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Placenta e asse surrenalico

Il rapporto tra placenta e asse surrenalico rappresenta uno dei sistemi integrati più sofisticati della fisiologia gestazionale, perché coinvolge simultaneamente la risposta allo stress, la regolazione glucocorticoidea, la steroidogenesi fetale, la produzione placentare di estrogeni e il controllo della maturazione terminale del feto e del parto. In gravidanza non esiste infatti un asse surrenalico puramente materno né un asse surrenalico puramente fetale, ma una unità materno-placentare-fetale nella quale placenta, ipofisi, surreni materni, surreni fetali e tessuti periferici si influenzano reciprocamente con meccanismi di feed-forward, di barriera enzimatica e di trasformazione steroidogenetica. La placenta assume un ruolo centrale perché non si limita a ricevere ormoni dai due compartimenti, ma li produce, li converte, ne limita il passaggio oppure li amplifica, contribuendo a determinare il tono endocrino complessivo della gravidanza.

Questa organizzazione ha un significato biologico preciso. La gravidanza richiede un progressivo aumento della disponibilità di glucocorticoidi, una protezione del feto dall’eccessiva esposizione al cortisolo materno, una produzione costante di precursori androgenici necessari alla sintesi estrogenica placentare e una coordinazione sempre più stretta tra maturazione fetale e timing del travaglio. Tutto ciò viene ottenuto attraverso l’interazione tra CRH placentare, ACTH, 11β-idrossisteroido deidrogenasi placentari, zona fetale del surrene e steroidogenesi trofoblastica. Di conseguenza, comprendere l’asse placenta-surrene significa comprendere insieme adattamento materno, protezione fetale, endocrinologia dello sviluppo e fisiopatologia di molte complicanze ostetriche.

Architettura dell’unità materno-placentare-feto-surrenalica

L’asse placenta-surrene deve essere interpretato come una rete multilivello nella quale ciascun compartimento svolge una funzione distinta ma inseparabile. Il compartimento materno fornisce glucocorticoidi, precursori metabolici e segnali neuroendocrini sistemici; la placenta sintetizza peptidi e metabolizza steroidi; il surrene fetale produce grandi quantità di DHEA-S e, nelle fasi più avanzate della gravidanza, partecipa alla progressiva attivazione della cascata endocrina che conduce al parto. Ne deriva un sistema nel quale il segnale surrenalico non è mai semplicemente “trasmesso” da un organo all’altro, ma continuamente filtrato, trasformato e rilanciato.

Nel versante materno la gravidanza si accompagna a una rimodulazione dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene, con incremento progressivo della secrezione di CRH, ACTH e cortisolo totale e con una diversa sensibilità del sistema ai normali meccanismi di feedback. Questo cambiamento non è spiegato dal solo asse ipotalamico classico, perché una quota importante del CRH circolante in gravidanza deriva dalla placenta. La presenza di una fonte extripotalamica di CRH trasforma la fisiologia surrenalica materna in un equilibrio diverso da quello osservato fuori dalla gravidanza.

Nel versante fetale il surrene presenta una organizzazione peculiare. Durante gran parte della vita intrauterina la corteccia surrenalica fetale è dominata da una ampia zona fetale, altamente specializzata nella produzione di DHEA e DHEA-S, che fungeranno da precursori fondamentali per la sintesi estrogenica placentare. Questa anatomia funzionale rende il surrene fetale non soltanto una ghiandola endocrina autonoma, ma anche un partner biosintetico essenziale della placenta.

La placenta è il punto di giunzione di questi due mondi. Da un lato espone il feto a una quota regolata di glucocorticoidi e ne limita l’eccesso grazie a enzimi barriera. Dall’altro usa i precursori provenienti dal surrene fetale e, in misura variabile, dal surrene materno per sintetizzare estrogeni, modulare la crescita uterina, la perfusione placentare e la preparazione al parto. L’asse placenta-surrene è quindi un sistema di integrazione ormonale e non una semplice successione lineare di ghiandole.

CRH placentare e rimodellamento dell’asse surrenalico materno

Uno degli elementi distintivi della gravidanza umana è la produzione progressivamente crescente di CRH placentare. A differenza del CRH ipotalamico, che opera principalmente nel controllo centrale dell’ACTH, il CRH prodotto dal sinciziotrofoblasto entra nella circolazione materna e partecipa in modo sostanziale alla ridefinizione dell’asse surrenalico durante la gestazione. Le sue concentrazioni aumentano nel corso dei trimestri e raggiungono valori molto elevati nella parte finale della gravidanza, tanto che il sistema endocrino materno della donna gravida deve essere letto come un sistema in cui il controllo surrenalico non dipende più solo dal cervello materno, ma anche dalla placenta.

Questo CRH placentare contribuisce all’aumento di ACTH e cortisolo materni, ma il suo effetto non è statico. Nel corso della gravidanza si verificano modificazioni della CRH-binding protein e del bilancio tra ormone libero e legato, con conseguente cambiamento della biodisponibilità del segnale. Ne deriva una progressiva tendenza all’ipercortisolismo fisiologico della gravidanza, che non corrisponde però a una sindrome di Cushing, perché si inserisce in un contesto di adattamento metabolico e di alterata interpretazione dei test.

Un aspetto particolarmente importante è il rapporto tra cortisolo e CRH placentare. Mentre nel sistema ipotalamico classico il cortisolo esercita un feedback negativo sul CRH, nella placenta il cortisolo tende a stimolare la produzione di CRH. Si crea così un circuito di feed-forward che amplifica progressivamente l’attivazione endocrina materno-placentare nella seconda parte della gravidanza. Questo meccanismo è cruciale per comprendere sia la fisiologia dell’asse surrenalico in gravidanza sia il legame tra stress, maturazione fetale e parto pretermine.

Il significato clinico di questo rimodellamento è ampio. I valori di cortisolo totale, ACTH e cortisolo urinario libero risultano aumentati in gravidanza fisiologica; la semplice trasposizione dei range non gravidici può quindi portare a errori. Inoltre, condizioni associate a eccessiva attivazione del sistema CRH-cortisolo possono riflettersi sul tono endocrino placentare, sul tempo del parto e sulla programmazione fetale. La placenta, in questo contesto, non è solo bersaglio del cortisolo materno, ma sorgente attiva di segnali che rimodellano l’intero asse.


Barriera placentare ai glucocorticoidi e ruolo della 11β-HSD2

La gravidanza richiede un delicato equilibrio tra due esigenze solo apparentemente opposte: il feto deve essere esposto a glucocorticoidi in misura sufficiente per la maturazione di numerosi organi, soprattutto nella fase finale della gestazione, ma deve al tempo stesso essere protetto da un eccesso di cortisolo materno che potrebbe risultare dannoso per la crescita e per il programming endocrino-metabolico di lungo termine. La placenta realizza questo equilibrio soprattutto grazie alla 11β-idrossisteroido deidrogenasi di tipo 2, enzima altamente espresso nel trofoblasto, capace di convertire il cortisolo biologicamente attivo in cortisone, molto meno attiva sul recettore glucocorticoide.

Questa funzione configura una vera e propria barriera glucocorticoidea placentare. Il feto non è completamente isolato dal cortisolo materno, ma una parte rilevante del segnale viene attenuata prima di raggiungere la circolazione fetale. Il risultato è un’esposizione regolata e non un semplice passaggio passivo. Questo è essenziale perché il cortisolo modula crescita somatica, sviluppo cerebrale, maturazione polmonare, differenziazione epatica e cardiovascolare, e un eccesso cronico in epoche inappropriate può alterare questi processi.

La barriera non è però assoluta né immutabile. L’attività della 11β-HSD2 può essere influenzata da età gestazionale, stato nutrizionale, ipossia, stress, infiammazione e patologie placentari. Quando questa protezione si riduce, una quota maggiore di glucocorticoidi attivi può raggiungere il feto. In letteratura, la ridotta attività o espressione della 11β-HSD2 è stata associata a condizioni come restrizione della crescita fetale e alterazioni della programmazione futura del rischio cardiometabolico, pur con variabilità legata ai modelli studiati e alla complessità dei fattori concomitanti.

La comprensione di questa barriera aiuta anche nella pratica clinica. La somministrazione di glucocorticoidi in gravidanza, ad esempio per maturazione polmonare fetale o per terapia di malattie materne, non può essere considerata equivalente qualunque sia la molecola usata, perché i diversi steroidi attraversano e vengono metabolizzati dalla placenta in modo differente. Anche per questo l’asse placenta-surrene è un asse farmacologicamente rilevante, oltre che fisiologico.

Surrene fetale, DHEA-S e steroidogenesi estrogenica placentare

Uno dei capisaldi dell’endocrinologia della gravidanza è il concetto di unità feto-placentare per la sintesi estrogenica. La placenta umana possiede un’elevata capacità di aromatizzazione ma, nella sua forma classica, ha una capacità limitata di produrre autonomamente grandi quantità di precursori androgenici, perché dipende in larga misura da substrati provenienti dal compartimento fetale e materno. Il surrene fetale, in particolare la sua voluminosa zona fetale, produce enormi quantità di DHEA e soprattutto DHEA-S, che rappresentano i principali precursori per la sintesi placentare degli estrogeni.

Dopo essere stati secreti dal surrene fetale, questi precursori possono subire ulteriori trasformazioni, inclusa la 16α-idrossilazione a livello fetale, e quindi raggiungere la placenta, dove vengono desolfati, convertiti in androgeni intermedi e infine aromatizzati a estrogeni. Questo circuito consente la produzione delle elevate concentrazioni di estriolo tipiche della gravidanza, ormone che riflette proprio l’integrità funzionale dell’unità feto-placentare. In questo senso il surrene fetale non è un organo subordinato, ma un partner biosintetico indispensabile della placenta.

Il dato va compreso in senso dinamico. Il surrene fetale non produce DHEA-S per un fine locale primario, ma come parte di un’economia endocrina condivisa. La placenta usa questi precursori per costruire il proprio output estrogenico, e gli estrogeni prodotti a loro volta influenzano crescita uterina, perfusione, funzione miometriale, metabolismo materno e preparazione del parto. Si crea così una rete nella quale un ormone prodotto dal surrene fetale contribuisce a generare effetti sistemici materni mediati dalla placenta.

Da questo punto di vista, l’estriolo e più in generale il profilo estrogenico gestazionale hanno significato non solo placentare ma anche surrenalico fetale. Alterazioni della funzione surrenalica fetale, del fegato fetale o della capacità steroidogenetica placentare possono quindi riflettersi sulla produzione estrogenica complessiva. Storicamente questo principio ha sostenuto anche l’uso di alcuni marcatori biochimici della funzione feto-placentare, benché oggi la loro interpretazione sia molto più contestualizzata rispetto al passato.

Maturazione del surrene fetale e preparazione endocrina al parto

Con l’avanzare della gestazione il surrene fetale modifica progressivamente la propria funzione. Alla produzione di DHEA-S, cruciale per la steroidogenesi estrogenica placentare, si associa una crescente partecipazione alla produzione di cortisolo, soprattutto nelle fasi tardive. Questo passaggio ha un valore strategico perché il cortisolo fetale promuove la maturazione di organi chiave per la vita extrauterina, in particolare polmone, fegato, apparato cardiovascolare e sistemi enzimatici metabolici.

La placenta partecipa in modo diretto a questa transizione. Il CRH placentare può agire sull’ipofisi e sul surrene fetali, stimolando la steroidogenesi e contribuendo all’accelerazione endocrina che precede il parto. Inoltre, il cortisolo fetale può potenziare a sua volta la produzione placentare di CRH, inserendosi nel circuito di feed-forward che rende il finale di gravidanza una fase di progressiva attivazione endocrina coordinata. Questo meccanismo è uno dei motivi per cui l’asse placenta-surrene viene spesso considerato un “orologio biologico” della gravidanza, pur non essendo l’unico determinante del timing del travaglio.

Nella specie umana il parto non dipende da un singolo trigger endocrino, ma dalla convergenza di segnali meccanici, infiammatori, deciduali, placentari e fetali. Tuttavia il circuito CRH placentare, cortisolo fetale, DHEA-S fetale ed estrogeni placentari occupa una posizione centrale in questa rete. L’aumento degli estrogeni favorisce la preparazione del miometrio e del collo uterino; il cortisolo fetale accelera la maturazione d’organo; il CRH placentare integra questi segnali all’interno di una progressione temporale gestazionale.

La rilevanza clinica emerge soprattutto nei contesti di parto pretermine, stress materno cronico e patologia placentare. In questi scenari la modulazione anomala del sistema CRH-cortisolo può associarsi a una accelerazione impropria della cascata endocrina che normalmente appartiene alla fase finale della gravidanza. Anche se la causalità è complessa e multifattoriale, l’asse placenta-surrene resta uno dei principali modelli biologici per interpretare il rapporto tra stress, infiammazione, maturazione fetale e nascita anticipata.

Adattamenti surrenalici materni e interpretazione dei test in gravidanza

La gravidanza fisiologica si accompagna a un quadro di ipercortisolismo adattativo. Le concentrazioni di cortisolo totale aumentano progressivamente per effetto combinato dell’aumento della corticosteroid-binding globulin indotto dagli estrogeni, dell’incremento della produzione surrenalica e del contributo del CRH placentare all’attivazione dell’asse. Anche il cortisolo libero urinario può risultare più elevato rispetto alla donna non gravida, soprattutto nei trimestri avanzati. Questo significa che la diagnosi di ipercortisolismo patologico in gravidanza è più difficile e richiede prudenza nell’uso dei test convenzionali.

Anche l’ACTH e la risposta surrenalica allo stress fisiologico risultano ridefiniti. Dopo il parto, con l’espulsione della placenta, il sistema cambia bruscamente e vengono meno la fonte placentare di CRH e una parte importante della spinta endocrina gestazionale. Questo conferma ancora una volta che la fisiologia surrenalica della gravidanza non è una semplice accentuazione dello stato non gravidico, ma un equilibrio diverso dipendente dalla presenza stessa della placenta.

Sul piano pratico, ogni sospetto di sindrome di Cushing, insufficienza surrenalica o iperandrogenismo surrenalico in gravidanza deve essere valutato tenendo conto di queste modificazioni fisiologiche. Un valore che fuori dalla gravidanza apparirebbe anomalo può essere compatibile con la fisiologia gestazionale, mentre un segnale patologico lieve può essere mascherato dall’espansione fisiologica del sistema. L’interpretazione deve quindi essere sempre contestuale, multiparametrica e integrata con i dati clinici.

Questo vale anche per il feto. La valutazione indiretta della funzione surrenalica fetale passa spesso per marcatori che riflettono l’intero asse feto-placentare più che il solo surrene. Quando si interpreta un’anomalia endocrina in gravidanza, la domanda corretta non è quindi soltanto “come funziona il surrene?”, ma “come sta funzionando l’unità materno-placentare-fetale nella sua interezza?”.

Patologia dell’asse placenta-surrene

Diverse condizioni patologiche possono alterare l’equilibrio dell’asse placenta-surrene. Tra queste rientrano lo stress materno cronico, la malnutrizione, le infiammazioni sistemiche, la preeclampsia, la restrizione della crescita fetale, il diabete in gravidanza e numerose situazioni di disfunzione placentare. In molti di questi contesti sono state descritte modificazioni dell’espressione del CRH placentare, della 11β-HSD2 o di altri regolatori del traffico glucocorticoideo. Sebbene non sempre sia possibile isolare un’unica catena causale, è evidente che la placenta partecipa in modo attivo alla traduzione biologica dello stress e della malattia materna in segnali endocrini fetali.

La riduzione della barriera glucocorticoidea placentare è uno dei meccanismi più studiati. Una minore attività della 11β-HSD2 può aumentare l’esposizione fetale al cortisolo attivo, con possibili effetti su crescita, sviluppo neuroendocrino e programmazione futura del metabolismo e della pressione arteriosa. Il concetto di fetal programming, pur complesso e non riducibile a un singolo ormone, trova proprio nell’asse placenta-surrene uno dei suoi modelli biologici più solidi.

Anche le patologie primitive del surrene materno hanno ripercussioni placentari e fetali. Nell’insufficienza surrenalica la terapia sostitutiva deve tener conto dell’aumentato fabbisogno gestazionale e della necessità di evitare sia il sottotrattamento sia l’eccesso iatrogeno. Nel Cushing gravidico, raro ma ad alto rischio, la distinzione tra fisiologia e patologia è particolarmente difficile proprio perché la gravidanza normale condivide con esso alcuni tratti biochimici. Nei disordini con eccesso androgenico surrenalico, inoltre, l’interazione con la placenta ha rilievo perché l’aromatizzazione placentare può attenuare in parte l’impatto androgenico, ma non sempre è sufficiente a neutralizzarlo.

Nel feto, le alterazioni della funzione surrenalica possono modificare non solo la sintesi di cortisolo ma anche la disponibilità di precursori androgenici per la placenta. Di conseguenza, anomalie del surrene fetale possono ripercuotersi sulla sintesi estrogenica gestazionale e sul funzionamento globale dell’unità feto-placentare. Questo conferma che la placenta e il surrene non costituiscono due capitoli separati, ma due facce della stessa fisiologia endocrina gestazionale.

Significato fisiopatologico e prospettive cliniche

L’asse placenta-surrene è uno dei migliori esempi di come la gravidanza trasformi un sistema endocrino classico in una rete distribuita. Il surrene materno non agisce più in autonomia, perché viene rimodellato dal CRH placentare e dagli adattamenti della gravidanza. Il surrene fetale non è solo una ghiandola di sviluppo, perché fornisce alla placenta i precursori indispensabili per la sintesi estrogenica. La placenta, infine, non è un semplice organo di passaggio, perché produce ormoni, modula glucocorticoidi, coordina segnali maturativi e contribuisce al timing del parto.

Da questo modello emergono alcune implicazioni fondamentali. La prima è che i glucocorticoidi in gravidanza devono essere interpretati sempre in chiave placentare oltre che surrenalica. La seconda è che la funzione estrogenica della placenta dipende in larga misura dalla cooperazione con il surrene fetale. La terza è che molte complicanze della gravidanza possono essere lette come disturbi della comunicazione endocrina tra madre, placenta e feto, più che come lesioni isolate di un singolo organo.

Le prospettive di ricerca più attuali riguardano la caratterizzazione fine della barriera glucocorticoidea placentare, la comprensione dei determinanti della variabilità del CRH placentare, il ruolo degli enzimi steroidogenetici nelle gravidanze complicate e la definizione di biomarcatori capaci di distinguere meglio adattamento fisiologico e maladattamento. È probabile che una parte crescente della medicina materno-fetale si svilupperà proprio attorno a questi temi, dove endocrinologia, placentologia e medicina dello sviluppo convergono in modo inevitabile.

Per la pratica clinica il principio essenziale è già definito: durante la gravidanza la fisiologia surrenalica va sempre letta come fisiologia di una unità integrata materno-placentare-fetale. Isolare il surrene dalla placenta significa perdere la logica stessa del sistema.

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