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Cannabis ad uso terapeutico
(disegno di legge approvato dalla camera)

In questi giorni è recentemente stato approvato alla camera un disegno di legge relativo all’utilizzo della cannabis a scopo terapeutico.

In realtà da un punto di vista medico non cambierà assolutamente nulla

Si parla di aria fritta! St’aria fritta però solleva un vespaio con i politicanti ed i giornali servi di partito che si dividono tra “yeah, legalizzala” e “buuu tossici” a secondo della tipologia di elettorato a cui puntano per accaparrarsi qualche votarello in più e nel frattempo qualcuno si arricchirà e di brutto pure.
La cannabis è da sempre argomento di diviso e business molto remunerativo!

Inizio con un breve incipit sulla marijuana per passare poi a feroci critiche del disegno di legge passato alla camere.
Se volete saltere l'incipit ed andare subito al cuore dell'articolo cliccate qui.

Correva l’anno e J-Ax, all’epoca articolo 31, cantava “Maria Maria”, la passavano ovunque e c’era addirittura un balletto di gruppo, tanta gente se la cantava e ballava senza capire a cosa si riferisse, me compreso, ma ero ancora un bimbo a quel tempo.
La marijuana è stata in uso per secoli sia a scopo medico che ricreativo, per poi essere bandita con il proibizionismo, se ne è sempre discusso in toni spesso anche molto accesi ed oggi torna prepotentemente d'attualità la sua legalizzazione.

Da un punto di vista ricreativo è bandita per gli effetti psicotropici che sono pericolosi oltre che per sè stessi anche per gli altri. La pericolosità verso sè stessi in realtà è più un alibi che un motivo reale, giacchè esistono altre sostanze liberamente commercializzate molto nocive; basti pensare al fumo di sigaretta e all’alcool, ma anche il cibo: se vi strafogate da mattina a sera anche diabete, colesterolo e trigliceridi uccido, però non sono pericolose per gli altri. L’unico paragone che può parzialmente reggere è quello con l’alcool: sia alcool che marijuana hanno effetti psciotropici che alterano lo stato di coscienza e volitivo e che possono indurre atteggiamenti pericolosi anche verso gli altri oltre che per sè stessi. Parzialmente perchè anche in questo caso c’è una sottile differenza: un bicchiere di vino è una cosa, un litro un'altra. Per quel che riguarda l’alcool è l’abuso e non l’uso a causare effetti psicotropici, mentre per quel che riguarda la marijuana è il semplice uso a causare effetti psicotropici, anche se ovviamente l’entità di tali effetti dipende dalla dose assunta.

La marijuana è una sostanza che fa male quanto altre normalmente commercializzate, ma è pur sempre una droga, e quindi proibita, almeno per uso ricreativo. Ma siamo sicuri che sia realmente proibita? Considerandone l’enorme diffusione e la facilità con cui un adolescente riesce a trovare uno spacciatore direi che forse non è poi così proibita. Se deve essere proibita, che sia proibita seriamente altrimenti non ha senso.

La discussione sul fatto se sia giusto proibire o legalizzare il suo utilizzo ludico e ricreativo pone difronte ad un discorso di tipo filosofico morale sui limiti e le possibilità di scelte individuali che però non affronterò poiché non è lo scopo di questo articolo. Scannateve tra di voi in merito, io passo oltre.
Lo scopo di questo articolo è quello di analizzare l’utilizzo terapeutico della cannabis in relazione alla legge da poco approvata dalla camera, che però deve passare ancora al senato. Vado anche oltre l’aspetto scientifico, passando quasi subito al pratico! Lo scientifico ve lo accenno solo.
Da un punto di vista scientifico si potrebbero elencare tutti gli effetti sia dannosi che terapeutici della cannabis, ma fare un elenco con tutti gli effetti e le relative fonti scientifiche, diventerebbe oltre modo tedioso.
Esistono in letteratura scientifica molti studi che parlano di marijuana, sia degli effetti negativi che dei possibili utilizzi terapeutici. In verità sono molti di più gli studi che ne parlano male di quelli che ne parlano bene, ma comunque esistono evidenze scientifiche di uno suo utilizzo farmacologico, come ad es. il dolore cronico, tipo quello oncologico.

Sintetizzando alla spicciola posso assicurarvi che sono valide le affermazioni generiche e qualunquistiche note a tutti: la maria fa male e crea dipendenza, in alcune condizioni patologiche può avere dei benefici, e là dove i benefici superino i danni è possibile prescriverla a scopo terapeutico.
D’altronde non è di certo più pericolosa della morfina o degli altri oppiacei prescrivibili.
Come sempre in medicina si fa un bilancio tra rischi e benefici e quando il beneficio supera il rischio si prescrive.

Si PRESCRIVE al PRESENTE!

Al presente perché già è possibile prescrivere Cannabis in Italia, ma nessun giornale si è premurato di verificare e di specificare le differenze che saranno introdotte con la nuova legge.
Nonostante siano passati svariati anni è un tema non poco a livello accademico.
Esistono alcuni medici altamente specializzati in terapia del dolore che sono informatissimi a riguardo, ma gli altri non sono molto esperti in materia, per il semplice fatto che nessuno insegna nulla a riguardo. Io ad es. in tutto il mio percorso non ho mai trovato nessun professore che abbia anche solo lontanamente accennato all’utilizzo terapeutico della cannabis, quel che so a riguardo lo so perché mi sono documentato di persona (e non da sitarelli tipo wikipedia, ma su riviste specializzate del settore); non tutti lo fanno, soprattutto quelli un po’ più in là con gli anni. Sarebbe quindi doveroso introdurne i concetti di tale terapia nella formazione e nell’aggiornamento dei medici. E questo andava già fatto da tempo, però visto che il tema si è riproposto come attualità sottolineo la necessità di informazione e formazione professionale.
Questo come concetto generale.

Vediamo poi cosa cambia da un punto di vista tecnico con la nuova legge.
Attualmente preparati a base di cannabis sono prescrivibili da tutti i medici iscritti all’albo, ma proprio tutti! Solo che va la pagate privatamente. Per averla dal Sistema Sanitario Nazionale è necessario il piano terapeutico di uno specialista e la ricettina rossa del medico di base.
I farmaci attualmente disponibili sono preparazioni farmaceutiche somministrabili per via orale o inalatoria (per inalatoria non si intende fumo ma spray).

Cosa cambia con la nuova legge?
Una beneamata minchia!

Partiamo dal limite di durata dei 3 mesi.
Un limite, per la rimoborsabilità da parte del SSN, in verità c'era anche nella precedente ma i limiti sono fittizi!
Una delle indicazioni della cannabis a scopo medico è la terapia del dolore cronico, come ad. es. il dolore oncologico.
Ora non so quanti voi abbiano familiarità con i termini medici ma il termine “cronico” (che in realtà ormai però si usa anche nel linguaggio comune), per chi non lo sapesse, indica qualcosa di persistente che può durare tutta la vita.
La definizione esatta di dolore cronico è un dolore che dura da oltre 6 mesi.
In una terapia farmacologica di lunga durata, 3 mesi di cannabis che vantaggi potranno mai portare? La terapia gliela do per soli tre mesi? E poi?
E poi ne faccio un’altra di altri 3 mesi! Si rinnova il piano terapeutico ogni 3 mesi per cui il limite di fatto non c’è!

Altro punto riguarda le modalità di somministrazione.
Le diciture relative alla modilità di somministrazione non sembrano prevedere limiti, anzi direi che appaiono omninclusivie, sdoganando di fatto l’utilizzo della cannabis combusta, quella che si fuma, la canna, lo spinello, o come altro lo si chiama in gergo giovanile (ormai sono vecchietto io, anche se ho appena 35 anni).
Questo potrebbe comportare alcune difficoltà per il medico che deve fare la prescrizione.
Generalmente quando un medico prescrive una medicina, sa qual è il dosaggio, ne conosce farmacocinetica e farmacodinamica, la via di somministrazione e soprattutto sa di quello che viene assunto quanto ne passa in circolo (almeno è così per la maggior parte delle terapie) ad eccezione di pochi farmaci, come ad esempio la terapia anticoagulante con i dicumarolici.
Piccolo inciso i dicumarolici (warfarin) che servono a rendere più fluido il sangue, hanno delle variabilità sia inter che intra individuali per cui ai soggetti che li assumo viene costantemente monitorata la fluidità del sangue con l’INR.
Per la cannabis bisognerebbe prevedere una cosa del genere monitorando i livelli del paziente con test ematici per vedere quanta ce n’è per davvero.
Somministrandola per via orale o con spray inalatori il problema non si pone ma per la “cannetta” magari si.
Non so quanti di voi lettori facciate uso di cannabis, ma per rendere l’idea vi faccio l’esempio con le sigarette, c’è chi fuma e chi no, ma anche chi non fuma sicuramente conosce dei fumatori.
Tra i fumatori c’è chi la respira tutta, chi un po’, chi quasi nulla; ci sono gli aspirapolveri che finiscono la sigarette in 4 tiri e chi la finisce in molto più tempo; a qualcuno la metà gliela fuma il vento, qualcun’altro ne lascia consumare un bel po’ nel posacenere etc. etc.
Quando si fuma è così: non tutti fumano allo stesso modo, la quantità di dose assunta varia rispetto alla dose prescritta e può variare notevolmente da individuo ad individuo, motivo per cui per stabilire una dose esatta è necessario sapere esattamente quanta di quella fumata va effettivamente in circolo, altrimenti le indicazioni sulla posologia vanno a farsi benedire, prescrivere una dose diventa tirar su numeri a caso come a tombola.
Per stabilire una dose efficace bisognerebbe monitorare i pazienti così come avviene per il warfarin (motivo per cui sopra vi ho parlato degli anticoagulanti).
Ma di tali protocolli per la cannabis pare non vi sia traccia quindi la domanda che i medici si fanno e a cui non possono dare risposta è quante canne gli prescrivo?
Non potendo prevedere la dose effettiva medici che prescrivono cannabis medicale continueranno a prescriverla per via orale e spray, ergo non cambia una beneamata minchia!
Bisogna poi fare delle considerazioni scientifiche relative alla modalità di somministrazione, richiamando la bilancia accennata sopra tra danno e beneficio. Nella somministrazione via “cannetta” sembrerebbe esserci una velocità di azione lievemente più rapida, ma ci sono anche gli effetti negativi della combustione, quindi vantaggi rispetto altre forme di somministrazione in termini di efficacia terapeutica non ne ravviso. Teoricamente ti puoi fumare anche l’aspirina ma perché dovresti farlo? E perchè io dovrei prescriverlo se esistono altre modalità di assunzione?
L’unica motivazione plausibile è la scelta del paziente, che però si configura come una scelta preferenziale e non in termini di vantaggio terapeutico, potrebbe avere senso in termini economici con risparmio sia per il paziente che per il sistema sanitario nazionale se il paziente potesse coltivarsela sul terrazzino di casa anzichè comprarla in farmacia.
Ma in quel caso lì bisognerebbe autorizzarne un utilizzo al bisogno come avviene ad esempio per l’Oki ed il mal di testa, si tratterebbe allora non più di un piano terapeutico specialistico ma dell’autorizzazione del paziente ad una terapia palliativa autogestita, che è cosa ben diversa e non prevista.

In realtà leggendo bene tra le righe della proposta di legge un vantaggio economico c’è, e come se c’è!
Attualmente solo lo stabilimento chimico militare di Firenze è autorizzato a produzione e commercializzazione di cannabis a scopo terapeutico.
Nel disegno di legge passato alla camera è previsto che anche enti o soggetti privati, previa autorizzazione ministeriale, potranno diventare produttori di cannabis, non male come business diventare produttori praticamente monopolisti di cannabis!
E chi mai saranno questi soggetti che otterranno il permesso ministeriale?
Mi ci gioco le palle che saranno amici o amici degli amici!
Il disegno di legge prevede degli enormi vantaggi economici ma non per noi comuni mortali!

Come al solito, nonostante tutti i problemi del paese, si discute del nulla e ci si impiegna nella promulgazione di leggi inutili.
Sintetizzando questa nuova legge non apporterà nessuna sostanziale modifica da un punti di vista terapeutico-assistenziale ne per i medici ne per i pazienti.
Gli unici effetti che ha prodotto attualmente il disegno di legge è stato quello di puntare il focus della discussione politica su un argomento altamente divisivo che consente di acchiappare voti un po' ovunque, ed in futuro produrrà, se passa anche al senato, notevoli effetti ipertrofici sul 7 e 40 di qualche "autorizzato ministeriale".

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