroidi inalatori, topici o intrarticolari in dosi cumulative elevate.

Nel bambino, il danno dell’ipercortisolismo è particolarmente evidente sul versante auxologico. Il cortisolo in eccesso antagonizza GH, IGF-1, metabolismo osseo e sintesi proteica, frenando la crescita lineare proprio mentre favorisce accumulo adiposo e alterazioni metaboliche. Questa dissociazione rende la crescita un vero indicatore biologico della severità e della durata dell’esposizione glucocorticoidea. Anche dopo la guarigione, il recupero staturale non è sempre completo, soprattutto se la diagnosi è stata tardiva o se l’esposizione è avvenuta in una fase critica dello sviluppo.

La terapia dipende dall’eziologia ma, in generale, mira alla rimozione della fonte di eccesso. La chirurgia è il cardine nelle forme tumorali o ipofisarie resecabili, mentre le terapie mediche trovano spazio in casi selezionati o come ponte. Dopo la risoluzione dell’ipercortisolismo, il bambino può attraversare una fase di insufficienza surrenalica secondaria o controlaterale, che richiede sostituzione temporanea e monitoraggio. Questo aspetto è particolarmente importante, perché la “cura” della sindrome di Cushing non coincide con la fine del problema endocrino, ma apre una fase di riequilibrio spesso lunga e clinicamente delicata.

In età pediatrica, l’ipercortisolismo deve quindi essere considerato una patologia dello sviluppo prima ancora che del metabolismo. Il suo riconoscimento precoce è essenziale non solo per ridurre il rischio cardiovascolare o osseo, ma per proteggere crescita, pubertà e potenziale staturale finale. Per questo, ogni bambino con obesità atipica, rallentamento di crescita e segni cushingoidi deve essere valutato in modo sistematico e non rassicurato frettolosamente come semplice “obesità comune”.

Tumori corticosurrenalici, virilizzazione e masse surrenaliche pediatriche

I tumori corticosurrenalici dell’infanzia sono rari, ma in pediatria hanno caratteristiche cliniche diverse rispetto all’adulto. Mentre nell’adulto molte masse surrenaliche sono scoperte incidentalmente e sono non funzionanti, nel bambino le neoplasie corticali sono più spesso secernenti e si manifestano attraverso un fenotipo endocrino evidente. La conseguenza pratica è che la diagnosi nasce spesso dal sospetto clinico di virilizzazione, pubertà precoce periferica, sindrome di Cushing o combinazione di eccesso androgenico e glucocorticoideo, più che dal reperto casuale di una massa.

Il carcinoma corticosurrenalico pediatrico è eccezionale ma particolarmente rilevante per aggressività e per le sue associazioni genetiche, soprattutto con varianti di TP53 e sindromi come Li-Fraumeni. L’età di presentazione è spesso precoce e molti casi si manifestano nei primi anni di vita. Il quadro clinico può includere pubarca rapida, clitoridomegalia, incremento penieno, voce più grave, crescita accelerata, acne, ipertensione o segni di ipercortisolismo. La secrezione mista di androgeni e cortisolo non è rara e deve sempre far pensare a una lesione corticale funzionante.

La valutazione richiede integrazione tra profilo ormonale e imaging. Dosaggi di androgeni, cortisolo, precursori steroidei e talora metanefrine aiutano a definire il fenotipo secernente e a escludere una lesione midollare. La risonanza magnetica e la TC consentono la caratterizzazione anatomica, ma in età pediatrica il dato radiologico da solo non basta, perché la distinzione tra adenoma e carcinoma può essere difficile e deve essere inserita nel contesto clinico, laboratoristico e patologico. Il sospetto di malignità aumenta con dimensioni importanti, secrezione ormonale marcata, crescita rapida e segni di invasione.

Anche le masse surrenaliche non corticali entrano nella diagnosi differenziale pediatrica. Nel neonato e nel lattante occorre pensare a neuroblastoma, emorragia surrenalica e altre lesioni congenite, mentre nel bambino più grande vanno considerate anche lesioni midollari o paragangliari. Questo allarga il problema dalla semplice endocrinologia alla oncologia pediatrica e alla radiologia specialistica. In ogni caso, la presenza di segni endocrini accelera l’iter, perché suggerisce una lesione funzionante con ricadute sistemiche immediate.

Il trattamento è prevalentemente chirurgico, con l’obiettivo di ottenere una resezione completa senza rottura tumorale e con corretta stadiazione. Nelle forme localizzate, la chirurgia offre la miglior possibilità di guarigione; nelle forme avanzate possono essere necessari percorsi oncologici integrati. Dopo l’intervento è essenziale rivalutare il profilo endocrino, perché la rimozione di una lesione secernente può smascherare una temporanea insufficienza dell’asse o richiedere monitoraggio del surrene controlaterale e della recidiva biochimica.

Il punto clinico più importante è che nel bambino la virilizzazione rapida non deve mai essere attribuita automaticamente a una semplice variazione puberale. La relativa rarità dei tumori surrenalici non giustifica l’attesa quando i segni sono progressivi, marcati o accompagnati da avanzamento osseo importante. In pediatria, il tumore corticosurrenalico è raro ma spesso clinicamente “rumoroso”, e proprio questa rumorosità endocrina deve essere sfruttata per giungere a una diagnosi quanto più precoce possibile.

Feocromocitoma, paraganglioma e patologia della midollare in età pediatrica

Il feocromocitoma e il paraganglioma pediatrici costituiscono un sottogruppo molto specifico delle neoplasie endocrine dell’infanzia e dell’adolescenza. Rispetto all’adulto, presentano una quota molto più alta di forme ereditarie, multifocali o metastatiche e richiedono quindi una valutazione genetica sistematica. Questa caratteristica non è un dettaglio accessorio, ma uno degli elementi che più distinguono la patologia catecolaminergica pediatrica: nel bambino, un PPGL deve essere considerato sindromico fino a prova contraria.

La presentazione clinica è dominata da ipertensione, cefalea, palpitazioni, sudorazione, pallore, tremori e talora perdita di peso, ma il quadro non è sempre tipicamente parossistico. In alcuni bambini l’ipertensione è sostenuta, in altri prevalgono episodi intermittenti di labilità pressoria o sintomi autonomici ricorrenti. La difficoltà nasce dal fatto che in età pediatrica i disturbi catecolaminergici possono essere inizialmente interpretati come ansia, emicrania, patologia renale o ipertensione “essenziale”, con ritardo diagnostico in una condizione in cui il rischio cardiovascolare è reale e immediato.

La diagnosi biochimica si basa soprattutto su metanefrine plasmatiche libere o urinarie frazionate, che mantengono elevata sensibilità anche in età pediatrica. Una volta confermato l’eccesso catecolaminergico, l’imaging mira alla localizzazione e alla stadiazione, con risonanza magnetica e metodiche funzionali selezionate in base al contesto clinico. Poiché molte forme pediatriche sono ereditarie, il dato biochimico e radiologico deve essere seguito da caratterizzazione genetica, non solo per il bambino ma anche per la famiglia, dato il potenziale impatto sul counselling e sul follow-up.

La terapia richiede preparazione medica con blocco alfa-adrenergico, espansione volemica e, solo successivamente, eventuale controllo beta-adrenergico della tachicardia. Questo ordine non è negoziabile, perché invertire la sequenza può aggravare la vasocostrizione. La chirurgia rappresenta il trattamento definitivo nella maggior parte dei casi, ma il timing e la strategia operatoria devono essere programmati in centri con esperienza multidisciplinare, data la complessità emodinamica e il potenziale rischio perioperatorio.

Nel bambino, il follow-up non termina con l’asportazione della lesione. La probabilità di multifocalità, recidiva o nuova localizzazione nel contesto di una sindrome ereditaria rende necessario un monitoraggio a lungo termine, biochimico e radiologico, personalizzato in base al genotipo e alla storia naturale della malattia. Questo è particolarmente importante nell’adolescente, in cui il passaggio all’età adulta non deve interrompere la sorveglianza ma trasformarla in un percorso condiviso con centri specialistici di transizione.

La patologia catecolaminergica pediatrica dimostra in modo esemplare che il surrene del bambino non è solo un organo endocrino della crescita, ma può essere anche sede di tumori geneticamente determinati ad alta complessità clinica. Per questo, ogni bambino con ipertensione severa, sintomi adrenergici ricorrenti o storia familiare suggestiva deve essere valutato con grande attenzione, evitando di sottostimare un quadro raro ma potenzialmente gravissimo.

Terapia sostitutiva, stress dosing e farmaci in età pediatrica

La terapia dei disturbi surrenalici pediatrici ha come obiettivo principale la riproduzione della fisiologia senza compromettere crescita e sviluppo. Nel bambino con insufficienza surrenalica o CAH, l’idrocortisone è il glucocorticoide di riferimento perché consente una sostituzione più vicina al ritmo fisiologico e un margine di sicurezza migliore rispetto ai composti a più lunga durata, che possono facilitare il sovratrattamento. La posologia, però, deve essere continuamente adattata alla crescita corporea, alle infezioni, all’attività fisica e alla fase dello sviluppo, evitando sia il deficit di copertura sia l’eccesso cronico di steroidi.

Nelle forme primitive con perdita di sali, la terapia si completa con fludrocortisone e, nel lattante, con un’adeguata supplementazione di sodio. Il monitoraggio non può essere solo laboratoristico: la corretta sostituzione si riflette su pressione arteriosa, idratazione, benessere, accrescimento ponderale, sodiemia e andamento della renina. Un errore frequente è affidarsi esclusivamente a un numero, trascurando il fatto che nel bambino la clinica e la crescita restano indicatori decisivi dell’adeguatezza terapeutica.

Un aspetto essenziale della cura pediatrica è la gestione dello stress. Febbre, gastroenterite, trauma, interventi chirurgici e attività fisica intensa possono richiedere incremento transitorio della copertura glucocorticoidea. Le famiglie devono conoscere in modo dettagliato le sick-day rules, possedere un piano scritto e saper praticare o far praticare idrocortisone intramuscolo in caso di vomito, collasso o impossibilità all’assunzione orale. In molti casi la differenza tra una malattia cronica ben gestita e una crisi potenzialmente fatale dipende proprio da questa preparazione pratica.

Nella CAH, la terapia presenta una complessità ulteriore, perché il glucocorticoide viene utilizzato sia come sostituzione sia per contenere l’eccesso di ACTH e androgeni. Il bilanciamento è difficile soprattutto durante infanzia e adolescenza, quando una dose eccessiva riduce la crescita e favorisce adiposità, mentre una dose insufficiente lascia spazio a virilizzazione, età ossea avanzata e scarso controllo biochimico. Questo rende necessario un approccio di titolazione continua, costruito su auxologia, età ossea, sintomi e biomarcatori.

Nelle altre patologie surrenaliche, la terapia farmacologica varia in base all’eziologia. I tumori catecolamino-secernenti richiedono blocco adrenergico prima della chirurgia; l’ipercortisolismo può richiedere, in casi selezionati, farmaci inibitori della steroidogenesi; le masse surrenaliche funzionali impongono una gestione che tenga conto del rischio metabolico, emodinamico e oncologico. In tutti questi casi il principio pediatrico resta lo stesso: il farmaco non va prescritto per correggere un valore isolato, ma per proteggere crescita, stabilità sistemica e sviluppo complessivo del bambino.

Il passaggio dall’infanzia all’adolescenza aggiunge poi il problema dell’aderenza. La terapia sostitutiva cronica, i controlli frequenti, la necessità di portare con sé farmaci d’emergenza e l’impatto sulla vita scolastica e sportiva possono diventare un peso crescente. Per questo la gestione deve includere progressivamente anche il paziente, non solo la famiglia, promuovendo autonomia, comprensione della malattia e preparazione alla transizione verso i servizi dell’adulto. Nel surrene pediatrico, una terapia corretta è indispensabile, ma una terapia compresa e condivisa è ciò che davvero riduce rischio e complicanze nel lungo periodo.

Crescita, pubertà, transizione e follow-up a lungo termine

Il follow-up delle patologie surrenaliche pediatriche non può limitarsi al controllo ormonale, perché il vero esito clinico è rappresentato da come il bambino cresce, entra in pubertà, sviluppa autonomia e raggiunge l’età adulta. La crescita staturale è uno dei principali indicatori longitudinali: rallentamento, accelerazione eccessiva o perdita di potenziale staturale possono riflettere rispettivamente sovratrattamento, eccesso androgenico non controllato o ipercortisolismo. Per questo ogni controllo endocrinologico pediatrico deve essere anche un controllo auxologico.

La pubertà rappresenta un secondo snodo decisivo. Nelle condizioni di eccesso androgenico surrenalico, il rischio è una pubertà periferica anticipata o una rapida maturazione ossea con compromissione dell’altezza finale; nelle forme di insufficienza o di sovratrattamento glucocorticoideo, il problema può essere il ritardo puberale o l’alterazione della composizione corporea. In questo contesto il surrene interagisce con gonadi, asse ipofisario, metabolismo e psicosviluppo, e la valutazione deve quindi essere integrata e non limitata all’organo singolo.

Anche la composizione corporea e il rischio metabolico meritano attenzione. Bambini con CAH, prematuro adrenarca, ipercortisolismo o esposizione prolungata a glucocorticoidi possono sviluppare più facilmente adiposità centrale, alterata tolleranza glucidica, ipertensione o ridotta qualità di vita. Il follow-up deve quindi includere pressione arteriosa, metabolismo glucidico, benessere psicosociale, attività fisica e aderenza terapeutica. Una buona endocrinologia pediatrica del surrene non misura soltanto steroidi, ma previene esiti metabolici e funzionali che si costruiscono lentamente durante gli anni di crescita.

La transizione all’età adulta è particolarmente delicata nei pazienti con malattie surrenaliche croniche. Adolescenza e prima età adulta sono momenti in cui aumentano rischio di interruzione delle cure, riduzione dell’aderenza, gestione autonoma inadeguata dello stress dosing e perdita di follow-up. Questo è vero soprattutto per CAH, insufficienza surrenalica, PPGL ereditari e sindromi tumorali. La transizione non dovrebbe essere un semplice trasferimento amministrativo, ma un percorso strutturato in cui il giovane paziente acquisisce progressivamente competenze pratiche, conoscenza della propria patologia e capacità di gestire emergenze e terapia quotidiana.

Nel lungo periodo, il follow-up dipende dall’eziologia. Nei pazienti con insufficienza surrenalica prevalgono sicurezza, prevenzione delle crisi e adeguatezza sostitutiva; nella CAH dominano controllo androgenico, fertilità futura e complicanze del trattamento; nei tumori surrenalici o nei PPGL il follow-up si estende alla sorveglianza oncologica e genetica. Tuttavia, al di là delle differenze, esiste un filo comune: la necessità di accompagnare il paziente lungo tutto il percorso dello sviluppo, riconoscendo che una malattia endocrina dell’infanzia può avere conseguenze cliniche, metaboliche e psicologiche che si estendono per decenni.

In conclusione, parlare di surreni in età pediatrica significa parlare di endocrinologia dello sviluppo. La buona gestione non consiste soltanto nel correggere un difetto ormonale, ma nel proteggere crescita, maturazione, autonomia e salute futura. Per questo il follow-up deve essere continuo, personalizzato e costruito su una visione ampia, in cui il surrene è letto non come organo isolato ma come parte integrante della traiettoria biologica del bambino verso l’età adulta.

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