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Androgeni surrenalici (DHEA e androstenedione)

Gli androgeni surrenalici DHEA (deidroepiandrosterone), il suo estere solfato DHEAS e l’androstenedione rappresentano un sistema endocrino in cui la “potenza” biologica non deriva tanto dalla secrezione di un singolo ormone finale, quanto dalla disponibilità di precursori steroidei che alimentano in modo flessibile la biosintesi periferica di androgeni ed estrogeni. La corteccia surrenalica, in particolare la zona reticolare, produce grandi quantità di DHEA e soprattutto DHEAS, molecole con attività recettoriale diretta limitata ma con elevata rilevanza fisiologica perché fungono da serbatoio circolante di substrati utilizzabili dai tessuti bersaglio. In questo modello, il “segnale androgenico” non coincide necessariamente con una concentrazione ematica di testosterone, ma con la capacità dei distretti periferici di convertire i precursori surrenalici in steroidi attivi secondo un principio di produzione locale.

La fisiologia degli androgeni surrenalici è un esempio paradigmatico di integrazione tra endocrinologia d’organo, biologia della steroidogenesi e regolazione tessuto-specifica dell’azione ormonale. La biosintesi dipende da una sequenza enzimatica che seleziona il flusso steroideo verso steroidi C19 a partire dal colesterolo, con snodi chiave rappresentati da CYP17A1 (attività 17α-idrossilasica e 17,20-liasi), dal supporto di cofattori come citocromo b5 e dalla relativa “frenata” della 3β-HSD nella zona reticolare, che favorisce la produzione di DHEA. Il metabolismo sistemico include solfatazione e desolfatazione, conversioni ossidoriduttive (tra DHEA e androstenedione, tra androstenedione e testosterone) e trasformazioni in steroidi più attivi o inattivi in base al tessuto. In questa pagina DHEA e androstenedione vengono descritti lungo l’intera catena funzionale, dalla produzione surrenalica alla regolazione intracellulare dell’attività biologica.

Principi generali del segnale androgenico surrenalico

Gli androgeni surrenalici sono costruiti su una logica diversa rispetto agli assi endocrini centrati su un singolo ormone effettore. Il surrene secerne soprattutto DHEAS e, in misura minore, DHEA e androstenedione, molecole che svolgono principalmente il ruolo di precursori. Il DHEAS, grazie alla solfatazione, è altamente idrofilo, circola in concentrazioni elevate e presenta un’emivita relativamente lunga, configurandosi come un deposito plasmatico stabile. La quota di DHEA e androstenedione, più rapidamente interconvertibile, contribuisce invece a un flusso dinamico di substrati prontamente utilizzabili dai tessuti per generare steroidi attivi secondo le necessità biologiche locali.

L’elemento decisivo è che l’azione androgenica, in molte sedi periferiche, è dominata dalla produzione intracellulare di ormoni attivi a partire dai precursori surrenalici. Questo concetto, spesso descritto come intracrinologia, implica che il tessuto bersaglio possieda un proprio set di enzimi che convertono DHEA e androstenedione in androgeni più potenti o in estrogeni, e che la quota prodotta possa agire localmente senza necessariamente riflettersi in modo proporzionale nel circolo. Ne deriva che misure ematiche di precursori e ormoni finali offrono un’informazione utile ma non esaustiva sullo stato biologico del segnale nei singoli distretti.

Un ulteriore livello di controllo è rappresentato dall’alternanza tra attivazione e inattivazione del segnale attraverso vie metaboliche tissutali. La conversione verso steroidi più potenti può essere controbilanciata da trasformazioni verso metaboliti meno attivi o coniugati eliminabili. Questo bilanciamento spiega la flessibilità dell’azione: in alcuni contesti la disponibilità di substrati surrenalici sostiene funzioni riproduttive e metaboliche, in altri può alimentare quadri di eccesso androgenico, mentre in condizioni di stress sistemico o modificazioni dell’assetto enzimatico può ridursi la produzione di steroidi attivi pur in presenza di un serbatoio plasmatico apparentemente conservato.

    Tre principi spiegano perché DHEA e androstenedione siano “precursori” ma con effetti biologici altamente variabili tra tessuti:

  • serbatoio circolante di DHEAS, con concentrazioni elevate e disponibilità prolungata nel tempo;
  • conversione locale nei distretti periferici, che trasformano precursori in androgeni o estrogeni attivi secondo il proprio profilo enzimatico;
  • regolazione intracellulare dell’effetto tramite enzimi di attivazione e inattivazione, recettori nucleari e coregolatori tissutali.

Questa architettura chiarisce perché, per comprendere gli androgeni surrenalici, sia necessario partire dalla biosintesi corticosurrenalica. La specializzazione della zona reticolare e la sua “firma” enzimologica determinano la quantità e la forma chimica dei precursori rilasciati, costruendo il serbatoio che verrà poi rimodellato dai tessuti bersaglio.

Biosintesi corticosurrenalica

La produzione di androgeni surrenalici origina dal colesterolo, che viene trasferito nel mitocondrio delle cellule corticosurrenaliche e convertito in pregnenolone tramite CYP11A1. Da questo punto, il flusso steroideo può essere indirizzato verso glucocorticoidi, mineralcorticoidi o steroidi sessuali in base al repertorio enzimatico del compartimento corticale. La produzione di steroidi C19 richiede il passaggio attraverso CYP17A1, enzima con duplice attività: 17α-idrossilazione e 17,20-liasi. La prima genera precursori 17-idrossilati, la seconda “taglia” la catena laterale per produrre steroidi C19, tra cui DHEA.

La zona reticolare possiede una combinazione funzionale che favorisce la produzione di DHEA rispetto alla conversione verso steroidi C21. Un elemento chiave è il supporto della 17,20-liasi di CYP17A1 da parte di citocromo b5 e di cofattori redox, che incrementano l’efficienza del passaggio verso steroidi C19. Parallelamente, la minore disponibilità relativa di 3β-idrossisteroide deidrogenasi nella zona reticolare riduce la conversione dei precursori Δ5 verso la via Δ4, lasciando più substrato disponibile per la produzione di DHEA. Questo assetto è cruciale per comprendere perché la zona reticolare sia il principale “motore” degli androgeni surrenalici nell’essere umano.

La produzione di androstenedione può derivare dalla trasformazione di DHEA attraverso 3β-HSD oppure da snodi cellulari in cui la firma enzimatica consente un passaggio più efficiente verso steroidi Δ4. Nel surrene, l’androstenedione è in genere prodotto in quantità minori rispetto a DHEA e DHEAS, ma mantiene un ruolo rilevante come precursore immediato del testosterone e degli estrogeni nei tessuti periferici. In termini funzionali, DHEA e androstenedione non sono “ridondanti”: offrono due punti di ingresso distinti nella steroidogenesi periferica, con differente dipendenza da specifiche famiglie enzimatiche.

L’organizzazione zonale e l’espressione enzimatica non sono statiche. La maturazione della zona reticolare durante lo sviluppo, con un incremento progressivo della capacità di produrre DHEA e DHEAS, è alla base dell’adrenarca. In senso opposto, la riduzione progressiva della secrezione di DHEA e DHEAS con l’età evidenzia che la capacità biosintetica del compartimento reticolare è modulata lungo l’arco di vita, con implicazioni sulla disponibilità di precursori per la steroidogenesi intracrina.

Il passo successivo è comprendere come la biosintesi venga “confezionata” in un output circolante dominato dalla forma solfata, e come la regolazione dello stimolo trofico e dei sistemi di solfatazione determini la stabilità del serbatoio plasmatico.

Solfatazione e secrezione

Una caratteristica distintiva degli androgeni surrenalici è che il prodotto quantitativamente dominante è DHEAS, generato dalla solfatazione del DHEA. La solfatazione è catalizzata principalmente da SULT2A1, enzima altamente espresso nella zona reticolare, che trasferisce un gruppo solfato al DHEA rendendolo più idrofilo e stabilizzandone la permanenza nel circolo. Questa trasformazione non è un dettaglio chimico, ma un meccanismo regolatorio: il DHEAS funziona come deposito, riducendo la variabilità del segnale e assicurando disponibilità di substrato ai tessuti periferici anche quando la secrezione surrenalica fluttua nel breve periodo.

La scelta tra secrezione di DHEA e produzione di DHEAS dipende dal bilancio tra capacità di solfatazione e disponibilità di DHEA come substrato. In pratica, la solfatazione consente al surrene di esportare un grande “magazzino” di precursori, che può essere poi riconvertito localmente a DHEA nei tessuti mediante steroide solfatasi. Questo sistema, solfatazione a monte e desolfatazione a valle, è uno dei pilastri della regolazione compartimentale dell’azione steroidea.

La secrezione di androgeni surrenalici è influenzata in modo rilevante dallo stimolo di ACTH, con una componente di ritmo circadiano e di risposta allo stress condivisa con la fisiologia corticosurrenalica. Tuttavia, l’output androgenico non è una semplice copia del profilo del cortisolo: la zona reticolare ha una regolazione propria, legata alla maturazione zonale, alla disponibilità enzimatica e a segnali locali che modulano la steroidogenesi. Questo spiega perché l’andamento di DHEAS sia relativamente stabile nel tempo rispetto ad altri steroidi e perché, nella pratica clinica, DHEAS sia spesso utilizzato come indice di produzione surrenalica di precursori androgenici.

Dopo la secrezione, il segnale entra in una fase decisiva: il trasporto plasmatico e la frazione biologicamente accessibile. Per interpretare correttamente i dosaggi, e per comprendere come il substrato raggiunga i tessuti, è necessario descrivere il legame alle proteine plasmatiche e la relazione tra quota totale e biodisponibilità.

Trasporto plasmatico

Nel sangue, DHEA e androstenedione circolano in parte legati a proteine plasmatiche, principalmente albumina e, in misura variabile, SHBG. Il legame contribuisce a stabilizzare le concentrazioni e a modulare la quota immediatamente disponibile per la diffusione nei tessuti. DHEAS, per la sua natura più idrofilica, presenta un comportamento di trasporto distinto: la sua elevata concentrazione e l’emivita relativamente lunga lo rendono un vero serbatoio circolante, meno soggetto a oscillazioni rapide rispetto a DHEA libero o ad androstenedione.

La nozione di frazione “libera” assume un significato funzionale simile a quello degli altri sistemi endocrini: è la quota più facilmente accessibile ai tessuti e più direttamente collegata alla conversione intracellulare. Tuttavia, nel caso degli androgeni surrenalici, il parametro decisivo non è soltanto la frazione libera in senso stretto, ma la combinazione tra disponibilità del serbatoio (soprattutto DHEAS) e capacità tissutale di importazione e trasformazione. In altre parole, la biodisponibilità è il risultato di un equilibrio tra trasporto plasmatico, accesso cellulare e metabolismo intracellulare.

Queste considerazioni sono cruciali anche perché condizioni fisiologiche e patologiche possono modificare le proteine leganti e alterare i livelli totali senza rispecchiare lo stesso cambiamento nell’azione tissutale. Una corretta interpretazione richiede quindi di integrare il contesto clinico, lo stato metabolico e, quando necessario, la valutazione di ormoni finali o metaboliti, ricordando che il surrene fornisce soprattutto precursori.

Il passo successivo è l’ingresso nelle cellule. Perché l’intracrinologia sia possibile, DHEA, androstenedione e DHEAS devono raggiungere il compartimento intracellulare. L’accesso al segnale dipende da trasportatori e dalla capacità di desolfatazione e conversione locale.

Accesso cellulare e regolazione compartimentale

L’azione biologica dei precursori surrenalici richiede il loro ingresso nelle cellule bersaglio. DHEA e androstenedione, più lipofili, possono attraversare le membrane con maggiore facilità rispetto al DHEAS, che per la carica negativa del gruppo solfato necessita in genere di meccanismi di trasporto dedicati o di strategie indirette basate sulla conversione. In termini funzionali, ciò significa che DHEAS rappresenta un deposito potente ma non automaticamente “attivo”: la sua utilità biologica dipende dalla capacità dei tessuti di importarlo e di convertirlo a DHEA tramite steroide solfatasi, oppure di utilizzare la quota di DHEA non solfatata disponibile nel circolo.

La regolazione compartimentale nasce dalla combinazione tra accesso del substrato e set enzimatico intracellulare. Un tessuto con alta capacità di desolfatazione e con enzimi di attivazione androgenica può trasformare il serbatoio di DHEAS in una produzione locale di steroidi attivi. Un tessuto che invece esprime soprattutto enzimi di inattivazione o che limita l’ingresso dei precursori può attenuare l’effetto. Questo meccanismo spiega la variabilità interindividuale e la specificità distrettuale della risposta biologica ai precursori surrenalici.

L’accesso cellulare si intreccia con le principali vie di conversione biochimica. Una volta disponibili nel citoplasma, DHEA e androstenedione possono essere indirizzati verso androgeni più potenti o verso estrogeni, oppure possono essere trasformati in metaboliti inattivi e coniugati. Per comprendere come si costruisca il segnale attivo è indispensabile descrivere gli snodi enzimatici principali della conversione intracellulare.

Vie di conversione periferica

La conversione periferica dei precursori surrenalici è il cuore funzionale del sistema. DHEA può essere trasformato in androstenedione tramite 3β-HSD, e l’androstenedione può essere convertito in testosterone attraverso enzimi 17β-idrossisteroide deidrogenasi specifici, con successiva conversione in DHT in tessuti che esprimono 5α-reduttasi. In parallelo, l’androstenedione può essere convertito in estrone e il testosterone in estradiolo attraverso aromatasi, evidenziando che i precursori surrenalici alimentano sia la componente androgenica sia quella estrogenica della steroidogenesi tissutale.

Queste trasformazioni non avvengono in modo uniforme. Il profilo enzimatico varia tra cute e unità pilo-sebacea, tessuto adiposo, osso, muscolo, sistema nervoso centrale e apparato riproduttivo, determinando pattern di produzione locale distinti. In alcune sedi prevale la generazione di androgeni attivi, in altre l’aromatizzazione verso estrogeni o la formazione di metaboliti con attività ridotta. In questa prospettiva, il surrene fornisce un “pool” di substrati che i tessuti interpretano secondo la propria biologia, costruendo microambienti endocrini differenti.

La stessa logica spiega perché la quota di androgeni surrenalici possa contribuire in modo rilevante al bilancio steroideo totale in specifiche condizioni fisiologiche, mentre in altre circostanze il contributo effettivo sia attenuato. Il risultato finale non è determinato solo dalla quantità secreta dal surrene, ma dalla somma di: disponibilità del substrato, accesso cellulare, efficienza delle vie di attivazione, capacità di inattivazione e densità recettoriale del distretto.

Accanto alle conversioni classiche, esistono vie metaboliche che modulano durata e intensità del segnale attraverso coniugazioni e trasformazioni che favoriscono la clearance. Per completare il quadro è necessario descrivere i principali processi di inattivazione e ricircolo, perché essi stabiliscono quanto a lungo i precursori rimangono utilizzabili e come l’organismo limiti l’eccesso di steroidi attivi.

Metabolismo e inattivazione

Il metabolismo degli androgeni surrenalici include una componente reversibile e una componente terminale. La desolfatazione del DHEAS tramite steroide solfatasi rappresenta un passaggio reversibile che rende nuovamente disponibile DHEA come substrato per la conversione intracellulare. Al contrario, coniugazioni come glucuronidazione e solfatazione in sedi periferiche possono indirizzare steroidi verso forme meno attive e più eliminabili, contribuendo alla limitazione dell’eccesso e alla regolazione della durata del segnale.

Il fegato svolge un ruolo centrale nella clearance e nel metabolismo di numerosi steroidi, mentre il rene contribuisce all’eliminazione di coniugati e metaboliti idrosolubili. Questi processi integrano il sistema androgenico surrenalico con lo stato funzionale epatico e renale, spiegando perché condizioni che alterano la funzione di questi organi possano modificare i profili biochimici e la disponibilità dei precursori. La fisiologia dell’eliminazione non è un dettaglio accessorio: contribuisce alla stabilità del serbatoio e alla prevedibilità della dinamica temporale dei livelli di DHEAS.

La presenza di vie di inattivazione e di coniugazione sottolinea che il segnale androgenico non è soltanto una “produzione”, ma un equilibrio dinamico. Un aumento della produzione surrenalica o della conversione periferica può essere parzialmente compensato da un incremento della coniugazione e della clearance, mentre riduzioni della clearance possono amplificare la disponibilità del substrato anche senza variazioni della secrezione. Questo concetto diventa essenziale quando si interpretano i dosaggi in contesti clinici complessi.

Una volta generati gli steroidi attivi, l’effetto biologico è mediato soprattutto da recettori nucleari, con controllo trascrizionale e dipendenza da coregolatori. Il passaggio successivo è quindi descrivere la modalità d’azione genomica degli androgeni derivati dai precursori surrenalici e la logica con cui i tessuti “traducono” la produzione intracrina in fenotipi funzionali.

Meccanismi di azione genomici

Gli effetti biologici degli androgeni attivi generati a partire da DHEA e androstenedione sono principalmente mediati dal recettore androgenico e, quando la via di conversione privilegia l’aromatizzazione, dai recettori estrogenici. Questi recettori appartengono alla famiglia dei recettori nucleari e agiscono come fattori di trascrizione regolati dal ligando. Il legame dell’ormone attivo induce cambiamenti conformazionali che favoriscono la dimerizzazione, il legame a elementi regolatori del DNA e il reclutamento di complessi di coregolatori che modulano cromatina e trascrizione.

La risposta biologica dipende dal contesto tissutale. La densità recettoriale, la composizione dei coregolatori, l’architettura cromatinica e l’interazione con altri segnali endocrini determinano quali geni vengono regolati e con quale intensità. In questa prospettiva, i precursori surrenalici sono un carburante, ma il programma di risposta è scritto dal tessuto. La produzione intracrina di androgeni attivi può sostenere effetti su differenziamento cellulare, funzione cutanea e pilo-sebacea, modulazione della massa ossea e muscolare, e interazioni con il metabolismo energetico, mentre la conversione verso estrogeni contribuisce a effetti su osso, sistema cardiovascolare e altri distretti.

Il controllo genomico ha una dinamica temporale tipicamente più lenta, con effetti che si consolidano in ore o giorni. Questo è coerente con molte funzioni fisiologiche sostenute dal segnale steroideo e spiega perché alterazioni croniche della disponibilità di precursori, o della capacità di conversione tissutale, possano produrre fenotipi progressivi e multisistemici. La stessa logica aiuta a comprendere perché la sola misurazione ematica dei precursori non predica in modo perfetto la risposta, perché la produzione intracrina e la trasduzione recettoriale sono passaggi determinanti.

Accanto al controllo genomico, la segnalazione steroidea può includere risposte più rapide, legate a interazioni di membrana o a vie citoplasmatiche. Queste componenti non sostituiscono l’azione nucleare, ma possono modulare la risposta immediata del tessuto e l’integrazione con segnali di crescita e adattamento.

Azioni non genomiche e integrazione con segnali cellulari

Gli steroidi sessuali e i loro precursori possono contribuire a risposte rapide attraverso meccanismi non esclusivamente trascrizionali, che coinvolgono interazioni con strutture di membrana e l’attivazione di vie di segnalazione intracellulari. Nel caso degli androgeni generati localmente da precursori surrenalici, tali vie possono modulare rapidamente la funzione cellulare e l’interazione con altri sistemi, come segnali di crescita, catecolamine e vie metaboliche. In termini funzionali, questo amplia lo spettro temporale della risposta: accanto al rimodellamento di lungo periodo determinato dalla trascrizione, possono esistere modulazioni più rapide di funzioni cellulari.

L’integrazione con segnali di adattamento è particolarmente rilevante nel surrene, dove lo stimolo trofico e lo stato sistemico possono rimodellare la steroidogenesi, e nei tessuti periferici, dove stress metabolico, infiammazione e modificazioni dell’ambiente ormonale influenzano la capacità di conversione intracrina. La conseguenza è che la stessa disponibilità di precursori può produrre effetti differenti a seconda del contesto fisiologico, del profilo enzimatico e della sensibilità recettoriale del distretto.

Questi concetti preparano la sintesi finale: la fisiologia degli androgeni surrenalici è la risultante di produzione surrenalica, solfatazione, trasporto e conversione tessuto-specifica, con limiti interpretativi dei parametri biochimici quando vengono isolati dal contesto clinico e dalla biologia intracellulare.

Integrazione fisiologica del sistema DHEA-DHEAS-androstenedione

Il sistema degli androgeni surrenalici mostra che un asse endocrino può essere costruito intorno a un serbatoio di precursori più che intorno a un singolo ormone effettore. Il surrene, soprattutto attraverso la zona reticolare, produce DHEA e soprattutto DHEAS, mentre l’androstenedione rappresenta un nodo intermedio che collega i precursori alla generazione di testosterone e, tramite aromatasi, di estrogeni. La stabilità è garantita dalla solfatazione e dall’emivita del DHEAS, mentre la flessibilità biologica è garantita dalla capacità dei tessuti di importare, desolfatare e convertire i precursori in steroidi attivi in modo tessuto-specifico.

Questa architettura spiega perché l’interpretazione dei dosaggi richieda cautela. DHEAS è spesso un indicatore robusto della produzione surrenalica di precursori, ma non descrive da solo l’intensità dell’azione androgenica nei singoli distretti, perché l’effetto dipende dalla conversione intracrina e dalla trasduzione recettoriale. Analogamente, livelli di androstenedione possono riflettere contributi diversi, tra cui conversioni periferiche e variabilità dell’assetto enzimatico, e devono essere interpretati nel contesto clinico, considerando età, sesso, stato metabolico, funzione epatica e renale e possibili condizioni di eccesso androgenico.

In conclusione, DHEA e androstenedione sono precursori con un ruolo biologico centrale perché rendono possibile una regolazione locale del segnale steroideo. La fisiologia integra biosintesi surrenalica, solfatazione, trasporto e conversione tessuto-specifica in un quadro unitario che chiarisce sia la potenza del sistema, capace di sostenere esigenze differenziate tra distretti, sia i limiti dei soli parametri ematici quando vengono utilizzati come surrogati diretti dell’azione biologica.

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